domenica 18 aprile 2010

Approfondimenti dell'UCLSP/VI: gli spazi di silenzio all'interno della celebrazione


Proseguiamo la pubblicazione degli approfondimenti curati dall'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice proponendo quello sugli spazi di silenzio all'interno della celebrazione.



GLI SPAZI DI SILENZIO ALL'INTERNO DELLA CELEBRAZIONE



Il n. 45 della Institutio Generalis Missalis Romani (editio typica tertia emendata, 2008) prescrive:

«Si deve anche osservare, a suo tempo, il sacro silenzio, come parte della celebrazione. La sua natura dipende dal momento in cui ha luogo nelle singole celebrazioni. Così, durante l’atto penitenziale e dopo l’invito alla preghiera, il silenzio aiuta il raccoglimento [singuli ad seipsos convertuntur]; dopo la lettura o l’omelia, è un richiamo a meditare brevemente ciò che si è ascoltato; dopo la Comunione, favorisce la preghiera interiore di lode e di supplica [in corde suo Deum laudant et orant]. Anche prima della stessa celebrazione è bene [laudabiliter] osservare il silenzio in chiesa, in sagrestia e nel luogo dove si assumono i paramenti e nei locali annessi, perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione».

Il testo cita in nota il n. 30 della Costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium, che ugualmente prescrive: «Si osservi a tempo debito il sacro silenzio». Si noti come, in entrambi i casi, si precisi che il silenzio liturgico è un silenzio sacro, sacrum silentium.

Il n. 56 della Institutio specifica meglio l’importanza del silenzio all’interno della Liturgia della Parola, mentre per quanto riguarda la Liturgia eucaristica, il n. 78 precisa: «La Preghiera eucaristica esige che tutti l’ascoltino con riverenza e silenzio». Il n. 84, poi, sottolinea l’importanza dell’osservanza del silenzio per prepararsi bene a ricevere la Santa Comunione: «Il sacerdote si prepara con la preghiera silenziosa [oratione secreta] a ricevere con frutto il Corpo e il Sangue di Cristo. Lo stesso fanno i fedeli pregando in silenzio». Infine, lo stesso atteggiamento viene suggerito per il ringraziamento dopo la Comunione: «Terminata la distribuzione della Comunione, il sacerdote e i fedeli, secondo l’opportunità, pregano per un po’ di tempo in silenzio. Tutta l’assemblea può anche cantare un salmo, un altro cantico di lode o un inno» (n. 88). In diversi altri numeri della Institutio si ripetono prescrizioni simili a riguardo del silenzio, che risulta essere parte integrante della stessa celebrazione.

Il servo di Dio Giovanni Paolo II aveva riconosciuto che, nella prassi attuale, la prescrizione del Concilio Vaticano II a riguardo del sacro silenzio – prescrizione poi passata nella Institutio – non sia sempre stata osservata fedelmente. Egli scriveva:

«Un aspetto che occorre coltivare con maggiore attenzione all’interno delle nostre comunità è l’esperienza del silenzio. [...] La liturgia, tra i diversi suoi momenti e segni, non può trascurare quello del silenzio» (Spiritus et Sponsa, n. 13).

Possiamo qui ricordare anche un testo dell’allora teologo e cardinale Joseph Ratzinger:

«Diventiamo sempre più chiaramente consapevoli che la liturgia implica anche il tacere. Al Dio che parla noi rispondiamo cantando e pregando, ma il mistero più grande, che va al di là di tutte le parole, ci chiama anche a tacere. Deve essere indubbiamente un silenzio pieno, più che un’assenza di parole e di azione. Dalla liturgia noi ci aspettiamo proprio che essa ci dia il silenzio positivo in cui noi troviamo noi stessi» (Introduzione allo spirito della liturgia, San Paolo, Cinisello Balsamo 2001, p. 205).

Di grande importanza risulta pertanto l’osservanza dei momenti di silenzio previsti dalla liturgia. Essi sono parte integrante tanto dell’ars celebrandi dei ministri, quanto della actuosa participatio dei fedeli. Il silenzio nella liturgia è il momento in cui si ascolta con maggior attenzione la voce di Dio e si interiorizza la sua Parola, affinché questa porti un frutto di santità nella vita di ogni giorno.

Fonte vatican.va

3 commenti:

Anonimo ha detto...

nel Novus Ordo qualunque silenzio si faccia è un silenzio "passivo", cioè si smette di fare qualcosa e si "fa" silenzio, un qualcosa quindi di costruito, e di conseguenza artificiale.

nel rito antico invece il silenzio è "attivo" nel senso che si fa qualcosa "in silenzio"; è un silenzio naturale in cui si entra non per il silenzio fine a se stesso ma per rivestire di silenzio una azione.

La lunghezza poi del silenzio del canone è a dir poco impressionante. Già solo quei dieci minuti circa di silenzio sembrano una eternità.

Il clima generale poi del rito antico è totalmente improntato al silenzio, alla quiete, alla meditazione.

Il Novus Ordo invece stordisce il fedele con il suo profluvio di parole che dall'inizio alla fine del rito colpiscono i timpani. Nella liturgia riformata vi è un tale tzunami di parole che il poco silenzio che vi si può fare non solo non risalta, ma mette ancora in maggior evidenza la insopportabile verbosità del nuovo rito.

Chi è aduso a render culto a Dio more antiquo quando qualche volta partecipa al nuovo rito, torna a casa col mal di testa, propio per l'incessante bombardamento di parole che deve subirsi.

Qualche numero:

percentuale di silenzio in una messa bassa Novus Ordo: circa 2% (max)

percentuale di silenzio in una messa bassa vetus ordo: circa50% (min.)


Questo significa che il rito antico per una metà circa, se non di più, è fatto di silenzio, mentre il novus ordo è quasi totalmente fatto di parole, parole, parole e ancora parole

Areki ha detto...

Cincordo pienamente con l'intervento dell'anonimo che mi ha preceduto.
La Messa di Paolo VI è una Messa verbosa che toglie la concentrazione.
don bernardo

Caterina63 ha detto...

Riporto da Anonimo:

NOM: un silenzio "passivo", cioè si smette di fare qualcosa e si "fa" silenzio;

VOM: il silenzio è "attivo" nel senso che si fa qualcosa "in silenzio"; è un silenzio naturale in cui si entra non per il silenzio fine a se stesso ma per rivestire di silenzio una azione.

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bellissima ricostruzione del problema:
una enorme differenza fra il fare silenzio per smettere di fare qualcosa...dal fare silenzio semplicemente perchè il Sacrerdote STA facendo qualcosa di GRANDE...

Da incorniciare!!!
Grazie!