domenica 14 marzo 2010

Venezia: qualche novità sulla Messa a San Simon di Sabato 6 Marzo


Dal sito ufficiale della Fraternità di San Pietro pubblichiamo alcune fotografie della S. Messa solenne con assistenza pontificale del Card. Angelo Scola (celebrata Sabato 6 Marzo scorso presso la Chiesa di San Simon Piccolo in Venezia) non inserite tra quelle visibili in un post di
New Liturgical Movement.






A distanza di alcuni giorni dalla Santa Messa del 6 Marzo a San Simon siamo lieti di pubblicare un corposo articolo scritto da un giovane che ha partecipato alla S. Messa e che frequenta abitualmente la Chiesa di S. Simon; il contributo ha il suo nucleo centrale nella descrizione di alcuni momenti particolarmente significativi della S. Messa, ma da qui l'autore allarga la prospettiva mettendo in luce le particolari caratteristiche del gruppo stabile veneziano e analizzando gli effetti che questo grande evento ha avuto sui fedeli.



di F. E. G.


INTRODUZIONE


Quando uno dei numerosi turisti che visitano la città di Venezia esce dalla stazione ferroviaria, vede una cupoletta di stile neoclassico, destinata a passare pressoché inosservata. Quell'elegante profilo può, però, assumere nel tempo un significato del tutto particolare, oserei dire "affettivo", nel momento in cui la stessa persona cominci ad avvicinarsi alla ricca spiritualità tradizionale e a recarsi nella Chiesa di San Simon Piccolo in cui – proprio sotto quella cupola – si celebra il Santo Sacrificio della Messa secondo il Messale del 1962.


Per il prestigio della città di Venezia, per la sua collocazione "strategica" subito fuori la stazione e per l'organizzazione generale (su cui ci tratterremo più avanti), il gruppo che sostiene la cappella di San Simon trascende di gran lunga lo stesso concetto di "gruppo stabile" delineato nel Motu Proprio "Summorum Pontificum" dal nostro Santo Padre. Esso è, infatti, presente e anche molto valido (come comprende facilmente chiunque venga a contatto con questa realtà) ma non dà ragione di quel non indifferente gruppo di persone per cui San Simon costituisce un punto di reale riferimento e che, pur non frequentando ogni Domenica la Santa Messa ivi celebrata, si recano periodicamente in questa chiesa per la Messa, la Confessione e la preghiera.


D'altro canto la costante e preziosa presenza del Reverendo Padre Konrad zu Loewenstein FSSP – che celebra la Santa Messa nella forma straordinaria non solo la Domenica, come avviene per molti gruppi legati a questa forma di Messa, ma ogni giorno, ed è anche disponibile per la Confessione (la mattina a San Marco e il pomeriggio a San Simon) – rende questa chiesa un centro continuativamente vivo e imperniato sulla liturgia e la spiritualità tradizionale.


È quasi d'obbligo concludere questa breve introduzione con una specificazione di natura sostanziale sul concetto di gruppo che abbiamo sopra esposto. È chiaro che non si tratta di un gruppo dal punto di vista costitutivo (come potrebbe essere fattualmente inteso lo stesso "gruppo stabile") ma di un "gruppo ideale". L'aggettivo "ideale" non è, tuttavia, da intendersi qui nello iato che generalmente si pone tra "ideale" e "reale", quasi che si trattasse di una cosa irreale o indimostrabile: le persone che si trovano a far parte di questo gruppo e che capita di incontrare a San Simon dimostrano, oltre ad una comune sensibilità, anche un’uniformità di atteggiamenti. Questo – contrariamente a quanto vorrebbe farci credere una certa scuola di pensiero, anche a livello religioso, alquanto diffusa – manifesta come è dall'ortodossia che scaturisce l'ortoprassi. È proprio in queste cose che si rende evidente come la confusione e l'ambiguità a livello lessicale e quindi concettuale e dottrinale (a cui spesso siamo abituati proprio nelle parrocchie) produca difformità e divisione, mentre nel momento in cui – spesso proprio grazie all'avvicinamento alla Santa Messa nella forma straordinaria e alla spiritualità che l'accompagna – si pone fine ad esse, si giunge per comune deduzione anche ad una uniformità negli atteggiamenti.



LE PREMESSE


Vista la positività dell'evento, è forse meritevole soffermarsi a considerare una serie di elementi che tutti assieme hanno contribuito al fatto che esso potesse verificarsi e che si svolgesse poi in modo positivo.


Per prima cosa va considerata la disponibilità del cardinale Scola che, fin dalla promulgazione del Motu proprio, ha voluto un cappellano per la Santa Messa nella forma straordinaria nella sua città, facendone richiesta alla Fraternità di San Pietro (FSSP), e che ha poi coerentemente portato avanti la sua scelta visitando la cappella di San Simon Piccolo durante la sua Visita Pastorale.


In secondo luogo è fondamentale l'operato di Padre Konrad zu Loewenstein, il sacerdote nominato per questo compito, non solo nel suo ruolo di cappellano a Venezia, ma anche fuori della città: solo per fare alcuni esempi le Messe a cadenza mensile presso l'Università Cattolica di Milano o quella recentemente celebrata a Bergamo.

La presenza di un gruppo valido e attivo, ovviamente, ha avuto poi un'importanza fondamentale perché fosse possibile sostenere e portare a termine la mole di lavoro necessaria alla preparazione di tale celebrazione. È da notare che il termine “gruppo” esprime tutta la varietà di competenze necessarie: dai musicisti, ai ministranti, a coloro che hanno curato la pulizia della chiesa e la preparazione, ad esempio, del trono e degli altari; non ultima anche la disponibilità di varie persone che, specialmente in qualità di ministranti, sono venute dall'esterno per dare il loro contributo, vista la complessità del rito, nonché dei membri della FSSP che ci hanno raggiunto in qualità di diacono, suddiacono e cerimoniere.


In particolare, per la scelta dei ministranti è da considerare anche la presenza di molti elementi giovani, di cui alcuni alle prime esperienze di servizio nella Santa Messa secondo la forma straordinaria: essi, che compensano la conoscenza tecnica a volte minore con una grande versatilità nell'apprendimento, contribuiscono a dar bene l'idea di come questa realtà sia tutt'altro che il crogiuolo di "quattro nostalgici", come amano pensare alcuni, ma un centro d'interesse spesso proprio dei più giovani. Questa significativa presenza è stata considerevolmente notata da Sua Eminenza, come evidenziano anche alcuni articoli apparsi in questi giorni sui giornali: si veda in proposito l'articolo di Cinzia Franceschini su "Gente veneta" n.10 del 13 Marzo 2010, p.14.


Come si nota da questo sommario elenco, molti sono i piani da intersecare per una virtuosa riuscita dell'insieme: quindi, in ultima istanza, un ruolo non marginale ce l'hanno coloro che tengono i contatti fra tutti e che sono destinati, nel momento in cui comincia la Messa, a "scomparire". Questo, che è un ruolo non certo evidente, se può essere forse marginale e superfluo in situazioni consolidate assume una valenza centrale in situazioni nuove dove bisogna dispiegare potenzialità spesso non naturalmente coordinate fra loro.


È certamente la sintesi di tutte queste premesse che ha consentito di ricevere in modo opportuno Sua Eminenza il Patriarca a San Simon e di poter svolgere una così complessa cerimonia con grande solennità e raccoglimento, come ora procedo a raccontare.



L'EVENTO


Fin dalla mattina, dopo le Sante Messe celebrate dai Sacerdoti della Fraternità di San Pietro sugli altari di San Simon, hanno cominciato a giungere i ministranti mentre si portavano a termine i "lavori" destinati all'ultimo minuto. Senza dilungarci troppo nei dettagli di questa "fase preparatoria", merita forse menzionare la particolare cura di Padre William Barker, cerimoniere della FSSP, che ringraziamo per la disponibilità.


Per quando riguarda, invece, il momento vero e proprio della celebrazione, ci corre l’obbligo di ammettere in partenza la difficoltà di descrivere compiutamente quanto è avvenuto, per cui ci limiteremo a dare qualche immagine che reputiamo interessante.


È da notare per prima cosa la puntualità dei fedeli che sono giunti un quarto d'ora prima, in tempo anche per ascoltare le indicazioni del Cappellano: era palpabile nell'aria la grande attesa di tutti i presenti, la concentrazione e l'interesse per quanto stava per avvenire. Poco prima delle 17.30 sacerdoti e ministranti, al suono del plenum delle piccole ma armoniose campane di San Simon (ancora azionate a corda), si sono recati alle porte della chiesa ad attendere il Patriarca che è giunto puntuale ed è stato accolto, dopo l'aspersione all'ingresso, dal canto della Cappella musicale "San Simon".


La celebrazione è stata seguita in un silenzio e in un raccoglimento quasi stupefacente per un così considerevole numero di fedeli (sono state fatte oltre cento Comunioni) di cui buona parte in piedi, aiutati nella meditazione dalle musiche della già citata cappella musicale che ha unito la Messa gregoriana Cum jubilo (in ragione del fatto che si trattava di una Messa votiva al Cuore Immacolato di Maria) ad altri pezzi polifonici sempre di ispirazione mariana e di scuola veneziana (tutti di grande bellezza).


Al decoro della celebrazione hanno contribuito anche il bellissimo parato prestato dalla Basilica di San Marco e il trono utilizzato dal patriarca, messo a disposizione dall'antistante Chiesa degli Scalzi, nonché il riordino e il restauro dei candelabri dell'altar maggiore e la pulitura dell'altare stesso (operate da volontari): esso è tornato, dopo molto tempo, a splendere quasi nel suo candore originario.


Termino questa sezione narrativa con due note "coloristiche".


I pochi che hanno avuto modo di osservare, durante la celebrazione, in tranquillità ma direttamente, il comportamento del Cardinale (che per la prima volta assisteva pontificalmente ad una Santa Messa nella forma straordinaria) sono rimasti colpiti molto positivamente. Fin da subito è stata, infatti, evidente la volontà di Sua Eminenza di partecipare compiutamente a quanto prevedeva il suo ruolo, nonostante alcune piccole difficoltà iniziali dovute alla difformità dell’usus antiquior rispetto a quello recentior; colpiva particolarmente la devozione con la quale compiva i gesti e recitava le preci a lui assegnate, tanto che, sicuramente anche grazie alla grandissima attenzione con la quale ha seguito il resto della celebrazione, alla fine si comportava quasi con la naturalezza di chi ha sempre seguito e celebrato in tale venerabile forma del romano rito. È opportuno riferire qui anche delle parole di apprezzamento che egli ha poi espresso in sagrestia, specialmente riguardo alla solennità e alla verticalità dell’usus antiquior che ci trascina verso l'alto. Da queste considerazioni vorremmo anche trarre la speranza di riavere quanto prima fra noi la graditissima presenza del Cardinale Angelo Scola.


La seconda immagine che voglio lasciare sarà forse banale e scontata per alcuni, ma per chi ha anche esperienza del contesto medio-parrocchiale risulterà quasi difficile da credere. Alla Santa Messa, terminata verso le 19.00, seguiva subito l'Adorazione eucaristica: non pochi hanno inizialmente espresso i loro dubbi riguardo al fatto che, probabilmente, dopo la celebrazione avrebbe potuto esserci una grande confusione e un grande movimento; invece, anche in questo, si è notato quanto ho fatto notare nella premessa, ovvero la grande sensibilità di tutti i presenti che, seguendo le indicazioni date all'inizio della celebrazione, si sono avviati all'uscita in grande silenzio e raccoglimento.



CONCLUSIONI


L’evidente natura descrittiva di questo commento non ci impedisce però di trarre alcune conclusioni di natura concettuale.


Questa positiva esperienza può essere infatti sintetizzata in tre punti.


a) Il rapporto positivo con l'Ordinario del luogo (in questo caso Sua Eminenza il Patriarca): oltre a garantire una generica quanto salutare tranquillità e serenità nello svolgimento della liturgia e della preghiera, nonché di tacitare in radice tutte le obiezioni (peraltro manifestamente erronee) su un’ipotetica natura in qualche modo ambigua o comunque non conforme alla Chiesa della Santa Messa nella forma straordinaria – cosa che non di rado capita di udire – contribuisce ad inserire l'esperienza tradizionale all'interno della realtà diocesana, come mostra la disponibilità di alcune parrocchie nel sostenere la cappella di S. Simon nelle preparazione di questo evento (come accennato prima).


b) Gli effetti sul gruppo che cura la Liturgia: se già nel condurre l'attività ordinaria si manifesta la disponibilità di molte persone a contribuire al decoro delle celebrazioni, è proprio in queste occasioni particolari che aumenta lo sforzo di chi è già ordinariamente impegnato; inoltre, nuovi elementi consci della particolarità dell'evento offrono la loro disponibilità. Di tutti c'è stato veramente bisogno, dai cantori ai ministranti, ai lavoranti e ai sagrestani più o meno improvvisati, a tutti va un ringraziamento. È proprio in questo, nel lavorare unitamente per uno scopo così importante, che alcuni hanno modo di rincontrarsi e altri di conoscersi, e a tutti viene dato modo di stringere significative relazioni che portano, sul profilo personale, ad un arricchimento, e dal punto di vista logistico ad una più elevata capacità di muoversi in maniera coordinata per organizzare eventi simili. È quanto mai importante, infatti, come può sperimentare chiunque si occupi di organizzare una Santa Messa secondo il Messale del 1962 nei luoghi più diversi, poter contare sull'appoggio di quante più persone (competenti) possibile.


c) La risonanza dell'evento: questa caratteristica non va intesa, ovviamente, come un mero "riempire la chiesa" fine a se stesso, ma ad un altro livello, considerando il fatto che spesso, ove si celebri regolarmente la Santa Messa nella forma straordinaria, non vi è modo di "pubblicizzare" questa realtà. Essa invece, quando è possibile in considerazione della particolarità dell'evento, dà modo a molte persone di prendere coscienza di quanto avviene magari a poca distanza da casa o da luoghi che frequenta regolarmente, oppure a chi era già incuriosito o in dubbio di "decidersi" ad avvicinarsi a questa esperienza. Molte persone che già conoscono e frequentano la Liturgia antica colgono anche l'occasione, in considerazione della particolare bellezza intrinseca di tali celebrazioni e della particolare cura che viene posta nel prepararle, di portare anche amici o conoscenti. È proprio per la presenza di molte persone "nuove" a tali celebrazioni che assumono un'importanza fondamentale una breve preparazione prima della Messa e la presenza di libretti particolarmente curati per l'occasione.


Spero, in questo mio intervento, di essere riuscito a dare un'idea di quanto è avvenuto a San Simon sabato 6 Marzo, ma soprattutto di aver espresso, direttamente o indirettamente, i più sentiti ringraziamenti a quanti hanno voluto dare il loro prezioso contributo. Ad multa!

1 commento:

Daniele ha detto...

Grazie per la preziosa relazione.