venerdì 12 marzo 2010

Quel prete è un bubbone? Lo strano caso di don Fichera agita la chiesa foggiana.

Da tempo seguiamo con molta attenzione lo strano caso di don Guglielmo Fichera, fondatore della rivista Fede e Cultura e già storico Parroco di San Luigi Gonzaga a Foggia. Recentemente don Guglielmo è stato trasferito dal suo Vescovo a Monteleone di Puglia, senza molte spiegazioni, creando perplessità e malcontento nei parrocchiani foggiani.

Chiariamoci subito. Un Vescovo ha la libera e legittima facoltà di disporre del proprio clero secondo le necessità del popolo di Dio; un Vescovo ha il diritto di interpretare la suprema guida di Pietro nella propria particolare situazione, e un Vescovo ha il dovere di custodire una sua opinione teologica all'interno della Dottrina Cattolica. Ebbene, ma se di queste reali necessità pastorali il popolo non ne vede traccia, se la suprema guida di Pietro, che dona un diritto universale e permanente a tutti i suoi ministri consacrati, viene contraddetta nei fatti, e se l'opinione teologica del Pastore viene facilmente fraintesa, quasi a mettere in discussione quella continuità che tiene la Fede unita, allora su tutta la vicenda s'adombra un grosso sospetto che qualcuno in Curia dovrebbe affrettarsi a dissipare subito. Quel prete andava spostato perchè celebrava anche la forma straordinaria del rito romano secondo le disposizioni del Papa? Così fosse questa vicenda sarebbe l'ennesimo caso di mobbing ecclesiale a causa del Summorum Pontificum, o quantomeno di un certo modo di fare e intendere la Chiesa Cattolica, e rischia di arrecare scandalo.



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Fonte Corriere del Sud 3 Marzo 2010.


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FOGGIA, TRASFERITO DON GUGLIELMO, ADDIO MESSA IN LATINO

di Tommi Guerrieri

Uomini al servizio del Signore. Si accetta così anche quell'imposizione che arriva dall'alto e fa venire il mal di pancia, perchè non l'accetti. Si ricorre alla fede e si accetta che dopo dieci anni don Guglielmo Fichera venga trasferito. Del resto, il rito canonico lo prevede. E così nessuna eccezione, nemmeno se si tratta del parroco di San Luigi Gonzaga.

Prete storico per la comunità di questa piccola chiesa, un parroco che a Foggia tutti hanno avuto modo di conoscere o di cui hanno sentito parlare. Per esempio sua l'iniziativa di recitare un rosario riparatore durante la programmazione del "Codice Da Vinci", solo per citare uno dei tanti esempi del modo di vivere la missione ecclesiale.

Da qualche mese don Guglielmo è a Monteleone di Puglia. Paese del Subappennino già noto alle cronache giornalistiche per un altro prete discusso, don Orazio, il parroco che sull'altare ci andava con il fido cane Break e che aveva alimentato non poche chiacchiere. Niente animali invece per Don Guglielmo, che celebrava solo quotidianamente la messa in latino. Piaceva a molti, ricordava l'infanzia ai più anziani, aveva un sapore mistico per i più giovani. Con quel doppio libretto con la traduzione per poterla seguire meglio. Ora la chiesa si sta lentamente spopolando. In molti sono andati via, in altre parrocchie della zona. Sembra anche - ma sono bisbigli - che un prete abbia detto no al suo Vescovo, rifiutandosi di venire qui a San Luigi. Difficile credere che sia così, che la parrocchia troppo povera abbia portato un parroco a dire no.

Intanto un giovane diacono cura la parte amministrativa mentre un cappuccino dell'Immacolata celebra messa e sacramenti. Musi lunghi e qualche smorfia, "troppa discontinuità", e in attesa di trovare una nuova guida, scontente ma pronte ad obbedire alla volontà del Signore, ci sono le fedelissime. Puntuali, come ogni giorno le donne che alle undici sono venute per il rosario, tengono duro. Don Guglielmo per loro era favoloso. Sarà difficile sostituirlo nel loro cuore, ma anche qui si ricorre alla fede, e con un sorriso si spera. "Che Dio ce lo mandi buono".


9 commenti:

Caterina63 ha detto...

Don G. Fichera è stato anche l'autore della prima ricostruzione in rete di una analisi dettagliata degli abusi avvenuti dopo il Concilio:
http://difenderelafede.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=8224383

a lui il merito di non aver mai taciuto l'ondata di un "anti-concilio" che davvero ha coinvolto tutta la Chiesa avanzando con delle interpretazioni errate dei Documenti del Concilio per i quali lo stesso Benedetto XVI usò per la prima volta il termine "ermeneutica della rottura" in quel Natale del 2005.

Coraggio don Fichera, le siamo vicini con la Preghiera combattendo la medesima battaglia fatta di obbedienze, umiliazioni, attese, e tanta, tanta santa pazienza...
^__^

Anonimo ha detto...

Sia come il Gesù che ha deciso di servire: "mitis sum et humilis corde".

Anonimo ha detto...

Una sola parola: scandaloso. Mi auguro che la Santa Sede prenda seri provvedimenti contro questo ennesimo abuso di potere, perpetrato, fra l'altro, con metodi che non esito a definire mafiosi.

Anonimo ha detto...

IL bubbone non è don Guglielmo, ma certo episcopato che abusa della propria autorità.
Preghiamo per questo sacerdote e sosteniamolo in tutti i modi possibili

Anonimo ha detto...

Basta con questa episcopolatria post-conciliare!Ha ragione l'anonimo che mi ha preceduto :il vero bubbone sono questi vescovi:arrivisti,incapaci e di poca fede!

Anonimo ha detto...

Che si rivolgaq ai competenti organi della SANTA SEDE: la Congregazione per il Clero in merito al trasferimento e la Congregazione per il Culto Divino e la DS e la Pontificia Commissione ED per le questioni liturgiche.

Anonimo ha detto...

caro don Guglielmo, non si fidi degli uffici di Roma, nè di Ecclesia Dei, non la difenderanno mai. Ma Dio è con lei. Celebro la Messa (V.O. naturalmente) ricordandola al Signore. un sacerdote

Anonimo ha detto...

Il caso di don Guglielmo non è l'unico, altri casi di improvvisi trasferimenti ci fanno capire quanta avversità e resistenza trova l'applicazione del Motu Proprio nei territori ecclesiastici del Sud Italia. La Puglia purtroppo è la roccaforte di chi osteggia la Messa nel Rito straordinario. In sostanza non si vuole assolutamente che "quella Messa V.O." faccia proseliti, che "quella Messa V.O. metta in dubbio la Riforma liturgica post-conciliare, che "quella Messa V.O. faccia risuscitare quella teologia e quella ecclesiologia pre-conciliare considerati "fuori legge" dalla nuova Pentecoste del Vaticano II. Resistenze e paure, pregiudizi e abusi di potere, mancanza di carità e disobbedienza verso un Motu Proprio che è stato voluto dal Vicario di Cristo non dal nostro panettiere sotto casa! Ci accusano di essere dei tradizionalisti legati ad un passato della Chiesa che non può più esistere, di essere dei calunniatori del Vaticano II e di disobbedire ai nostri Vescovi. Ci accusano di non voler fare "comunione" nelle nostre parrocchie, di preferire un Rito morto e sepolto che non consente di sperimentare la vera fraternità ecclesiale etc. etc.
Altre realtà "ecclesiali", gruppetti, movimenti, associazioni hanno il beneplacito e la simpatia dei nostri vescovi, sì, quelli che fanno "comunione", quelli che hanno capito la novità epocale del Vaticano II, i cristiani dalla "fede adulta", e non importa se questi gruppi laicali spesso vanno avanti ignorando i Vescovi locali e la dottrina della Chiesa: questi non vanno trasferiti ma premiati e coccolati.
In sostanza: noi della Messa V.O. siamo pochini, eppure ci temono come se fossimo degli "ariani".

Anonimo ha detto...

E aggiungerei se me lo permettete, che spesso ad accusarci ai vescovi sono quei fratelli cattolici della porta accanto, cosa vanno a drire? Che siamo persone chiuse, grette, incapaci di comunicare, che preferiamo la messa dove il prete volta al popolo le spalle, mentre loro vogliono vedere in faccia il prete che celebra messa, vogliono capire in italiano ciò che si svolge durante la messa e rispondere adeguatamente...Sono spesso capi gruppo di certi movimenti laicali, guide dei cori parrocchiali che si sentono minacciati nel non eseguire più i loro canti accompagnati da strumenti musicali roboanti, sono catechisti zelanti preoccupati che non torni più quel catechismo di San Pio X che pare scritto da Mussolini (l'ho sentito con le mie orecchie!).
Si parla tanto di accoglienza nelle nostre parrocchie, di ricevere chiunque, di amare tutti nel nome di Gesù.., bellissimo! Sì, amiamo tutti tranne quanti seguono la Messa V.O., quelli NO. Credo che il Santo Padre abbia bisogno di tanta preghiera, della nostra preghiera perchè mai come ora Egli non è nè amato nè seguito nel Suo Alto Magistero. Un Uomo che ha un bagaglio culturale e teologico enorme, vastissimo ma che viene giudicato o ignorato da persone impreparate e arroganti. Lancerei un appello per la povera Calabria, lì alcuni gruppi che chiedono la Messa V.O. sono trattati in malo modo e con tanto di risposta scritta, negativa, dei loro vescovi: isolati! Una preghiera anche per loro e per chi li guida come Vescovi. L'Ecclesia Dei...risponde con il conta goccie e spesso non risponde per nulla.