venerdì 26 febbraio 2010

Pace liturgica, un'esigenza universale.

Con la nuova edizione in lingua polacca, la Lettera di Paix Liturgique prosegue la sua apertura ad una dimensione internazionale. Alla prima versione in italiano, pubblicata a partire dall'estate 2009, sono succedute quelle in tedesco, spagnolo, inglese, portoghese e dumque da qualche giorno il polacco. Questo sviluppo della Lettera di Paix Liturgique risponde all'incoraggiamento alla universalizzazione della celebrazione della messa tradizionale, ormai chiamata “forma straordinaria del rito romano”, rappresentato dal Motu Proprio Summorum Pontificum donato dal Santo Padre Benedetto XVI alla Chiesa cattolica nel Luglio del 2007.Se però l'Associazione Paix Liturgique è ben conosciuta nel suo paese d'origine, la Francia, non lo è altrettanto negli altri paesi. Allo scopo di aiutare i nostri nuovi lettori a comprendere meglio lo spirito e l'originalità di Paix Liturgique, oggi diamo direttamente la parola al nostro presidente, Christian Marquant.



Fondatore nel 1967 del Movimento della gioventù cattolica di Francia (MJCF), successivamente creatore di Oremus nel 1990, Christian Marquant ha dato vita a Paix Liturgique all'inizio dell'anno 2000. Limitata in un primo momento alla sola diocesi di Nanterre (nella regione di Parigi), l'azione di Paix Liturgique che consiste nel sostegno alle disposizioni pontificali in favore della messa tradizionale, si è diffusa poco a poco in tutto il territorio transalpino.

Christian Marquant, cosa rappresenta oggi Paix Liturgique?

CM: Dall'azione di Oremus negli anni '90 e l'apparizione di Paix Liturgique, con la campagna condotta nella diocesi di Nanterre per ottenere l'applicazione del Motu Proprio Ecclesia Dei voluto da Giovanni-Paolo II nel 1988 [1], abbiamo avuto una evoluzione notevole.

Sul metodo e sui mezzi impiegati, dato che, grazia alla nascita di internet, siamo passati da un gruppo di fedeli condannati ad utilizzare metodi classici molto dispendiosi - stampa di pubblicazioni, spedizione di bollettini periodici via posta, ecc. - ad una vera e propria squadra di corrispondenti e redattori che riescono a dare vita ad una lettera di informazione elettronica settimanale. Ma in profondità ciò che ci anima è sempre il desiderio di operare per la riconciliazione e l'unità della Chiesa.

Le nostre preoccupazioni sono state, nei primi tempi, ristrette al solo ambito francese, ma con il Motu Proprio Summorum Pontificum si sono allargate all'intero mondo cattolico, con la nostra lettera come espressione del nostro lavoro. Dobbiamo dire che essa raggiunge più di 350.000 persone nella sua versione francese e circa 200.000 nelle differenti versioni internazionali.

Per contro, non abbiamo perduto il gusto per l'azione sul terreno. Diciamo semplicemente che abbiamo affinato il nostro passo adattandoci al clima rasserenato che prevale da che si è aperto il pontificato di Benedetto XVI. Così, per esempio, andiamo ad incontrare serenamente fedeli e clero all'entrata delle messe: da marzo 2009 abbiamo diffuso in Francia 550.000 copie di un opuscolo a sostegno dell'azione de Santo Padre.

Lei ha fatto cenno alle versioni internazionali della Lettera di Paix Liturgique, ci può dire qualcosa di piu? Perché questa ricerca di diffusione a livello internazionale?

CM: All'origine di Paix Liturgique c'è la forte convinzione che la tradizione cattolica non è una riserva indiana. La riconquista di cittadinanza della tradizione liturgica della Chiesa non è una questione che riguarda solo la Fraternità San Pio X, i soli “tradizionalisti” o soltanto i cattolici francesi, ma senza dubbio alcuno l'insieme dell'universo cattolico. E' ciò che, del resto, il Cardinale Cañizares, Prefetto della Congregazione del Culto Divino, ha ammirabilmente esposto nella prefazione scritta per l'edizione spagnola del volume di Monsignor Nicola Bux, “La Riforma di Benedetto XVI”.
E visto che la “riforma della riforma” voluta dal Sovrano Pontefice è affare di tutti, ci è sembrato utile, in un primo tempo, sviluppare la nostra lettera su Internet – anche per uscire dalla cerchia limitata dei nostri amici e simpatizzanti – e, in un secondo momento, di renderla accessibile veramente a tutti i cattolici affacciandoci al livello internazionale.
Da sei mesi abbiamo dunque lavorato per arricchire la nostra squadra e perfezionare le nostre banche dati per poter offrire delle edizioni mensili in italiano, spagnolo, portoghese, inglese e tedesco. Questo ci permette di ampliare lo sguardo e constatare sempre più che la questione liturgica è per la Chiesa una posta in gioco universale e non semplicemente un problema franco-francese. A Hong-Kong, nelle Filippine, in Nigeria, in Brasile o in Messico, come in Polonia o in Gran Bretagna, fedeli, preti, religiose e prelati operano ogni giorno per la riscoperta di questo tesoro della Chiesa che è la messa tradizionale.

Qual'è la sua percezione della situazione attuale?

CM: Direi che è assolutamente insperata. Per la prima volta dagli sconvolgimenti imposti in nome dello “spirito del concilio”, sembra possibile una riconciliazione al di là delle preferenze liturgiche degli uni e degli altri. Papa Benedetto ha in effetti tolto gli ultimi ostacoli – reali o immaginari – all'affermazione dell'unità di tutti i cattolici attorno al Santo Padre.

In questo clima favorevole l'unità riposa dunque, d'ora in avanti, principalmente sull'impegno personale di tutti i battezzati: dei fedeli, beninteso, dei quali il Concilio Vaticano II ha sottolineato il ruolo nella Chiesa, ma anche dei vescovi e dei preti che portano pienamente questa responsabilità in qualità di Pastori.

Per ciascuno di noi non si tratta che di domandarsi se vogliamo veramente essere fedeli agli impegni che vengono dalla nostra fede in Gesù Cristo.

Paix Liturgique si è in particolare fatta conoscere facendo effettuare dei sondaggi...

CM: L'idea di far realizzare dei sondaggi è nata dal silenzio dal sapore sprezzante che ci è stato opposto spesso riassunto da brevi commenti del tenore seguente: “voi non esistete”, “avete sbagliato secolo”, “non c'è nessun problema liturgico da noi”, “avete perso il treno del rinnovamento”, ecc.

Ora, non soltanto queste affermazioni ci sono apparse da subito un po' caricaturali, ma inoltre, con gli anni, sono finite per rivelarsi totalmente prive di fondamento: Il numero dei fedeli legati alla messa antica non fa che aumentare, in particolare i giovani ne sono sempre più attratti.

Ho potuto osservare in una posizione privilegiata, da più di quarant'anni e dalla nascita, subito dopo il Concilio, dell'importante movimento francese dei “Silenziosi della Chiesa”, che coloro che erano attirati dalla liturgia tradizionale non erano “un gruppetto di vecchi e di nostalgici” ma piuttosto si trattava di una parte consistente dei fedeli cattolici. Convinti di questa realtà che veniva confortata da testimonianze quotidiane, abbiamo cercato uno strumento per dare una dimensione a questo fenomeno. Come mettere in risalto il fatto che non era né onesto né ragionevole ridurre i cattolici legati alla liturgia latina e gregoriana ai soli fedeli della Fraternità San Pio X che si affermava, tra l'altro, non rappresentassero più dell'1% dei fedeli?

Seguendo l'esempio di ciò che Éric de Saventhem, all'epoca presidente di Una Voce, aveva fatto in Germania all'inizio degli anni '80, nel 2001 abbiamo deciso di far realizzare un sondaggio in Francia utilizzando uno dei più grandi istituti di sondaggio del paese. I risultati di quell'inchiesta Ipsos andarono oltre le nostre speranze più folli! In effetti, in anni in cui si riteneva ancora diffusamente che la messa secondo il messale di Giovanni XXIII fosse vietata, più del 20% dei cattolici praticanti affermava di voler vivere la propria fede cattolica al ritmo della liturgia tradizionale.

In seguito abbiamo fatto realizzare altri sondaggi simili in Francia, e poi uno in Italia, nel settembre del 2009 dall'istituto Doxa, che ha dato il risultato straordinario di due praticanti cattolici su tre pronti ad assistere alla messa antica. Abbiamo anche cominciato a far fare sondaggi ristretti alle diocesi, per il momento a Versailles e a Parigi, e stiamo per lanciare un sondaggio a livello nazionale presso i cattolici tedeschi.

Stiamo così ottenendo, poco a poco, un metro un po' più corretto della situazione reale: dopo le belle parole del Santo Padre del 2007 almeno un cattolico su tre che assiste alla messa domenicale nella sua parrocchia parteciperebbe ad una messa celebrata secondo la forma straordinaria....

Eppure molti Pastori si mostrano poco solleciti ad accettare questa realtà e realizzare l'unità dei cattolici?

CM: Purtroppo l'ideologia è ancora ben radicata in una buona parte del clero, e, ancor di più, dell'Episcopato! Si continua ancora globalmente ad approcciare la questione dell'unità in una logica esclusiva: tutti coloro che manifestano un qualsiasi attaccamento alla tradizione bimillenaria della Chiesa, che sia di ordine dottrinario o liturgico, sono ignorati o addirittura guardati con disprezzo.

E' giunto il momento che cessi questo accecamento e che i nostri vescovi prendano coscienza del fatto che sono numerosissimi i fedeli che vorrebbero vivere la loro fede cattolica al ritmo della forma straordinaria del rito romano. Difficile o dolorosa che possa essere questa presa di coscienza per alcuni tra loro, si tratta di una necessità primaria e indispensabile.

Da quando abbiamo lanciato le nostre Lettere “internazionali” abbiamo potuto constatare che per numerosi vescovi nei cinque continenti: “non c’è un problema liturgico”, “non c’è domanda per l’applicazione del Motu Proprio”, “la liturgia tradizionale non interessa che un sparuto numero di fedeli”, o ancora “il Motu proprio serve unicamente a regolare i rapporti con la Fraternità San Pio X”…

Questa visione delle cose è per lo meno inesatta.

Gli osservatori onesti della realtà, il dialogo sul terreno e i sondaggi d’opinione lo dimostrano: se in quarant’anni solo pochi fedeli hanno fatto sentire la propria voce contro gli abusi e gli pseudo-divieti della messa tradizionale, l’immensa maggioranza di coloro che erano legati alla forma tradizionale hanno agito da veri “Silenziosi della Chiesa” e hanno taciuto. Alcuni hanno smesso di andare a messa mentre altri hanno continuato a frequentare le loro parrocchie diocesane anche questo poteva urtare profondamente la loro sensibilità in materia di catechetismo e di liturgia.

Se con la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica la questione del catechismo è stata tutto sommato regolata, la questione liturgica avrebbe potuto esserlo con la pubblicazione del Motu Proprio. Purtroppo questo non è avvenuto. Certo, i vescovi sono si guardano bene dall’opporsi direttamente al Motu Proprio. Nondimeno le loro resistenze sono forti e, anche i più aperti, piuttosto che applicare direttamente e semplicemente il Motu Proprio del 2007 (celebrazione dell’una e dell’altra forma del rito nelle parrocchie, specialmente nelle grandi parrocchie dei centri cittadini), hanno la tendenza a non utilizzare che il Motu Proprio del 1988 (concessione di singole messe non parrocchiali).

Cosa possiamo dunque sperare che facciano i nostri vescovi?

CM: E’ molto semplice: che smettano di volere averla vinta con il Papa e ammettano alla fine di riconoscere i bisogni dei fedeli rimasti legati alla Fede e alla pratica tradizionali. Fintanto che questi fedeli saranno considerati come dei cristiani di seconda categoria visti semplicemente come un “problema”, l’unità ecclesiale professata dai vescovi non sarà che un’ipocrita dichiarazione d’intenti.

Un primo passo immediatamente praticabile potrebbe essere quello di fare in modo che tutte le celebrazioni straordinarie del rito romano già instaurate rispondano verosimilmente e generosamente alla domanda reale dei fedeli. Che vuol dire questo? Semplicemente che le celebrazioni siano domenicali, regolari e ad orari adatti alla frequentazione da parte delle famiglie. Forma straordinaria della messa non significa “condizioni straordinarie” di celebrazione come, purtroppo si verifica di frequente.

Poi bisognerà che i nostri pastori - e i nostri parroci in primo luogo, visto che il MP gliene ha conferito la possibilità senza dover ricorrere al placet del vescovo - rispondano lealmente e con tempi ragionevoli alle domande che vengono rivolte loro, senza tergiversare o fare melina….

Tutto ciò che chiediamo ai nostri parroci e ai nostri vescovi è del rispetto, dell’ascolto e della benevolenza. Visto che si tratta di principi molto presenti nei loro discorsi noi non disperiamo di osservarne alla fine i frutti nelle nostre parrocchie.

[1] Campagna alla fine portata al successo dalla Provvidenza, visto che tre messe domenicali in comunione con Roma sono ormai celebrate in questa diocesi (mentre non ce n’è ancora nessuna nella vicina diocesi di Saint-Denis).

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