lunedì 1 marzo 2010

L'Instructio del Summorum Pontificum: prima tappa?



[...] È in dirittura d'arrivo anche l'istruzione della Pontificia commissione Ecclesia Dei per l'interpretazione e l'applicazione del Motu Proprio del Papa Summorum Pontificum , sulla liberalizzazione della messa in latino con il rito antico. A quasi tre anni dall'uscita del discusso documento papale, i gruppi tradizionalisti denunciano ancora l'ostruzionismo di alcuni vescovi contro la celebrazione della messa con il rito tridentino. A cui si aggiungono dubbi e contestazioni sull'interpretazione delle norme. L'attesa istruzione dovrebbe mettere la parola fine a queste divisioni. (Ignazio Ingrao)

(C) 2010 Panorama


Confermiamo che la bozza dell'Istruzione, tanto attesa quanto rinviata nel tempo a causa di numerosi incidenti di percorso, starebbe raggiungendo la stesura definitiva e quindi potrebbe essere sottoposta alla definitiva approvazione papale.

Sull' Instructio per l'applicazione del Motu Proprio di Benedetto XVI si è spesso favoleggiato molto in questi anni, a causa soprattutto delle aspettative di cui è stata caricata dai desideri dei fedeli. Desideri che nella maggior parte sono stati legittimi e sinceri, ma che tuttavia si sono talvolta manifestati in maniera disordinata e spesso sono stati mortificati per questo.

Non è certo un documento che potrà vincere la cattiveria e il cinismo di chi non vuole comprendere o vuole solo fraintendere, nè potrà essere la panacea che improvvisamente azzera lo spazio tra la volontà papale e la sua interpretazione. Più realisticamente sarà uno strumento pragmatico che riassume e ordina i chiarimenti della PCED dati fin qui nelle singole interrogazioni: un ulteriore discorso sulla realizzazione concreta di questo cammino liturgico, ancora bisognoso di un'onesta riflessione da parte di tutti e di trovare una maturazione ecclesiale condivisa.

Ed per questo che l'augurio da farsi, in una tale imperdibile occasione, è che dalla Commissione preparatoria sia presa in considerazione la possibilità di non farne un documento unico e definitivo, quindi limitato al momento della sua pubblicazione, ma piuttosto di renderlo l'inizio di un vero work-in-progress che avrà tappe e aggiornamenti costanti nel tempo. Una Instructio prima, insomma, cui farne seguire altre.

Questo perchè una prassi liturgica, come tale, è un processo vivo e naturale: riportare una ritualità in vita ex officio invece, è un processo complesso, che non può risolversi in un solo pronunciamento. Richiede piuttosto una costante comprensione di come lo Spirito traduca nella Chiesa quotidianamente questa ritrovata esperienza di preghiera. Noi crediamo che la riscoperta benedettiana della Liturgia anteriore, pertanto, meriti una sorta di osservatorio permanente, magari trasferito ai suoi alvei più consoni - come il Culto Divino, per esempio - che dia di volta in volta i fondamenti normativi e le tutele giuridiche di cui questo cammino ha bisogno per sopravvivere. (RS)


9 commenti:

Anonimo ha detto...

SPEREM!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Pasquino ha detto...

Se se ne è occupato Bertone... non c'è di che stare allegri

mic ha detto...

1. trovo del tutto infondata questa asserzione: "Desideri che nella maggior parte sono stati legittimi e sinceri, ma che tuttavia si sono talvolta manifestati in maniera disordinata e spesso sono stati mortificati per questo."

2. Da chi parte il coinvolgimento del Culto divino, se il Papa ha voluto affidare il tutto all'Ecclesia Dei e inserirlo nella Dottrina per la Fede?

3. è vero che la liturgia è un processo vivo e naturale, ma il VO non rispunta come un fungo: ci sono gruppi -abbastanza numerosi non solo nella FSSPX- che non lo hanno mai abbandonato e quindi è rimasto vivo.

4. lo iato generazionale che si è creto, per effetto delle diverse ecclesiologia e teologia che i due riti veicolano, è più che evidente. Questo può essere superato solo se si 'promuovono' spazi di conoscenza e catechesi appositi, perché permettere senza promuovere è come non permettere... speriamo quindi nell'Istruzione, ma soprattutto nella conversione dei vescovi!

Anonimo ha detto...

Intanto, nella mia terra, c'è chi si diverte ( evidentemente non ha altro da fare...) di perseguitare i malcapitati fedeli che cercano di operare nella sua vastissima arcidiocesi.
Non solo ma pretende di dettar legge, telefonicamente, ai suoi confratelli nell'episcopato "suggerendo" loro di non ospitare messe nell'antico rito...
Per ora accettiamo tutto " in crucem" poi proclameremo la verità " tutta intera " con gli scritti e con le parole...
Tutto questo mentre i NC continuano ad affittare dei vasti locali per la "veglia pasquale" ...
A.C.

La Redazione ha detto...

1. Abbiamo avuto modo di conoscere tanti desideri legittimi ma perseguiti talvolta in maniera confusa, inappropriata, anche contraddittoria. Questo non è un giudizio sul merito della sincerità o della bontà delle intenzioni ma una constatazione sui modi, che in molte occasioni si sono rivelati problematici per la vicendevole comprensione delle parti.

2. La PCED non ha competenze liturgiche proprie ma contingenti: è un organismo disciplinare che nacque per risolvere la questione lefebvriana e lo fece pronunciandosi anche sulle istanze liturgiche dei fedeli (indulto EC), questo certamente; ma ritenere che la questione lefebvriana e la questione liturgica coincidano tout-court sarebbe errato e fuorviante.
Storicamente le due vicende si sono sovrapposte, ma non si sono identificate: il SP viene proprio a fare chierezza su questo smarcando totalmente l'una dall'altra. La riscoperta liturgica del rito anteriore la riforma riguarda tutti i fedeli cattolici, indipendentemente dalle sorti passate e future della FSSPX.

E' poi ovvio che il Santo Padre in questa fase debba avocare sempre alla PCED sia la competenza liturgica del SP, sia quella teologica dei Colloquia Fidei.

Per la competenza liturgica il motivo è l'insostituibile esperienza ventennale di un organismo che ha governato quommodo anche questo aspetto - ma non solo - e l'ha fatto sempre da un punto di vista indicativo e mai deliberativo; la competenza teologica è data dal fatto che la PCED, è diventata parte integrante della CDF, e pertanto è l'alveo competente a sanare la questione teologico-disciplinare del rientro della FSSPX che verte su materia di fede.

Se quindi questa prossimità di competenze permane nella PCED anche dopo il SP è più in un'ottica di ristrutturazione in corso che un dato definitivo. La Forma Straordinaria, se deve rientrare con pari dignità in quel comune incontro ecclesiale che il Papa auspica, merita a tutti gli effetti di essere trattata come la Forma Ordinaria, e perciò posta sotto la precisa ed autorevole competenta della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, l' organo proprio della Chiesa atto a legiferare in materia liturgica. Non bisogna dimenticare che vi sono già consultori del CD all'interno della PCED.

3. La questione sulla vitalità del rito non era in questione. Era in questione la diffusione universale e permanente di tale prassi, che certamente oggi su larga scala e con un uso quotidiano pone ancora degli interrogativi, nonostante vi siano fior fiore di comunità che l'hanno mantenuta al proprio interno.

4. Il SP è un cammino di conversione per tutti.

mic ha detto...

4. Il SP è un cammino di conversione per tutti.

il SP non è cammino di conversione, è alimento per la fedeltà. Nell'invocare la conversione dei vescovi mi riferivo ovviamente e specificamente alla loro chiusura ma anche alla loro cecità nei confornti della Tradizione

prete gianni ha detto...

con-vertere= dirigersi verso un medesimo punto. Mi pare che il motuproprio voglia fare proprio questo, sanando la divergenza che sembra si sia impossessata della nostra povera chiesa da 40 anni. Dio benedica il Papa della riconciliazione e disperda i superbi nei pensieri del loro cuore

Anonimo ha detto...

"Ancora bisognoso di un'onesta riflessione da parte di tutti e di trovare una maturazione ecclesiale condivisa"
Non mi piace questa prosa, fumosa, da ecclesialese per "cattolici adulti".
Io sono onesto, meno onesti sono i vescovi che ostacolano il motu proprio.

Anonimo ha detto...

Financo a denti stretti, devo riconoscere a questo "post" (e al commento della Redazione) un certo equilibrio e una moderazione che spesso mancano in altri siti della medesima tendenza.


Anonimo ex-provocatore