lunedì 14 dicembre 2009

Le Quattro Tempora

di Elvis Cuneo


Cenni storici

Le Quattro Tempora rappresentano una tradizione antica cara alla Chiesa romana. Al principio di ogni stagione tre giorni della stessa settimana (mercoledì, venerdì, sabato) sono destinati al digiuno e alla penitenza. Queste pie pratiche di culto hanno lo scopo di attirare le benedizioni di Dio sui frutti della terra e di ottenere degni pastori. Secondo la disposizione del calendario liturgico le Tempora sono stabilite: nella III settimana di Avvento, per l'inverno; nella I settimana di Quaresima, per la primavera; durante l'ottava di Pentecoste, per l'Estate; nella III settimana di settembre, per l'Autunno.

La loro origine è probabilmente comune a quella di altre feste liturgiche che contrassegnano il passaggio dal paganesimo al cristianesimo. È noto che la Chiesa non sempre proibì la celebrazione di certe feste popolari esistenti già nell'età pagana: semplicemente le convertì alla radice purificandole e trasformandole in senso cristiano. Le Quattro Tempora sono ritenute per l'appunto la trasformazione delle feste o feriae che al principio delle stagioni erano celebrate per implorare la protezione degli dèi sui frutti dei campi. Queste feste ricorrevano solo tre volte l'anno, ovvero: al principio dell'Estate per l'imminente raccolta del frumento (feriae messis), al principio dell'Autunno per la vendemmia (feriae vindemiales) e nel cuore dell'Inverno (feriae sementinae) per le semine già affidate alla terra oppure per la raccolta delle olive. Le prime erano fissate in giugno, le seconde tra il 19 agosto e l'equinozio di settembre, le terze nella settimana che precede il solstizio d'inverno.

Già le feriae pagane avevano, per il loro scopo d'implorazione, un carattere di preghiera e di purificazione. Accolte dalla Chiesa, accrebbero l'aspetto penitenziale. Anzi, diventarono uno dei principali digiuni annuali, pur conservando l'originario significato d'implorazione per i prodotti della terra.

È evidente la somiglianza tra le aniche feriae e le Tempora cristiane. Nelle feriae sementinae di dicembre gli antichi pregavano per assicurare la propria speranza dei futuri raccolti, offrendo sacrifici agli dei. La liturgia delle Tempora di dicembre prega perchè il seme affidato alla terra creasca a beneficio del popolo e con felice trasformazione solleva le menti dei fedeli al pensiero del vero frutto del cielo che è Cristo. Con il profeta Isaia la Chiesa ripete: "Rorate, caeli, désuper, et nubes pluant iustum: aperiatur terra, et gérminet Salvatorem" (Stillate dall'alto, o cieli, la vostra rugiada e dalle nubi scenda a noi il Giusto; si apra la terra e germini il Salvatore).

Il pensiero di santificare tutte le stagioni indusse la Chiesa romana ad aggiungere le feriae di Primavera, fissandole alla prima settimana di Quaresima.

Abbiamo detto che le feriae delle Tempora sono un'istituzione puramente romana. S. Leone le fa risalire ai tempi apostolici. Il Liber Pontificalis attribuisce l'origine dei tre digiuni a S. Callisto: tra il pontificato di S. Callisto e quello di S. Leone Magno fu aggiunta la Tempora di Quaresima. Di istituzione romana, per molto tempo questi digiuni rimasero propri solo di Roma. Solo alla fine del VI secolo iniziò la loro diffusione fuori Roma. In Inghilterra le Quattro Tempora furono introdotte dai monaci inviati da Gregorio Magno; in Francia furono accettate per opera di Carlo Magno; in Spagna furono conosciute nell'XI secolo con l'introduzione del rito romano e a Milano fiorirono solo dopo che S. Carlo Borromeo ne fece domanda.


Lo scopo delle Tempora nella forma straordinaria del Rito Romano

Oggi le Tempora hanno questi scopi principali: consacrare a Dio ciascuna delle quattro stagioni dell'anno; pregarlo per i frutti della terra e ringraziarlo per quelli accordati; richiedere per la Chiesa buoni e zelanti sacerdoti. Per conseguire questi fini i fedeli sono invitati più intensamente alla penitenza e alla preghiera.

a) La liturgia invita non solo a rendere culto a Dio riconoscendo i suoi supremi diritti sulla società, ma anche a santificare il scorrere del tempo con la divina benedizione. Abbiamo bisogno che Dio benedica e avvalori le fatiche che l'uomo sostiene nella coltivazione della terra. Non basta il lavoro dell'uomo per raccogliere frutti abbondanti. Ut fructus terrae dare et conservare digneris, te rogamus, audi nos!

b) Non è quindi doveroso essere riconoscenti verso Dio e ringraziarlo? Questo sentimento ci apporta un altro grande vantaggio: il buon uso dei frutti. Quanti ne abusano, ne sperperano e ne ricavano male!

c) Ultimo scopo è quello di chiedere a Dio santi sacerdoti, implorarlo affinchè mandi operai nella mistica messe. Il Santo Curato d'Ars così insegna:

«Se non avessimo il Sacramento dell’Ordine, noi non avremmo Nostro Signore. Chi l’ha messo nel tabernacolo? Il sacerdote. Chi ha ricevuto la vostra anima al suo ingresso a questo mondo? Il sacerdote. Chi la nutre per darle forza di fare il suo pellegrinaggio? Sempre il sacerdote. Chi la preparerà a comparire davanti a Dio, lavando l’anima per la prima volta nel sangue di Gesù Cristo? Il sacerdote, ogni volta il sacerdote. Se l’anima, poi, giunge all’ora del trapasso, chi la farà risorgere, rendendole la calma e la pace? Ancora una volta il sacerdote. Non potete pensare a nessun beneficio di Dio senza incontrare, insieme a questo ricordo, l’immagine del sacerdote. Se andaste a confessarvi alla Santa Vergine o a un angelo, vi assolverebbero? No. Vi darebbero il Corpo e il Sangue di Gesù? No. La Santa Vergine non può far scendere il Suo divin Figlio nella Santa ostia. Anche duecento angeli non vi potrebbero assolvere. Un sacerdote, per quanto semplice sia, lo può fare, egli può dirvi: “Va in pace, ti perdono”. Che cosa grande è il sacerdote!...».


I fedeli non possono quindi disinterressarsi del sacerdote, mediatore tra Dio e gli uomini. Il sacerdozio è la prima preoccupazione di una società che vuol rinascere! La più grande grazia che Dio fa al suo popolo è quella di suscitare degni sacerdoti secondo il Suo Cuore; il più grande castigo è la mancanza di consacrati.

Durante le Sacre Tempora cogliamo quindi l'occasione per pregare e, secondo le disposizioni della Chiesa, digiunare. Applichiamoci con più fervore e maggiore devozione non disdegnando di praticare volontariamente qualche mortificazione: "Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi". (Salmo 50)

1 commento:

Caterina63 ha detto...

Grazie ad Elvis per queste spiegazioni...è davvero tanta la gente che, frequentando la Chiesa anche solo di domenica, non conosce tutti questi particolari....