venerdì 18 dicembre 2009

Foggia : una pausa ed uno spostamento...

Riceviamo e pubblichiamo

Si comunica che la Messa di S. Pio V a Foggia per il momento è stata sospesa a causa del trasferimento del Parroco, Don Guglielmo Fichera, in un'altra sede diocesana.
Attualmente La Santa Messa, secondo il rito di S. Pio V, si celebra nella parrocchia di S. Giovanni Battista a Monteleone di Puglia (Foggia), Piazza Regina Margherita.



Parroco: FICHERA Don Guglielmo

Orario S. Messa: Festivo ore 12,00



Grazie al Prof.P.A.R. per la segnalazione

12 commenti:

Caterina63 ha detto...

Un Auguiro di cuore a don G. Fichera...la Provvidenza sistemerà tutto!
;-)

arcicantore ha detto...

D.Fichera e' stato spedito in montagna come don Camillo, la Messa Tridentina a Foggia evidentemente dava fastidio...

Stiano attenti i nemici della Tradizione: l'uomo propone, ma DIO dispone...

Carolina ha detto...

Chiara e precisa la segnalazione,meno chiara per molti è la motivazione del trasferimento,deciso ed attuato con la celerità di chi voglia liberarsi al più presto di un qualcosa o di un qualcuno: della S.Messa Tridentina o di un Sacerdote scomodo per chi Sacerdote non vuole più esserlo? Forse di tutti e due? Io toglierei il "forse".....

Vincenzo ha detto...

Don Guglielmo ha obbedito ad un provvedimento ingiusto e dalle equivoche motivazioni. Il vero motivo del suo trasferimento, (ben mascherato dietro una situazione tecnica), è stata la notoria ostilità preconcetta e immotivata del suo vescovo per la S. Messa di San Pio V e per il Motu Proprio del Papa. Ora un vescovo, qualsiasi vescovo, non ha l'autorità per disattendere un documento papale: egli non può prendere mai provvedimenti basati sulle sue avversioni personali, massimamente quando questa avversione riguarda addirittura una disposizione del Papa e mira anche a scoraggiare e dissuadere i preti a seguirne le autorevoli indicazioni. Se un vescovo, in qualsiasi modo, diretto o indiretto, disobbedisce al Papa o ai suoi documenti, i semplici fedeli non sono tenuti ad obbedire al vescovo in quella sua particolare e individuale avversione, mentre per tutto il resto vale l'atteggiamento che da sempre i cattolici hanno per il vescovo. Il concetto è che nessun vescovo, anche nella sua diocesi, è superiore al Papa nè può mettersi sullo stesso piano del Papa.
Vincenzo.

Francesco ha detto...

La motivazione dello spostamento di don Guglielmo Fichera, seppur equivocamente motivata da un punto di vista formale ed ufficiale, è, tuttavia, inequivocabile per chi ha piena conoscenza dei fatti e del punto di vista dell'Arcivecovo sulla S. Messa di S. Pio V.
Come già detto nei precedenti post il motivo è unicamente IMPEDIRE LA CELEBRAZIONE DELLA MESSA DI S. PIO V nel centro della diocesi, a Foggia, ove era ampiamente seguita.
Quanto detto è dimostrati da fatti concreti.
In primo luogo, il nostro Vescovo, già prima del motu proprio del Papa Benedetto XVI, a seguito delle richieste di alcuni fedeli foggiani, circa la possibilità di avvalersi del precedente motu proprio concesso dal Papa Giovanni Paolo II, si era detto profondamente contrario e contrariato dalla richiesta. A suo dire, infatti, la celebrazione della S. Messa di sempre va assolutamente evitata in quanto espressione di una fede ...
deviata (sic!). A ciò si aggiunga la sua disapprovazione, più volte manifestata, per la celebrazione della S.Messa tridentina nella sua diocesi (dopo il M.P. Summorum Pontificum).
Il tutto, poi, è coronato dal fatto che, allo spostamento di don Guglielmo a Monteleone, per i motivi ufficialmete dichiarati, non è seguita la nomina di un altro sacerdote che provvedesse alla celebrazione della S. Messa secondo il messale di S. Pio V, ignorando (e volendo ignorare),in tal modo, le esigenze del gruppo di fedeli che regolarmente seguivano detta celebrazione.
A seguito della richiesta dei fedeli legati al venerando rito di sempre, di avere un' altro sacerdote per le celebrazioni, poi, la curia ha negato (fino ad ora) detta possibilità.
Cosa concludere ... dopo due anni di subdola attesa, in curia hanno studiato il modo di aggirare il M.P. Summorum Pontificum, e, quindi, impedire la libera celebrazione della S. Messa nel rito straordinario, ossia, ... aspettare la fine del mandato parrocchiale di don Guglielmo e, quindi, confinare l'unico sacerdote in grado di celebrare la Messa di sempre nella diocesi.
Questo è quello che fanno certi prelati invece di pregare, pensare al bene dei propri fedeli e della Santa Chiesa. Questo è quello che fanno certi prelati che laidamente si prostrano davanti al Papa e poi nel segreto delle stanze, nelle loro diocesi mostrano tutta la loro ostilità all'operato del Santo Padre...
... Del resto se la Barca di Pietro, oggi, sembra fare acqua da tutte le parti ... qualcuno deve aver fatto qualche buco, no?

BAYLON ha detto...

Come sono lontani questi Pastori dall'essere simili al "Pastore Supremo" che dice loro di pascere i Suoi agnelli e le Sue pecorelle, lasciando le 99 per salvare quella smarrita.
E qualora per Mons. Tamburrino i cattolici tradizionalisti fossero delle pecorelle smarrite (ovviamente secondo lui), non li ritiene, comunque, appartenenti al suo gregge, in quanto chi è fedele alla Santa Messa di "sempre" segue una "ecclesiologia diversa" rispetto al Novus Ordo Missae.....
come a dire che i miliardi di cattolici pre N.O.M. non hanno capito niente cosa significa essere Chiesa......
Per dirla come Totò: "Monsignore, ma mi faccia il piacere!!!"

Michele ha detto...

il triste evento non fa altro che mostrare chiaramente che i due riti esprimono due fedi diverse

Anonimo ha detto...

La S. Messa Tridentina ha donato tanti santi, veri SANTI! I Frutti della Nuova Messa dove sono? Sono forse: le Chiese svuotate, le Comunioni sacrileghe, i Seminari vuoti ( o peggio pieni di tutto, tranne che di spiritualità!!!!!), i sacerdoti che vogliono sostituirsi ai laici, i laici che vogliono fare i sacerdoti?????? Cattolici, se volete essere davvero di GESU' tornate al più presto al passato di PADRE PIO da PIETRELCINA, alla SUA UNICA VERA MESSA, che ha dato veri frutti di conversione. La lotta è dura, perchè proprio chi dovrebbe difendere questa S. Messa, in realtà ne è il nemico più acerrimo. Ma la vittoria finale è di GESU', che.....vomiterà i tiepidi e figuriamoci cosa farà dei sacerdoti, che invece di servire LUI, servono satana!!!!!!!!!Non vorrei proprio essere nei loro panni!!!!!! Cogitate, cogitate gentes!

Carolina Siempre ha detto...

A.A.A. cercasi VERO SACERDOTE DI GESU', che preso più dal TIMOR DI DIO che dal timore del suo vescovo, desideri ardentemente celebrare ( od imparare a celebrare! ) la S.MESSA secondo il Rito antico, nella città di Foggia. P.S.:le modalità per contattarci seguiranno all'eventuale risposta.

Anonimo ha detto...

Cari fratelli, da quando don Guglielmo ha lasciato la parrocchia che occupava precedentemente, dove aveva avuto non pochi oppositori per i suoi "modi evangelici", cioé "sì, sì e no, no" langue la partecipazione dei fedeli affidati temporaneamente ad un parroco provvisorio che si impegna ... ma evidentemente il problema non era il parroco. Che dirvi? sono a conoscenza delle difficoltà (per usare un eufemismo) che avete incontrato presso la gerarchia che è stata colpita da una improvvisa orticaria a sentir parlare di Vetus Ordo. Preghiamo per i pastori. Coraggio don Guglielmo, non scoraggiatevi (so che non siete il tipo). Ai fedeli che vogliono la S. Messa di sempre a Foggia, mi permetto di suggerire di perdere poco tempo con chi sapete che non vi ascolterà: eviterete di farvi negare un nostro diritto e a lui di sbagliare negandovelo, ma piuttosto cercate contatti ad personam con un sacerdote, magari anziano, che non ha nulla da perdere (visto che poi li mandano lontano) addivenendo ad un accordo per la celebrazione. Prego per questa causa.
Pax Et Bonum

MariaRosaria ha detto...

Il parroco di S. Luigi, don Guglielmo Fichera, trasferito a Monteleone perché diceva messa in latino

«Quel prete è un bubbone»

«Lo ha affermato l’Arcivescovo», denunciano diversi fedeli che difendono il sacerdote

«Ci dobbiamo liberare di questo
bubbone». Lo avrebbe detto l’Arcivescovo
di Foggia, Francesco Pio
Tamburrino, riferendosi a don Guglielmo Fichera,
il parroco di San Luigi Gonzaga, storica parrocchia
nel cuore antico della città, trasferito a Monteleone
di Puglia. A riferirlo, sottoscrivendolo,
sono sei di un nutrito gruppo di fedeli della parrocchia
di San Luigi che da settimane continua a
protestare contro il trasferimento del parroco, che
l’Arcivescovo avrebbe deciso perché il sacerdote
celebrava ogni giorno la messa in latino.
«Il nostro gruppo - dichiarano i firmatari del documento consegnatoci,
che si riconoscono nel gruppo “Summorum pontificum”
- ritiene che si sia trattato di un trasferimento per motivi ideologici.
È notoria l’ostilità del vescovo verso la Messa tradizionale
e il Motu proprio del Papa. Il trasferimento è stato presentato
(mascherato) col codice di diritto canonico, ma il vero motivo
è solo una decisione ideologica. La grande discontinuità tra il
“prima” e il “dopo” Don Guglielmo a S. Luigi Gonzaga,
è stata voluta, ricercata, provocata e imbastita anche con
metodi equivoci, ed essendo una decisione sbagliata ha
provocato frutti amari e rovinosi. Non c’era nessuna fretta
e nessun motivo di trasferire don Guglielmo (si poteva
benissimo farlo restare ancora un anno e poi si sarebbe
provveduto al nuovo Parroco); Don Guglielmo non era
certamente l’unico sacerdote che poteva andare parroco
a Monteleone di Puglia. Don Guglielmo è stato trasferito
per motivi ideologici. A conferma di questa ostilità preconcetta,
il nostro gruppo ha la certezza che in Curia,
nella prima metà di ottobre 2009, c’è stata una riunione,
durante la quale il vescovo ha esplicitamente affermato, riferendosi
all’ex parroco di S. Luigi: “Ci dobbiamo liberare di questo
bubbone”. Ora uno che parla continuamente di comunione e
che si dichiara ”padre” non descrive suo figlio con quei termini,
neanche se fosse un figlio peccatore». Il gruppo parrocchiale,
dopo il trasferimento di don Guglielmo, ha anche scritto, il 22
dicembre scorso, all’arcivescovo per chiedere la celebrazione
della messa in latino. «Ma l’arcivescovo ci ha fatto sapere che
non è sua intenzione rispondere alla nostra lettera. Insomma, La
legittima richiesta del gruppo, nonostante costituisca un diritto
ormai sancito in tutta la Chiesa, è stata respinta. Eppure all’art.
8 del del Motu proprio “Summorum Pontificum” di Sua Santità
Benedetto XVI è scritto: “Il Vescovo, che desidera rispondere
a tali richieste di fedeli laici, ma per varie cause è impedito di
farlo, può riferire la questione alla Commissione ‘’Ecclesia Dei’’,
perché gli offra consiglio e aiuto”. Un aiuto che, purtroppo, non
riusciamo ad avere dal nostro Arcivescovo».

MariaRosaria ha detto...

l'articolo che ho riportato nel mio precedente commento è tratto dal Corriere del Sud del 02-03-2010