venerdì 27 novembre 2009

Un antidoto alla povertà musicale delle nostre chiese

di Alessandro Sabatini*


Una insolita calda serata novembrina ad una settimana dalla festa di Santa Cecilia, tradizionalmente riconosciuta come patrona dei musicisti, l’Aula Accademica del PIMS in Piazza S. Agostino, a due passi della fragorosa Piazza Navona, una fila composta di persone di ogni età che silenziosamente occupavano i posti ancora rimasti dell’Auditorium.


È questo il delicato preludio che ha fatto da cornice all’alto momento musicale con cui è stato inaugurato l’Anno Accademico del Pontificio Istituto di Musica Sacra. Al centro della scena il Rossini Chamber Choir supportato dall’Orchestra Sinfonica “G. Rossini” di Pesaro che, con dovizia di particolari, ha dato vita ad alcune delle pagine più significative di Domenico Bartolucci, Direttore Perpetuo della Cappella Sistina. Dopo l’autorevole presentazione del Preside dell’Istituto, Mons. Valentino Miserachs, che ricordava al pubblico presente quanta e quale vera musica quelle volte avessero collezionato nel tempo, il concerto ha reso onore, al poemetto sinfonico “Baptisma”, eseguito per la prima volta il 2 maggio del 1947 proprio in quell’Auditorium.


Il poemetto è una emblematica prova di quanto il compositore toscano sia attento, con sistematica maniacalità, alla sostanza concettuale dei testi che si accinge a rivestire di suono. Per molto tempo, dopo i mutamenti degli orientamenti liturgici, l’opera rimase nel silenzio fino ad essere poi ripresa nel I Festival di Musica Sacra nel 1988. La vicenda del Baptisma (suddiviso in tre momenti: Introduzione-Battesimo-Ringraziamento) espone con esemplare spirito narrativo la trasposizione musicale del primo Sacramento della Chiesa e si apre con una immagine quasi angelica suggerita dagli archi nell’atteggiamento di attesa e si concretizza nelle note del coro femminile che riprendono la delicatezza del tema iniziale. Con notevole padronanza tecnica e vocale, dinamica curata in modo quasi maniacale, chiusure ed accenti tutt’altro che lasciati al caso, le voci femminili del coro, hanno reso tangibilmente manifesta questa idea serafica dell’attesa. Di grande effetto l’intervento del baritono Michele Govi, nel secondo momento, che si è distinto con ottimo apprezzamento di critica per la chiarezza timbrica ed una dizione di suggestiva precisione. “Fili quid petis ab Ecclesia Dei?” “Fidem” è la risposta decisa del soprano. Dirompente richiesta preparata dall’orchestra in mezzo forte che intesse un andante non troppo mosso su un ritmo di 5 quarti. Non da meno è risultato il trasporto emotivo profuso dal soprano Enrica Fabbri. E quindi il momento del Ringraziamento:“Isti sunt agni novelli qui annuntiaverunt: Alleluja!”. Con immagine musicalmente metaforica, il tempo ternario accompagna, quasi danzando, i nuovi agnelli che sono ora entrati nella Chiesa!


La seconda parte del ricco momento musicale ha lasciato spazio ad altrettante significative pagine “bartolucciane” delle musiche eseguite in Santa Maria Maggiore negli anni ’50 e ‘60. Esemplari mottetti che rappresentano oggi, per la diffusa povertà di linguaggio musicale, vere pillole analgesiche contro il frastuono di chitarre e percussioni tipiche delle feste di piazza alle quali buona parte dei credenti sono costretti ad assistere durante le celebrazioni domenicali. Degna di citazione l’esecuzione del Magnificat per Soli, Coro ed Orchestra che ha chiuso con eleganza la meritevole carrellata di “musica colta”.


Con grande proprietà di gesto, prassi interpretativa che nasconde studio rigoroso e conoscenza più che familiare con le pagine eseguite, il padrone incontrastato dell’evento, il M° Simone Baiocchi, ha diretto il tutto con la tipica ieraticità che la musica di Domenico Bartolucci richiede.


Un grande omaggio, insomma, alle note del “Maestro”, osservato con ammirazione quasi divina, da una folta schiera di giovani musicisti che scelgono la serietà e l’impegno per contrastare il fenomeno, tutt’altro che in via di estinzione, di una musica insipida, molto praticata da parroci “new age” e gruppi giovanili ed infarcita di testi “sentimentaloidi”, privi di contenuto, che mortificano troppo spesso le liturgie di parrocchie e chiese cattedrali. Simone Baiocchi, giovane musicista marchigiano, di poliedrica formazione e curriculum di tutto rispetto, è senza dubbio un autorevole rappresentante di questo “giardino di musicisti” che orientano le proprie competenze verso l’elevazione e non la mortificazione del Mistero che celebriamo nelle azioni liturgiche. Ne è stata ampia dimostrazione proprio l’ottima riuscita del concerto del 14 novembre in cui la carica emotiva, tecnica ed espressiva ha fornito la giusta vitalità interpretativa a tutte le opere. In prima fila, con una non ben nascosta commozione, proprio Domenico Bartolucci che, con il fare tipico di chi ha molto da raccontare, ha manifestato apprezzamenti compiaciuti nei confronti di solisti, coro ed orchestrali ed ha dimostrato la sua riconoscenza al M° Baiocchi proprio come un nonno farebbe ad un nipote… con uno schiaffetto sulla guancia. È questo il sentimento vero della musica.


* Direttore della Cappella Musicale della Cattedrale di Sulmona


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