martedì 3 novembre 2009

RdR: Scalese, prima conferma di riforma della Riforma



di Giovanni Scalese


Ieri La Stampa ha riferito dell’intervista rilasciata dal Cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto divino, rilasciata a Catalunya Cristiana. Mi sembra un’intervista importante, perché conferma in maniera definitiva che il suddetto dicastero vaticano sta effettivamente lavorando alla “riforma della riforma”, di cui da molto tempo si parla, ma finora poco o nulla si è visto. Alcuni mesi fa Andrea Tornielli, solitamente bene informato, aveva rivelato qualcosa a proposito della “Plenaria” della Congregazione, ma c’era stata un’immediata smentita.

Ora, finalmente, Cañizares, pur rimanendo sulle generali, ammette per la prima volta in pubblico che il suo dicastero ha lavorato intensamente e ha stilato delle proposte che il Santo Padre ha approvato e che costituiscono la base del prosieguo dei lavori. Obiettivo che la Congregazione si propone: «Rivitalizzare lo spirito della liturgia in tutto il mondo». Fin qui, non si può che essere d’accordo, in linea di principio, con Sua Eminenza. Il quale però non scende a maggiori particolari, limitandosi a dire: «Questo non significa semplicemente cambiare rubriche o introdurre nuove cose, ma si tratta semplicemente che la liturgia deve essere vissuta e che deve essere al centro della vita della Chiesa». Anche su questo orientamento generale, non posso non convenire, essendo sempre stato del parere che ciò che rende la liturgia bella non è tanto questo o quel rito, questa o quella rubrica, ma il modo in cui si celebra. Anch’io non vedrei molto bene uno stravolgimento dell’attuale Ordo Missae (che, come ho ripetuto piú volte, trovo equilibrato e ben fatto); ma sono pienamente d’accordo che c’è da recuperare, come dice il Cardinale, «il senso del mistero».

Sua Eminenza non va oltre. Né conferma né smentisce le indiscrezioni estive di Tornielli (recupero del latino, comunione in bocca, orientamento versus absidem almeno durante la consacrazione). Per il momento va bene cosí: sapere che si sta effettivamente lavorando per rivitalizzare la liturgia. Per quanto riguarda i ritocchi formali, non c’è nessuna fretta: prudenza vuole che si ponderi bene qualsiasi tipo di intervento.

L’unica perplessità che mi rimane è che questi discorsi, che — ripeto — condivido pienamente, li ho sempre sentiti: non sono affatto una novità. Quante istruzioni in materia liturgica sono state emanate in questi anni per prevenire e reprimere gli abusi? Tanto per ricordare i piú recenti sforzi di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI riguardo all’Eucaristia: enciclica Ecclesia de Eucharistia (17 aprile 2003), istruzione Redemptionis Sacramentum (25 marzo 2004), Anno dell’Eucaristia (ottobre 2004 – ottobre 2005), Sinodo sull’Eucaristia (ottobre 2005), esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007). Per carità, non si può dire che nulla sia cambiato; certamente non si vedono piú tanti abusi a cui eravamo abituati negli anni immediatamente successivi al Concilio (ricordo una Messa durante la quale la lettura del Vangelo fu sostituita dalla lettura del giornale...); eppure si ha l’impressione che tutti questi sforzi non abbiano partorito i risultati sperati. Sarà, questa, la volta buona? Speriamo; ma, se devo essere sincero, nutro qualche dubbio. Sono sempre stato del parere che, se solo lo si fosse voluto, si sarebbe potuto celebrare decorosamente col Messale che attualmente abbiamo in mano: era sufficiente attuare alla lettera le rubriche in esso contenute. Il problema era — ed è — la mentalità: se rimane l’idea che la Messa la invento io sacerdote con la mia creatività e fantasia pastorale, non ci sarà mai rubrica che tenga. Il problema è: come cambiare la mentalità di buona parte del clero, che è stato formato a questo senso di creatività senza limiti? Per il momento, non ho una risposta da dare.

***

Prudenza o decisione?

Scusate se in questi giorni c'è stata una certa irregolarità nell'aggiornamento del blog. Ero in viaggio. Ho terminato la mia missione in Asia e sono tornato in Italia. Un giorno o l'altro vi racconterò qualcosa della mia esperienza missionaria.

Nel frattempo, Caterina ha inviato questo feedback al mio post di venerdí scorso sulla “riforma della riforma”:

«Condivido in toto quanto ha detto specialmente nell’elencare il susseguirsi di documenti davvero magisteriali a riguardo dell’Eucarestia, della Messa e della Liturgia in senso ampio. Le condivido alcune perplessità che mi sorgono anche in qualità di catechista ed operativa in diverse parrocchie. Lei giustamente dice e fa osservare che:

“Il problema era — ed è — la mentalità: se rimane l’idea che la Messa la invento io sacerdote con la mia creatività e fantasia pastorale, non ci sarà mai rubrica che tenga. Il problema è: come cambiare la mentalità di buona parte del clero, che è stato formato a questo senso di creatività senza limiti? Per il momento, non ho una risposta da dare”.

Però poi una risposta involontariamente la dà sopra dove dice:

“Anche su questo orientamento generale, non posso non convenire, essendo sempre stato del parere che ciò che rende la liturgia bella non è tanto questo o quel rito, questa o quella rubrica, ma il modo in cui si celebra. Anch’io non vedrei molto bene uno stravolgimento dell’attuale Ordo Missae (che, come ho ripetuto piú volte, trovo equilibrato e ben fatto); ma sono pienamente d’accordo che c’è da recuperare, come dice il Cardinale, «il senso del mistero»”.

Ebbe modo di dire l’allora card. Ratzinger che “la Liturgia della Messa, il rito, non può diventare luogo di sperimentazioni teologiche, dottrinali e liturgiche”. Questa denuncia ci sottolinea, come lei stesso sottolinea, che il concetto stesso di “creatività” (denunciata per altro nel MP di Benedetto XVI) è diventato il passepartout di certa sperimentazione della quale ora non se ne può piú fare a meno se non intervenendo drasticamente (se necessario) per debellarne l’espandersi.

Non si espande piú forse è vero, ma la mentalità è rimasta; e non accennano a diminuire una catechesi e una pastorale volte al diffondersi della creatività liturgica. Se lei prova ad interpellare i Movimenti sulla Riforma di Benedetto XVI si sentirà rispondere: “Non riguarda noi!”. E infatti essi stanno andando avanti come se la questione non li riguardasse; quando invece, in certi casi, essi sono davvero i primi destinatari con le Parrocchie, di questa Riforma.

La mentalità e l’azione diretta della Riforma vanno di pari passo, quello che manca, a mio parere, è il ricorso alla famosa ed evangelica “correzione fraterna” che si ha quasi paura di citare perché nessuno ama oggi sentirsi correggere; sembra quasi una offesa. Nelle nostre Parrocchie (parlo naturalmente della nostra situazione, che conosco direttamente) è vietato quasi parlare di questa Riforma, molti parroci ancora oggi dicono: “Non riguarda noi!”. E di fatti all’umile richiesta, per esempio, di inserire alle due file centrali della Comunione ai fedeli un inginocchiatoio per lasciare la libertà ai fedeli che volessero di usarlo, la risposta è un “NO” categorico, senza appello e ancora con la mentalità errata che dice: “Il Concilio lo ha tolto!”. C’è un muro contro muro fatto da una mentalità cresciuta e formata nell’errore, ma anche testarda a non volersi far correggere.

La risposta da dare ce l’avremo pure, caro padre Giovanni, e sono sicura che la pazienza e la carità nella Verità premiano molto piú della linea dura ed impositiva; ma non sarebbe anche il caso di cominciare a pretendere che certa Verità (maiuscola) non venga piú offuscata con la scusa che nulla va imposto? Perché, se continuiamo cosí, ciò che continuerà a essere imposta nelle Parrocchie è proprio una linea falsa e incoerente».


Penso che Caterina abbia ragione a dire che nella Chiesa odierna ci sia un «muro contro muro». E credo che sia proprio la consapevolezza di questa contrapposizione che spinga il Santo Padre a muoversi con estrema circospezione. Il Papa sa che, intervenendo con maggiore decisione, otterrebbe il contrario di quel che desidera. Anche se i tempi sono cambiati per tutti, non è pensabile di sradicare con qualche provvedimento di autorità una mentalità radicata in larghi settori della Chiesa. Radicata, perché per tanti anni essa è stata diffusa ai massimi livelli: sembrava che certi atteggiamenti fossero gli unici possibili “dopo il Concilio”. Ora invece ci si rende conto che quella mentalità, pur contenendo una parte di verità, era troppo di parte. Benedetto XVI non dice (come alcuni tradizionalisti): ciò che è stato fatto durante e dopo il Concilio è tutto sbagliato; bisogna abolirlo e tornare a prima del Concilio. Quel che Papa Ratzinger dice è semplicemente di trovare un nuovo equilibrio, che reinterpreti le novità conciliari e postconciliari alla luce della tradizione. Un discorso che dovrebbe essere ovvio, ma che non lo è per molti. Molti vedono in esso una sconfessione del Vaticano II e perciò vi si oppongono. Benedetto XVI ne è perfettamente consapevole, e per tale motivo si muove con grande prudenza.

Sarà, questo atteggiamento, quello vincente? Oppure è necessario, come sembra suggerire Caterina, un intervento piú deciso? Sinceramente, non saprei rispondere. Anch’io, per carattere e per convinzione, sono portato a seguire il metodo Ratzinger, estremamente rispettoso delle persone. Ma, allo stesso tempo, nutro qualche dubbio sulla sua efficacia; per cui non vedrei male una maggiore decisione. Come potete vedere, mi trovo diviso. E per questo mi rimetto alla prudenza del Santo Padre. Nel suo caso, la prudenza, oltre a essere una virtú umana, è arricchita di una speciale grazia di stato. Lasciamo che sia lui a decidere non solo che cosa è meglio per la Chiesa oggi, ma anche i modi per attuare questa riforma.


Fonte Querculanus

2 commenti:

Caterina63 ha detto...

Riporto quanto ha chiesto qualcuno sul blog Messainlatino:

Anonimo ha detto...
Non so se ho capito bene: il card. Canizares ha celebrato insieme con i neocat? come dire...secondo la logica dell'"et-et", oggi tanto di moda?
Poveri noi, allora...
chi si ricorda più del "sì sì, no no?"

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purtroppo è la verità che denota la grave confusione in cui viviamo...
a gennaio 2009 il cardinale ha celebrato una messa NC senza che qualcuno ci abbia ancora spiegato quando sia mai stato elevato UN RITO NC....

nel filmato il cardinale non solo non fa ricorso alle richieste espresse dal Pontefice contro la messa NC ma egli stesso celebra quella CARNEVALATA con una serie di addetti PANETTIERI attorno alla tavolata a spezzare in migliaia di briciole il Corpo di Cristo...

Poi viene a chiedere a noi di ritornare alla comunione alla bocca ed inginocchio, e si va a celebrare in forma Straordinaria tra altri fedeli di altra specie:
eminenza, come si fa ad essere credibili quando VOLUTAMENTE si celebrano riti così differenti dei quali uno non ha nulla di cattolico?
Ce lo spieghi, perchè siamo confusi...il Papa dice una cosa, voi ne fate un altra o peggio, cercate compromessi per far andare d'accordo il diavolo e l'acqua santa...
si trattava di dare il contentino ai laici che vogliono fare della messa il loro campo di sperimentazioni catechetiche e liturgiche, ed uno ai laici fedeli alla Tradizione?

ma il SI,SI-NO,NO che fine ha fatto?

Anonimo ha detto...

Et-Et non c'entra niente!
Al massimo quello è paraculismo o relativismo.
Vediamo se li converte!
Ma dubito!
Matteo Dellanoce