mercoledì 28 ottobre 2009

NAS/Prove di resurrezione di architettura sacra e verticale.

"Cos'è una chiesa cattolica? E' una chiesa in cui tutto parla del Dio incarnato": la sagace sintesi di Langone sull'architettura sacra e sulla rinascita liturgica benedettiana.



Fonte Il Foglio 27 Ottobre 2009.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Rimango perplesso sull'impressione di fondo che si ricava da questo articolo, per quanto elogiativo del Master di II livello in Architettura, Arti sacre e Liturgia, nel quale insegno anch'io.
C'è un'atteggiamento di fondo negativo nei confronti di qualsiasi innovazione. Ma la Chiesa non è un cadavere o comunque un organismo d'altri tempi che si difende dalle deviazioni del mondo contemporaneo. Se così fosse, dovremmo chiuderci nella nostra cittadella e celebrare in temenos cocciutamente conservati nella loro forma primitiva, senza neppure sapere con certezza quale fosse. Tutte le chiese precedenti al Sette-Ottocento, infatti, sono belle di una bellezza multiforme che è frutto del mutare dei riti e della graduale comprensione della Rivelazione, oltre che del mutare degli artisti.
Se così non è più, è perché l'ideologia novecentesca ama fare tabula rasa della tradizione. La soluzione qual è? Rispondere al modernismo con il tradizionalismo? Mi pare che gli scritti di Joseph Ratzinger vadano in altra direzione, quella di una ricerca ben radicata nella tradizione, non nel conservatorismo.
Sembra che a Benedetto XVI stia a cuore arrivare ad una nuova formulazione liturgica, oltre il Novus e il Vetus Ordo. Allo stesso modo, sono convinto che egli stia attendendo una nuova arte sacra. Lo sostiene anche nell' "Introduzione allo spirito della liturgia", con tutta la prudenza di chi sa quanto sia difficile dare vita ad una cultura contemporanea rinnovata dalla fede.
Tra l'altro, seguendo l'analisi di Langone, potrebbe passare la semplificazione che il problema sia solo bloccare le archistar "moderniste" e non tenere conto che la maggioranza degli interventi sono effettuati da personaggi per i quali il linguaggio modernista è solo una coperta (corta) per nascondere una totale povertà di linguaggio, di cultura e di sensibilità.
Ciro Lomonte

Caterina63 ha detto...

Caro Ciro....un conto sono le riforme e l'accogliere il nuovo da FAR ANDARE DA'CCORDO CON L'ANTICO...altra cosa è lo scempio che è stato fatto non semplicemente aggiungendo qualcosa di nuovo, ma annullando ogni riferimento all'Antico...

Bellissime riflessioni che tuttavia, per noi piccolo gregge, impossibilitati a far valere le ragioni di una lunga serie di contestazioni (neppure tanto silenziose) contro la nuova architettura a-cattolica... non ci danno molte speranze...

Ed io, che sono notoriamente ottimista per natura, vedo invece in questo argomento una devastazione che porterà a compimento il cancellare alle nuove generazioni la memoria della Tradizione Cattolica nei nostri luoghi di culto, attraverso la quale attenzione, non si tratta semplicemente di arte, ma DI CULTO...DI CULTO PRETTAMENTE CATTOLICO...
Mi spiegate come potrebbe mai avvenire la Messa di sempre in certe chiese di recente costruzione dove il Tabernacolo è letteralmente assente perchè ESILIATO NELLE STANZE FUORI DELLA CHIESA? Chiese spoglie, cementate, prive di ogni garbo ecclesiale, PRIVE DI PRESBITERIO....prive di accessori squisitamente e liturgicamente cattolici...
NON chiese, MA CENTRI DI ASCOLTO, CENTRI DI ASSEMBLEE...centri sociali...

Queste sono diventate le nostre Chiese parrocchiali CON TANTO DI IMPRIMATUR DEI VESCOVI....
una volontà perversa atta proprio a distruggere la Tradizione in ciò che visibilmente potesse ricordarlo...

Ora ci si lamenta della carenza di vocazioni...ma che vocazioni volete possano scaturire da chiese private di ogni SACRALITA' ma anche private della nostra identità cattolica?

Anonimo ha detto...

Debbo ammettere che il mio commento è stato dettato dalla passione e dalla fiducia nella ricerca progettuale di tanti amici e colleghi.
Forse è inevitabile ritornare alla tradizione, in attesa di formare di nuovo un humus culturale e artistico sul quale fioriscano nuove genialità.
La sperimentazione fine a sé stessa produce solo frutti amari.
Ciro Lomonte