venerdì 16 ottobre 2009

Messa in rito carmelitano



di Daniele Di Sorco


Apprendo da New Liturgical Movement che su youtube è disponibile una serie di video che mostrano una Messa completa nel rito utilizzato dai Carmelitani dell'Antica Osservanza (calzati) prima delle riforme postconciliari. Ecco i collegamenti:

1) Introduzione e preghiere ai piedi dell'altare (la cerimonia vera e propria comincia dopo 4 minuti e mezzo).

2) Kyrie e Gloria

3) Epistola e preparazione del calice.

4) Vangelo e inizio dell'omelia.

5) Credo e Offertorio.

6) Prefazio e Canone.

7) Dal Pater noster alla Comunione.

8) Conclusione.


Do un elenco delle principali differenze rispetto al rito romano:

1) Al principio della Messa, dopo il segno di croce, si omette l'antifona Introibo, il salmo Iudica me e il versetto Adiutorium; al loro posto si dice il versetto Confitemini Domino quoniam bonus. R. Quoniam in saeculum misericordia eius.

2) Il Confiteor e il Misereatur presentano diverse variazioni: Confiteor Deo omnipotenti, beatae Mariae semper Virgini, beato Patri nostro Eliae, omnibus Sanctis, et vobis, fratres, quia peccavi nimis cogitatione, locutione, opere et omissione: mea culpa. Ideo precor beatam Mariam semper Virginem, beatum Patrem nostrum Eliam, omnes Sanctos et vos, fratres, orare pro me ad Dominum Iesum Christum. - Misereatur tui omnipotens Deus et dimittat tibi omnia peccata tua: liberet te ab omni malo, conservet et confirmet in omni opere bono, et perducat ad vitam aeternam. Amen.

3) Dopo che i ministri hanno ripetuto il Confiteor e ricevuto l'assoluzione (l'Indulgentiam è come nel rito romano) si dice il versetto Adiutorium nostrum.

4) Nella preghiera Aufer a nobis si dice cunctas iniquitates anziché semplicemente iniquitates.

5) La liturgia della parola si svolge come nel rito romano. Tuttavia al titolo del Vangelo si risponde: Gloria tibi, Domine, qui natus es de Virgine, cum Patre et Sancto Spiritu in sempiterna saecula. Amen. Questo almeno secondo la Synopsis rituum dalla quale trascrivo i testi della liturgia carmelitana. Noto però che nel video la risposta è identica a quella del rito romano. Può anche essere che la risposta lunga fosse impiegata alla Messa letta e quella breve alla Messa in canto.

6) Alla Messa solenne il calice viene portato all'altare e riempito di acqua e vino prima del Vangelo; alla Messa letta e cantata, invece, la preparazione del calice viene compiuta dal sacerdote prima dell'inizio della Messa.

7) I riti di Offertorio sono molto diversi rispetto alla liturgia romana. Si omette l'Oremus prima dell'antifona. Scoprendo il calice si dice: In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen. Pane e vino sono offerti insieme, con la patena collocata sopra il calice, dicendo: Acceptabilis sit maiestati tuae, omnipotens Deus, oblatio haec: quam tibi offerimus pro reatibus et facinoribus nostris: et pro stabilitate sanctae Ecclesiae catholicae, necnon et pro animabus omnium fidelium defunctorum. Per Christum Dominum nostrum. Amen. La patena viene collocata sotto il corporale. Sarà consegnata al suddiacono solo al Sanctus.

8) Segue la preghiera Suscipe, sancta Trinitas, caratterizzata anch'essa da alcune differenze rispetto al rito romano: Suscipe, sancta Trinitas, hanc oblationem, quam tibi offerimus in commemorationem passionis, resurrectionis, ascensionis in caelum Domini nostri Iesu Christi, et honore beatae et gloriosae Dei genitricis semperque Virginis Mariae, et omnium Sanctoum, qui tibi placuerunt ab initio mundi: ut illis proficiat ad honorem, nobis autem ad salutem; et omnibus illis pro nobis intercedentibus in caelis, sit in salutem vivorum et requiem defunctorum. Qui vivis et regnas in saecula saeculorum. Amen.

9) Le offerte, quindi, vengono benedette con la formula: Benedictio Dei omnipotentis, Patris et Filii et Spiritus Sancti, descendat super hanc oblationem et maneat semper. Amen. Durante l'incensazione delle offerte si dice, come nel rito romano, Incensum istud. Il resto dell'incensazione avviene in silenzio. La lavanda delle mani non presenta differenze. Dopo di essa si dice: In spiritu humilitatis et in animo contrito suscipiamur a te, Domine, et sic fiat sacrificium nostrum ut a te suscipiatur hodie et placeat tibi, Domine Deus. Amen. Si noti l'inversione: nel rito romano In spiritu humilitatis si dice prima di benedire le offerte e Suscipe, sancta Trinitas dopo essersi lavati le mani.

10) All'Orate, fratres si risponde: Memor sit Dominus omnis sacrificii tui: et holocaustum tuum pingue fiat, tribuat tibi secundum cor tuum et omnem consilium tuum confirmet. La secreta è preceduta da Domine, exaudi, come le orazioni del Breviario.

11) Il prefazio, il canone e il Pater noster si svolgono come nel rito romano. Tuttavia all'Unde et memores si tengono le braccia allargate in forma di croce, come nel rito ambrosiano, e al Supplices te rogamus si incrociano sul petto. Notare che il Libera nos si dice tenendo la patena sollevata, anziché appoggiata all'altare. Solo al termine della preghiera si fa con essa il segno della croce, dopo averla baciata e appoggiata su entrambi gli occhi.

12) Facendo cadere il frammento di ostia nel calice si dice: Haec sacrosancta commixtio Corporis et Sanguinis Domini nostri Iesu Christi fiat mihi et omnibus sumentibus salus mentis et corporis, et ad vitam aeternam promerendam atque capessendam praeparatio salutaris. Per eundem Dominum nostrum Iesum Christum. Dopo la frazione, la parte sinistra dell'ostia non viene deposta sulla patena, ma è tenuta in mano fino alla Comunione.

13) Particolarissimo il rito della pace. Il celebrante, dopo aver detto Domine Iesu Christe, qui dixisti, bacia la palla e il labbro del calice. Poi, continuando a tenere l'ostia con la sinistra e rimanendo rivolto all'altare, pone la mano destra sulla spalla del diacono e gli dice: Habete vinculum caritatis, ut apti sitis sacrosactis mysteriis Domini nostri Iesu Christi.

14) Le preghiere che si recitano per prepararsi alla Comunione sono come nel rito romano. Prendendo l'ostia, però, al posto di Panem caelestem si dice: Salve, Salus mundi, Verbum Patris, Hostia sacra, viva Caro, Deitas integra, verus Homo.

15) Anche le preghiere che accompagnano le abluzioni sono del tutto analoghe a quelle della liturgia romana. Tuttavia, alla fine del Quod ore sumpsimus, c'è una piccola aggiunta: ... remedium sempiternum in vitam aeternam.

16) Dopo le abluzioni si recita l'invocazione: Tibi laus, tibi gloria, tibi gratiarum actio, o beata et benedicta et gloriosa Trinitas, Pater et Filius et Spiritus Sanctus.

17) La conclusione della Messa si svolge come nel rito romano, salvo alcune variazioni di poco conto nella preghiera Placeat. Tuttavia dopo la benedizione e prima dell'ultimo Vangelo si recita il Salve, Regina con relativo versetto e orazione.

18) Si noti, infine, che i ministranti indossano il camice al posto della cotta. Questo avveniva anche presso i Domenicani, ma soltanto nei giorni più solenni.


Il motu proprio Summorum Pontificum, pur riguardando solo il rito romano, ha dato avvio a un consistente movimento di riscoperta degli altri riti latini nella forma utilizzata prima delle riforme postconciliari. Nella diocesi di Milano si celebra regolarmente il rito ambrosiano antico. E già da qualche tempo i Domenicani americani si stanno distinguendo per la riscoperta del loro rito proprio (vedi questo articolo sullo status canonico del rito domenicano), purtroppo abbandonato nel 1969 a favore del rito romano. C'è da augurarsi che anche i Carmelitani dell'Antica Osservanza facciano qualche passo nella stessa direzione.

14 commenti:

Caterina63 ha detto...

Grazie Daniè....un bellissimo lavoro che mi fa scoprire, per la prima volta, che esiste(=va?) un rito anche Carmelitano....
^__^

bedwere ha detto...

Questi monaci del Wyoming usano tale rito:

Carmelite Monks

El Cid ha detto...

Molte di queste varianti potrebbero essere integrate nei testi del NOM oggetto di riforma della riforma. Che ne dite?

Anonimo ha detto...

No, Bedwere, non usano "quel" rito, inquanto tale rito è proprio dei carmelitani dell'antica osservanza (calzati), mentre i monaci de wyoming sono carmelitani riformati (scalzi).

bedwere ha detto...

Da quel che ho letto io in blog americani, non appartengono nessuno dei due ordini, ma si ispirano per la liturgia ai calzati e per il resto agli scalzi.

Anonimo ha detto...

Sbaglio o l'acqua viene versata con un cucchiaino?

bedwere ha detto...

Si`, e` il rito carmelitano e celebrano anche in parrocchie:

The Catholic Community of Northwest Wyoming

Daniele ha detto...

Dalle commistioni non si ottiene mai nulla di buono. La riforma liturgica postconciliare l'ha dimostrato. Quando si tenta di costruire un rito a tavolino, eliminando le parti ritenute più deboli del rito storico e integrandole con le parti ritenute più belle di altri riti, i risultati non possono che essere negativi. Un rito, infatti, è un tutto organico, in cui ogni parte - indipendentemente dalla sua origine storica e dal suo valore intrinseco, è in funzione delle altre. Serve cioè a comprendere le altre nel loro senso proprio.

Pensare di ottenere un rito migliore sommando le parti migliori di tanti riti, sarebbe come pretendere di ottenere un quadro più bello incollando insieme le parti più belle di quadri di Giotto, Tiziano, Caravaggio e Tiepolo. Il risultato ognuno lo immagina. Ne abbiamo una pratica dimostrazione nel novus ordo.

La riforma della riforma, quindi, per non essere un'ulteriore toppa in un vestito già rattoppato e liso, dovrà procedere nella direzione indicata dal Santo Padre quando era Cardinale: ripresa del rito antico con alcune piccole riforme che non ne alterino la sostanza e la struttura generale. Diversamente ci troveremo di fronte a un altro pot pourri, forse meno peggiore dell'attuale, ma certamente incapace di dare una risposta adeguata alla crisi liturgica.

Luisa ha detto...

Mi permetto di chiedere ai gestori di questo sito perchè non danno spazio al sondaggio commissionato da Messa in latino alla Doxa .
I risultati sono rivelatori e straordinari.

http://blog.messainlatino.it/2009/10/risultati-del-sondaggio-assolutamente.html

bedwere ha detto...

Scusa Daniele, ma sei sicuro che sia cosi`? Io ho l'impressione che siano semplicemente religiosi che, pur non essendo O.Carm., celebrano con il rito carmelitano. Dove hai letto che fanno mescoloni?

El Cid ha detto...

Caro Daniele, mi spiega perchè un gesto o una bella espressione dovrebbe morire in un rito di nicchia, invece che essere reso disponibile ai più? Nella storia liturgica, poi, il processo di osmosi nel bene e nel male c'è sempre stato.

Daniele ha detto...

Mi riferivo alla proposta di El Cid. Al quale rispondo che i riti degli ordini religiosi non erano di nicchia, visti i numeri sui quali potevano contare prima del Concilio. E comunque l'unica liturgia non di nicchia è la romana, insieme, forse, alla bizantina. Le altre sono circoscritte o a determinati luoghi o a determinate categorie di persone. Se dovessimo mettere insieme le belle espressioni di ciascuna di esse, otterremmo un rito della durata di dieci ore. Non potendolo fare, conserviamo a ciascuno la propria specificità. Come nella vita una persona è bella nel suo insieme e non perché assomma un numero maggiore o minore di particolari ben riusciti, così nella liturgia un rito è efficace nel suo complesso e non in virtù della perfezione di tutte le sue parti. L'osmosi c'è stata, è innegabile, anche dopo la codificazione dei riti storici, ma prima di tutto non è stata realizzata a tavolino, e in secondo luogo non ha alterato la struttura di fondo del rito né le sue caratteristiche distintive. Ora, la differenza tra il rito romano e gli altri riti latini (ad eccezione del mozarabico) è talmente risibile, che basterebbe operare una contaminazione anche piccola per snaturare completamente sia l'uno che gli altri e fonderli insieme in un unico rito latino.

El Cid ha detto...

Non sto mica dicendo di toccare il Vetus Ordo.
Ma, se al Mysterium Fidei del NOM si proclamasse (fatte salve le risposte attuale) anche "Salve, Salus mundi, Verbum Patris, Hostia sacra, viva Caro, Deitas integra, verus Homo"
o, se al posto della PE 5°, si usasse la 5° ambrosiana,
snaturerebbe così tanto?

Daniele ha detto...

È difficile snaturare ciò che non ha natura propria o che ne ha una molto debole. Poiché il NOM è nato stato concepito come sintesi di elementi rituali eterogenei, non credo che contaminarlo ulteriormente farebbe qualche differenza. Quindi, personalmente, non ho nulla in contrario.