giovedì 1 ottobre 2009

Daniel-Rops: La Messa è questa e non altro.

Dopo quella di Gueranger, un'altra straordinaria opera sulla Messa tradotta dalle Suore Francescane dell’Immacolata.



Henri Daniel-Rops

QUESTA E' LA MESSA Riflessioni e meditazioni sulla Messa di san Pio V

Introduzione dell’Arcivescovo Fulton J. Sheen


Traduzione a cura delle
Suore Francescane dell’Immacolata.


Per richieste:
Suore Francescane dell’Immacolata
Monastero delle Murate
06012 Città di Castello (PG)
Tel. 075/8555779
e.mail: francescanecittacastello@interfree.it



Nota del traduttore

Il Motu Proprio Summorum Pontificum di Sua Santità Benedetto XVI, entrato in vigore il 14 luglio 2007, ha restituito, a partire da quella data, piena cittadinanza alla Messa tradizionale, dopo 40 anni di vero e proprio “embargo ecclesiastico”. Ma la strada per la ripresa della Messa secondo il Rito romano antico si presenta tutt’altro che facile. La coltre d’oblio lasciata cadere su questo inestimabile tesoro della Fede cattolica ostacola sensibilmente la ripresa del Rito antico, più volte auspicata dal Santo Padre.

Per contribuire alla rinascita della Santa Messa tradizionale, nel primo anniversario del documento papale abbiamo ristampato il volumetto su La Santa Messa di dom Prosper Guéranger, abate di Solesmes. In occasione del secondo anniversario proponiamo ai fedeli un testo altrettanto aureo, dal titolo Questa è la Messa, di Henri Daniel-Rops (1901-1965), accademico di Francia, e celebre storico e letterato francese. Il testo è stato da noi liberamente tradotto, e in alcuni punti rimaneggiato, dall’edizione in lingua inglese, che apparve negli Stati Uniti, nel 1958, con un’ampia prefazione dell’arcivescovo Fulton J. Sheen (1895-1979), allora vescovo ausiliare di New York. L’opera ci sembra tanto più significativa in quanto l’autore, Daniel-Rops – il cui nome è stato recentemente ricordato anche da Benedetto XVI nel suo Gesù di Nazaret – non può esser ascritto al movimento tradizionalista o “ultramontano” francese. Scrittore cattolico di largo successo, di posizioni politiche e religiose “moderate”, Daniel-Rops dà voce a quello che, fino alla riforma liturgica del 1969, era l’“unum sentire” della Chiesa cattolica. Espressione di questo stesso “idem sentire” è la prefazione di mons. Fulton Sheen, di cui nel 2002 è stata aperta la causa di beatificazione. Queste pagine, attraverso la spiegazione delle singole parti della Messa, accompagnate da toccanti elevazioni dell’anima, aiutano a penetrare – per quanto possibile a umano intelletto – il grande mistero che ogni giorno si compie sui nostri altari, «dove il sacrificio della Croce è perpetuamente rappresentato» (Concilio di Trento).

Benedetto XVI, ancora cardinal Ratzinger, rilevò con estrema acutezza mista a preoccupazione quanto l’idea del Sacrificio stesse divenendo estranea alla moderna liturgia omologandola al Credo luterano. Per Martin Lutero, infatti, parlare di Sacrificio era “il più grande e più spaventoso abominio” nonché una “maledetta empietà”. «[Ma certo] – affermò il Cardinale – una parte non trascurabile di liturgisti sembra praticamente giunta al risultato di dare sostanzialmente ragione a Lutero contro [il concilio di] Trento nella disputa del XVI secolo. [...] Il nuovo illuminismo oltrepassa però di gran lunga Lutero [...]. Ritorniamo al nostro quesito fondamentale: è giusto qualificare l’Eucarestia come Divin Sacrificio o è questa una maledetta empietà? [...] La Scrittura e la Tradizione formano un tutto inseparabile, ed è questo che Lutero [...] non ha potuto vedere»1.
La Messa è, dunque, il Sacrificio del Calvario attualizzato sui nostri altari. La celebrazione eucaristica secondo il Vetus Ordo Missæ con evidenza solare manifesta l’idea del Sacrificio in ogni sua parola, in ogni gesto, in ogni cerimonia che vi si compie. «L’augusto Sacrificio dell’altare – si legge nell’enciclica Mediator Dei del Sommo Pontefice Pio XII di venerata memoria – non è, dunque, una pura e semplice commemorazione della passione e morte di Gesù Cristo, ma è un vero e proprio sacrificio, nel quale, immolandosi incruentamente, il Sommo Sacerdote fa ciò che fece una volta sulla Croce offrendo al Padre tutto se stesso, vittima graditissima». «Una e identica è la vittima; Egli medesimo, che adesso offre per il ministero dei sacerdoti, si offrì allora sulla Croce; è diverso soltanto il modo di fare l’offerta». Questo – e non altro – è la Messa.


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