venerdì 4 settembre 2009

Quaestiones: l'aspersione domenicale.

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"Quali sono le regole che normano l’aspersione domenicale? Il messalino che adopero io (quello commentato da dom Lefebvre) dice che “nella Messa solenne della Domenica il sacerdote ci asperge con l’acqua benedetta” (pag 1044).
In base alla mia esperienza posso dire che nei priorati della FSSPX come anche nelle cappelle dell’IBP o dell’ICRSP che mi è capitato di frequentare in Francia la Messa cantata della domenica è preceduta dall’aspersione. Viceversa domenica 16 agosto u.s. a Lourdes, nella basilica dell’Immacolata, la Messa è iniziata direttamente con l’introito. C’è qualcuno che può illuminarmi in proposito?

Grazie.

Joseantonio"

Negli Ordo divini Offici recitandi Sacrique peragendi pubblicati dalla Libreria Editrice Vaticana prima della riforma liturgica si legge: "Omnibus dominicis ante Missam conventualem fit aspersio aquae benedictae per celebrantem (non per alium): quae aspersio fieri potest etiam ante Missam paroecialem".

Questa breve indicazione sintetizza le principali disposizioni del diritto liturgico in merito all'aspersione solenne dell'acqua benedetta prima della Messa, e cioè:

1 - Si può fare solo nelle domeniche, non negli altri giorni festivi, per quanto solenni. Rituale Romanum, IX, III, 1: "Benedictio populi cum aqua benedicta diebus dominicis impertienda". Fa eccezione soltanto, in seguito alla riforma della Settimana Santa (1955), la domenica delle Palme, in cui l'aspersione dell'acqua benedetta che avveniva prima dalla benedizione e processione delle palme è soppressa. A fortiori l'aspersione non dev'essere compiuta neppure prima delle altre Messe della giornata. Ordo Hebdomadae sanctae Instauratus, Dom. II Passionis seu in Palmis, De solemni palmarus processione, 1: "Omissa aspersione aquae".

2 - Deve avvenire subito prima della Messa, non dopo di essa, da sola o in congiunzione con altra funzione. Decreto 1322, 3.

3 - È obbligatoria prima della Messa conventuale. Caeremoniale Episcoporum, II, XXXI, 4: "[In cathedralibus] absente Episcopo et in collegiatis semper dominicis diebus fit". Tale norma per diritto comune vale non solo per i capitoli delle cattedrali e delle collegiate, ai quali esplicitamente si riferisce il Caeremoniale Episcoporum, ma anche per le altre comunità che hanno, secondo le leggi ecclesiastiche, l'obbligo del coro. Infatti le rubriche non fanno differenza tra la Messa conventuale capitolare e quella comunitaria, ma parlano di "Missa quae ab iis, qui per leges Ecclesiae choro adstringuntur, in coniunctione cum Officio divino cotidie celebranda est". Rubricae generales Missalis romani, 285. Pertanto le norme generali che concernono la sua celebrazione valgono sia per i capitoli cattedrali e collegiali che per le comunità religiose obbligate al coro, ivi comprese quelle femminili, le quali, se hanno l'obbligo dell'Ufficio divino, hanno pure quello della Messa conventuale. Probabilmente esiste un decreto della Sacra Congregazione dei Riti che espone queste norme in modo più chiaro, ma non ne sono a conoscenza.

4 - È facoltativa prima delle altre Messe. Decreto 4051, 1. In genere si fa prima della Messa parrocchiale, principale (nelle chiese non parrocchiali) o comunitaria (nelle chiese di una comunità religiosa senza obbligo del coro), che sono in qualche modo considerate l'equivalente della Messa conventuale nelle chiese senza coro. Sebbene l'aspersione con l'acqua benedetta sia un rito solenne, che di per sé deve aver luogo soltanto prima della Messa principale del giorno, non esiste alcuna norma positiva che impedisca di impartirla prima di altre Messe o anche di iterarla nel corso della giornata. Il diritto particolare può in determinati casi trasformare la facoltà in obbligo. Per esempio il Sinodo Diocesano Livornese (art. 291) rese obbligatoria nella diocesi l'aspersione dell'acqua benedetta prima della Messa parrocchiale.

5 - Deve essere impartita dal sacerdote che celebra la Messa e non da un altro, neppure dal Vescovo. Caeremoniale Episcoporum, II, XXXI, 3: "Canonicus vel alius celebraturus [Missam]". Rituale Romanum, IX, III, 1: "Sacerdos celebraturus [Missam]". Trimeloni (Compendio di liturgia pratica, 486, 2) cita in nota ben nove decreti della Sacra Congregazione dei Riti che ribadiscono questo obbligo. Il Vescovo assistente ha il privilegio di ricevere l'aspersorio dal celebrante e di aspergere se stesso, il celebrante e i sacri ministri, ma non quello di presiedere la funzione. Caeremoniale Episcoporum, II, XXXI, 3. (DDS)

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