martedì 8 settembre 2009

Oggi è stata generata la porta che guarda a Oriente.

La festa della Natività della Madre di Dio nella tradizione bizantina.




di Manuel Nin

L'anno liturgico nella tradizione bizantina inizia il 1° settembre, quando un tempo in Oriente iniziava anche l'anno civile, e la prima delle grandi feste è la Natività della Madre di Dio, così come l'ultima è quella della sua Dormizione. Di origine gerosolimitana, la festa - che si protrae fino al 12 settembre - è legata alla dedicazione di una chiesa nel luogo ritenuto casa di Gioacchino e Anna, genitori di Maria, e viene introdotta a Costantinopoli nel vi secolo e a Roma alla fine del secolo successivo.

Il 7 una prefesta annuncia la gioia che la Natività di Maria porta al mondo, perché la Vergine diventa la porta da cui entra il Signore. La celebrazione ha uno sfondo di personaggi e temi presi dal Protovangelo di Giacomo, con la narrazione della storia di Gioacchino e Anna - entrambi anziani e lei sterile - che accolgono nello stupore e nella meraviglia la benedizione di Dio nella nascita della loro figlia.

L'ufficiatura con la parola "oggi" sottolinea l'attualità salvifica del mistero che celebra la liturgia, che non evoca fatti passati, avvenuti una volta e soltanto ricordati, ma li fa presenti in modo vivo e reale nella vita della Chiesa e di ciascuno dei cristiani. Il vespro prevede tre letture dell'Antico Testamento: la scala vista in sogno da Giacobbe (Genesi, 28, 10-17); la porta chiusa attraverso la quale passerà soltanto il Signore (Ezechiele, 43-44); la Sapienza che si costruisce una casa (Proverbi, 9, 1-11).

Il testo della profezia di Ezechiele scandisce diversi tropari che lo cantano in chiave cristologica: "Il libro del Verbo della vita è uscito dal grembo; la porta che guarda a oriente è stata generata e attende l'ingresso del sommo sacerdote"; "unica porta dell'unigenito Figlio di Dio, che attraversandola l'ha custodita chiusa"; "oggi le porte sterili si aprono e ne esce la divina porta verginale"; "il profeta ha chiamato la Santa Vergine porta invalicabile, custodita per il solo Dio nostro: per essa è passato il Signore, da essa procede l'Altissimo e la lascia sigillata".

Ed ecco le figure di madre e figlia, Anna e Maria: la sterile genera colei che genererà l'autore della vita "perché da sterile radice ha fatto germogliare per noi, come pianta portatrice di vita, la Madre sua"; "oggi le porte sterili si aprono e ne esce la divina porta verginale. Oggi la grazia comincia a dare i suoi frutti, manifestando al mondo la Madre di Dio, per la quale le cose terrestri si uniscono a quelle celesti, a salvezza delle anime nostre".

I testi innografici sottolineano il parallelo tra colei che era sterile e colei che genera la vita: da una donna sterile il Signore fa nascere la Vergine. Uno dei tropari del mattutino, inoltre, a partire dal libro dei Numeri (17, 23, con la verga di Aronne fiorita), introduce il tema dell'albero della croce nella vita della Chiesa: "Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa, un tempo sterile, è fiorito ora l'albero della croce come forza e sostegno".

I testi mettono in rilievo la centralità di Maria nel mistero della salvezza adoperato da Cristo: "La regina, l'immacolata sposa del Padre"; "lo strumento verginale, il talamo regale nel quale è stato portato a compimento lo straordinario mistero della ineffabile unione delle nature che si congiungono in Cristo". Ancora, a partire dalla lettura di Isaia (6, 6), Maria viene invocata come "incensiere d'oro del divino carbone ardente" che "colma di fragranza il mio cuore". Nelle tradizioni liturgiche orientali i santi misteri del Corpo e del Sangue di Cristo vengono chiamati "brace divina", carbone ardente che purifica le labbra e il cuore dell'uomo.

L'icona della festa riprende con molte somiglianze quelle della nascita del Battista e di Cristo. Nella parte centrale Anna è sdraiata sul letto, dopo aver partorito Maria, nella stessa posizione di Elisabetta e di Maria. La vecchiaia di Elisabetta, la sterilità di Anna, la verginità di Maria, donne simbolo della Chiesa diventata feconda per mezzo del battesimo. E in tutte e tre le icone il neonato viene lavato in un catino, con simbologia chiaramente battesimale. La celebrazione della Natività della Madre di Dio porta così la gioia a tutte le Chiese, perché da essa nascerà colui che, per mezzo della croce e della risurrezione, è la vita e la salvezza degli uomini.

Fonte © L'Osservatore Romano - 7-8 settembre 2009.


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Il culto della Natività di Maria

di Abramo Morandi & Cristina Volontè


Origini della festa


La fonte più antica ritenuta attendibile dalla Chiesa, che illustra la nascita e l’infanzia di Maria, è costituita dal “Protoevangelo” (Vangeli Apocrifi) di Giacomo risalente al II secolo d.C.

Nel testo vengono illustrati momenti salienti della sua vita: il matrimonio dei genitori Gioacchino ed Anna della tribù di Giuda della stirpe di Achar, la concezione dopo vent’anni senza prole, la nascita e la presentazione al tempio (il tutto inserito nella cornice delle vicende della città di Gerusalemme).

La sorte toccata alla casa natale di Maria non è disgiunta da quella subita dalla città di Gerusalemme, con persecuzioni, distruzione del tempio, trasformazione in luogo di culto pagano, allontanamento dei giudei, ecc.. Con l’arrivo dell’imperatore Costantino e di sua madre Elena a Gerusalemme nella prima metà del secolo IV, dopo la libertà data alla religione cristiana, si apre una nuova era ai luoghi santi: gli scavi condotti hanno permesso di rintracciare, tra le costruzioni volute dalla famiglia imperiale, i ruderi di un oratorio sul luogo che la tradizione indica quale casa natale di Maria..

Con il III Concilio di Efeso del 431 che sancì la legittimità del titolo “Madre di Dio” per Maria, si ebbe una fioritura di feste mariane nel calendario liturgico, tra le quali: la Natività, la Presentazione al Tempio, l’Annunciazione e la Dormizione.

La data della festa della Natività di Maria venne fissata in Gerusalemme nella prima metà del secolo V, ai tempi del patriarca Giovenale e dell’imperatrice Eudossia, : l’8 settembre in occasione della dedicazione della Basilica di Santa Maria, edificata sul luogo della casa natale di Maria.

Tale data venne scelta anche in relazione all’antico anno liturgico che iniziava con il mese di settembre: in tal modo veniva data una cornice “mariana” allo stesso. Infatti la Natività di Maria precede ed annuncia le feste del primo polo (Natale ed Epifania) assumendo il valore di inizio dell’anno liturgico. Segue poi il polo cristologico (Pasqua e Pentecoste) accompagnato dall’Assunzione di Maria che diviene conseguenza dell’opera di salvezza e chiusura dell’anno liturgico.

Da Gerusalemme la festa della Natività venne introdotta a Costantinopoli: il primo documento che ne attesta la presenza è un inno del diacono Romano il Melode, composto prima del 548: quale diacono saliva nell’ambone, cantava il proemio e le strofe facendo ripetere il ritornello finale a tutti i presenti: “è la Madre di Dio, nutrice della nostra vita”. Il testo è tuttora parzialmente in uso nell’ufficiatura della festa che, per la chiesa bizantina, ricalca ancora quella in uso dal IX secolo con un giorno di prefesta, quattro di dopofesta e la chiusura il 13 settembre.

La prima commemorazione mariana che si conosca a Roma è quella del mercoledì delle Quattro Tempora di Avvento, introdotta da papa Leone Magno (440-461) nella liturgia romana. Verso il 595 papa Gregorio Magno (590-604) inaugura l’”ottava di Natale” considerata la prima festa mariana della liturgia latina.

A Roma, nei secoli V e VI, era presente una numerosa colonia greca che introdusse nel mondo latino alcune feste religiose di origine orientale, tra le quali quella della Natività di Maria. Si attribuisce a Papa Sergio I (687-701), nato ad Antiochia e che fa parte del gruppo di papi di origine orientali saliti al soglio pontificio tra il VI ed il VII secolo, la solenizzazione di festività mariane nel calendario romano tra cui, per l’appunto, quelle della Natività e della Dormizione di Maria.

Da Roma la festa venne diffusa nell’Occidente e divenne molto popolare in Francia dove, nel Medioevo, era celebrata con tanta solennità religiosa da essere conosciuta come “festa angioina” e si finì di parlare di una sua origine miracolosa dovuta nientemeno che ad un intervento espresso di Maria, la quale ne avrebbe richiesto l’istituzione.

Dal XI secolo la festa acquista sempre più importanza tanto da diventare festa di precetto e da meritare un’ottava.

Nel 1243 Papa Innocenzo IV stabilì che la Natività assumesse il ruolo di festa obbligatoria per la chiesa latina, sciogliendo così un voto formulato dai cardinali elettori nel Conclave del 1241 e ostacolati dalle ingerenze di Federico II che per tre mesi li tenne prigionieri.

Nel secolo XIV la festa della Natività di Maria si meritò anche la sua vigilia, prescritta da Gregorio XI (morto nel 1378), che la volle con un suo digiuno e ne compose la Messa.

Papa Pio X (1903-1914) tolse la Natività di Maria dall’elenco delle feste di precetto e ridusse l’ottava a semplice. Pio XII (1939-1958) con la riforma liturgica, abolì l’ottava.



Il culto a Milano

Contrariamente alla conoscenza maggiormente diffusa, la prima chiesa titolata alla Natività di Maria non è il Duomo di Milano.

Il primo edificio con tale dedica risale al 1007 allorchè, ai tempi dell’arcivescovo Arnolfo, il nobile Fulcuino – figlio di Bernardo, fece costruire una chiesa titolata “Santa Maria di Fulcuino” nella zona del teatro romano (attuale piazza degli Affari). Dalla corruzione del titolo e del suo appellativo secondario è nato il nome di “santa Maria Fulcorina” che ha indicato per secoli anche un vicolo milanese. La chiesa viene anche ricordata dagli studiosi perché, in quegli anni travagliati dalla simonia (vendita di benefici ecclesiastici) e dalla presenza di clero che non osservava il celibato nonostante le prescrizioni e le sanzioni adottate nei vari canoni conciliari e sinodali, è la prima il cui atto di fondazione precisa in modo chiaro a chi dovevano essere destinati i benefici del testatore. Infatti la situazione della chiesa in generale vedeva una forte dispersione dei beni lasciati a disposizione: i testatori sino ad allora avevano solo richiesto obblighi di suffragi annuali permettendo alla comunità religiosa beneficiante di disporre dei lasciti senza disciplinare le rogazioni ai funzionanti ed ai poveri. Accadeva così che preti con prole utilizzassero tali eredità per assicurare un avvenire ai figli, rendendoli spesso successori nel benficio ecclesiatico.

Santa Maria Fulcorina era piccola e secondo le fonti abbastanza trascurata sin dalla fondazione: venne data in ufficio a “Disciplinanti Scolari” provenienti da san Quirico e da san Protaso al Castello. Il Torre la chiama “Falcorina comunemente detta Castagnola” e la indica anche quale prima sede dei Padri Minori Conventuali di san Francesco, nel 1221: “…Vogliono alcuni scrittori, che con essi loro venissevi s. Francesco, e che vi abitasse, mostrandosi per fino a’ presenti giorni (1674) un piccolo camerino, in cui egli trattenevasi”. Successivamente vennero spostati i canonici “che salmeggiavano nel tempio dei santi Nabore e Felice” e, ai tempi di san Carlo fu “Seminario di Cherici”. Con Federico Borromeo tornò ad essere collegiata, sia pure con servizio solo domenicale. Dopo un rifacimento del 1734, con le leggi giuseppine di soppressione, venne demolita tra il 1799 ed il 1809 (le fonti non concordano sulla data).

Dopo l’ufficializzazione della festività dichiarata nel 1243 da Papa Innocenzo IV, lo stesso pontefice nel 1251 – l’8 settembre – è presente a Milano e concede l’indulgenza perpetua a chiunque avesse visitato la chiesina milanese nel giorno della ricorrenza della Nascita di Maria.

Contribuì poi a rendere ancora più popolare questo culto Azzone Visconti che nel 1336 introdusse tra i cittadini il rito delle offerte da raccogliersi l’8 settembre.

E’ con la peste del 1386 – a Milano uccide prevalentemente bambini – che la cittadinanza emette il voto per porre termine al flagello, della costruzione di un grandioso tempio dedicato a Santa Maria Nascente affinchè la Madonna interceda per la salvezza dei figli.

La costruzione del futuro Duomo ha inizio (e anche qui le fonti non concordano) tra il 1386 e il 1387, per iniziativa dell’arcivescovo Antonio di Saluzzo e del duca Galeazzo Visconti che nel 1387 decide di devolvere le offerte raccolte l’8 settembre in favore dell’erigendo tempio: la data ricordata è quella del 15 agosto.

Nel Duomo, che è la terza chiesa più grande del mondo, il 19 dicembre 1810 venne collocata sulla facciata una lapida a ricordo della dedicazione a Santa Maria Nascente. Nonostante ciò non è stata centralizzata la rappresentazione di questo soggetto nell’architettura della cattedrale, che è presente in opere di contorno e in altari secondari. Infatti il fulcro è stato attribuito alla Madonna Assunta a ricordo del primo giorno dei lavori di costruzione dell’edificio sacro.



Il culto di santa Maria Bambina

Intorno ai secoli X-XI nelle celebrazioni religiose venne introdotto l’utilizzo di statue lignee volute dalla gerarchia ecclesiastica per rendere più visibile il fulcro devozionale ai fedeli.

Le statue lignee che conobbero maggiore diffusione furono quelle di Gesù Bambino che riprendevano la rappresentazione della Natività di Cristo realizzata a Greccio nel 1223 da san Francesco. Tra tali statue la più famosa è quella della chiesa di santa Maria in Aracoeli di Roma, dove la quattrocentesca statua è sempre stata al centro di un forte culto per le doti taumaturgiche attribuitele nel proteggere dalle malattie infettive nella gravidanza e durante il parto.

Nel corso dei secoli la presenza di queste statue si diffonde anche in ambito domestico e monastico e si utilizzeranno materiali diversi come lo stucco e la cera, invece del marmo e del legno.

A partire dalla metà del Cinquecento i monasteri femminili diventano centri di produzione di questi simulacri grazie all’abilità ed alla pazienza delle monache ed è ai Padri Francescani che si deve principalmente la diffusione di questi Gesù Bambini.

Il cardinal Federico Borromeo (1564-1631), nella sua opera “De pictura sacra” immaginava la raffigurazione della Natività di Maria rappresentata da una bambina avvolta in fasce e adagiata in mezzo ad una grande luce attorniata da angeli maggiori e minori.

Ed è ad una Francescana che si deve il modello del simulacro più famoso di Maria Bambina che riprende l’immagine del cardinal Borromeo. Suor Isabella Chiara Fornari, superiora delle Francescane di Todi e dal cui convento venivano diffuse figure di Maria e di Gesù “quando erano pargoletti e di grandezza naturale” modellò il volto in cera tra il 1720 ed il 1730: rimase alla memoria che ella “riuscisse in questo lavoro con tale perfezione da sembrare che superasse la medesima arte”.

Il simulacro lavorato dalla Fornari fu portato a Milano da mons. Alberico Simonetta che nel 1738 faceva ritorno nella sua città natale dopo essere stato governatore di Camerino e, dal 1735, vescovo di Como. Alla sua morte, l’anno successivo, le Cappuccine del monastero di Santa Maria degli Angeli, alle quali il Simonetta aveva già donato una copia del simulacro, ottennero anche l’originale essendo dedite all’educazione della gioventù ed all’insegnamento della dottrina cristiana. In breve tempo esse si fecero apostole della devozione al mistero della Natività di Maria. Ne è testimonianza un libriccino, pubblicato nel 1757, sul cui frontespizio si legge che era “proposto ai veri devoti di Maria dalle madri Cappuccine presso le quali si conservava e venerava la celebre santa Bambina”; questa veniva rappresentata nella pagina accanto stretta nelle fasce ma in posizione eretta con una corona di dodici stelle. La pubblicazione contiene “un esercizio spirituale da farsi nel giorno otto di ogni mese in onore della natività ed infanzia di Maria Vergine, la novena per l’apparecchio alla di lei festa e la pratica di alcune devozioni e mortificazioni per ciascun mese”.

Dalla prefazione del libriccino si può conoscere che “la santa Madonnina era celebre nella città, si correva in folla a venerare nel suo devoto simulacro la santa Infanzia della gran Vergine Madre, riportandone singolarissime grazie”. Tale devozione venne bruscamente interrotta nel 1782 quando, in seguito alla legge di soppressione dei monasteri emanata dall’imperatore Giuseppe II, le trentatrè religiose di santa Maria degli Angeli dovettero cercare asilo nei pochi conventi risparmiati. Il simulacro venne portato tra le Agostiniane del convento di san Filippo in via Nuova (attuale san Barnaba) la cui chiesa era dedicata alla presentazione di Maria Bambina al tempio. Alla nuova soppressione delle congregazioni, decretata da Napoleone nel 1810, seguì un altro trasferimento del simulacro nel monastero delle Canonichesse Lateranensi ed infine pervenne, tramite don Luigi Bosisio parroco della chiesa di san Marco, nel 1842 a suor Teresa Bosio superiora delle suore di carità di via santa Sofia che operavano all’ospedale Ciceri.

L’ondata di liberalismo anticlericale, accentuato nel contesto politico italiano postunitario, vedeva una progressiva restrizione del culto di Maria Bambina che divenne privato e circoscritto alla cerchia delle suore.

Il 1884 segnò una svolta nel culto: il 9 settembre la postulante Giulia Macario di Lovere, gravemente malata, guarì miracolosamente dopo aver toccato il simulacro e divenne religiosa con il nome di suor Maria Bambina. Nei mesi successivi guarirono in modo prodigioso anche suor Crocifissa Mismetti e suor Giuseppa Woinovich ridestando una devozione già cara ai milanesi, anche se non mancò il riaccendersi delle tensioni, molte vive anche a Milano, tra cattolici e liberali.

Le suore di carità, custodi del simulacro, da quei tempi iniziarono ad essere chiamate Suore di Maria Bambina e diffusero la devozione in altri luoghi in cui operavano: Venezia, Thiene, Rovigo , Rovereto, Calcio, Bergamo, Sovere, Soresina, per arrivare nel 1984 all’erezione di una comunità a Nazareth.

Divenne tradizione beneaugurante donare una copia del simulacro di Maria Bambina ai novelli sposi, tradizione rimasta in uso da noi sino alla metà degli anni Cinquanta e che ancora si pratica diffusamente nel Sud America dove le suore sono presenti in terre di missione.


Fonte

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129. Quando celebra la Chiesa la festa della Natività di Maria Vergine?

La Chiesa celebra la festa della Natività di Maria Vergine nel giorno otto di settembre.

130. Perché si celebra la festa della Natività di Maria Vergine?

La Chiesa celebra la festa della Natività di Maria Vergine, perché ella fino dalla sua nascita fu la più santa di tutte le creature, e perché era destinata ad essere la madre del Salvatore.

131. Si celebra la festa della Natività solamente per la beata Vergine?

Si celebra la festa della Natività per la beata Vergine e per S. Giovanni Battista. Conviene osservare però che la beata Vergine non solo nacque in grazia, ma fu in essa grazia concepita; mentre di S. Giovanni Battista può dirsi soltanto che egli fu santificato prima di nascere.

132. Qual vita condusse la beata Vergine?

La beata Vergine, benché discendente dalla stirpe reale di David condusse vita povera, umile e nascosta, ma preziosa avanti Dio, non peccando mai neppur venialmente e crescendo continuamente nella grazia.

133. Che cosa vi è da ammirare in ispecial guisa nelle virtù della beata Vergine?

Nelle virtù di Maria Vergine vi é da ammirare in ispecial guisa il voto di verginità ch'ella fece fin da' suoi più teneri anni; cosa di cui non si aveva ancora esempio.

134. Che cosa dobbiamo noi fare nella festa della Natività di Maria Vergine?

Nella festa della Natività di Maria Vergine dobbiamo fare quattro cose:

  1. ringraziar Dio de' doni e delle prerogative singolari con cui l'ha privilegiata sopra tutte le creature;
  2. pregarlo per l'intercessione di lei, che distrugga in noi il regno del peccato, e ci renda fedeli e costanti nel suo divino servigio;
  3. venerare la santità di Maria, e congratularci con essa delle sue grandezze;
  4. procurare d'imitarla nel conservare gelosamente la grazia, e nell'esercizio delle virtù, principalmente dell'umiltà e della purità, per le quali ella meritò di concepire Gesù Cristo nel suo purissimo seno.

Fonte Catechismo Maggiore

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