sabato 5 settembre 2009

Il Presidente di Una Voce Italia sulla lettera di Maranatha.it al Papa.


Dopo la pubblicazione sul sito maranatha.it di una commovente lettera aperta al Santo Padre relativa alle difficoltà d'applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, abbiamo voluto sentire il parere di Riccardo Turrini Vita, presidente dell'associazione Una Voce Italia.

Fedele membro della parrocchia personale romana della Santissima Trinità dei Pellegrini, il Presidente Turrini Vita ci invita a riflettere sull'alternativa che le parrocchie personali potrebbero rappresentare di fronte agli ostacoli che i fedeli incontrano nel quadro diocesano.

1) Presidente Turrini Vita, cosa pensa della lettera aperta al Santo Padre pubblicata da maranatha.it? Secondo lei, in che modo la situazione descritta in questa lettera è rappresentativa della situazione in Italia?

R. Circa quell'appello, più che una lettera, bisogna distinguere il contenuto, la forma e lo stile, ed il mezzo.

I firmatari individuano bene che il fine del Pontefice è ottenere che il culto antico viva nella stessa pastorale ordinaria in cui vive il culto nuovo, ma la situazione di fatto è molto diversa, direi opposta.

La mia sensibilità e la mia educazione non mi fanno percepire la necessità di avere il culto antico nella propria parrocchia territoriale, però le ragioni affettive esposte nella lettera sono vere e nobili, ed anche di quelle dovrebbero "farsi carico", come si dice oggi, i parroci.

I fatti che rappresenta sono esperienza comune da decenni di chi abbia operato con Una Voce Italia ed anche di altri: rifiuto, derisione, scortesia. Dopo le più chiare determinazioni di diritto canonico, promulgate dal regnante Pontefice, i comportamenti lamentati dai due firmatari sono divenuti anche violazioni di legge.

Ho ripetutamente fatto osservare che il senso della legalità nella condotta del clero è rarefatto e ciò si mostra non solo nell'ambito liturgico. Molti chierici non avvertono il significato dell'obbligo di legge, e ciò, lo dico incidentalmente, scredita la pretesa "pastorale della legalità" che sentiamo talora proclamare.

Le radici di tale atteggiamento, oltre alla comune soggezione al peccato, sono molto ramificate e non risalgono solamente ai mutamenti degli anni settanta.

Vi è poi da dire che molto clero non ha ricevuto alcuna formazione ai contenuti del culto antico e, anche per il nuovo rito, poca cura è stata loro prestata per la formazione, come dire, mistagogica.

Infine, il Papa è capo visibile della Chiesa, ma non è tutto il Corpo e non può supplire da solo al difetto diffuso.

Se disprezzo e ignoranza sono ancora la regola, il numero dei luoghi dove né il parroco né il vescovo sono ostili aumenta costantemente. Il rispetto del quadro canonico nella fedeltà al Papa si osserva in particolare a Roma, Genova e Firenze.

Se veniamo alla forma, personalmente, al di là del linguaggio non cerimoniale che è usato, non credo all'utilità di tale appelli: nei suoi 45 anni, Una Voce nel mondo ne ha prodotti moltissimi senza esito.

Vorrei però, infine, elogiare i sentimenti di filiale affetto verso il Pontefice che i firmatari mostrano di nutrire.

2) In Francia, il 34% dei cattolici è pronto a partecipare alla Santa Messa secondo la forma straordinaria (sondaggio CSA per Paix Liturgique, ottobre 2008). Qual'è, secondo le sue

osservazioni, la proporzione di fedeli italiani disposti ad adottare la messa tradizionale?

R. Credo che sarebbe inferiore: in realtà, in Italia mancò difatti la formazione liturgica che fu offerta da un gigante come Gueranger, e ciò si vede in molte cose. Si consideri, però, che i praticanti italiani sono molto più numerosi che in Francia e che perciò alla fine il numero degli affezionati al culto antico, se esso fosse offerto con libertà e continuità, potrebbe non essere inferiore.

3) Di fronte alle resistenze del clero all'apertura delle parrocchie diocesane alla forma straordinaria della messa, una soluzione potrebbe essere lo sviluppo di parrocchie personali, cosi com'è stato fatto a Roma sin dalla primavera 2008. Alla luce dell'esperienza romana, cosa pensa di questa possibilità?

R. L'esperienza romana è buona, perché la parrocchia si è affermata ed è integrata nella pastorale generale; essa, inoltre, permette non solo la fruizione dei sacramenti e del culto, ma anche la formazione e gli esercizi di pietà. Sarebbe, a mio modo di vedere, il modo migliore di provvedere a questa porzione del popolo di Dio, sempre che si trovi clero che vi si voglia dedicare con animo conforme a quello che la tradizione esige.


Le riflessioni di Paix Liturgique

1/ Il Presidente Ricardo Turrini Vita conosce più che bene, e da anni, la questione liturgica in Italia. Il suo percorso è molto diverso da quello dei fratelli Lambruschini, autori della lettera aperta al Santo Padre pubblicata sul sito maranatha.it, tuttavia il comune attaccamento alla forma straordinaria del rito romano e la preoccupazione costante per la sua promozione hanno garantito trattamenti simili a ciascuno di loro: prese in giro, insulti, calunnie e campagne di diffamazione. In Francia, siamo abituati anche noi a questi comportamenti più che sconcertanti per uomini di Chiesa. Non è certo una novità, ma che ci sia permesso almeno di continuare ad indignarci e non abituarci a questa cultura del disprezzo.

2/ Alla luce dell'esperienza romana, che conosce bene essendo egli stesso un parrocchiano della Santissima Trinità dei Pellegrini , il Presidente Turrini Vita sembra perorare la causa dello sviluppo delle parrocchie personali dedicate alla forma straordinaria del rito romano.

Questa formula non è priva di vantaggi a partire dalla concordia... Tuttavia è facile constatare che la maggior parte degli argomenti in suo favore sono spesso argomenti di tipo negativo nel senso che la parrocchia personale viene vista inizialmente come il modo per sottrarsi a prese in giro, insulti, calunnie, campagne di diffamazione e ad altre forme di ostruzionismo come quelle descritte precedentemente.

Se l'erezione di parrocchie personali chiaramente non contraddice il motu proprio, visto che il testo prevede esplicitamente questa possibilità (articolo 10), ci sembra però che il Santo Padre faccia della parrocchia territoriale (che è il tipo di parrocchia che normalmente conosciamo e della quale si fa parte semplicemente per motivi di prossimità territoriale) il quadro naturale e primario di applicazione del motu proprio.

In effetti, e come ricordava recentemente il Cardinale Cañizares, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, "la decisione del Papa è stata presa non solo per soddisfare i seguaci di Mons. Lefebvre, o i fedeli che erano legati, per diverse ragioni, all'eredità liturgica rappresentata dal rito Romano, ma anche, in special modo, per aprire la ricchezza liturgica della Chiesa a tutti i fedeli, rendendo possibile la scoperta dei tesori del patrimonio liturgico della Chiesa a coloro che ancora non li conoscevano".

3/ In quest'ottica ci sembra dunque che la parrocchia territoriale di un "signor Rossi qualunque" debba essere il quadro normale, ordinario ed abituale della celebrazione di entrambe le forme del rito romano. E' a questo prezzo che il tesoro liturgico della forma straordinaria non sarà più dato a beneficio di qualche riserva indiana, ma potrà veramente essere restituito all'intera Chiesa universale.

Fonte Paix Liturgique, Lettera 2, 21 agosto 2009


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