mercoledì 2 settembre 2009

La celebrazione "versus Deum": ancora una norma applicabile.

Se qualche sacerdote, quando celebra nella forma ordinaria, si chiede ancora perchè complicarsi la vita, prestarsi ad acrobazione indegne in spazi angusti o, peggio, arrischiarsi nel rovinare l'armonia e la coerenza artistica di certe chiese storiche, ponga mente alle semplici considerazioni proposte da questo giovane canonista tedesco, e ne tragga delle serene conclusioni. Per esempio, che alla riforma conciliare importava anzitutto tornare a sottolineare la "dignitas altaris", così come insegna da sempre la migliore tradizione liturgica, e che nessuno mai ha ordinato di massacrarli in spericolati e pretestuosi "adeguamenti".




La celebrazione "Versus Deum": ancora una norma applicabile


di Gero P. Weishaupt*

La celebrazione "versus Deum" non è - insieme con la Comunione in bocca e la lingua latina del culto - il tema della "riforma della riforma" della liturgia voluta dal Papa Benedetto XVI, ma l'attuazione della legge applicabile. Qui la questione è la correzione di un'errata interpretazione dopo il Concilio Vaticano II.

Il Concilio Vaticano II

È ben noto che il Concilio Vaticano II non ha fatto alcun pronunciamento sul verso della celebrazione. Né la Costituzione sulla sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium prescrivere nulla circa la costruzione di nuovi altari. Il primo documento conciliare, che dice qualcosa su questo, è l'Istruzione Inter Oecumenici, del 26 settembre 1964, che con le sue norme sostiene di essere una concreta esecuzione della Costituzione sulla liturgia. Il testo dell'Istruzione sarà qui dato prima in latino, e poi in traduzione [italiana]:

L'Istruzione Inter Oecumenici
Maius altare praestat ut extruatur uno seiunctum pariete, ut facile circumiri et in eo celebratio versus populum peragi possit ..."( Sacra Rituum Congregatio [1964] 898, nr. 91).
"E' meglio che l'altare principale sia costruito staccato dalla parete, affinchè vi si possa facilmente girare intorno e su di esso possa avvenire la celebrazione versus populum."**

L'affermazione principale del testo è la separazione dell'altare dal muro posteriore (seiunctum pariete).

Due cose colpiscono in questa frase:

1. solo una raccomandazione è fatta per quanto riguarda la separazione degli altari dalla parete posteriore (praestat = è meglio, è auspicabile)

2. solo una possibilità di celebrazione versus populum è indicata come l'obiettivo di separare l'altare dalla parete posteriore (ut ... possit = affinchè ... si possa). In questo caso, l'ut è interpretato come un "ut" finale [affinchè], al fine di. Grammaticalmente, tuttavia, è anche possibile un'interpretazione consecutiva : ut = [cosicchè], in modo che. Allora si dovrebbe tradurre come segue:

"E' meglio che l'altare principale sia costruito staccato dalla parete, in modo che vi si possa facilmente girare intorno e su di esso possa avvenire la celebrazione versus populum."

Se si ritiene, pertanto, come ut consecutivo, il girare intorno e la celebrazione sarebbero una conseguenza della separazione dell'altare. Attraverso questo cambiamento nella logica causale delle dichiarazioni, il riferimento alla celebrazione (sc. versus populum) sarebbe ulteriormente indebolita. Ciò che conta per il legislatore è la possibilità di staccare l'altare dalla parete di fondo, non la celebrazione versus populum. Quest'ultimo resta un aspetto minore.

In ogni caso, l'istruzione del 1964 parla solo di una possibilità di celebrazione verso il popolo. In nessun caso, quindi, è una prescrizione. In altre parole: la celebrazione versus populum è consentita dalla Inter Oecumenici, ma non è prescritta.

Il Messale di Paolo VI. (il cosiddetto "uso ordinario del rito romano")

Così è solamente coerente che le rubriche del Missale Romanum di Papa Paolo VI ( "Novus Ordo") non assumano la celebrazione versus populum, ma la celebrazione versus orientem (impropriamente e teologicamente errato: "celebrazione con le spalle alla gente") quando dicono che il sacerdote all' Orate, Fratres, al Pax Domini, l'Ecce Agnus Dei e al conclusionis ritus si rivolge al popolo. Tale indicazione sarebbe superflua se le rubriche del Novus Ordo prevedessero la celebrazione versus populum. Quindi anche il Messale post-conciliare di Paolo VI presuppone che il sacerdote celebri la Messa rivolto verso l'altare e non al popolo. Prima della Comunione del sacerdote si dice esplicitamente anche "ad Altare versus", rivolto verso l'altare. La terza Editio typica del Missale Romanum riveduto e corretto mantiene queste rubriche (Missale Romanum [2002], Ordo Missae, 515, No. 28, 600, No. 127, 601, n. 132 f., 603, n. 141).

L'Institutio Generalis del 2000

Infine, in tale contesto l'Institutio Generalis alla Editio typica terza del riveduto e corretto Missale Romanum pubblicato per motivi di studio nel 2000, è pertinente. Essa dice al n. 299:

Altare extruatur uno seiunctum pariete, ut facile circumiri et in eo celebratio versus populum peragi possit, quod expedit ubicumque est possibile.
"L'altare deve essere costruito staccato dalla parete, affinchè" o: in modo che "vi si possa facilmente girare intorno e possa avvenire su di esso la celebrazione versus populum, cosa che è conveniente ovunque sia possibile".

In contrasto con l'Istruzione Inter Oecumenici del 1964, l'Institutio Generalis del 2000 aggiunge e spiega che la costruzione dell'altare staccato dalla parete di fondo è utile e conveniente (expedit). La convenienza si riferisce alla posizione dell'altare, non al senso della celebrazione. Di questa è semplicemente detto che diventa possibile, separando l'altare dalla parete posteriore (peragi possit). Anche qui, dunque, alcun obbligo di una celebrazione verso il popolo è stato espresso.

Ma che significa: Non vi è alcun obbligo di celebrare versus populum. Ciò risulta chiaramente da una risposta della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, del 25 settembre 2000: "E' in primo luogo per ricordare che la parola expedit non costituisce un obbligo, ma un suggerimento che si riferisce alla costruzione dell'altare uno sejunctum pariete [staccato dal muro] e alla celebrazione versus populum [verso il popolo]." Poi, la Congregazione spiega ulteriormente: "La clausola del possibile ubi sit [ove sia possibile] si riferisce ad elementi diversi, come, ad esempio, la topografia del luogo, la disponibilità di spazio, il valore artistico degli altari esistenti, la sensibilità delle persone che partecipano alle celebrazioni in una Chiesa particolare, ecc.". L'Institutio Generalis del 2000 per quanto riguarda quindi la celebrazione versus populum parla come di una possibilità, senza escludere la celebrazione versus orientem resp. verso l'altare.

Conclusione

Normativamente, quindi, la celebrazione versus orientem è la forma normale di celebrazione. Per ragioni di spazio o di motivi architettonici, è possibile collocare l'altare separatamente dalla parete di fondo, che rende possibile una celebrazione verso il popolo, ma va sottolineato che su tale altare la celebrazione versus populum non è obbligatoria, ma è prevista come possibilità.

*Il Reverendo Dr. Jur. Can. Gero P. Weishaupt è un sacerdote tedesco, latinista e canonista.

** Questa è la traduzione che ne da il testo italiano ufficiale: "Nella chiesa vi sia di norma l’altare fisso e dedicato, costruito ad una certa distanza dalla parete, per potervi facilmente girare intorno e celebrare rivolti verso il popolo"(Inter oecumenici, n. 91: AAS 56, 1964, p. 898). [ndR]


Fonte New Liturgical Movement.
Trad. italiana della Redazione di Rinascimento Sacro.

3 commenti:

El Cid ha detto...

Andrebbe sottolineato pure che l'obiettivo non sarebbe tanto la celebrazione versus populum, quanto la circum-ambulazione rituale dell'altare.
Tale gesto sacrale (che affonda nella notte dei tempi: tutte le religioni storiche lo conoscono, anche se lo "interpretano" variamente) è quasi mimato da tutte le processioni interne all'edificio liturgico.
Il vecchio rito di dedicazione dell'altare ne era praticamente lo sviluppo e la reiterazione.
Oggi è in vigore durante l'incensazione offertoriale, ma sarebbe opportuno anche nella processione del Vangelo e in quella della Comunione.
Ecco un altro aspetto auspicabile della "riforma della riforma".

s i l v i o ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
s i l v i o ha detto...

siamo alle solite: un'altra conferma che le norme ci sono e abbastanza chiare.

Poi col passare del tempo si è inculcata nella mente dei sacerdoti l'idea che "il Concilio ha detto", "il Concilio ha stabilito"...

Tutte balle.