venerdì 18 settembre 2009

Celebrare "verso il popolo" o "dare le spalle al popolo"?


di Matteo De Meo

Se un giorno qualche parroco chiede al suo vescovo di celebrare sull’antico altare monumentale della propria parrocchia, e di riutilizzarlo per le celebrazioni eucaristiche nella modalità, diciamo antica (con le spalle al popolo), non si perde tempo a riunire commissioni liturgiche per valutare l’opportunità teologica e pastorale di tale prassi. E, dopo varie sedute e commissioni, forse si può rientrare in una sorta di “tolleranza”; ma dopo aver subito non pochi contrasti e giudizi di diffidenza: “...Personalmente preferisco celebrare rivolto verso il popolo e non dando le spalle...” ; “...Credo che il sentire della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II sia quello di celebrare verso il popolo...” ; “...Che in alcune parrocchie si celebri verso il popolo e in altre versus Deum potrebbe causare confusione tra il popolo di Dio, che vede fare cose diverse...” ; “...Prima di prendere una decisione del genere bisogna sentire il parere del popolo...”; “...Ma i bambini non saranno educati bene nel partecipare ad una celebrazione dove il sacerdote da a loro le spalle ...”; “..Non si può accettare una tale celebrazione perchè Gesù nell’ultima cena non ha dato le spalle agli apostoli....”; “...la messa è più partecipata quando il sacerdote è rivolto verso il popolo...”; “...Non mi sentirei a mio agio celebrando con le spalle al popolo...anche se questa è la prassi del S. Padre”; “...La prassi di celebrare versus Deum è tipicamente medievale e non ha nulla a che vedere con la prassi tradizionale e antica della Chiesa...L’altare ad Deum è stato giustamente definito “mensolina” e non ha la dignità di un altare per la celebrazione... La dimensione della convivialità, della mensa, della comunione, è un aspetto fondamentale della celebrazione eucaristica che si era dimenticata prima del Vaticano II e che la Riforma liturgica ha riscoperto con la celebrazione verso il popolo...”; “...La celebrazione versus Deum nasconde questa dimensione comunionale esaltando unicamente la dimensione sacrificale della celebrazione liturgica...”

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Il Rev. Sig. Matteo De Meo, sacerdote, è docente di Teologia Fondamentale ed eccleseologia presso la Facoltà Teologica Pugliese.

Fonte Fides et Forma

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ha detto bene GESU' non ha dato le spalle agli apostoli, ma il sacerdote non è Gesù, è un suo servo! Non volge le spelle ai fedeli, ma essi con lui si rivolgono verso l' unico Dio, l' oriente, il sole che sorge! Se la mettiamo sul "girare le spalle" ogni fedele a messa "gira le spalle" a chi sta dietro di lui, ma non è segno di maleducaione, ma di rispetto verso Dio.
ps: non è vero che l' altare versus Deum non ha la dignita di un altare versus populum, è stato utilizzato per secoli dalla Chiesa! Questa è ignoranza bella e buona!!!

Anonimo ha detto...

A don Matteo di Meo.
Invece di tanto sforzo per confrontare termini e la loro interpretazione, perché non usare per prima cosa i testi originali e non quelli che gli assomigliano più o meno? Non è possibile entrare in dettagli. Valga un solo esempio eloquente a sollevare interrogativi su quanto Lei lungamente espone. La citazione di un editoriale di “Notitiae”, che Lei riproduce in italiano tra virgolette alla nota 14, non corrisponde all’originale italiano di “Notitiae” 1993, p. 249, che trascrivo per corretta informazione dei lettori del blog:
«3. La collocazione dell’altare “versus populum” è certo qualcosa di desiderato dalla attuale legislazione liturgica. Non è tuttavia un valore assoluto sopra ogni altro. Occorre tener conto dei casi nei quali il presbiterio non ammette una sistemazione dell’altare orientato verso il popolo, o non sia possibile conservare l’altare precedente con la sua ornamentazione in una sistemazione tale che permetta far risaltare come principale un altro altare rivolto al popolo. E’ più fedele al senso liturgico, in questi casi, celebrare all’altare esistente con le spalle rivolte al popolo che mantenere due altari nel medesimo presbiterio. Il principio dell’unicità dell’altare è teologicamente più importante che la prassi di celebrare rivolti al popolo.
4. Conviene spiegare chiaramente che la espressione “celebrare rivolti al popolo” non ha un senso teologico, ma solo topografico-posizionale. Ogni celebrazione dell’Eucaristia è “ad laudem et gloriam nominis Dei, ad utilitatem quoque nostram, totiusque Ecclesiae suae sanctae”. Teologicamente pertanto la Messa è sempre rivolta a Dio e rivolta al popolo. Nella forma di celebrazione occorre stare attenti a non convertire teologia e topografia, soprattutto quando il sacerdote è all’altare. Solo nei dialoghi dall’altare il sacerdote parla al popolo. Tutto il resto è preghiera al Padre mediante Cristo, nello Spirito Santo. Questa teologia deve poter essere visibile».

Caro dottore, non crede che la corretta metodologia venga prima delle tesi pre-concette da dimostrare?
M.A.