mercoledì 2 settembre 2009

Barragan: il cardinale che non trova più il messale.

«Non è solo la lingua, la celebrazione è più complessa con molta ritualità».



«In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Ehhm...uhhm... Ci ho messo un po’ per farmi tornare in mente quelle lunghe liturgie celebrate da giovane».

Dieci anni di messe in latino, dal 1955 al 1965, rispolverate all’improvviso dal «motu proprio» entrato in vigore ieri. Tra «iniziale disorientamento, ricordi e sentimenti profondi», il cardinale Javier Lozano Barragán, 74 anni, ministro vaticano della Salute, ripercorre il suo ritorno alla celebrazione pre-conciliare.

Lo stretto collaboratore di Joseph Ratzinger non aveva conservato in casa il Messale di Pio V. «Anzi, quando fu superato dal Concilio, noi giovani sacerdoti di allora, lo abbandonammo senza rimpianti e con grande entusiasmo - sorride il cardinale -. Lasciare l’antico messale per noi significava poter ampliare gli orizzonti».

Ora l’inatteso ritorno alla messa che fu. Non senza contraccolpi. «Dopo il 1965 i sacerdoti non hanno più studiato il latino - evidenzia il porporato -. Una larga frangia del clero non conosce il latino. Una carenza grave perché il latino è la lingua madre della Chiesa e dell’Occidente». Il «motu proprio», quindi come sfida e opportunità. «Può rivelarsi anche uno sprone a riprendere in mano i classici - sostiene il ministro vaticano della Sanità -. Noi da giovani, non vedevamo l’ora di finirla con il latino. Ora lo riabbracciamo come un caro, vecchio amico». Iniziale imbarazzo, graduale riscoperta.

Con qualche momento di stupore, ma anche la crescente consapevolezza dell’«inattesa possibilità» di rituffarsi nel latino. «Aldilà dell’emozione, per dire messa in latino serve prepararsi. Sarà che il latino l’ho imparato quand’ero un bambino e da allora è passato tanto tempo - racconta il porporato di Curia -. Il latino non è tanto facile». L’ufficialità cede il passo alla memoria. «Ripristinare la messa com’era prima del Concilio Vaticano II è un arricchimento. La liturgia oggi è già ricca, possiamo scegliere tra le tante preghiere previste - osserva il cardinale -. Adesso, in più, si è aperta la porta al canone romano. Un rito diverso e una ricca simbologia propria».

Certo i cambiamenti non sono di poco conto per chi celebra la funzione religiosa e anche il cardinale ha dovuto adeguarsi. «Quella in latino è una messa solenne. L’inizio è più lungo, il sacerdote non sale subito sull’altare e le variazioni non riguardano solo l’uso della lingua - precisa Barragan -. Nella celebrazione ci sono atteggiamenti e segni che si ripetono per mostrare il rispetto a Cristo nell’Eucarestia.

Per esempio, una volta che si tocca l’ostia con le dita, il pollice e l’indice devono rimanere insieme e vanno purificati uniti nel calice». Simboli di rispetto e ossequio che il cardinale rievoca. «Alla fine della messa, prima della comunione, si legge ancora un passo del Vangelo, il primo capitolo di Giovanni - puntualizza il porporato.

La celebrazione termina con la recita di tre Ave Maria alla Madonna e di una preghiera a San Michele Arcangelo». Tante differenze, dunque, non solo esteriori. «Sono dovuto tornare con la memoria a un’epoca lontana della mia vita - ammette -. Una sensazione strana. Sono variazioni notevoli». Con una nota di riflessione: «Ho celebrato per dieci anni la messa in latino, poi sono stato al passo con i tempi che cambiavano e mai avrei pensato di tornare ad essa».

La messa, dunque, come «filo rosso» nel proprio cammino di fede, mentre il latino è sempre più lingua morta nei seminari e sempre meno in uso nella pratica quotidiana delle canoniche». E anche in Curia, senza dare nell’occhio, in parrocchia, parecchi riprendono in mano i libri di latino. Così riscoprono l’armonia della grande liturgia. Ed è proprio il caso di dire: «Indulgentiam absolutionem, et remissionem peccatorum nostrorum, tribuat nobis omnipotens et misericors Dominus....».

Fonte La Stampa, 15/9/2007.

1 commento:

Fabrizio ha detto...

E' vero, l'impatto con la "Messa in latino" sconcerta tutti, lascia anche perplessi. A me ha shockato: non era diverso che vedere un rito orientale. Se tuttavia tutti avessero occhi per vedere......non se ne potrebbe fare più a meno!