martedì 29 settembre 2009

Augè - De Meo: il confronto sull'orientamento prosegue - 1

Il 19 Settembre scorso pubblicavamo l'articolo di un giovane docente di Teologia Fondamentale ed Ecclesiologia presso la Facoltà Teologica Pugliese, don Matteo De Meo. A stretto giro rispose commentando su RS padre Mathias Augè di Liturgia Opus Trinitatis. Ed ora don Deo Meo precisa.



A don Matteo di Meo.

Invece di tanto sforzo per confrontare termini e la loro interpretazione, perché non usare per prima cosa i testi originali e non quelli che gli assomigliano più o meno? Non è possibile entrare in dettagli. Valga un solo esempio eloquente a sollevare interrogativi su quanto Lei lungamente espone. La citazione di un editoriale di “Notitiae”, che Lei riproduce in italiano tra virgolette alla nota 14, non corrisponde all’originale italiano di “Notitiae” 1993, p. 249, che trascrivo per corretta informazione dei lettori del blog:


«3. La collocazione dell’altare “versus populum” è certo qualcosa di desiderato dalla attuale legislazione liturgica. Non è tuttavia un valore assoluto sopra ogni altro. Occorre tener conto dei casi nei quali il presbiterio non ammette una sistemazione dell’altare orientato verso il popolo, o non sia possibile conservare l’altare precedente con la sua ornamentazione in una sistemazione tale che permetta far risaltare come principale un altro altare rivolto al popolo. E’ più fedele al senso liturgico, in questi casi, celebrare all’altare esistente con le spalle rivolte al popolo che mantenere due altari nel medesimo presbiterio. Il principio dell’unicità dell’altare è teologicamente più importante che la prassi di celebrare rivolti al popolo.


4. Conviene spiegare chiaramente che la espressione “celebrare rivolti al popolo” non ha un senso teologico, ma solo topografico-posizionale. Ogni celebrazione dell’Eucaristia è “ad laudem et gloriam nominis Dei, ad utilitatem quoque nostram, totiusque Ecclesiae suae sanctae”. Teologicamente pertanto la Messa è sempre rivolta a Dio e rivolta al popolo. Nella forma di celebrazione occorre stare attenti a non convertire teologia e topografia, soprattutto quando il sacerdote è all’altare. Solo nei dialoghi dall’altare il sacerdote parla al popolo. Tutto il resto è preghiera al Padre mediante Cristo, nello Spirito Santo. Questa teologia deve poter essere visibile».

Caro dottore, non crede che la corretta metodologia venga prima delle tesi pre-concette da dimostrare?


M. A.


Carissimo M. A.,

la ringrazio per l’osservazione di carattere metodologico, sulle citazioni di Notitiae!

Di fatto si tratta di una traduzione privata di testi che mi sono pervenuti in tedesco da fonti certe. Concordo con lei sulla metodologia. La mia dimenticanza di non aver riportato in nota questo particolare! Ero sicuro che ci fosse ma provvederò!

Vorrei però far notare che il contenuto espresso nel testo riportato in articolo non sia affatto diverso dal testo letterale italiano:

3. La collocazione dell’altare “versus populum” è certo qualcosa di desiderato dalla attuale legislazione liturgica. Non è tuttavia un valore assoluto sopra ogni altro. Occorre tener conto dei casi nei quali il presbiterio non ammette una sistemazione dell’altare orientato verso il popolo, o non sia possibile conservare l’altare precedente con la sua ornamentazione (progettazione) in una sistemazione tale che permetta far risaltare come principale un altro altare rivolto al popolo. E’ più fedele al senso liturgico, in questi casi, celebrare all’altare esistente con le spalle rivolte al popolo che mantenere due altari nel medesimo presbiterio. Il principio dell’unicità dell’altare è teologicamente più importante che la prassi di celebrare rivolti al popolo.

4. Conviene spiegare chiaramente che la espressione “celebrare rivolti al popolo” non ha un senso teologico, ma solo topografico-posizionale. Ogni celebrazione dell’Eucaristia è “ad laudem et gloriam nominis Dei, ad utilitatem quoque nostram, totiusque Ecclesiae suae sanctae”. Teologicamente pertanto la Messa è sempre rivolta a Dio e rivolta al popolo. Nella forma di celebrazione occorre stare attenti a non convertire teologia e topografia, soprattutto quando il sacerdote è all’altare. Solo nei dialoghi dall’altare il sacerdote parla al popolo. Tutto il resto è preghiera al Padre mediante Cristo, nello Spirito Santo. Questa teologia deve poter essere visibile».

Testo riportato riportato nell’articolo:

3 L'installazione di un altare versus populum è certamente qualcosa che le attuali norme liturgiche consigliano. Tuttavia, non è da considerarsi in valore in assoluto. Bisogna considerare i casi in cui l'orientamento dell’altare al popolo non consente, nella sua progettazione, di conservare quello precedente. In questi casi, è meglio attenersi all’essenziale della liturgia, ovvero usare e conservare l’antico altare con le spalle al popolo per celebrare, anzichè creare due altari nella stesso presbiterio. Il principio liturgico dell’unico altare su un presbiterio, è teologicamente più importante per la celebrazione comunitaria.

4. È necessario spiegare chiaramente che l'espressione, “con le spalle al popolo o rivolti al popolo” 'non ha alcun significato teologico, ma solo in un certo senso di forma esteriore. Ogni Eucaristia è celebrata a lode e gloria del suo Nome e una benedizione per noi e per tutta la sua santa Chiesa ... Perché in senso teologico, siamo tutti rivolti al Signore. Infatti il sacerdote all’altare parla al popolo solo nei dialoghi con esso..... Tutto il resto è la preghiera al Padre per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito Santo..“ Questa teologia deve essere visibile "

Per quanto riguarda gli interrogativi da sollevare ben vengano, sono quelli che ci aiutano nel dialogo -e nel rispetto reciproco- a crescere sempre di più nella conoscenza della Verità. In merito alle tesi da dimostrare le posso assicurare di non aver nessun intento pre-concetto. Non sono le nostre tesi da difendere ma la verità dei fatti! Tra l’altro non è una mera preoccupazione accademica che mi spinge ad approfondire tali questioni ma un vivere in prima persona questa continua e sottile persecuzione verso chi tenta semplicemente di mettere in pratica quello che il S. Padre qualche tempo fa ha richiamato con fermezza e chiarezza: “...Le difficoltà ed anche taluni abusi rilevati, è stato affermato, non possono oscurare la bontà e la validità del rinnovamento liturgico, che contiene ancora ricchezze non pienamente esplorate. Si tratta in concreto di leggere i cambiamenti voluti dal Concilio all’interno dell’unità che caratterizza lo sviluppo storico del rito stesso, senza introdurre artificiose rotture.” (cf. Sacramentum Caritatis, n. 3). Spero che la citazione sia corretta...!

In Domine Jesu

d. Matteo de Meo


5 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro confratello, il suo studio mi ha interessato e l’ho fotocopiato per intero. Lo considero prezioso per la “documentazione” offerta. Confesso però che alcune valutazioni, cioè l’interpretazione della documentazione, mi sembrano forzate. Così, ad esempio, quando Lei afferma che l’Institutio Generalis e le diverse edizioni tipiche del Missale Romanum dal 1970 in poi, “presuppongono un’orientamento comune del sacerdote e del popolo per il momento centrale della liturgia eucaristica”, credo che in qualche modo Lei strumentalizza le rubriche. E’ normale che il Messale indichi quelle parti della celebrazione in cui il sacerdote “deve” rivolgersi al popolo: Lei cita nel Messale del 1970: l’Orate fratres (p. 391, n. 25 [no n.133 come dice Lei]); il Dominus vobiscum del congedo (p. 475, n. 142). Potrebbe aggiungere ancora: il Pax Domini sit sempre vobiscum (p.473, n. 128); l’Ecce Agnus Dei (p. 474, n.133)… Per ché è normale che il Messale in questi casi indichi la posizione del sacerdote? Semplicemente perché il Messale deve presupporre i due modi di celebrare: versus e non versus populum. I casi in cui il Messale indica la posizione del sacerdote si riferiscono alla messa celebrata non versus populum. La sua tesi sarebbe valida se Lei trovasse una rubrica che all’inizio della preghiera eucaristica (e poi alla fine), indicasse la posizione del sacerdote non versus populum.
Poi una questione più complessa forse… Se non sbaglio, Lei trova delle contraddizioni in una serie di documenti… Non ha pensato che ci può anche essere una evoluzione della legislazione e quindi interpretarli in modo diverso? Con sincera amicizia!
Matias Augé

Caterina63 ha detto...

Scrive don Matteo:

4. Conviene spiegare chiaramente che la espressione “celebrare rivolti al popolo” non ha un senso teologico, ma solo topografico-posizionale. Ogni celebrazione dell’Eucaristia è “ad laudem et gloriam nominis Dei, ad utilitatem quoque nostram, totiusque Ecclesiae suae sanctae”. Teologicamente pertanto la Messa è sempre rivolta a Dio e rivolta al popolo. Nella forma di celebrazione occorre stare attenti a non convertire teologia e topografia, soprattutto quando il sacerdote è all’altare. Solo nei dialoghi dall’altare il sacerdote parla al popolo. Tutto il resto è preghiera al Padre mediante Cristo, nello Spirito Santo. Questa teologia deve poter essere visibile».

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STUPENDO, STUPENDO, STUPENDO....
quattro righe che valgono più di mille trattati...
un compendio, oserei dire, per spiegare in due parole i tanti "perchè" sorti, ahimè, da quando il sacerdote PARLA E DIALOGA CON IL POPOLO DURANTE LA MESSA davanti all'Altare...dimenticandosi che, durante la Messa e dopo l'omelia soprattutto... deve parlare AL PADRE anche per noi...non intrattenersi con il popolo come si fa appunto in un RISTORANTE SEDUTI A CENA...

Grazie don Matteo, Dio la benedica!
^__^

don Luigi ha detto...

Grande confratello. La tua è un po' la situazione di tanti di noi: lottare tra essere fedeli per AMORE e buoni fratelli ideologizzati. Persecuzione dei "buoni".

Don Tiddi ha detto...

Caro Don Matteo, condivido parecchio la tua lettura e la tua presentazione, ma ti ricordo di affinare le tue armi, soprattutto la conoscenza del latino, che spesso non è così profonda come piacerebbe: non usare nei tuoi interventi nei vari blog le clausole latine di saluto se continui a scriverle sbagliate. Il vocativo non è l'ablativo!
Continuiamo a studiare con solerzia e profondità. Le idee sono buone, ma non provare - per ora - a competere con padre Augé. Hai visto i film di "Guerre Stellari"? Il giovane Jedi non può competere in conoscenza e potenza con il grande imperatore. Magari ha una retta intenzione, come tu hai, ma non ancora il bagaglio sufficiente per affermarle. Continua a studiare, non fare polemica pubblica. Con la perseveranza si ottiene quello che altrimenti non può arrivare.
Non demordere, ma non scontrarti adesso con chi non puoi vincere. E soprattutto ripassa il latino!

mic ha detto...

Vorrei anch'io incoraggiare Don Matteo a non demordere; ma non sono d'accordo sull'invito che gli rivolgere Don Tiddi a "non scontrarsi con chi non puo' vincere".
Non credo che l'intenzione di Don Matteo sia quella di scoontrarsi per vincere, ma quella di 'mostrare' la sua Fede, in confronto -sereno per quanto possibile- con uno dei più agguerriti novatores.
Questo confronto, a mio parere, -che, nel mio piccolo, non ho scansato neppure io- è cosa buona e giusta e utile sia a Don Matteo per ordinare e approfondire le sue convizioni che a noi, che ne veniamo resi partecipi per nostra edificazione condivisione ed eventuale sostegno, per quel che possiamo

Quanto al latino ci sarà tutto il tempo per affinarne la conoscenza; ma ora come ora, quel che URGE sono i contenuti che don Matteo veicola così sapientemente