lunedì 10 agosto 2009

Terrore di tornare indietro a 40 fa? Augè risponde.

"Mi permetto di far notare alla Redazione di Rinascimento Sacro che a questo post io ho dato qualche giorno dopo una lunga risposta nel mio blog. Credo che sarebbe giusto che i lettori del Vostro seguitissimo blog potessero confrontare i due testi. Matias Auge" A seguito del nostro post CTRL+B16=Undo! in cui riportavamo la simpatica riflessione di un lettore, padre Augè ci chiede di pubblicare per completezza anche la sua risposta, e noi accogliamo volentieri l'invito.


di Matias Augè

Vorrei anzitutto chiarire il metodo che cerco di adoperare nel mio blog. Non mi piace attaccare sistematicamente l’ordinamento liturgico anteriore al Vaticano II né parto da una qualsiasi ostinazione ideologica. Intendo semplicemente illustrare e difendere la sostanziale bontà della riforma di Paolo VI, in linea con quanto afferma Benedetto XVI nella lettera che accompagna la pubblicazione del Motu proprio Summorum Pontificum: “La garanzia più sicura che il Messale di Paolo VI possa unire le comunità parrocchiali e venga da loro amato consiste nel celebrare con grande riverenza in conformità alle prescrizioni; ciò rende visibile la ricchezza spirituale e la profondità teologica di questo Messale”. Ciò detto, vado subito alla domanda di fondo di r. m.

Mi viene ricordato che quando qualcosa non va, quando un autista si accorge di aver sbagliato strada, torna indietro e imbocca lo svincolo giusto. E allora, aggiunge il mio interlocutore, perché non fare lo stesso in campo liturgico quando constatiamo che la riforma montiniana ha fallito lo scopo che si era prefisso? Prima di tutto, io non ho nessuna paura di tornare indietro, di ricuperare dall’arco dell’intera tradizione liturgica della Chiesa ciò che può essere utile oggi. La riforma di Paolo VI è tornata indietro riprendendo elementi giudicati utili oggi: la preghiera dei fedeli, la comunione sotto le due specie, ecc. Credo anche doveroso salvare alcuni elementi della liturgia del 1962 che pur essendo presenti nella riforma di Paolo VI, sono stati abbastanza dimenticati, come, ad esempio, un maggior uso del canto gregoriano. Se, poi, la Chiesa è sempre “reformanda”, anche la liturgia è sottoposta a questa legge. Quindi non “sento percorrermi la schiena da brividi di liturgico terrore” se si prospettano veri miglioramenti nell’Ordo Missae di Paolo VI. Qui però il problema è un altro. L’autista torna in santa pace indietro quando si accorge di aver sbagliato strada. Nel caso della liturgia, l’autista siamo noi tutti, la Chiesa di Dio guidata dai Pastori, e non mi sembra che ci sia unità di pareri nell’analisi della situazione. Io personalmente, adoperando ancora l’immagine della strada, credo che la strada intrapresa dopo il Vaticano II è sostanzialmente quella giusta, ma l’abbiamo percorso talvolta in modo distorto distraendo la nostra attenzione attraverso vicoli che ci hanno fatto ritardare nel raggiungere il traguardo. Il mio interlocutore afferma che coloro che hanno osato (tornare indietro), stanno facendo incetta di vocazioni. Mi sembra discutibile questa analisi. Ci sono Istituti di vita consacrata e gruppi ecclesiali che hanno vocazioni abbondanti pur avendo sempre celebrato fino ad oggi secondo il Messale di Paolo VI: i neocatecumenali hanno seminari floridi e dalle loro file provengono numerose vocazioni religiose, maschili e femminili; nel suo piccolo, il Monastero di Bose ha un noviziato che molti Istituti di vecchia data vorrebbero avere; il movimento dei Focolarini prospera senza bisogno di tornare indietro; Opus Dei e Legionari hanno delle vocazioni nonostante che fino a quest’oggi hanno celebrato secondo il Messale montiniano, ecc.

Cosa significa tornare indietro? Per r. m. ciò non significa volersi acriticamente fissare al 1962 e neppure intende essere una condanna della liturgia di Paolo VI, ma semplicemente riprendere a camminare da un punto sicuro, e cioè ripartire dal rito (meglio "forma") straordinario, senza ingessarvisi sopra. Il mio interlocutore ha l’onestà di parlare chiaro, confermando in questo modo quanto io aveva già previsto in alcuni miei scritti sulle intenzioni dei riformatori della riforma. Egli aggiunge poi che il resto è ostinazione ideologica, sia di quella minoranza che vorrebbero bloccare il calendario al 1962 che di quella maggioranza che vede come fumo negli occhi la lenta rinascita del rito (meglio "forma") straordinario. La chiarezza della proposta di r. m. permette una risposta che sia altrettanto chiara e credibile. Se la riforma della riforma la si fa nel modo indicato, rischiamo di ritrovarci (non sono il solo a pensarlo) non con due forme del rito romano, ma almeno con tre (non c'è due senza tre): il gruppetto (lefebvriani e dintorni) che probabilmente rimarranno attaccati al Messale del 1962; il gruppo che accetterà gli eventuali miglioramenti introdotti in questo Messale e, finalmente, coloro che continueranno a preferire il Messale montiniano. Una parola ancora per g. Nicola Lentini. Rispetto tutte le sue osservazioni. Però devo dire onestamente che non vedo ci sia maggiore ricchezza rituale nei diversi modo di comunicarsi: in piedi e sulla mano o in ginocchio e sulla lingua. Si tratta di gesti rituali che hanno tutti il loro significato, e se ben compresi e attuati vanno bene. Aggiungerei, che nel Messale di Paolo VI c’è in questo caso un elemento rituale in più: l’atto di fede espressa dal fedele che risponde “Amen” alle parole “Il Corpo di Cristo”.

Perdonate se insisto: invece di fare le pulci "opportune" ed "inopportune" alla liturgia di Paolo VI, non sarebbe molto meglio spendere le energie per approfondire sempre più intensamente questa liturgia e aiutare i fedeli (che sono la stragrande maggioranza) a celebrarla in modo dignitoso? Si ha talvolta l'impressione che alcuni di coloro che preferiscono (è nel loro diritto!) la forma straordinaria, hanno bisogno di giustificare la loro scelta criticando, in modo anche talvolta caricaturesco, la forma ordinaria.

Fonte Liturgia Opus Trinitatis

17 commenti:

Caterina63 ha detto...

Dice padre Augè:

Intendo semplicemente illustrare e difendere la sostanziale bontà della riforma di Paolo VI, in linea con quanto afferma Benedetto XVI nella lettera che accompagna la pubblicazione del Motu proprio Summorum Pontificum

*****************

nel mio piccolo io credo che questo sia un errore di partenza, ossia quello di partire in difesa della riforma liturgica portata avanti da Paolo VI perchè in verità non è stata messa a rischio tale riforma ma le fondamenta della Tradizione liturgica quando ci si accanì per voler eliminare la forma antica della Messa tanto da arrivare, maldestramente, a fare due riti che fossero ben distinti l'uno dall'altro e finendo per penalizzare, VIETARE ( il Pontefice usa proprio questo termine) la forma antica...

Se dunque andava difeso qualcosa (se va difeso qualcosa oggi), questo era ed è il Rito antico che "qualcuno" si premunì di dissociare dalla riforma liturgica del Concilio...

Caro padre Augè fino a quando si continuerà a dissociare il VOM dal NOM, considerando quest'ultimo "il meglio del meglio" o "il giusto del giusto" che s'aveva da fare... da dover difendere quasi che il VOM gli sia "nemico", non si arriverà mai a far comprendere la stessa intenzione del Pontefice che vede nel VOM, a ragione, UN AIUTO ED UN SOSTEGNO per comprendere il NOM e non viceversa... il NOM senza il VOM non avrebbe alcuna radice, è il Rito antico che da senso al nuovo...
Non è dunque la riforma che va difesa, bensì la Tradizione che non teme nulla dalle riforme se non quando con esse si tenta di modificare la dottrina come è accaduto per la Messa appunto non più insegnata come è: il SACRIFICIO per il quale si fa RINGRAZIAMENTO, ma al contrario è diventata un ringraziamento, un banchetto, privato del Calvario...

Il danno sta qui: aver diviso il CALVARIO dal BANCHETTO e non era certo nelle intenzioni di Paolo VI, ma questo è ciò che è avvenuto e già la Redemptionis Sacramentum e l'Ecclesia de Eucarestia lo avevano denunciato...

Buona Festa a tutti per la Festa dell'Assunta in Cielo ^__^
Fraternamente CaterinaLD

Caterina63 ha detto...

Conclude padre Augè:

Perdonate se insisto: invece di fare le pulci "opportune" ed "inopportune" alla liturgia di Paolo VI, non sarebbe molto meglio spendere le energie per approfondire sempre più intensamente questa liturgia e aiutare i fedeli (che sono la stragrande maggioranza) a celebrarla in modo dignitoso? Si ha talvolta l'impressione che alcuni di coloro che preferiscono (è nel loro diritto!) la forma straordinaria, hanno bisogno di giustificare la loro scelta criticando, in modo anche talvolta caricaturesco, la forma ordinaria.

*********************

Mi trovo sostanzialmente d'accordo con questo consiglio...partendo, appunto, da quanto ho avuto modo di spiegare sopra...

In questi giorni di "vacanza" ho frequentato una parrocchia di mia conoscenza dove si fanno anche due adorazioni Eucaristiche a settimana...gli abusi che ci sono sono indescrivibili, la profanazione è al limite del sopportabile...i due sacerdoti praticamente assenti perchè impegnati nel "sociale", Gesù è lasciato completamente solo...la Messa è detta velocemente, i fedeli vanno perchè si sentono PROTAGONISTI del rito: il sacerdote dice che la Messa senza di loro NON SAREBBE MESSA...la mania di essere protagonisti supera di gran lunga la vera partecipazione al rito che non ha nulla di sacro ma che è semplicemente un atto DOVUTO del quale, io fedele, ho il DIRITTO di riceverne il contenuto...

Si continua a pensare a se stessi e non a ciò che avviene...

Infine, avendo provato a parlare del VOM così, solo a titolo informativo, ho assistito ad una levata di scudi ingiustificabile sia dai due sacerdoti i quali hanno semplicemente confessato con verità di NON essere stati istruiti sulla Messa nella forma tradizionale, anzi, in seminario gli è stato insegnato di RENDERE LA MESSA UNA FESTA...UN INCONTRO FESTOSO...UTILIZZANDO OGNI MEZZO LECITO...
e una negazione da parte dei fedeli ai quali è stato loro insegnato che il VOM è una sorta di NEMICO per le loro iniziative festose durante IL BANCHETTO...

Caro padre Augè, mi perdoni se insisto: il rischio non è il NOM ma la Messa in sè che continua ad essere dissociata dal VOM...
tanti errori e tanti abusi si potranno eliminare quanto più si difenderà il VOM aiutando i fedeli e i sacerdoti a COMPRENDERLO per fare in modo che esso entri, legittimamente, nel NOM...questa è infatti l'intenzione del Summorum Pontificum...

Fraternamente CaterinaLD

don Fabio ha detto...

P. Augè è uno dei pochi studiosi di Liturgia "non tradizionalisti" che prende sul serio la "riforma della riforma", e ciò fa di lui un interlocutore prezioso, di cui apprezzo le idee chiare e la pacatezza dei toni (virtù rara, di questi tempi...). Sono positivamente colpito dalla sua disponibilità al confronto nonostante le intemperanze di qualche suo interlocutore (e non mi riferisco a Caterina!). Credo che se si vuole dare una chanche al movimento benedettiano, occorre favorire il dialogo e rifuggire da atteggiamenti "revanscisti". Indietro (nella riforma liturgica) non si torna, non facciamoci illusioni: ma se vogliamo andare avanti e aiutare la Chiesa d'Occidente a riscoprire il suo grande patrimonio liturgico (e musicale), il dialogo, fraterno e libero da preconcetti, è l'unica strada percorribile (e, soprattutto, l'unica coerente con il Vangelo).
don Fabio

don Fabio ha detto...

P. Augè è uno dei pochi studiosi di Liturgia "non tradizionalisti" che prende sul serio la "riforma della riforma", e ciò fa di lui un interlocutore prezioso, di cui apprezzo le idee chiare e la pacatezza dei toni (virtù rara, di questi tempi...). Sono positivamente colpito dalla sua disponibilità al confronto nonostante le intemperanze di qualche suo interlocutore. Credo che se si vuole dare una chanche al movimento benedettiano, occorre favorire il dialogo e rifuggire da atteggiamenti "revanscisti". Indietro (nella riforma liturgica) non si torna, non facciamoci illusioni: ma se vogliamo andare avanti e aiutare la Chiesa d'Occidente a riscoprire il suo grande patrimonio liturgico (e musicale), il dialogo, fraterno e libero da preconcetti, è l'unica strada percorribile (e, soprattutto, l'unica coerente con il Vangelo).
don Fabio

Anonimo ha detto...

Mi pare che Caterina abbia ragione. Sembra che padre Augé non frequenti le parrocchie. Gli abusi con il nuovo rito di Paolo VI sono costanti. Sono andato al funerale di mio zio la setimana scorsa, ne sono uscito inorridito. Il sacerdote con i pantaloni che passavano sotto il camice una casula che sembrava uno straccio senza amitto. I canti erano a dir poco insulsi.
L'alleluia cantato alla Messa funebre, al momento del segno di pace il sacerdote che abbandona l'altare per andare a stringere la mano ai fedeli ecc. la comunione ricevuta da tutti esclusivamente nella mano.
E'evidente che l'intenzione è di far apparire la Messa esclusivamente la cena e non il sacrificio. Che l'ostia ricevuta non è il corpo di Cristo, ma un semplice pezzo di pane che si può ricevere tranquillamente in mano.
Così è stato tutte le volte che ho frequentato il N.O.M. a differenza di quando frequento la S. Messa di San Pio V in cui i fedeli stanno in ginocchio ed in costante adorazione del SS. Sacramento. Si bisogna tornare in dietro a quarant'anni fa se non prima.
Chi difende il N.O.M. sembra che non frequenti parrocchie ecc.
Per quanto riguarda le vocazioni neocatecumenali e la comunità di Bose, Dio ci scampi. Questi non hanno più la teologia cattolica, è una teologia a fisarmonica che si adatta a tutte le circostanze. Il dogma è una cosa fluttuante che non ha più ne capo ne goda. Inviteri a leggere l'Enciclica Pascendi di San Pio X e quella di Pio XII Humani generis. E' il delirio modernista.
Una riforma della riforma urge nel più breve tempo possibile.
Siamo seri e non nascondiamoci dietro ad un dito, orami la quasi totalità dei fedeli ha una interpretazione protestante della Messa. D'altro canto il N.O.M. è stato elaborato in collaborazione con sei pastori protestanti sic.

Anonimo ha detto...

Caro Don Fabio
Se indietro no noi torna in liturgia,prepariamoci ad avere fedeli che non hanno più il senso cattolico della S. Messa. Se indietro non si torna Benedetto XVI è un nostalgico che amministra la comunione in ginocchio e non in mano.
Continuiamo così e tra poco non ci sarà più diferenza tra la cena protestante e la Messa cattolica.
Nel post precedente ho illustato una celebrazione tipo del N.O.M.
Se sta bene ai sacerdoti a molti fedeli non sta bene. Spero che Benedetto XVI abbia la forza per fare la riforma della riforma onde avvicinare i due riti il più possibile.
Da indiscrezioni pare che una bozza sia già stata redatta. Altare non versum populum va tradizionale, e dove non c'è candelabri sull'altare e croce. Forma di consacrazione in latino antiquo modo, nessun segno di pace per i fedeli, comunione in ginocchio e solo in bocca. Canti in gregoriano.
Così pare sia la volontà di Benedetto XVI!

don Fabio ha detto...

Caro "Anonimo delle 18.01", indietro non si torna per un semplice motivo: se davvero il papa decidesse di cancellare la riforma liturgica con un tratto di penna, provocherebbe uno scisma. Il web pullula di nostalgici della "vecchia" Messa, ma le parrocchie, al contrario, sono molto tiepide al riguardo, come i preti in genere. Il metodo, assai saggio, di Benedetto XVI è quello dell'esempio, della gradualità, della moderazione. Coloro che invece usano il "metodo Flinstone" («Wilma, dammi la clava!!!») non rendono un buon servizio né a lui né alla causa della Riforma della riforma.
PS - Due noterelle di metodo: 1) Non stiracchi il mio pensiero per farmi dire cose che non ho mai avuto intenzione di dire, e 2) non mi risulta si siano dovute finora ingrandire le chiese dove si celebra con la forma straordinaria... quindi potrà certamente dire che "a Lei" non sta bene, ma non può dire lo stesso per i "molti fedeli". Da che è entrato in vigore il motu proprio, mi è capitato solo una volta (una!) che nelle tre parrocchie che servo mi sia stata chiesta la celebrazione della forma straordinaria (per di più da una persona che non si è più vista in seguito, e a cui non ho potuto quindi manifestare la mia disponibilità!).
Dimenticavo: sono lieto delle Sue frequentazioni di alto livello, che Le consentono di conoscere con anticipo sviluppi così interessanti nella vita della Chiesa. Per parte mia, verba volant, scripta manent: quando vedrò pubblicato il documento, ne gioirò con Lei.

don Fabio ha detto...

Chiedo scusa, ma la mia connessione oggi va a singhiozzo, per cui continuo a postare involontariamente duplicati.

Caterina63 ha detto...

Concordo con il consiglio di don Fabio.....se infatti si portasse il Summorum Pontificum ad un ritorno al passato, si rischierebbe di curare un errore con un altro errore...
Caro Anonimo ciò che sta facendo Benedetto XVI nel recuperare anche la comunione in ginocchio ed alla bocca NON è un ritorno al passato...ma semplicemente un atto dovuto sempre costante nella Chiesa seppur impoverito in questi 40 anni ma mai venuto meno...
Io da 40 anni prendo la Comunione alla bocca, solo due volte sono stata obbligata da due sacerdoti diversi a prenderla alla mano tanto che dopo aver tentato di capire le motivazioni di tale obbligo dopo la Messa e non avendole ricevute, non sono più tornata li, ma prego sempre per questi due sacerdoti...

La situazione è drammatica, pochi pensano alle ANIME che si stanno perdendo e non semplicemente a causa del NOM ma a causa di questa battaglia interna alla Chiesa ed è questo che sta evitando Benedetto XVI...
Il Santo Padre sa benissimo che SONO LE CATECHESI SBAGLIATE a fare immensi danni non è forse questo che spinge il Pontefice a catechizzare i sacerdoti durante i suoi incontri con loro? Leggiamole quelle catechesi!
Non è forse per questo che dopo l'Anno dell'Eucarestia il Papa ha voluto quello Sacerdotale?

Non si tratta di tornare indietro, non facciamo questo errore di valutazione, si tratta piuttosto di riportare alla luce la nostra identità cattolica con tutto ciò che si porta dietro e che è stato offuscato per 40 anni, non eliminato... lo stesso Benedetto XVI ha spiegato bene nella Lettera ai Vescovi quale sia il punto dolente:

Non si può congelare l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962 – ciò deve essere ben chiaro alla Fraternità. Ma ad alcuni di coloro che si segnalano come grandi difensori del Concilio deve essere pure richiamato alla memoria che il Vaticano II porta in sé l’intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive.

Non si tratta tanto di tornare indietro quanto di RICUCIRE UN GRAVE STRAPPO che sta mietendo molte vittime, ANIME INNOCENTI costrette a non sapere nulla della vita della Chiesa perchè, come ha sottolineato bene don Fabio:

ma le parrocchie, al contrario, sono molto tiepide al riguardo, come i preti in genere.

e chi ci va di mezzo sono le Anime da salvare...

Fraternamente CaterinaLD

Caterina63 ha detto...

...è necessario che aggiunga una risposta a padre Augè sul suo errore di citare i neocatecumenali come un esempio di vitalità della Chiesa...se è per questo, caro padre Augè...i Pentecostali sono raddoppiati in soli 50 anni sono circa 700 milioni hanno superato i Protestanti storici, ma non per questo ne possiamo essere felici visto che odiano il culto mariano, non credono nella sua maternità divina, odiano la Chiesa Cattolica e insegnano contro di essa...

Trovo incoerente che lei li porta come modello di una Chiesa CATTOLICA quando avanzano con il magistero kikiano sostenendo catechesi diverse proprio sulla Messa e sul suo significato...che siano stati approvati dal Papa è irrilevante dal momento che essi ancora continuano a disobbedire alla Lettera voluta dal Pontifice e scritta dal card. Arinze nel dicembre 2005 nella quale si chiedeva al CN di RITORNARE a celbrare la Messa "nel modo comune a tutta la Chiesa" (n.5), perchè fare una raccomandazione del genere se non per il fatto che essi NON celebrano nel "modo comune a tutta la Chiesa"?

La tattica del Concilio vuole la pratica della misericordia, della pazienza e non dell'inquisizione...l'inquisizione non c'è più come lei ha fatto rilevare in altro Blog, ma ciò non toglie che il CN non solo non insegna nulla sulla Tradizione della Chiesa, ma prepara i SUOI sacerdoti (Kiko disse ai vescovi nel 1992: VI REGALO I MIEI SACERDOTI, e nessuno di loro presenti si alzò per riprenderlo da una grave affermazione come questa! sic!) alle SUE LITURGIE... come si spiega che i sacerdoti del CN non fanno altro che propagare il Cammino neocatecumenale quando entrano in una parrocchia curando esclusivamente gli interessi di Kiko?

Se non ci crede, vada di persona, non si fidi neppure delle mie parole, "vieni e vedi"...ciò non toglie che non ci sia in essi qualcosa di buono, il Papa lo ha veduto ma ha anche apportato delle correzioni completamente ignorate...

Non è la bontà che ci manca oggi, non è il "buono" che manca, manca L'IDENTITA' CATTOLICA...
se è sufficiente credere in Cristo basta allora che seguo i Pentecostali? la nostra identità è forse neocatecumenale? anche i domenicani avevano un rito antico proprio, ma non per questo smantellavano le chiese come fanno i NC ricostruendole secondo il progetto di Kiko, nè insegnavano una dotrina liturgica diversa...l'identità era sempre cattolica...

Ma cosa crede che abbia fatto Kiko? una riforma nella riforma a modo suo....ha usato il NOM per inventarsi una messa che "VOI" avete appoggiato e sostenuto...alimentando la confusione...certo che la colpa non è del NOM, ma Kiko non ha usato il VOM per avanzare le sue teorie eh!

Una Commissione che NON conosce dove si annida il problema e deve dare il placet senza impedire la deviazione liturgica è davvero segno che Paolo VI aveva ragione: il fumo di Satana (che è divisione e confusione) è entrato fin dentro al Vaticano...

con stima e filiale devozione in questo Anno di Grazia, non mi legga negativamente... fraternamente CaterinaLD

Anonimo ha detto...

Se queste sono le premesse non si riuscira MAI ad avere un intesa con la Fraternità San Pio X e con le congregazioni correlate. In Francia spariranno le vocazioni nella varie diocesi che sono già al lumicino.
Si ha paura dello scisma dei progressisti, ma non si ha paura dello scisma de tradizionalisti, che è già avvenuto, quello presente è solo un armistizio. Se non verranno date risposte e non si ritornerà non solo al 1962, ma al 1958. Lo scisma a destra nella Chiesa si avrà di nuovo e ancora più cruento. E se ci sarà l'unione di tutti i tradizionalisti la crisi sarà irrimediabile. Ci sarà rottura definitiva con Roma e non voglio pensare al peggio.
I tradizionalisti hanno avuto il massimo successo, quando Mons. Lefebvre era ai ferri corti con Roma, si stava coalizzando un fronte immenso superiore a quello presente, pertanto si è seplicemente non belligeranti in attesa di riscontri positivi, basta leggere le varie interviste dei vescovi della Fraternità San Pio X.
Mi preocuperei di meno del popolo delle parrocchie, perchè come hanno accettato a malincuore negli anni 60/70 la Riforma liturgica accetteranno pure un altra di rientro.
Poi Benedetto XVI, non ha 60 anni, ma 82 e che Dio lo conservi non credo che in 10 anni riusciraà ad appinare gli animi dei più recalcitranti.
Caro Don Fabio c'è un detto latino cha calza bene "ad instar principis totus componitur orbis" preti e fedeli accetteranno tutto, a parte gli ultra progressisti, ma questi non credono neppure più nella Trinità!
Oggi giorno purtroppo, bisogna usare la clava di Wilma, perchè se non si attaccata si è sopraffatti. Vedasi sulla morale, che anche se il papa parla non è ascoltato, qualche scomunica in più ai governanti avrebbe giovato. Vedasi con Zapatero in Spagna. Se Il papa avesse scomunicato re Juan Carlos al momento della firma della legge che consente il matrimonio tra gay, la legge sarebbe stata ritirata.
Solamente si è sempre supini contro i nemici della Chiesa e questi sono i risultati.
Mi domando se un Pio XII avrebbe accettato una situazione del genere.
Poi caro Don Fabio alla luce del Motu Proprio, invece di aspettare i fedeli che chiedanoi la celebrazione sarebbe sufficiente celebrare una Messa la domenica con il vecchio rito, poi si vedono le reazioni.
Io ho fatto celebrare più volte la S. Messa con il vecchio ordo nella mia parrocchia e questa si è rimpita all'inverosimile, anche da parrocchie viciniori, quindi ....

Areki ha detto...

Caro Anonimo delle 23,34 condivido le tue riflessioni, preghiamo , preghiamo per il Papa Benedetto.
Caro Anonimo hai espresso molto bene quello che anche io sento dentro di me.
don bernardo

d.mercenaro ha detto...

A proposito della liturgia della riforma conciliare occorre anzitutto spazzare via una serie di equivoci che ancora gravano pesantemente sul modo con cui la comprendiamo: questo a causa di un nuovo fenomeno di arretramento ritualistico, che per sconfiggere il revival tridentino, cerca di farne proprie alcune posizioni.
Così si afferma che la liturgia, per restare se stessa, non possa essere ridotta a “funzione” o “occasione” per una “comunicazione diversa”: ma questo non è altro che panliturgismo sotto mentite spoglie e chiusura alla vita: non è il rito che giudica la vita dall’esterno, ma la vita che giudica il rito e lo sconfessa quando sconfina nel magismo e nella superstizione. Gesù non ha cert fondato una liturgia, quindi è scorretto e viziato di tridentinismo dire che la liturgia
essa “comunione originaria”con lui. L’ideologia della liturgia come fonte e culmine cancella l’esperienza dello Spirito che soffia dove vuole, quindi non necessariamente soffia nella liturgia. Non ha senso parlare come i tridentini fanno di ex opere operato, anche nella ritrascrizione caseliana come Mistero che rende presente l’Evento. Simili teorie smentiscono la rivoluzione rahneriana: non è certo il sacramento la via privilegiata di comunicare con il Signore.
Checchè ne dica il tridentinismo di ritorno che si veste di ritualismo nonvusordo, la liturgia non è “culmen et fons”, “culmen et fons” è la vita terrena ripiena di Spirito anche in modo atematico: questo è il vero sacramento fondamentale.
La chiesa, nella versione ritualistica tridentina o postconciliare, teme il mondo e lo rifiuta, oppure o strumentalizza per interessi di potere. La società secolare ha dimostrato l’inutilità di ogni strategia di manifestazione e copertura, rifiuta una chiesa esoterica, intimistica e pudibonda, come rifugge da ogni chiesa compromessa col Potere ed essa stessa Potere. Oggi è il seculum che ha da dire, come capì Bonhoeffer. Non basta dirci conciliari per non essere integralisti, se non si assume come teologumeno e liturgoumeno il mondo profano!

Illitteratus ha detto...

Un linguaggio così complicato me lo ricordo solo alle lezioni della Facoltà Teologica di Milano :-)

Anonimo ha detto...

Ecco, appunto. Dite tutto l'esatto contrario di quello che ha detto d. mercenaro e quello è il mio pensiero. Gradirei non morire protestante. Grazie.

Anonimo ha detto...

Sembra che oggi giorno pensare di tornare indietro sia quasi un'eresia. Come esperto di Storia della Chiesa, molte volte i Sommi Pontefici hanno cancellato con un colpo di spugna quello è stato fatto dai predecessori, ma i nuovi teologi poco ricordano.
Pensare che tutto vada "bene madama la marchesa" è solo ipocrisia. I seminari diocesani sono al lumicino se non addirittura chiusi. Le vocazioni religiose sono ormai quasi scomparse. Il Cottolengo di Torino foriero di numerose vocazioni religiose si sta servendo sistematicamente di infermiere laiche a pagamento.
Nascondersi dietro un dito, annoverando tra le vocazioni i carismatici e la comunità di Bose è fuori da ogni logica. Costoro ignorano gli elementari concetti del credo religioso cattolico e ciò che conoscono è interpratato e manipolato cosìchè di cattolico non ci sia più niente.
La Chiesa Cattolica è sotto assedio dal potere laicista e laico, e che si fa si inneggia alla laicità dello Stato. Poi si piange sull'Osservatore Romano che il laicismo dilaga da ogni parte.
E' evidente che se lo Stato è laico e non confessionale tutto ciò che è religioso ripugna a tale Stato. Questo è stato un grande errore politico di Pio XII, il quale non esaminò minuzziosamente la costituzione italiana. In questa sono racchiuse le iniquità più dereterie per la religione.
"Dulcis in fundo" ci si premura di non dispiacere agli ebrei (poveretti) e questi sono tra i firmatari del ricorso contro gli insegnanti di religione cattolica che ha portato alla Sentenza del TAR Lazio famosa in questi giorni!
O ci si rende conto di tutte queste cose o finirà tutto in tragedia, eppure "va tutto bene Madama la Marchesa" dobbiamo piacere a tutti. Il caro Mons. Luigi Bettazzi sostenitore dei DICO, che ha taciuto per obbedienza, ma che continuava e continua a sostenere la proposta di Legge Bindi, è stato tranquillamente ricevuto da Benedetto XVI (seppur in maniera fredda) a Romano Canavese. Insomma chi più ne ha, più ne metta. Usare il pugno di ferro è mancare di carità.
Sembra la commedia pirandelliana: Così è se vi pare!
A parte la Liturgia che riveste un solo aspetto, tutto il resto è allo scatafascio, gli abusi liturgici sono la quotidianità di tutte le parrocchie.

Anteo Palma di Cesnola.

Anonimo ha detto...

... condivido il senso di quest'ultimo intervento (Anteo Palma): guardiamo con franchezza cos'è successo, non state a sentire noi piagnoni fedeli alla Tradizione, prendete degli analisti di dati, guardate con sincera attenzione la realtà: i numeri sono molto eloquenti; ma che dire del resto? La società oggi ha perso ogni connotato cristiano (anche degradato a "valore" laicamente condiviso): si mette in discussione la dignità della vita nel suo sorgere, nel suo naturale spegnersi; si progetta di perseguire penalmente chi si professa contrario all'omosessualità; potrei continuare e diventare ancor più noioso. Dunque è evidente che c'è stata una pericolosa virata nella Chiesa che era l'unica realtà del mondo uscita dalla Guerra come punto fermo e di certezza. Questa virata (un killer loop in verità) ha avuto effetto a tutti i livelli: la liturgia è l'evidenza che coinvolge tutti i fedeli, ma non è un epifenomeno; è un problema di sostanza.
Non è da condividere, ad esempio, che tutte le maniere di comunicarsi (ad esempio) siano di pari valore e dignità. Usare le mani, oltre ad avere un bruttissimo significato simbolico nel "prendere" non accogliere il Dono (per le cose umane invece questa sottile differenza è stata notata, cfr. il rito del matrimonio ultimamente novellato) è pericolosissimo per la dispersione di piccolissimi frammenti, cosa estremamente frequente e generalmente inosservata, se non addirittura per la sottrazione delle Sacre Specie. Si può maneggiare un esplosivo con variegata disinvoltura? Be', Quel che il sacerdote maneggia è ancor più pericoloso. L'aggiunta dell'amen nel NOM è di difficile comprensione: l'amen tradizionalmente segue la preghiera che il sacerdote recita a favore d'ogni singolo comunicando; nel Rito paolino consegue alla proclamazione che il sacerdote fa presentando le Sacre Specie al quale -mi si corregga, se non avessi ben capito,- il fedele prorompe in un amen di acclamazione. Ciò complica praticamente le operazioni di somministrazione impegnando la bocca del comunicando nell'espressione della parola amen e soprattutto è cosa diversa, di meno facile comprensione e tutto sommato più povera nel contenuto.
Insomma, non voglio tediare oltre chi legge, se si guarda alla sostanza delle cose effettivamente occorre tornare all'ultimo backup utile.
Cercare di migliorare il NOM è, come dicono a Napoli, la fatica di chi vuol lavar la testa a o' ciuccio: si perde tempo e sapone....
Andreas H.