domenica 9 agosto 2009

CTRL+B16=Undo! Ovvero perchè questa può essere l'occasione di fare un rollback in liturgia.

Dopo "Restart", "Undo!" un'altro modo, molto informatico, per dire "riprendiamo da dove eravamo rimasti". Operazione tra le più preziose quando si lavora a computer, il Ctrl+z di "undo" magicamente riporta tutto ad un passo precedente l'errore. Così servono le procedure di rollback, downgrade e revert: ecco come un lettore spiega simpaticamente a padre Augè la sua voglia di riforma della riforma.


CTRL+B16
possibilità di undo
Caro padre Matias Augé,

un programmatore di computer, quando si rende conto di aver implementato male qualcosa, deve tornare indietro all'ultima versione funzionante, ripartendo da quella: è prassi comune, la si chiama - a seconda degli ambienti - rollback, downgrading, revert... Quando una soluzione di ingegneria mostra più problemi della soluzione precedente, si torna indietro senza remore e si riparte da lì, alla luce dell'esperienza acquisita nel riconoscere e valutare l'errore. Quando un autista si accorge di aver sbagliato strada, torna all'ultimo bivio dove era certo di essere sul giusto percorso, e imbocca lo svincolo giusto. Quando un farmaco si dimostra pericoloso per la salute delle persone, si ritorna alla cura precedente, senza smettere di cercarne di migliori. Da quando l'amianto è stato verificato come pericoloso, si procede a sostituirlo anche nelle costruzioni esistenti (edifici, treni...) senza smettere di implementare soluzioni isolanti ed antincendio.

Mi domando perciò se ci sia davvero da avere tanto scrupolo sul fare la stessa cosa in campo liturgico. Quale autista insisterebbe su una strada sconosciuta, nella infondata speranza di raggiungere magicamente la destinazione? Quale ingegnere insisterebbe a coibentare la casa dei propri cari con l'amianto, senza che cio' ne sminuisca le indubbie qualità sulla resistenza al calore? Eppure vedo che persone intelligenti provano terrore all'idea di "tornare indietro a quarant'anni fa", come se tale ritorno implicasse un ineludibile ed assoluto divieto di riprendere ad andare avanti ripartendo da quel punto certo.

Mi consenta di ricordarle un fatto che contraddice quanto lei ha affermato. Coloro che quel passo indietro hanno voluto osare, stanno facendo incetta di vocazioni: quella liturgia evidentemente "parla" di più, nonostante tutti i limiti di cui la si vuole accusare. Perché non ripartire da lì? Perché si teme tanto il "revert" ("in parte o in tutto") verso un punto inequivocabilmente più fruttifero? Di quanto dovrà ridursi il già esiguo parco parroci di un vescovo qualsiasi, prima che questi abbia l'umiltà di ammettere che con l'antica e mai abolita liturgia si risolve il problema più doloroso della crisi attuale?

A beneficio di chi sente percorrersi la schiena da brividi di liturgistico terrore, mi permetto di insistere che tutto questo non è un volersi acriticamente fissare al 1962 (ciò che viene deprecato da questo stesso Papa), tutto questo non vuole essere una condanna della liturgia approvata da Paolo VI, ma solo un "rollback", un riprendere a camminare da un punto sicuro. Certamente lei saprà che la Sacrosanctum Concilium aveva dato delle direttive abbastanza chiare, che avevano dato luogo a quel messale pubblicato nella primavera del 1965: chi ha avuto modo di conoscerlo ha potuto verificare come era stato fatto davvero un passo avanti... che però la nuova liturgia ha de facto immediatamente vanificato e - come lei non avrà mancato di notare - senza alcun vantaggio, tant'è che dopo quarant'anni non si sa da dove cominciare a leccarsi le ferite.


Flowchart of the benedictian rollback


Ripartire dunque dal rito straordinario, senza ingessarvisi sopra, non è un'idea peregrina, ma pare presentarsi addirittura come una necessità: di questi tempi, con questa crisi, di fronte all'evidenza delle vocazioni cosiddette "identitarie", c'è ancora tempo e tranquillità per avviare un ennesimo tentativo di studiarla, discuterla, ravvivarla e farla comprendere? Non è forse più ragionevole un "downgrading" ad un punto sicuro e proseguire da lì, scoprendovi anche ciò che arricchirà e migliorerà la nuova liturgia? Ho idea che sia esattamente questo che desidera il Papa quando afferma che il rito ordinario e quello straordinario si arricchiranno a vicenda.

Tutto il resto è ostinazione ideologica: ostinazione di qualche esigua minoranza che vorrebbe bloccare il calendario al 1962, e ostinazione di una maggioranza assoluta che vede come fumo negli occhi (piuttosto che come soluzione concreta ad un problema concreto) la lenta rinascita del rito straordinario che ha tanto, troppo, da insegnare.

R.M.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi permetto di notare alla Redazione di Rinascimento Sacro che a questo post io ho dato qualche giorno dopo una lunga risposta nel mio blog. Credo che sarebbe giusto che i lettori del Vostro seguitissimo blog potessero confrontare i due testi.
Matias Auge

cominciamo a riflettere ha detto...

Caro padre Auge sono un sacerdote e dopo matura riflessione di anni sono giunto a questa conclusione: perchè non lasciate in pace quelli che vogliono la Messa tridentina? Nessuno vi obbliga a tornare alla Messa Antica, ma perchè non volete che chi vuole pregare con la liturgia antica possa farlo liberamente. E' tutta qui la questione: mentre i tradizionalisti chiedono solo uno spazio e una libertà per se stessi, i neomodernisti vogliono imporre a tutto l'orbe cattolico il Novus ordo e questo francamente mi pare sbagliato: chi vi credete di essere da dire a noi come dobbiamo pregare? Noi vogliamo pregare come i nostri Padri punto e basta: le vostre belle (si fa per dire) liturgie costruite a tavolino godetevele voi.
Un sacerdote che vuol rimanere anonimo per non incorrere nelle ire del suo Vescovo

s i l v i o ha detto...

Bella davvero questa analogia con il programmatore di PC, rende bene l'idea!

Se io ho una versione di un programma, ma poi la modifico e non va più bene, non significa che ho sbagliato tutto: delle 100 cose che ho modificato, magari una sola contiene un piccolo errore: ma questo basta affinchè il programma non funzioni. Disastro.
Ecco che, allora, se non capisco bene dove sta l'errore, non ho altra possibilità che, con molta umiltà, di ripartire dall'ultima versione (che son sicuro funzionava). E' l'unico modo.

Tutto questo non significa tornare al passato: è l'unica scelta intelligente per poter andare avanti! Se invece continuo ad insistere con la nuova versione non capirò mai perchè non funziona e resterò in un vicolo cieco.

Anonimo ha detto...

Nonostante io sia su posizioni diametralmente opposte a quelle del P. Augé, (lui profondamente convinto della sostanziale bontà della riforma liturgica io invece profondamente convinto della insuperabile e inarrivabile bontà e nobiltà del vetus e fortemente critico verso il Novus) devo dire che riguardo alla simpatica idea di fare rollback mi trovo a condividerne le osservazioni: ciò che va bene sulla carta ed è perfetto per un programmatore di pc non lo è per la liturgia. E' questo il tragico errore dei novatores: fare progetti e discorsi bellissimi sulla carta ma che una volta messi in pratica sono disastrosi: non tutto ciò che è buono in se stesso lo è pure se calato in una realtà: lo zucchero è in se stesso una cosa ottima, ma se lo do ad un diabetico posso anche ucciderlo!

Tornare indietro comunque oggi produrrebbe più guasti che altro. La strada intrapresa dal Santo Padre è la migliore: "liberalizzare" (il vetus) senza imposizioni e lavorare lentamente perché al Novus vengano raddrizzate le gambe che son veramente come le colonne tortili del baldacchino berniniano.

Il prete anonimo però coglie nel segno: ciò che differenzia gli amanti del vetus è che vogliono solo la libertà, mentre i novatori questa libertà fanno di tutto per impedirla e conculcarla. E' un concetto che qualche giorno fa ho esposto anche sul blog del P. Augé che ha gentilmente ospitato qualche mio intervento.
Un tradizionalista avrà meno acredine verso il Novus quando ci sarà rispetto ed eguaglianza. Ma se i vescovi continuano ad essere ferocemente contrarii (è di questi giorni il casus cagliaritano), se continuano ad offendere e mortificare i diritti non si farà molta strada sulla via della riconciliazione.
E qui tocchiamo con mano un frutto della riforma: la divisione e la contrapposizione tra novatori e conservatori. E mi domando se fosse propio necessaria.


g.nicola lentini

Anonimo ha detto...

Fra un semplice "ritornare indietro", che sa di improbabile restaurazione, e un "riprendere da dove eravamo rimasti" c'è una sensibile differenza: La prima guarda indietro, la seconda avanti. B16, con la co-abitazione delle forme del rito, sta andando avanti. E noi lo seguiamo.

testimone oculare ha detto...

Purtroppo non posso scendere nei particolari ma oggi ho avuto la prova provata della mala fede di certi personaggi.
Il mio vescovo in una recente celebrazione delle cresime si è rifiutato di benedire con l'acqua santa i fedeli entrando in chiesa. Ha poi obbligato (attraverso l'invito di un diacono permanente) i ragazzi che si cresimavano a ricevere la comunione sulla mano, e senza piattino quando in parrocchia questo non avviene quasi mai, e altri abusi...
e questo vescovo passa per.... "liturgista"

Anonimo ha detto...

Tra i novatores si possono distinguere almeno due categorie: quelli che potremmo definire i "ritualisti" e gli "antiritualisti"; al primo gruppo, estremamente minoritario, appartiene il P. Augé: essi sono per il rispetto serio e convinto delle norme che regolano la liturgia. Il secondo gruppo, il maggioritario, è composta da coloro che credono che le norme servono come trampolino di lancio. C'è chi si tuffa e resta nei paraggi (come il vescovo liturgista) e c'è chi va lontano approdando magari ai lidi del circo Orfei.

E' propio questa maggioranza che sfigura e rende a volte orribile un Novus nato comunque malaticcio e miserello.

Ma se lo si continua a curare indebolendolo ulteriormente non so quanto potrà reggere ancora.

g. nicola lentini

mimmo ha detto...

è solo questione di tempo. quando saranno a corto di preti e verranno dai tradizionalisti le cose, poco per volta, riprenderanno la giusta direzione. del resto Siri lo aveva detto che per rimediare ai danni di un certo concilio sarabbero dovuti passare cinquanta anni. stiamo per arrivarci al cinquantesimo anno. stiamo per arrivarci.