sabato 1 agosto 2009

Scalese: un commento al libro sulle interpretazioni storte del Vaticano II.

Dopo avere pubblicato la prefazione di Introvigne, il libro di McInerny ora merita un intervento di Padre Scalese, che si chiede "ma se ci si fosse tutti stretti intorno al Papa, le cose non sarebbero andate in modo diverso?".

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Ralph McInerny

VATICANO II
Che cosa è andato storto?

Prefazione di Massimo Introvigne

Fede & Cultura
Verona 2009.

euro 11,00

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di Giovanni Scalese

Giorni fa ZENIT ha pubblicato una recensione del libro di Ralph McInerny, Vaticano II. Che cosa è andato storto? (Fede & Cultura, Verona 2009), successivamente ripresa da altri siti. Siccome questo blog si è sempre interessato delle problematiche concernenti il Concilio Vaticano II, non posso ignorare tale pubblicazione. Premetto che non possiedo il volume, e perciò devo basarmi esclusivamente su quanto riportato nella suddetta recensione.

A quanto pare, la tesi dell’Autore, è che il problema non sta nel Concilio in quanto tale, ma nella sua interpretazione. E fin qui ci troviamo perfettamente d’accordo: penso che ormai tale distinzione possa considerarsi appurata. Secondo lui, il problema è nato nel 1968, anno in cui la contestazione non entrò solo nelle università, ma anche nella Chiesa, specialmente in concomitanza con la pubblicazione dell’Humanae vitae. Il rifiuto di tale enciclica, afferma McInerny, va al di là delle questioni di morale sessuale e si pone come contestazione globale dell’autorità del Papa e del Magistero. “Per McInerny, è questa confusione ed aperta ribellione culminata con l’opposizione alla Enciclica Humanae vitae che ha indebolito la Chiesa e generato la crisi di vocazioni e di perdita di fede”.

Molto probabilmente la domanda (non so se posta da McInerny o dall’autore della recensione, Antonio Gaspari) se l’attuale crisi della Chiesa vada ricondotta a cause esterne alla Chiesa stessa o sia una diretta conseguenza del Concilio non avrà mai una risposta. La storia non si fa con i “se”: non sapremo mai che cosa sarebbe avvenuto alla Chiesa se non ci fosse stato il Vaticano II. Quel che sappiamo è che il Concilio c’è stato; che in esso non si possono rinvenire veri e propri errori; al massimo, possiamo addebitargli qualche eccessiva illusione circa le “magnifiche sorti e progressive” del mondo moderno e qualche ambiguità nei suoi documenti. Ma sappiamo pure che, durante e soprattutto dopo il Concilio, si è diffuso nella Chiesa un forte dissenso, che ha provocato confusione e disorientamento nei fedeli. Non sarà dunque proprio questo dissenso la causa dell’attuale crisi della Chiesa? Non saprei dare una risposta definitiva. Mi sembra però che si tratti di una tesi degna della massima attenzione.

Anche perché — aggiungo io — se cosí fosse, il problema della crisi della Chiesa non potrebbe essere piú ricondotto al Concilio stesso (che anzi andrebbe rivalutato) e neppure soltanto alla corrente progressista, che ha interpretato a suo modo il Vaticano II (mettendo lo “spirito del Concilio” al di sopra del Concilio stesso), ma anche a coloro che hanno rifiutato il Concilio e contestato l’autorità pontificia da posizioni tradizionaliste (anche costoro hanno dato, oggettivamente, al di là delle loro intenzioni, un contributo al dissenso ecclesiale).

Io, almeno per il momento, sospendo qualsiasi giudizio; ma voi capite bene che assumendo la tesi di McInerny e portandola alle sue logiche conseguenze, cambia tutto. In ogni caso, mi pare che McInerny, con la sua tesi, si faccia interprete di quella che era la posizione di Paolo VI. Papa Montini, che, nonostante lo si dipinga spesso come Papa “progressista”, era perfettamente consapevole e “geloso” del proprio ruolo primaziale, ha sempre considerato il rifiuto del Vaticano II e delle riforme ad esso seguite (come la riforma liturgica) come un rifiuto dell’autorità della Chiesa (che nel Concilio si era manifestata) e di quella pontificia (che approvava ed emanava quelle riforme). I tradizionalisti hanno sempre descritto il loro atteggiamento come una reazione alla demolizione della Chiesa operata dalle forze progressiste; essi hanno sempre invocato lo “stato di necessità” come giustificazione di un’aperta opposizione alla legittima autorità della Chiesa. Non sta a me dire se tale posizione sia giusta o sbagliata. Dico solo (pur sapendo che la storia non si fa con i “se”): ma se invece di opporsi a Roma, ci si fosse tutti stretti intorno al Papa, le cose non sarebbero andate in modo diverso?

Fonte Querculanus

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Ralph McInerny, nato a Minneapolis nel 1929, ha insegnato filosofia per cinquant’anni all’Università Notre Dame nell’Indiana, la più grande università cattolica del mondo, ed è considerato da molti il più importante filosofo cattolico vivente. Gli studiosi di filosofia conoscono McInerny come eminente specialista di San Tommaso d’Aquino, autore di testi fondamentali sull’etica tomista e sui rapporti fra San Tommaso e Aristotele, fra fede e ragione, fra filosofia e teologia. Per i non filosofi McInerny è anche, se non soprattutto, noto come autore di una cinquantina di romanzi gialli diventati rapidamente best seller internazionali e che hanno fatto della figura del sacerdote detective padre Dowling – cui è stata dedicata una fortunata serie televisiva trasmessa anche in Italia – uno dei personaggi più amati da generazioni di lettori. Negli ultimi anni, di fronte alla crisi nella Chiesa, McInerny ha dedicato gran parte delle sue energie all’apologetica cattolica, animando iniziative e riviste e offrendo – come ha ricordato il cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in un articolo su L’Osservatore Romano del 22 giugno 2008 – un importante contributo per fondare lo sforzo apologetico su una solida base filosofica di fronte alle sfide del secolarismo e del relativismo. (Fede & Cultura)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Eccezionale. Si commenta un libro senza averlo letto. Complimenti.

Anonimo ha detto...

Ma l'autore non aveva appena affermato di non voler ragionare con i "se"? Allora quella conclusione...?