martedì 25 agosto 2009

Una precisazione molto precisa.

Sull'onda dei dibattiti accesi sulla stampa nazionale dall'ultimo nostro volume di Strumenti Per La Riforma della Cantagalli, la sala stampa vaticana interviene d'ufficio sulle indiscrezioni dei lavori al Culto Divino:"Al momento non esistono proposte istituzionali". Al momento, istituzionalmente. Certo.


di Salvatore Izzo

"Al momento non esistono proposte istituzionali riguardanti una modifica dei Libri Liturgici in uso".

Lo precisa la Sala Stampa della Santa Sede in merito ad alcune notizie circolate nei giorni scorsi a commento delle pubblicazione, in un volume dell'editore Cantagalli di Siena, di una lettera inedita al filologo Heinz-Lothar Barth, esponente del tradizionalismo tedesco, nella quale Joseph Ratzinger ipotizzo' nel 2003 una "riforma della riforma liturgica", da attuare "per gradi" al fine di riportare piu' senso del sacro e piu' adorazione nel nuovo rito, facendo si' che l'antico e il nuovo si compenetrino a vicenda, prendendo il meglio da entrambi.

Ovviamente, il prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede non immaginava che due anni dopo sarebbe stato eletto Papa e non intendeva stilare un progetto di riforma ma semplicemente esprimere alcune considerazioni riguardo al fatto che verso l'antico rito "e' ancora troppo grande l'avversione di molti cattolici" e alla "difficolta' di gestire" la coabitazione di due riti - quello antico, oggi liberalizzato come forma straordinaria, e quello post-conciliare, confermato come forma ordinaria - che e' stata pero' la soluzione scelta da Benedetto XVI nel 2007 con il motu proprio "Summorum Pontificum".

E' evidente che le decisione assunta come Capo della Chiesa supera le considerazioni che lo stesso Ratzinger aveva fatto da cardinale, anche se nella lettera ai vescovi che due anni fa ha accompagnato il Motu Proprio, lo stesso Pontefice scrive: "le due forme dell'uso del Rito Romano possono arricchirsi a vicenda: nel Messale antico potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi.

Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potra' manifestarsi, in maniera piu' forte di quanto non lo e' spesso finora, quella sacralita' che attrae molti all'antico uso. La garanzia piu' sicura che il Messale di Paolo VI possa unire le comunita' parrocchiali e venga da loro amato consiste nel celebrare con grande riverenza in conformita' alle prescrizioni; cio' rende visibile la ricchezza spirituale e la profondita' teologica di questo Messale".

E in ogni caso, scrive ancora Benedetto XVI in quel testo, "non c'e' nessuna contraddizione tra l'una e l'altra edizione del Missale Romanum".

Per il Papa, infatti, "nella storia della Liturgia c'e' crescita e progresso, ma nessuna rottura. Cio' che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non puo' essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso".

Le proposte di modifica al Messale di Paolo VI che sarebbero state elaborate dalla Congregazione del Culto Divino sembrano ispirate proprio a questa visione: "Si intende rivedere - scrive il Giornale che ne ha dato conto - la parte introduttiva del messale mettendo molti piu' paletti alla creativita', e sottolineando il senso del sacro e l'importanza dell'adorazione.

Si prevede in futuro la ripubblicazione di tutti i messali bilingui, con testo latino a fronte. Si vuole contenere l'usanza, ormai diffusissima, di dare la comunione sulla mano, ricordando che si tratta di una concessione straordinaria, ma che il modo normale di ricevere l'ostia e' in bocca. Si chiede che nelle solennita' si torni a celebrare in latino, anche se secondo il nuovo rito. E si sottolinea l'importanza per il celebrante di rivolgersi verso Oriente, almeno durante la consacrazione eucaristica, come accadeva di prassi prima della riforma, quando sia fedeli che il prete guardavano verso la croce e il sacerdote dava dunque le spalle all'Assemblea".

Nel volume di Cantagalli - che ha originato la polemica in corso anche la fuga di notizie sulle proposte che ha provocato la precisazione odierna - trova spazio anche un altro testo di Ratzinger finora mai pubblicato ma che sembra scritto apposta per il difficile passagguo in corso, nel quale il futuro Papa ribadisce come la liturgia non debba "essere il terreno di sperimentazione per ipotesi teologiche".

"In questi ultimi decenni - afferma Ratzinger - congetture di esperti sono entrate troppo rapidamente nella pratica liturgica, spesso anche passando a lato dell'autorita' ecclesiastica, tramite il canale di commissioni che seppero divulgare a livello internazionale il loro consenso del momento e nella pratica seppero trasformarlo in legge liturgica. La liturgia trae la sua grandezza da cio' che essa e' e non da cio' che noi ne facciamo".

Fonte AGI.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ancora smentite dalla S.Sede! I tradizionalisti sono0 stufi di queste prese in giro! Si diano solo le notizie accertate e sicure!
Quando la finiremo coi pettegolezzi da sacrestia?

La Redazione ha detto...

L'anonimo lettore non ha potuto, o forse non ha voluto, cogliere il linguaggio tra le righe con cui è stato scritto il comunicato. Rpensi quindi alle parole "al momento" e "istituzionalmente" e forse capirà che l'attendibilità delle fonti è salva.