sabato 1 agosto 2009

Contro l'ermeneutica della rottura. Quando Paolo VI difese con parole forti la continuità del Vaticano II.

.

CONCISTORO SEGRETO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
PER LA NOMINA DI VENTI CARDINALI

Lunedì, 24 Maggio 1976


Venerati Fratelli Nostri,

Dal giorno in cui, ormai più di tre anni fa, col fissare il numero dei Cardinali elettori, avevamo colmato i vuoti creatisi nel vostro Collegio, questo ha subito perdite dolorose di nostri Fratelli, che tutti ricordiamo con affettuoso rimpianto; d’altra parte, inoltre, alcuni dei suoi membri hanno raggiunto l’età stabilita, per cui essi non possono più partecipare all’elezione del Romano Pontefice. Perciò noi oggi vi abbiamo convocati per creare nuovi Cardinali; e, al tempo stesso, sia per promulgare nomine episcopali, sia per chiedere a voi di pronunciare l’ultimo voto circa le cause di canonizzazione di tre Beati, sia infine per ricevere le postulazioni dei palli.

Sono aspetti tradizionali e noti di ogni Concistoro; ma non per questo meno suggestivi, nel loro significato ecclesiale, e nei loro richiami storici, tanto da rendere ogni volta piena di singolare interesse la celebrazione di questo avvenimento della Chiesa romana. Sì, il Concistoro è un momento particolarmente importante e solenne. Ve ne vediamo compresi, con la vostra partecipazione e con la vostra presenza; e di questo anzitutto vi ringraziamo.

I. Per rimanere alla circostanza che più polarizza oggi l’attenzione della comunità cattolica, anzi di tutta l’opinione pubblica - la creazione di nuovi Cardinali - vogliamo sottolineare che, con essa, noi abbiamo voluto non tardare più oltre a provvedere alle esigenze del Sacro Collegio, tanto più dopo la pubblicazione della Costituzione Apostolica «Romano Pontifici eligendo», nella quale abbiamo sottolineato i compiti particolari e supremi dei suoi componenti, chiamati all’elezione del Papa. E nel colmare i vuoti, come dicevamo, abbiamo seguito i criteri che più ci stanno a cuore: la rappresentatività e il carattere internazionale del Sacro Collegio.
Esso vuole e deve dare in faccia al mondo l’immagine per quanto possibile fedele della santa Chiesa Cattolica, riunita dai quattro venti nell’unico ovile di Cristo (Io. 10, 16), aperta a tutte le genti e a tutte le culture, per assimilarne i valori genuini e farli servire alla buona causa del Vangelo, ch’è la gloria di Dio e l’elevazione dell’uomo. Così – oltre al dovuto riconoscimento a fedelissimi servitori della Sede Apostolica nelle Rappresentanze Pontificie e nella Curia Romana - abbiamo pensato prima di tutto e sopra tutto alle Sedi residenziali, volgendo in particolare lo sguardo alle giovani comunità dall’avvenire promettente e luminoso, unitamente e allo stesso piano di quelle dal passato illustre e dalla storia secolare, ricca di opere e di santità. È come uno sguardo d’insieme che abbraccia tutto l’orizzonte del mondo, ove la Chiesa vive, ama, spera, soffre, combatte: nessuno, dai punti estremi dell’orizzonte, anche dalle terre più lontane, è assente. Che se la rappresentatività delle Chiese orientali sembra oggi ridotta, ciò non significa che minore sia la nostra stima e considerazione verso quelle regioni, che sono state la culla della Chiesa, ne custodiscono tuttora con gelosa cura i preziosissimi tesori di pietà, di Liturgia, di Dottrina, e trovano nei loro Pastori, i Patriarchi, a noi dilettissimi, congiuntamente ai loro collaboratori del rispettivo sacro sinodo patriarcale, l’incoraggiamento, la luce, la forza di coesione. Anzi, ci piace cogliere questa occasione per attestare loro la nostra benevolenza più che affettuosa, assicurandoli del nostro ricordo, della nostra venerazione e della nostra preghiera.

II. Il Concistoro, dicevamo, è un momento particolarmente grave e solenne per la vita della Chiesa, che si svolge nel tempo: e noi non possiamo lasciar passare questa occasione, che ci porta a contatto con voi, senza trattare in presenza vostra aspetti e questioni che ci stanno molto a cuore e che riteniamo di grande importanza; senza farvi parte dei sentimenti che nutriamo nell’intimo. Sono sentimenti di gratitudine e di gioia, da una parte, ma anche di preoccupazione e di pena dall’altra.

1) Il primo sentimento nasce da quell’ottimismo innato – fondato sulle promesse indefettibili di Cristo (Cfr. Matth. 28, 20; Io. 16, 33) e sulla constatazione di fenomeni sempre nuovi e consolanti - che noi abitualmente nutriamo in cuore: è la vitalità, la giovinezza della Chiesa, di cui abbiamo tanti segni. Ne abbiamo avuto la prova nel recente Anno Santo, che tuttora irradia il suo influsso nel nostro spirito. L’essenza della vita cristiana sta nella vita spirituale, in questa vita soprannaturale ch’è dono di Dio: e noi abbiamo il più grande conforto nel vederla svilupparsi in tanti Paesi, nella testimonianza della fede, nella Liturgia, nella preghiera riscoperta e rigustata, nella gioia custodita nella chiarità dello sguardo spirituale e nella purezza del cuore.

Noi vediamo inoltre svilupparsi sempre più e più l’amore dei fratelli, inseparabile dall’amore di Dio, che ispira l’impegno crescente di tanti nostri figli, e la loro solidarietà profonda con i poveri, con gli emarginati, con gli indifesi.

Noi vediamo le linee tracciate dal recente Concilio dirigere e sostenere lo sforzo continuo di adesione al Vangelo di Cristo, in uno sforzo di autenticità cristiana, nell’esercizio delle virtù teologali.

Noi vediamo con commossa ammirazione il fiorire delle iniziative missionarie e, soprattutto, abbiamo non indubbi segni che, dopo una battuta d’arresto, anche il settore più delicato e grave come quello delle vocazioni sacerdotali e religiose, ha una indubitabile ripresa in vari paesi.

Noi vediamo in tutti i continenti molti giovani rispondere generosamente e concretamente alle consegne del Vangelo, e dimostrare sforzo di coerenza assoluta tra l’altezza dell’ideale cristiano e il dovere di tradurlo in pratica.

Sì, venerati Fratelli nostri, veramente lo Spirito è all’opera in tutti i campi, anche in quelli che parevano più inariditi!

2) Ma vi sono anche motivi di amarezza, che non vogliamo certo velare né minimizzare: e nascono specialmente dal rilievo di una polarità, spesso irriducibile in certi suoi eccessi, che manifesta in campi diversi una immaturità superficiale, ovvero una ostinazione caparbia, in sostanza una sordità amara verso gli appelli a quel sano equilibrio, conciliatore delle tensioni, partiti dalla grande lezione del Concilio, sono ormai più di dieci anni.

a) Da una parte, ecco coloro che, col pretesto di una più grande fedeltà alla Chiesa e al Magistero, rifiutano sistematicamente gli insegnamenti del Concilio stesso, la sua applicazione e le riforme che ne derivano, la sua graduale applicazione a opera della Sede Apostolica e delle Conferenze Episcopali, sotto la nostra autorità, voluta da Cristo. Si getta il discredito sull’autorità della Chiesa in nome di una Tradizione, di cui solo materialmente e verbalmente si attesta rispetto; si allontanano i fedeli dai legami di obbedienza alla Sede di Pietro come ai loro legittimi Vescovi; si rifiuta l’autorità di oggi, in nome di quella di ieri. E il fatto è tanto più grave, in quanto l’opposizione di cui parliamo non è soltanto incoraggiata da alcuni sacerdoti, ma capeggiata da un Vescovo, da Noi tuttavia sempre venerato, Monsignor Marcel Lefebvre.

È tanto doloroso il notarlo: ma come non vedere in tale atteggiamento - qualunque possano essere le intenzioni di queste persone - porsi fuori dell’obbedienza e della comunione con il Successore di Pietro e quindi della Chiesa?

Poiché questa, purtroppo, è la conseguenza logica, quando cioè si sostiene essere preferibile disobbedire col pretesto di conservare intatta la propria fede, di lavorare a proprio modo alla preservazione della Chiesa cattolica, negandole al tempo stesso un’effettiva obbedienza. E lo si dice apertamente! Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti Post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale (Cfr. Luc. 22, 32; Io. 21, 15 ss.), che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.

E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio là dove congvegavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo «Ordo Missae» non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino.

La stessa disponibilità noi esigiamo, con la stessa autorità suprema che ci viene da Cristo Gesù, a tutte le altre riforme liturgiche, disciplinari, pastorali, maturate in questi anni in applicazione ai decreti conciliari. Ogni iniziativa che miri a ostacolarli non può arrogarsi la prerogativa di rendere un servizio alla Chiesa: in effetti reca ad essa grave danno.

Parecchie volte, direttamente, per tramite di nostri collaboratori e di altre persone amiche, abbiamo richiamato l’attenzione di Monsignor Lefebvre sulla gravità dei suoi atteggiamenti, l’irregolarità delle principali sue presenti iniziative, l’inconsistenza e spesso falsità delle posizioni dottrinali sulle quali egli basa gli uni e le altre, e il danno che da essi proviene alla Chiesa intera.

È con profonda amarezza ma con paterna speranza che noi ci rivolgiamo una volta di più a questo nostro Confratello, ai suoi collaboratori e a quelli che si sono lasciati trascinare da essi. Oh, certo, noi crediamo che molti di questi fedeli, almeno in un primo momento, erano in buona fede: comprendiamo anche il loro attaccamento sentimentale a forme abituali di culto o di disciplina che per lungo tempo erano stati per essi di sostegno spirituale e nei quali avevano trovato nutrimento spirituale. Ma abbiamo fiducia ch’essi sapranno riflettere con serenità, senza partito preso, e vorranno ammettere che troveranno oggi il sostegno e il nutrimento che cercano, nelle forme rinnovate che il Concilio Ecumenico Vaticano II e Noi stessi abbiamo decretato come necessario, per il bene della Chiesa, il suo progresso nel mondo contemporaneo, la sua unità. Noi dunque esortiamo, ancora una volta, tutti questi nostri fratelli e figli, li supplichiamo di prendere coscienza delle profonde ferite che, altrimenti, causano alla Chiesa, di nuovo li invitiamo a pensare . . .
È con profonda amarezza ma con paterna speranza che noi ci rivolgiamo una volta di più al nostro Confratello Monsignor Marcel Lefebvre, ai suoi collaboratori; li invitiamo a pensare ai moniti gravi di Cristo su l’unità della Chiesa (Cfr. Io. 17, 21 ss.) e sull’obbedienza dovuta al legittimo Pastore da Lui preposto al gregge universale, come segno dell’obbedienza dovuta al Padre e al Figlio (Cfr. Luc. 10, 16). Noi li attendiamo con cuore aperto, con le braccia pronte all’abbraccio: sappiano ritrovare in umiltà e edificazione, per la gioia del Popolo di Dio, la via dell’unità e dell’amore!

b) Dall’altra parte, in direzione opposta quanto a posizione ideologica, ma ugualmente causa di profonda pena, vi sono coloro che, credendo erroneamente di continuare nella linea del Concilio, si sono messi in una posizione di critica preconcetta e talora irriducibile della Chiesa e delle sue istituzioni.

Perciò, con altrettanta fermezza dobbiamo dire che non ammettiamo l’atteggiamento:

- di quanti si credono autorizzati a creare la loro propria liturgia, limitando talora il Sacrificio della Messa o i sacramenti alla celebrazione della propria vita o della propria lotta, oppure al simbolo della loro fraternità; o praticano abusivamente l’intercomunione;

- di quanti minimizzano l’insegnamento dottrinale nella catechesi o la snaturano secondo il gusto degli interessi, delle pressioni o delle esigenze degli uomini, secondo tendenze che travisano profondamente il messaggio cristiano, come già abbiamo indicato nell’Esortazione Apostolica «Quinque iam anni», 1’8 dicembre 1970, a cinque anni dalla fine del Concilio (Cfr. AAS 63 (1971) 99);

- di quanti fingono d’ignorare la Tradizione vivente della Chiesa, dai Padri fino agli insegnamenti del Magistero, e reinterpretano la dottrina della Chiesa, e lo stesso Vangelo, le realtà spirituali, la divinità di Cristo, la sua risurrezione o l’Eucaristia, svuotandole praticamente del loro contenuto e creando in tal modo una nuova gnosi e introducendo in certo modo nella Chiesa il « libero esame »; e ciò è tanto più pericoloso quando si tratta di coloro che hanno l’altissima e delicata missione di insegnare la Teologia cattolica;

- di quanti riducono la funzione specifica del ministero sacerdotale;

- di quanti dolorosamente trasgrediscono le leggi della Chiesa, o le esigenze etiche da essa richiamate;

- di quanti interpretano la vita teologale come una organizzazione della società di quaggiù, anzi la riducono ad un’azione politica, adottando a questo scopo uno spirito, metodi, e pratiche contrarie al Vangelo; e si giunge a confondere il messaggio trascendente di Cristo, il suo annuncio del Regno di Dio, la sua legge d’amore tra gli uomini, fondato su l’ineffabile paternità di Dio, con ideologie che essenzialmente negano tale messaggio sostituendolo con una posizione dottrinale assolutamente antitetica, propugnando un connubio ibrido tra due mondi inconciliabili, com’è riconosciuto dagli stessi teorici dell’altra parte.

Cristiani simili non sono molto numerosi, è vero, ma fanno molto rumore, credendo troppo facilmente d’interpretare le necessità di tutto il popolo cristiano o il senso irreversibile della storia. Non possono, così facendo, richiamarsi al Concilio Vaticano II, perché la sua interpretazione e la sua applicazione non si prestano ad abusi di sorta; né appellarsi alle esigenze dell’apostolato per avvicinare i lontani o gli increduli: l’apostolato vero è inviato dalla Chiesa per testimoniare su la dottrina e la vita della Chiesa stessa. Il lievito deve essere diffuso in tutta la pasta, ma deve rimanere lievito evangelico. Altrimenti si corrompe anch’esso col mondo.

Venerati Fratelli Nostri! Abbiamo pensato di affidarvi queste riflessioni, consapevoli dell’ora che batte per la Chiesa. Essa è e sarà sempre il vessillo levato tra le Nazioni (Cfr. Is. 5, 26; 11, 12), perché ha la missione di dare al mondo che la guarda, con aria talora di sfida, la verità di quella fede che ne rischiara il destino, la speranza che sola non delude (Cfr. Rom. 5, 5), la carità che salva dall’egoismo che, sotto varie forme, cerca di invaderlo e di soffocarlo. Non è certo il momento dell’abbandono, della diserzione, delle concessioni; né, tanto meno, quello della paura. I cristiani sono semplicemente chiamati a essere se stessi: ed essi lo saranno nella misura in cui saran fedeli alla Chiesa e al Concilio.

Nessuno, pensiamo, vorrà aver dubbi su l’insieme di indicazioni e di incoraggiamenti, che, durante questi anni del nostro Pontificato, noi abbiamo dato ai Pastori e al Popolo di Dio, anzi al mondo intero. Siamo grati a coloro che han fatto un programma di tali insegnamenti, dati con intento sempre sorretto da una viva speranza, da un sereno ottimismo non disgiunto da realismo concreto. Se oggi ci siamo soffermati di più su alcuni aspetti negativi, è perché la circostanza singolarissima e la vostra benevola fiducia ce l’hanno fatto ritenere opportuno. Effettivamente, l’essenza del carisma profetico per il quale il Signore ci ha promesso l’assistenza del suo Spirito, è quella di vegliare, di avvertire sui pericoli, di scrutare i segni dell’alba sull’orizzonte oscuro della notte. Custos, quid de nocte? Custos, quid de nocte? ci mette in bocca il profeta (Is. 21, 11). Finché l’alba serena ridoni la gioia al mondo, noi vogliamo continuare ad alzare la nostra voce per quella missione, che ci è stata affidata. Voi, nostri amici e collaboratori più vicini, potete anzitutto e meglio d’ogni altro farvene l’eco presso tanti nostri fratelli e figli. E mentre ci apprestiamo a festeggiare il Signore che, con i segni della passione e risurrezione gloriosa, ascende alla destra del Padre, dobbiamo, guardando caelos apertos (Act. 7. 56), rimanere pieni di speranza, di gioia e di coraggio. In Nomine Domini! In questo Nome santo tutti vi benediciamo.

Ora ci piace elencare i distinti Presuli, che per i loro meriti abbiam reputato degni di chiamare a far parte, in questo Concistoro, del degnissimo Collegio dei Cardinali.

Essi sono: Ottavio Antonio Beras Rojas, Arcivescovo di Santo Domingo; Opilio Rossi, Arcivescovo tit. di Ancira e Nunzio Apostolico in Austria; Giuseppe Maria Sensi, Arcivescovo tit. di Sardi e Nunzio Apostolico in Portogallo; Juan Carlos Aramburu, Arcivescovo di Buenos Aires; Corrado Bafile, Arcivescovo tit. di Antiochia di Pisidia e Pro-Prefetto della Sacra Congregazione per le Cause dei Santi; Hyacinthe Thiandoum, Arcivescovo di Dakar; Emmanuel Nsubuga, Arcivescovo di Kampala; Joseph Schroffer, Arcivescovo tit. di Volturno e Segretario della Sacra Congregazione per l’Educazione Cattolica; Lawrence Trevor Picachy, Arcivescovo di Calcutta; Jaime L. Sin, Arcivescovo di Manila; William Wakefield Baum, Arcivescovo di Washington; Aloisio Lorscheider, Arcivescovo di Fortaleza; Reginald John Delargey, Arcivescovo di Wellington; Eduardo Pironio, Arcivescovo tit. di Tiges e Pro-Prefetto della Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari; Laszló Lékai, Arcivescovo di Esztergom; Basi1 Hume, Arcivescovo di Westminster; Victor Razafimahatratra, Arcivescovo di Tananarive; Boleslaw Filipiak, Arcivescovo tit. di Plestia; Dominic Ekandem, Vescovo di Ikot Ekpene.

Inoltre, quanto ai due Cardinali che ci siamo riservati in pectore, diamo ora pubblicamente il nome di uno di essi: si tratta di Monsignor Giuseppe Maria Trin-nhu-Khue, Arcivescovo di Hanoi, giunto soltanto ieri a Roma. Riserviamo peraltro ancora il secondo, che sarà pubblicato quando a noi piacerà.

Pertanto, per autorità di Dio Onnipotente, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra creiamo e nominiamo solennemente Cardinali della Santa Chiesa Romana i Presuli, che abbiamo or ora menzionati.

Di tali Cardinali, i seguenti apparterranno all’ordine dei Diaconi: Opilio Rossi, Giuseppe Maria Sensi, Corrado Bafile, Giuseppe Schröffer, Edoardo Pironio, Boleslao Filipiak.

Gli altri apparterranno all’ordine dei Presbiteri.

Con le necessarie e opportune dispense, deroghe e clausole. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Fonte Vatican.va © Copyright 1976 - Libreria Editrice Vaticana. Si ringrazia Papa Ratzinger Blog.

***

Cfr. Paolo VI, Discorso in occasione del Concistoro, 1977.

Cfr Benedetto XVI, Discorso alla Curia romana, 22 dicembre 2005.

69 commenti:

Anonimo ha detto...

no. è inacettabile!La rottura l'ha ooerata Paolo VI, e gli sviluppi degli approfondimenti sulla natura del Concilio lo dimostreranno. Dove volete andare, voi di Rinascimento Sacro? Non c'è bisogno di questo procedere , è un pasticio clericale che farà più danno del primo post- concilio. Il mondo ormai sta consumando la sua apostasia, e voi volete salvare capra e cavoli. Pillola Abortiva legalizzata, milioni di Aborti all'anno, il giorno del Signore praticamente scomparso, immoralità e disperazione...non c'è tempo per una inutilei salamelecchi clericali. Finitela! o perderete tutto...perchè non nasce dal vero il vostro amore alla tradizione. Chissà se avrete il coraggio di pubblicare il commento di un prete che il post concilio lo ha fatto!

Anonimo ha detto...

Romano Amerio parlava del "realismo intermittente" di papa Paolo VI. Molto bello il discorso di Paolo VI al Conc. segr. del 1976: no agli eccessi: tradizionalismo e modernismo...

Comunque, a mio modesto parere, la rif. lit. approvata da papa Montini non ha avuto risultati assai felici... Troppa fiducia riposta in mons. Bugnini ...(preghiamo anche per lui)

Chissà... se Papa Montini avesse almeno dato più tolleranza al Vetus Ordo forse non ci sarebbero stati gli "strappi" che seguirono...

Il card. Montini/Paolo VI amava un certo progresso... Ma forse tendeva più verso la modernità che verso la tradizione? In ogni caso Paolo VI resta un Papa vero e legittimo. Ed ha fatto cose belle e coraggiose da Papa (al concilio, ad es., ha voluto il titolo mariano "Mater Ecclesiae", e nel postconcilio ha promulgato l'enc. Humanae Vitae...)

Fa pensare però il fatto che di Lefevre fa nome e cognome e ne fa l'interlocutore diretto dei suoi attacchi. Ma dei neo-modernisti(per quel poco che so), Paolo VI non fa nome, "spara nel mucchio"... Paolo VI condanna apertamente Lefevre, ma su Kueng, Rahner & Co., non spende mezza parola... Non dimentichiamo la simpatia di Paolo VI, non solo per l'uomo contenmporaneo ma anche per la teologia contemporanea di Rahner e compagni... Teologi che sotto Pio XII ebbero la porta sbarrata, poi sotto Giovanni XXIII ebbero la porta aperta e sotto Paolo VI, furono liberi di "pontificare" e così la teologia d'oltralpe fu scambiata per magistero puro...

Sarà degno della beatificazione Paolo VI? Se sì, e quando sarà, anch' io dirò “Papa Paolo VI ora pro nobis”! Ma fino a quel momento resto con le mie (e non solo le mie) legittime, rispettose e storiche perplessità.

Non dimentichiamo che nell'antichità cristiana, Papi come Liberio e Onorio non furono considerati Santi a causa di atteggiamenti e frasi ambigue quando invece essi avrebbero dovuto meglio definire l'ortodossia dottrinale contro ariani, semiariani e monoteliti.

Luisa ha detto...

Certo che quando leggo:

L’essenza della vita cristiana sta nella vita spirituale, in questa vita soprannaturale ch’è dono di Dio: e noi abbiamo il più grande conforto nel vederla svilupparsi in tanti Paesi, nella testimonianza della fede, nella Liturgia, nella preghiera riscoperta e rigustata, nella gioia custodita nella chiarità dello sguardo spirituale e nella purezza del cuore.

O ancora:

abbiamo non indubbi segni che, dopo una battuta d’arresto, anche il settore più delicato e grave come quello delle vocazioni sacerdotali e religiose, ha una indubitabile ripresa in vari paesi.

Mi dico che effettivamente l`ottimismo era re ed era cieco!

Effettivamente Paolo VI rimproverava :

Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti Post-conciliari,

Ciò che abbiamo sotto gli occhi oggi ci mostra purtroppo che chi osava fare quelle affermazioni non aveva tutti i torti, al contrario!

È poi più che evidente che Paolo VI ha voluto la riforma liturgica come l`ha costruita Bugnini, suo protetto, è chiaro che per lui l`antico rito doveva appartenire al passato che il nuovo veniva a sostituire l`antico....che era concesso solo a sacerdoti infermi o anziani che celebrassero sine populo e con previa autorizzazione!!

Quando poi leggo:

Ma abbiamo fiducia ch’essi sapranno riflettere con serenità, senza partito preso, e vorranno ammettere che troveranno oggi il sostegno e il nutrimento che cercano, nelle forme rinnovate che il Concilio Ecumenico Vaticano II e Noi stessi abbiamo decretato come necessario, per il bene della Chiesa, il suo progresso nel mondo contemporaneo, la sua unità.

Non so quale progresso nel mondo sperava Paolo VI, ma penso che non ci sia bisogno di grandi commenti per dire che la Chiesa oggi non è unita, non è serena, non sembra aver trovato sostegno e nutrimento nelle forme rinnovate del Vaticano II, ma è in crisi, è confusa, è in uno stato di apostasia dilagante.

Anonimo ha detto...

Non apprezzo affatto la riproposizione del famoso discorso di Paolo al Concistoro del 1976.
Quell'intervento pontificio è stato volutamente incompleto e , come del resto tutto quel Pontificato, di parte.
Non riesco a trovare motivazioni storiche e ancor meno teologiche che possano giustificare lo scempio , liturgico, disciplinare e dottrinale, che il silente Paolo VI ha di fatto avallato durante il suo pontificato.
Ci sarebbe da scrivere moltissimo : già lo hanno fatto molte equilibrate e illustri penne.
A nessuno è dato di giudicare : il verdetto viene fulminato solo da Dio e dalla Storia.
L'albero più essere giudicato solo in base ai frutti che ha generato.
Mi rimane oscura la "manovra" che la Redazione di Rinascimento Sacro tenta di fare pubblicando uno dei più ambigui e discussi discorsi di Paolo VI ( le omelie, ad esempio, di quel Papa sono luminosissime e splendenti per dottrina).
Rifletterò, in riva al mare, fra poco sul gesto "politico" della Redazione di Rinascimento Sacro, che pur stimo, che mi fa venir in mente la frase che l'onorevole Vittorio Emanuele Orlando, rimasto solo in una battaglia di moralizzazione, gridò al Parlamento nel 1947 " Cupidigia di servilismo" ...
Speriamo che il sole mi faccia cambiar parere su questa pubblicazione odierna di R S.
Nel Signore Risorto.
A.C.

Anonimo ha detto...

Paolo Vi dice in un passaggio di questo discorso: "forme rinnovate che il Concilio Ecumenico Vaticano II e Noi stessi abbiamo decretato come necessario".

Ecco l'origine del disastro: stabilire dall'alto per decreto cosa è necessario e cosa non lo è!!!

Se anziché stabilire con atto d'imperio cosa era necessario per il Popolo di Dio si fosse chiesto ai diretti interesati di esprimere un parere su quelle forme rinnovate si sarebbe potuto salvare qualcosa.
Ma non lo si fece: si stabilì per decreto di cosa i fedeli avevano bisogno.
Neppure Stalin arrivò a tanto!

Antonello

Anonimo ha detto...

P.S.
Sono fermissimamente convinto che Paolo VI fosse animato dal più grande amore per la Chiesa. Fu però accecato da una ideologia che tuttora acceca molti.
Antonello

Luisa ha detto...

Ringrazio Il Signore di averci dato il 19 qprile 2005 Benedetto XVI come Pastore della Sua Chiesa!

Dalla:

LETTERA DI PRESENTAZIONE DEL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

Quanto all’uso del Messale del 1962, come forma extraordinaria della Liturgia della Messa, vorrei attirare l’attenzione sul fatto che questo Messale non fu mai giuridicamente abrogato e, di conseguenza, in linea di principio, restò sempre permesso.
...
Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Missale Romanum. Nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto.


http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2007/07/la-lettera-di-presentazione-del-motu.html

Anonimo ha detto...

La Redazione di Rinascimento Sacro potrebbe allora pubblicare anche la bolla Quo primum di S. Pio V e il decreto sul S. Sacrificio della Messa del Concilio di Trento.

Quanto a Paolo VI (il Papa che depose la tiara per farne dono alle Nazioni Unite), il 13 maggio 1978, meno di tre mesi prima della sua scomparsa, alla commemorazione di Aldo Moro in S. Giovanni, ebbe a dire:

"...Signore, non hai esaudito la nostra supplica..."

Francesco

Andreas Hofer ha detto...

Ringraziamo il Signore di averci dato Benedetto XVI.
Diamo tempo alla S. Messa della Tradizione, liberalizzata dal Summorum Pontificum. "Bonum diffusivum sui", non dimentichiamolo mai. E chiediamo a Maria SS. incessantemente di pregare per noi, perché l'ostilità verso questo piccolo (?) gregge, che si ostina a restare fedele sia alla Tradizione che alla legittima autorità della Chiesa è sempre più crescente. E si va ben oltre quanto affermato dalla lettera di Maranathà ...
Laus Deo

mic ha detto...

mi piacerebbe conoscere le motivazioni che hanno indotto la Redazione a pubblicare il discorso.
Certamente, con la chiave di lettura odierna, possiamo solo dire che non resta che raccogliere i cocci.
per il resto concordo pienamente con Luisa, con Andreas Hofer e con tutti coloro che hanno espresso perplessità

Anonimo ha detto...

Giudico positivamente che Rinascimento Sacro abbia pubblicato il discorso di Paolo VI. L’anonimo che ha affermato che la moribonda Chiesa di oggi ha innegabilmente avuto un assassino: Giovanni Montini, dimostra uno stato d’animo perlomeno delirante…

Anonimo ha detto...

Se oggi è stata liberalizzata la Santa Messa di San Pio V, è solamente grazie ai tradizionalisti che l'hanno sempre difesa e non grazie a Paolo VI progressista e democratico, chel'ha abrogata.

Luisa ha detto...

Sì una riforma piombata dall`alto, non richiesta e imposta sovente senza nessuna preparazione ma con violenza e disprezzo per tutto ciò che fino allora era così caro ai cuori dei fedeli.
A domandarsi se quei sacerdoti che si son gettati sulle balaustre per distruggerle, sugli altari idem, sui Tabernacoli da spostare il più lontano possibile dalla vista dei fedeli, subivano da anni una Liturgia che sembravano "du jour au lendemain" disprezzare e rigettare!
Paolo Vi, ha difeso la continuità dice il titolo del post, io direi che per quel che riguarda la Liturgia Paolo VI è l`artefice della rottura e lo dice chiaramente.
Mi è anche sempre più chiaro che Bugnini non avrebbe potuto agire come lo ha fatto se non avesse avuto l`appoggio di Paolo VI.

Areki ha detto...

Io ringrazio il Signore per averci dato il grande Papa Benedetto XVI che ha fatto dono alla Chiesa del Summorum Pontificum. Condivido le perplessità della quasi totalità degli interventi precedenti sulla imposizione della riforma Bugniniana che oggettivamente non è stata voluta direttamente dal Concilio Vaticano II e i cui frutti per lo più negativi sono sotto gli occhi di tutti.
Penso che Paolo VI si sia pentito di quello che ha avvallato nella chiesa oltre che nella liturgia; negli ultimi anni del suo pontificato larghi settori della Chiesa gli si rivoltarono contro (cfr. l'Humane Vitae non accolta) e poi la tragedia del Divorzio e dell'Aborto introdotti in Italia (sotto la Democrazia Cristiana) ed infine l'uccisione del suo amico Aldo Moro... per mano dei brigatisti rossi ultimo frutto amaro di quel '68 che Paolo VI non ebbe la forza o la vera volontà di fermare credendo nel "dialogo" con la modernità, per poi rifiutare il "dialogo" con i fedeli tradizionali....
Certo il Signore ha dato a Paolo VI tante belle batoste... con Dio non si scherza: anche una Papa deve rendere conto a Dio....
prego per la sua anima, ma in coscienza non credo che un pontefice tanto problematico potrà essere beatificato, no! non credo proprio.
d. Bernardo

Anonimo ha detto...

il discorso di Paolo VI è di grande importanza e di equilibrio richiamando l'attenzione di tutti a evitare eccessi in entrambi le direzioni.La riforma iniziata da papa Paolo non fu di sua iniziativa ma un preciso impegno conciliare, non di una persona, ma del collegio apostolico sotto l'autorità di Pietro. La riforma non stata uno scempio, come molti affermano, ma un cogliere l'azione dello Spirito, che continua a guidare la sua chiesa attraverso i Pastori. Il Magistero va accolto sempre e non quando ci piace e rispecchia le nostre idee. faccio i complimenti alla redazione per aver voluto pubblicare il testo di Papa Paolo VI, anche se il titolo non rispecchia a pieno il contenuto dell'omelia pronunciata. certo un passo avanti mi auguro che ce ne siano altri per conciliare di più gli animi.

Luisa ha detto...

Ah certo che se l`azione dello Spirito Santo è stata quella di arrivare allo scempio, sì lo scempio, al quale ci è dato di assistere oggi, c`è da chiedersi chi ha strumentalizzato e strumentalizza lo Spirito Santo, in favore di quali interessi o ideologie per far passare quali progetti, disegni sulla Chiesa!
Suvvia, anche la più cieca ideologia dovrebbe cedere davanti alla realtà odierna della Chiesa!
Confusione, divisione, magisteri paralleli, anarchia, Liturgia dissacrata, religione fai date, teologia fai da te, ecumenismo fai da te...apostasia dilagante...è forse stato lo Spirito Santo a volere tutto ciò?
Son stati e sono ispirati dall Spirito Santo coloro che formalmente uniti a Pietro continuano la loro opera di demolizione e divisione?

mic ha detto...

La riforma iniziata da papa Paolo non fu di sua iniziativa ma un preciso impegno conciliare, non di una persona, ma del collegio apostolico sotto l'autorità di Pietro

"collegio apostolico" (!?) un gruppo di protestanti guidato da un massone?
Impegno ccnciliare quello che ha trasformato alcune indicazioni conciliari mal applicate in OBBLIGHI per tutto il popolo di Dio, che meglio sarebbe chiamare Corpo di Cristo, perché "popolo di Dio" evoca suggestioni veterotestamentarie di cui non abbiamo alcun bisogno?

Anonimo ha detto...

Il disastro e' sotto gli occhi di tutti.
Ma se l'intenzione era in realta' quella di distruggere la Chiesa stiano comunque attenti. Non prevalebunt.
Francesco

Anonimo ha detto...

se un concilio ecumenico che ha voluto dare precise indicazioni per la riforma si suole definire "un gruppo di protestanti guidati da un massone" mi sa ke siamo completamente fuori strada e forse, oimè, abbiamo perso il lume della sapienza....si continua a prendere starda non percorribili per un dialogo sereno e costruttivo cercando di mettere in evidenza ombre e luci e i frutti ke sono tanti di questo santo concilio ecumenico vaticano II.

Anonimo ha detto...

il disastro che è sotto gli occhi di tutti che spesso in modo gratuito si afferma non è certamente colpa della riforma conciare,ma colpa della nostra incapacità si ridire il vangelo al mondo di oggi e spesso come israele rimpiangiamo le cipolle d'Egitto non pensando che il dialogo con il mondo è un'opportunità da cogliere per veicolare la verità del vangelo evitando inutili irrigidimenti, che non significa accondinscendere,ma ponendosi in ascolto del mondo. Rifugiarsi in una religione o rito che sa solo di arcaico o di ritualismo sterile è segno di insicurezza. Il mondo ci chiede di annunziare le verità della salvezza con un linguaggio comprensibile e moderno. questa è la sfida e l'opportunità da non perdere.... buon cammino nella vigna del signore

Anonimo ha detto...

Quando si tocca il "Magistero" di Paolo VI o quello di Giovanni Paolo II, si è deliranti. Quando questo Magistero scoffessa pienamente il Magistero precedente cosa si è? Questi saranno i punti che verranno discussi s ci srà discussione con l'ex Sant'Uffizio". Mi pare che già Mons. M. Lefebvre avesse già intavolato la discussione su questi argomenti con l'allora Card. F. Seper. E sui punti di contrasto con il Magistero precedente, il Card. Seper rimaneva muto e non dava risposte. Vedasi Dignitatis Humanae, vedasi Unitatis Redintegratio, vedasi Nostra Aetate, vedasi Gaudium et Spes. Tutta la documentazione è reperibile nel volumetto Mos. Lefebvre e il Sant'Uffizio Ed. Volpe.
Se si vuole la restaurazione bisogna ritornare indietro, e rimettere le cose come erano prima, non con pataracchi di bassa lega.

mic ha detto...

Rifugiarsi in una religione o rito che sa solo di arcaico o di ritualismo sterile è segno di insicurezza. Il mondo ci chiede di annunziare le verità della salvezza con un linguaggio comprensibile e moderno. questa è la sfida e l'opportunità da non perdere.... buon cammino nella vigna del signore

può parlare in questi termini solo chi NON E' cattolico e NON CONOSCE ciò di cui stiamo parlando e tutte le sue esperienze religiose e non religiose datano dal concilio in poi con infarcitudre giudeo-luterano-gnostiche

Areki ha detto...

"dialogo con il mondo...porsi in ascolto del mondo, il mondo ci chiede....." Che belle espressioni vediamo bene dove ci hanno portato: aborto, divorzio, pillola abortiva, ecc... ecc... dialogo con l'islam e intanto in Pachistan 8 cristiani sono stati bruciati vivi dai nostri "fratelli" mussulmani... bene bene continuiamo così...
don Bernardo

bacab ha detto...

La riforma liturgica certo la voleva il Concilio... ma non ha voluto "questa" riforma liturgica che è frutto di una commissione ristretta in cui ci fu l'apporto di 6 luterani e sotto la guida di Bugnini accusato di far parte della Massoneria.... che bello e questa riforma sarebbe intoccabile???
Mi viene da ridere.
E dov'è la continuita della riforma liturgica con il magistero tridentino sulla Messa???
A me pare onestamente che si sono spinti troppo avanti....
don Bernardo
P. S. ci sono troppi anonimi almeno mettete il vostro nome

Areki ha detto...

scusate Bacab è da leggersi Areki

raffaele T. ha detto...

Siete deliranti. Ne sapete più di un Papa, dicardinali, vescovi e liturgisti che hanno redatto la riforma liturgica, persino, ne sapete di più dello Spirito Santo, che ha quanto pare era assente al Vaticano II°. Provo tristezza per la chiesa, leggendovi cari Luisa e compagnia. Magnificate solo Papa Benedetto, ma lui sta sconfessando Paolo VI°. Da quando un Papa sconfessa un altro Papa? Lo esalta in pubblico, lo umilia nei fatti. Il V.O. era abrogato, è chiaro dai discorsi di Papa Paolo, come mai Papa Benedetto lo ha rimesso in auge? E come mai non viene smentito
il Card. Castrillon ,che ha detto che Papa Benedetto vuole una messa in ogni parrocchoa con il V.O. ,cosa questa non prevista dal motu proprio S.P.? Lo so, vi sentite forti...ma al Vaticano II° lo Spirito soffiava e come...e rimmetterà, Lui, le cose a posto.

Gamaliele ha detto...

Beh allora complimenti a Raffaele che ha un contatto così diretto con lo Spirito Santo da sapere in anticipo tutte queste cose.
Complimenti.

Luisa ha detto...

Sembra proprio che i laudatores rerum novarum stiano "panicando" ( non so se si dice in italiano), si rendono conto che l`epoca del tutto è permesso senza che nessuno reagisca è finita o sta per finire.
Stanno realizzando che i risultati delle loro riforme=rivoluzioni sono disastrosi e che sempre più persone sta accorgendosene e lo fa sapere.
O forse continuano a credere che avevano ragione, le loro granitiche certezze forse stentano a vacillare, forse, ma non lo credo, penso che il Summorum Pontificum ha seminato un vento di panico e di collera presso chi credeva di aver sepolto definitivamente la Tradizione, tutto cò che esisteva prima del Vaticano II!
La strumentalizzazione dello Spirito Santo non mi stupisce, tanti di questi novatores ne sono degli specialisti.

raffaele ha detto...

luisa...la calzetta...

Luisa ha detto...

Raffaele con il suo commento delle 22.52 lei si è scoperto o meglio ha scoperto le sue "carte".
Non solo lei offende, è incapace di rispondere alle domande o alle critiche, non solo in modo elegante rinvia la sottoscritta a fare la calzetta....(vedi blog Fides et Forma) ma sopratutto, ed è molto grave, sintomatico e rivelatore lei disprezza Benedetto XVI, e nemmeno fra le righe leggiamo la sua impazienza su una futura scelta dello Spirito Santo che lei già prevede spazzerà via le decisioni di Papa Benedetto.
Sì, è sempre più chiaro che i novatores stanno perdendo la calma.

Anonimo ha detto...

Questo raffaele accusa chi è intervenuto prima di lui di volerne sapere di più di un Papa e poi scrive certe cose di Papa Benedetto?
Si risponde da solo.
Cos'è che da tristezza?

raffaele ha detto...

Da tristezza vedere, caro anonimo e cara Luisa, come non riusciate a capire che sto usando le vostre stesse armi...e che quello che state, da sempre dicendo su Papa Paolo, sul Vescovo Bugnini, sulla riforma liturgica, su chi non la pensa come voi, si può dire del nostro caro Papa Benedetto, su Nicola Bux, Colafemmina,ecc. ecc. Vi manca la carità, l'amore per la verità e l'umiltà, solo così si spiega come continuate a guardare la pagliuzza degli altri, dimenticandovi della "bora" ( dalle nostre parti la trave si chiama così), che c'è in voi.

Andreas Hofer ha detto...

Sono veramente stupito, caro Raffaele. I tuoi attacchi personali verso gli altri blogger travalicano i confini del buon gusto e dell'educazione. Si può discutere serenamente su questini dottrinali, ma non si possono attaccare le persone: in omnibus caritas!! Da quel che vedo io tu non hai ricevuto alcun insulto, ma tacci gli altri di mancare di carità: caro fratello ripensaci. E sii obbediente al Papa, sia che si chiami Paolo VI, sia che si chiami Benedetto XVI. Se il regnante pontefice ha deciso di liberalizzare la forma straordinaria del rito romano, non l'avrà mica fatto per leggerezza o per dart fastidio a qualcuno, no? Il Concilio V.II non ha creato una nuova Chiesa. Voleva dare nuova linfa alla Chiesa di sempre, cioè quella di Gesù Cristo, basata sul principio "Congregavit nos in unum Christi amor" (purtroppo i frutti sono sotto gli occhi di tutti, nel bene e nel male). Prova un po' vedere se nelle tue parole (la clazetta e compagnia) ritrovi questo principio ...
Lo Spirito soffia, caro amico. Te lo dico in piena "ermeneutica della continuità". Purtroppo dalle tue parole si evince astio ed anche una non profonda conoscenza del rito straordinario, che è molto, ma molto più profondo e ricco di quanto tu pensi. E dico questo senza obiettare nulla circa la validità del rito ordinario, al quale partecipo sei giorni su sette. Il Motu Proprio - e qui vorrei ricordare che in un tale documento il Papa parla ex cathedra, se avessi dei dubbi - mi ha ridato la gioia della "actuosa participatio", quella che come già aveva spiegato GPII il Grande non consiste nel "fare" qualcosa o dallo "svolgere un compito" durante la messa, ma dal partecipare con il cuore e sentire di salire il Calvario con Lui. E ti assicuro anche che un vero Calvario è stato ottenere la celebrazione della forma extraordinaria. Ma per l'intercessione di Maria Santissima questa grazia ci è stata restituita ... Non poteva essere divenuto dannosso ciò che per secoli era stato buono e santificante.

Luisa ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Luisa ha detto...

Ringrazio Andreas Hofer per le sue parole.
Ls differenza fra chi mette in luce, tristemente, gli abusi, le derive, le errate applicazioni del Vaticano II, le intenzioni chiaramente espresse da Bugnini di riformare la Liturgia cattolica per avvicinarla alla cena protestante, fra chi esprime il suo sconcerto, quando non è sgomento, vedendo lo stato di crisi, di confusione, di apostasia della Chiesa oggi, e lei...raffaele...è che chi si esprime lo fa basandosi su fatti reali, sull`osservazione, lo fa con il cuore pesante, e contrariamente a ciò che dice lei, spinti dall`amore per la Verità, per la sacra Liturgia, fonte e culmine della nostra vita, che è stata ed è dissacrata.
Lei raffaele parla a partire dalla sua ideologia, quell`ideolgia rigida, granitica, cieca che impedisce le rimesse in discussione, che anzi si aggrappa sempre più a ciò che resta, alle macerie fumanti, alle costruzioni traballanti della rivoluzione liturgica postconciliare.
Le sue parole su Benedetto XVI rivelano un fatto pietoso, ma che ho già constatato altrove, e cioè che ci sono persone che stanno vivendo simbolicamente in uno stato di apnea aspettando la futura dipartita di Benedetto XVI, convinti che il futuro Papa cancellerà tutto cio che avrà fatto il suo predecessore.
È un fatto grave, sintomatico e rivelatore, dell`odio, che queste persone nutrono verso la Tradizione, della loro convinzione che una nuova Chiesa sarebbe nata con il Vaticano II.
Così non è, e Papa Benedetto ce lo ricorda, come è obbligato di ricordarci senza sosta i fondamenti della nostra fede.
Lunga vita al nostro Papa, che Dio ce lo conservi a lungo !

Andreas Hofer ha detto...

Giustissimo Luisa.
Lunga vita al Papa!! Oremus pro Pontifice nostro ...

raffaele ha detto...

Caro Hofer, nei vari blog pseudotradizionalisti, vengono sistematicamente usate affermazioni senza ritegno contro tutto ciò che riguardi il Vaticano II° e coloro che credono che esso sia stato una benedizione per la Chiesa. Luisa quando dice che era convinzione di Bugnini avvicinare la Messa cattolica all cena protestante, dice una sciocchezza. Sarebbe facile confutare tale affermazione, ma a voi perfettini e depositari della vera tradizione non sarebbe sufficiente, nemmeno Gesù Cristo. Quando, qualche vero esperto, come Padre Augè ve le suona, citando documenti e vera tradizione, lo ridicolizzate, quando si parla del Vescovo Piero Marini lo umiliate...e non dite "io mai fatto", l'avrà fatto qualcun'altro, e non l'avete mai zittito...nemmeno lei candido Hofer.
lunga vita a Papa Benedetto anche da parte mia comunnque voi la pensiate, sopprattutto lei luisa cara che mi affibbia l'oscura speranza della moret del Pontefice regnante...come potre volerlo? con Lui si vedono i musei vaticani senza pagare...

Luisa ha detto...

Dall`Osservatore Romano del 19 marzo 1965:

"Dobbiamo togliere dalle nostre preghiere cattoliche e dalla liturgia cattolica ogni cosa che possa essere l'ombra di una pietra d'inciampo per i nostri fratelli separati, ossia i protestanti"; la riforma doveva farsi "la preghiera della Chiesa non fosse motivo di malessere spirituale per nessuno"

Chi è l`autore di queste parole?

Annibale Bugnini!
Può bastare?

Anonimo ha detto...

Non perdere tempo Luisa.
Quel raffaele proviene da dove proviene, fanno sempre così: accusano gli altri dei loro stessi difetti e non sentono ragione.
Non si smentisce, anzi si rivela sempre chiaramente... anche nell'ultima frase...

Luisa ha detto...

Grazie anonimo.
Ascolterò il suo saggio consiglio!

Andreas Hofer ha detto...

Caro Raffaele,
non puoi rivolgerti a me dicendo "voi" che fate questo e quest'altro! Io non mi sono permesso di offenderti e non critico il V.II. Quello che critico è che si sono fatte dire al Concilio cose che non ha mai detto. Ad esempio, dove sta scritto che il celebrante dovesse rivolgersi verso l'assemblea? Non mi permetto nemmeno di esprimere giudizi sulle intenzioni di Mons.Bugnini, ma è indubbio che, nei fatti, alla fine il fumo di Satana è veramente penetrato nel sacro recinto. Con ciò non tolgo nulla alla validità dell messa ordinaria, così ricca di scritture, ad esempio, come si usa ripetere. Ma il mio cuore e la mia riflessione sono con il rito antico. Una sola cosa ti chiedo fraternamente di non fare: non cercare la polemica a tutti i costi e non chiamare me "perfettino"! Dopo il concilio, è un fatto, la liturgia è continuamente sottoposta ad abusi più o meno gravi,che sono sotto gli occhi di tutti. Prendi la Redempitonis Sacramentum e partecipa ad una messa parrocchiale qualsiasi: vedrai quanti articoli sono quotidianamente disattesi, a cominciare dal piattino che -pur obbligatorio, come logico - non è praticamente più usato da nessuno nella distribuzione della comunione, col che si disperdono le briciole dell'ostia, e quindi tutto il Corpo di Cristo.
Viva il Papa. Pax et bonum.

bedwere ha detto...

E' facilissimo confutare le affermazioni di Raffaele: sulla cena protestante basta leggere la definizione 7 dell' IGMR del 1969:

N. 7 [versione 1969]: "La cena del Signore, o messa, è la sacra sinassi o assemblea del popolo di Dio, presieduta dal sacerdote, per celebrare il memoriale del Signore. Vale perciò eminentemente per questa assemblea locale della Santa Chiesa, la promessa del Cristo: 'Là dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro' (Mt XVIII 20)".

Chi scrisse questa definizione eretica? Bugnini.

Menare ancora il can per l'aia sulla celebrazione versus popolum come fa il discepolo di mons. Bugnini p. Auge` e` da barzelletta. Veri esperti come Louis Boyer, Jungmann e Klaus Gamber l'hanno confutata ampiamente. Non esiste in nessuna Chiesa apostolica, dall'Etiopia, all'India! Esiste solo nella mente dei bugninisti.

Francesco ha detto...

L'introduzione al messale del 1969, formulata in maniera eretica, mi ha sempre lasciato di stucco. Cosa servono tanti discorsi e tanti dibattiti quando l'evidenza di quell'affermazione eretica dimostra il pensiero e la volontà dei riformatori nel "consilium", ovvero quella di avvicinare la santa messa alla cena protestante?

raffaele ha detto...

Caro anonimo provengo dal seno della Madre Chiesa che ritengo sempre quella di Gesù Cristo. anch'io come tutti quelli che voi avversate, credendovi depositari della tradizione, dimenticandovi che della Tradizione fa parte il Vaticano II° e le riforme ad esso seguite.
Caro Hofer, tutti condanniamo gli abusi liturgici, per primi lo hanno fatto Bugnini e Papa Paolo. Ma cosa c'entra la bontà della riforma con coloro che deturpano il N.O?
Illustre Luisa, troppo comodo estrapolare una frase dal contesto storico nel quale è stata pronunciata; La ricerca dell'unità, senza perdere la propria identità, è un sacrosanto dovere di ogni credente. E'la riforma non ha mai detto che pane e vino diventano il segno, ma sono il Corpo e Sangue di Gesù.

bedwere ha detto...

Il Concilio e quel che e` venuto dopo fanno parte del Magisterio ordinario nella misura in cui ribadiscono verita` di fede e di morale sempre insegnate dalla Chiesa. E` evidente che la definizione 7 del IGRM 1969, pietra miliare della riforma post-conciliare, non fa parte della Tradizione con la T maiuscola in quanto eretica.


Invece di parlare di abusi del Novus Ordo, perche' non ci mostrate con immagini e filmati dove il Novus Ordo viene celebrato come piace a voi?
P. Auge` ha ignorato questa mia richiesta. Io penso che sia perche' la vostra e` una ideologia-liturgia che esiste solo nella vostra testa, ma sono pronto a piegarmi di fronte all'evidenza.

raffaele ha detto...

Caro bedwere, il rispetto per la liturgia mi impone di non renderla un evento mediatico. Più che "riprendere" messe, preferisco viverle in preghiera. E che, da quando la messa è spettacolo!!.
Le potre dire innumerevoli liturgie celebrate con il rito N.O, nelle quali l'amore per la liturgia, il silenzio, le parole erano un vero concerto dello Spirito Santo. Passi per la Basilica di San Vitale a Ravenna, una domenica o in un qualsiasi giorno feriale: celebra la Santa Messa, un sacerdote che rende la liturgia N.O, un vero canto di lode, riflessione, amore a Dio.

Anonimo ha detto...

Ecco, bedwere, la risposta che C. Vagaggini dà all’incriminato n. 7 dell’Institutio generalis Messalis Romani del 1969.
La “definizione” in questione contiene tre parole capitali: “memoriale-del-Signore”, espressione che la stessa Institutio spiega al n. 2, quando afferma:
“E’ di somma importanza che la celebrazione della Messa o Cena del Signore, sia disposta in maniera tale che i ministri e i fedeli, ognuno partecipandovi secondo la propria condizione, ne ricavino più pienamente quei frutti per ottenere i quali Cristo Signore istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue e lo affidò, come memoriale della passione e risurrezione, alla sua diletta sposa, la Chiesa…”
E’ dunque chiaro che per l’Institutio, celebrazione della Cena, celebrazione del Sacrificio eucaristico del Corpo e del Sangue del Signore, celebrazione del memoriale non sono separabili e che perciò la celebrazione del memoriale include necessariamente la celebrazione del sacrifico eucaristico del Corpo e del Sangue del Signore.
Basta saper leggere i testi per persuadersi almeno di questo: che per il nuovo Ordo non vi è celebrazione del memoriale del Signore senza l’offerta del sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue e che ciò va alla salvezza del mondo. Memoriale per l’Ordo Missae è concetto più largo di quello di semplice sacrificio, perché si riferisce a tutta l’opera salvatrice del Signore e in specie anche alla sua risurrezione; ma, per lo stesso Ordo non vi è celebrazione del memoriale senza la celebrazione e l’offerta del sacrificio del Corpo e del Sangue di Cristo presupponente la presenza eucaristica della Vittima che Dio stesso preparò per la sua Chiesa.
Il Vagaggini si domanda, con un pizzico di ironia, se i teologi, autori (o, secondo alcuni, l’autrice…) dell’opuscolo anonimo di 29 pagine che i due cardinali hanno allegato allo loro lettera inviata al Papa, comprendevano il concetto di memoriale e, in genere, quella teologia eucaristica che, non rientrando in tutto e per tutto negli schemi dei loro manuali, era causa per loro di tanto disorientamento.
Matias Augé

raffaele ha detto...

Caro Padre Augè è una vera consolazione leggerla, per la precisione dei suoi interventi. Quella che tanto da fastidio a coloro che si credono i custodi della tradizione senza Vaticano II°. Sappia che in molti continuano a credere che il N.O, sia un vero dono di Dio per la Chiesa e che senza esso e il Vaticano II° che l'ha ispirata ,oggi avremo una Chiesa che sente solo di sacrestia, cittadella assediata, incapace ad incarnarsi, cosa, che spesso dimentichiamo,Dio stesso ha fatto, donandoci Suo Figlio. Grazie

bedwere ha detto...

Cosi` inseparabili sono il Sacrificio emd il Memoriale che Bugnini penso` bene di separarli in due definizioni diverse, mentre la Chiesa fino ad allora sempre li aveva uniti nella stessa definizione. Tanto per aggiungere qualche ambiguita` e fare l'occhiolino ai protestanti.

Come al solito si glissa con piissimo disdegno sui filmati della liturgia. Perche' non protestate alla RAI che' smetta di transmettere le Messe?

bedwere ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
bedwere ha detto...

A proposito, il documento che p. Auge` non osa nominare e` l'eccellente Breve esame critico sul Novus Ordo, firmato dai Cardinali Ottaviani e Bacci, stilato su impulso di Cristina CAmpo, e presentato a S.S. Paolo VI.

Potete scaricarlo qui:

http://www.box.net/shared/vtyrgd12o3

Grazie a quel documento IGRM 7 del 1969 fu modificato

Anonimo ha detto...

Non mi piace intervenire per ribadire l'evidenza... Bedwere afferma che non oso nominare l'eccellente Breve esame critico dei Cardinali Ottaviani e Bacci. Apra gli occhi e legga di nuovo il mio intervento (verso la fine). La risposta di Vagaggini è proprio a questo Breve esame di 29 pagine.
Le altre osservazioni che Lei fa, mi perdoni, dimostrano che Lei non ha colto quanto Vagaggini dice appunto sull'impianto teologico del Breve esame.
Se vuole più dettagli, li troverà in un post che ho pubblicato qualche giorno fa sul mio blog:
http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it
Matias Augé

Anonimo ha detto...

Se la Chiesa non fosse divina Paolo VI pur con le più sante intenzioni, l'avrebbe sepolta.

Comunque è inutile guardare ad un passato disastroso; dobbiamo guardare al futuro per cercare di ricuperare il recuperabile.

certo che se, almeno nel 1963, fosse stato eletto Siri.......Mamma mia, non mi ci fate pensare che mi vien da piangere.

Sia Paolo VI che Siri comunque requiescant in pace

bedwere ha detto...

P. Auge` lei non ha citato per nome il documento: questo e` evidente a chi legge il suo intervento. Io mi sono limitato a riempire questa lacuna. All'indigesto e fumoso Vagaggini preferisco la poesia della Campo.

http://www.unavoce-ve.it/campo.htm

Anonimo ha detto...

Invece di farsi insegnare la teologia da Raffaele, è sufficiente mettere in evidenza come fede Mons. M. Lefebvre all'inizio degli anni 80 con il Card. F. Seper, il Magistero precedente al Vaticano II e quello successivo se questo è in contrato, il discorso è chiuso, non ci può essere replica, salvo essere modernisti con la teologia e il magistero fluttuante. Non può un papa in questioni di teologia, di diritto canonico e liturgia essere in contrasto con un altro papa!
A Benedetto XVI manca la forza per spazzare via la feccia che si è accumulata in questi anni. Se c'è relativismo oggi giorno è solo grazie ai preti, vescovi e cardinali, che devono essere cacciati a calci in c.... Meglio una diocesi vacante che occupata da un eretico, diceva Pio IX.
Spero che i discorsi che presto riprenderanno sul Vaticano II,sgombrino tutti i dubbi e si faccia piazza pulita.

raffaele ha detto...

Padre Augè lei è ammirevole per la sua pazienza...questi che le rispondono ne sanno di liturgia quanto gli idraulici...non gli andrà mai bene niente. Offendono Papa Paolo, magnificano l'ottimo e sempre obbediente Card. Siri, facendone una bandiera...confondono...sono idraulici...magari buoni idraulici, come il Bux che fa come Berlusconi che rilascia interviste e poi, dopo aver detto qualche fanfaronata, da la colpa ai giornalisti.

La Redazione ha detto...

A Raffaele. Chiediamo cortesemente di non insistere su questo blog con affermazioni gratuite sulla buona fede di don Bux nel rilasciare la recente intervista travisata. Perlomeno senza addurre prove valide. Ne va della buona fama di una persona, tutelata anche dal Diritto Canonico. Grazie mille.

raffaele ha detto...

Cara redazione, nessuna offesa per don bux, ma quanto ho sperato che lo stesso zelo da parte vostra nel difendere la sua dignità, garantita dal diritto canonico, fosse messo in atto anche per la dignità di Padre Augè, mons. Piero Marini villaneggiato spudoratamente sui siti pseudotradizionalisti e su mons Bugnini. E infine sopprattutto per la dignità di papa Paolo VI°( vedi intervento di anonimo precedente, assolutamente delirante). O il diritto canonico vale per un don Bux qualunque, più che per un Papa? Grazie mille.

Anonimo ha detto...

"All'indigesto e fumoso Vagaggini preferisco la poesia della Campo" (bedwere). Ma allora si astenga di parlare di liturgia e teologia.

Luisa ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Luisa ha detto...

Che piaccia o meno ai vari idologi postconciliari, è un nostro diritto-dovere-responsabilità, denunciare o anche solo descrivere lo scempio che è sotto i nostri occhi.
Scempio dottrinale, scempio liturgico.
Quanto poi a cercare i responsabili di tale scempio, e senza essere riduttori o semplificatori, resta pur sempre evidente che le derive, gli abusi, l`anarchia sono partiti subito dopo il Concilio e, per quel che riguarda la divina Liturgia ferita, dissacrata dai diversi novatores che volevano avvicinarci ai protestanti, resta un fatto innegabile che è l`opera del Consilium e del potente e influente A.Bugnini.
Come è chiaro che, purtroppo, pur rendendosi conto del fumo di Satana entrato nella Chiesa, Paolo VI e i pontefici successivi non sono riusciti a limitare i danni.
I risultati li abbiamo sotto gli occhi oggi.
Negare questa realtà rileva solo da una cieca e ostinata e ottusa ideologia.

Andreas Hofer ha detto...

Sono assolutamente d'accordo con Luisa.
Ribadisco: nessuno mette in dubbio la validità canonica della forma ordinaria della S. Messa. Ma voler negare che si presta a celebrazioni in cui la parte "sacrificale" è regalata in un cantuccio (per essere generosi) è negare l'evidenza. L'evidenza del rito antico in questo è insuperabile.
Cieca, ostinata e ottusa ideologia: Luisa non poteva dire meglio.
Lo ha rilveato anche il papa: c'è una categoria di appestati nella Chiesa, trattati come lebbrosi veterotestamentari. Sono i sostenitori dell'ermeneutica della continuità.
Laus Deo

raffaele ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...

http://delvisibile.wordpress.com/2009/08/07/vita-e-forma

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
El Cid ha detto...

Credo che il commento andava posta qui, chiedo scusa.

Bedwere dice:
“Cosi‘ inseparabili sono il Sacrificio emd il Memoriale che Bugnini pensò bene di separarli in due definizioni diverse, mentre la Chiesa fino ad allora sempre li aveva uniti nella stessa definizione. Tanto per aggiungere qualche ambiguità e fare l’occhiolino ai protestanti”.
Effettivamente l’intento secolarista, iper-ecumenico e lo strabismo filo-protestante sono innegabili in Bugnini e in molti esponenti della riforma liturgica.
Un esempio per tutti: il carattere sacrificale dell’Eucaristia veniva ribadito SOLO quando doveva essere motivata la soppressione dell’Offertorio.
A onor del vero, questi vizi non sono certo reperibili in Vagaggini che, nell’articolo citato dal padre Augé, si limita ad una neppure tanto accalorata difesa d’ufficio.
Gli scritti precedenti (ancora validissimo è il suo IL SENSO TEOLOGICO DELLA LITURGIA) e successivi lo confermano inoppugnabilmente.
Per notare la differenza tra Vagaggini ed altri, basti vedere i testi originari proposti per l’introduzione delle nuove preghiere eucaristiche e il risultato recepito.
Per quanto le PE 3° e 4° non siano per nulla disprezzabili e manifestino perfetta ortodossia, alcune omissioni sono particolarmente censurabili.
Passi il criterio di non ripetere pedissequamente le formulazioni del Canone romano
(MA ALLORA, PERCHÉ MOLTE P.E. ELABORATE IN ANNI SUCCESSIVI RIPETONO PASSIVAMENTE I TOPOI DELLA P.E. 2°, QUALI L’OFFERTA DEL PANE E DEL CALICE SENZA ALCUNA MENZIONE DEL TERMINE “SACRIFICIO”?),
ma alcune esclusioni vanno ben oltre le semplici formulazioni alternative.
Nella 3° P.E., ad esempio, si dice solo:
“Ipse enim in qua nocte tradebátur”,
mentre nel testo originario vi è:
“Ipse enim pridie quam pateretur hoc magnum novi testamenti mysterium nobis voluit commendare, mirabilium suorum memoriale perpetuum: ut se in cruce misercors oblaturus a nobis quoque, tuis servis exiguis, in Corporis Sanguinisque mysteriis indesinenter offerretur. Et ideo, cum seipsum erat traditurus in mortem …”.
Il testo di Vagaggini era una mirabile ricapitolazione del mistero della “forma sacrificii”; assurda quindi quella mutilazione, lamentata anche dal Bouyer, che oltretutto snervava il significato del verbo TRADERE; tale verbo possiede in quel contesto anche e soprattutto valenza sacrificale (si riallaccia con il QUOD PRO VOBIS TRADETUR della formula consacratoria) e non va tradotto piattamente e banalmente con “tradire”, come purtroppo le traduzioni liturgiche e bibliche continuano in colpevole coerenza a fare.
Oggi è il Gherardini a ricordarcelo inascoltato.
Un altro esempio. Più avanti il testo ufficiale ha:
“offérimus tibi, grátias referéntes, hoc sacrifícium vivum et sanctum”,
mentre Vagaggini proponeva:
“hoc sacrifícium incrumentum, de tuis dona ac datis: Hostiam puram, Hostiam sanctam, immaculatam hanc Hostiam pro saeculi vita”.
L’espressione, per quanto ricalcata dal Canone Romano, aveva il merito di precisare che l’oblazione era innanzitutto quella dell’ “Hostia pro saeculi vita” e non certo il semplice sacrificio esistenziale, potenzialmente non rituale, di cui alla Lettera ai Romani 12, 1, come i commentatori modernisti hanno subito arbitrariamente interpretato.
Certo, non siamo ai livelli preoccupanti della P.E. 2° o 5° etc., ma un’ipotesi di “riforma della riforma” dovrebbe ripartire anche da questo punto, suggerendo utili integrazioni testuali.
El Cid

p.s.:
Aldilà delle tesi qui proposte, per chi interessa: cfr. http://rubricsandritual.blogspot.com/2008/06/eucharistic-prayer-iii-and-vagagginis.html

Povero peccatore ha detto...

per colpa dei modernisti e di vescovi scellerati sto perdendo la fede.
non so come fare, ma mi sento ogni giorno sempre più debole e stanco.

Pregate per me

Andreas Hofer ha detto...

Raffaele carissimo, io ho cercato di essere gentile e di non ripagarti con la stessa moneta sarcastica utlizzata da te. Certamente a te che sei così "a la page" ed al passo coi tempi, così aperto al nuovo e così adulto nella fede, così in linea con il pensiero moderno, non sarà mai capitato di essere trattato come un appestato. A me invece è capitato e capita ancora.
Pace e bene Raffaele, pax et bonum!
Vorrei ricordare che tre cose rimarranno fino alla fine: la Fede, la Speranza e la Carità, ma la più importante di tutte è la Carità. Se quest'ultima ti spinge a ridere e ad essere sarcastico verso di noi, fallo pure. Ma se non fosse la carità a farlo, allora ti scongiurerei di ripensarci. Perchè i tuoi toni non sono i toni di un fratello che pur dissentendo parla ad un fratello. Può darsi che tu abbia fatto esperienza di "tradizionalisti" beceri ed ottusi (lo so che ce ne sono tanti), ma questo non ti autorizza ad accomunare tutti quelli che sono legati al rito antico a tale categoria.
Se la mia risposta ti fa ridere, ridi pure. Ma ricordati che "in omnibus charitas" vale per tutti.
Laudetur Jesus Christum per Mariam et Pax Tibi, Frater.

Anonimo ha detto...

Il Concilio qualche cosa buona l'ha portata, senza dubbio.
Fu voluto dalla Chiesa come una SVOLTA della comprensione di se stessa, un RINNOVAMENTO mirante al RECUPERO dell'originario ed autentico della Chiesa, un AGGIORNAMENTO adatto alle sfide dei tempi. Lo STILE DEL DIALOGO, l'APERTURA AL MONDO, hanno indubbiamente fatto bene al protagonismo del laicato, aprendosi ad una più completa lettura del sacramento del matrimonio (non di serie B rispetto all'ordine). L'ottica è quella di un CONCILIO PASTORALE, senza pretese dogmatiche da affermare, nè eresie da correggere. Nella premessa e nella conduzione del Concilio NON C'E' ALCUNA DISCONTINUITA' dogmatica con il passato, mentre c'è una volontà di agggiornare la pastorale. La visione verticistico-ferarchica della Chiesa si ricompone nella nozione di POPOLO DI DIO, comunione di persone attorno alla sola Eucaristia. La Sacra Scrittura viene rivalutata dopo averla un po' temuta, essendo stata il grimaldello dello scisma luterano.
La Dei Verbum dice nel suo Proemio: In religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il sacrosanto Sinodo aderisce alle parole di San Giovanni: “annunziamo a voi la vita eterna, che era presso il Padre e si manifesto’ a noi: vi annunziamo ciò che abbiamo veduto e udito, affinché anche voi abbiate comunione con noi e la nostra comunione sia col padre e col figlio suo gesu’ cristo” (1, Gv 1,2-3)…. Affinché per l’annuncio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami.
La più grande “scoperta” è la nozione di RIVELAZIONE (più “innovativo” ancora di quello di Chiesa-comunione): il modello preconciliare era basato su verità rivelate da credere per fede. Oggi quelle verità sono credute sempre per fede, ma in forza della loro rivelazione che è Gesù Cristo e il suo Vangelo. METTERE GESÙ CRISTO AL CENTRO (“CRISTOCENTRISMO”) è la grande “novità” del Concilio.

Io su tutte queste cose sono convinto di avere ricevuto una grazia. Il problema non è dunque il Concilio, quanto cosa nè è stato fatto dopo. E se, dopo, non si è governata la deriva, "derivatori" e "non-governanti" hanno le loro belle responsabilità. E se oggi "al centro" c'è finito l'uomo, poichè di Cristo è stata focalizzata soprattutto la natura umana, e la sua messa-sacrificio salvezza-eterna è diventata la comunione dei nostri "fare", senza sacro e senza mistero, beh, ammettiamo che c'è un tradimento, a duemila anni di storia cristiana, al dono-sacrificio di Gesù crocifisso e risorto, ai dogmi-verità mai discussi, al primato di Dio che ci comunica la Scrittura, per rincorrere giudizi umani sempre più confusi con le opinioni e le convenienze.

RS