venerdì 7 agosto 2009

Bux e Vitiello: la coscienza fondamento del culto conforme alla ragione.

In margine al nuovo libro di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI “Elogio della coscienza”.




a cura di don Nicola Bux e don Salvatore Vitiello

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - La coscienza porta l’uomo a ricercare l’alleanza con Dio mediante un culto “logico”, cioè conforme alla ragione. Cosa vuol dire? Che l’uomo è implicato con tutto se stesso nel rapporto con Lui; è l’offerta di sé, il culto della vera religione. Una religione estranea all’esistenza o evasiva non è vera e ragionevole. La Costituzione sulla Liturgia del Concilio Vaticano II, presuppone questa autocoscienza quando auspica la partecipazione consapevole dei fedeli al culto. Sembra però, che nell’affrontare la questione della partecipazione alla liturgia, raramente si parta da questo, preoccupati di arrivare subito a dettare gli atteggiamenti esteriori.

Gli Atti degli Apostoli testimoniano che la coscienza si mette in moto quando l’interiorità dell’uomo e la verità che proviene da Dio si incontrano, superando così la mera soggettività; Pietro grazie all’incontro con Cristo, decisivo per la sua maturità umana, può affermare di dover obbedire più alla verità riconosciuta che al proprio gusto, in contrasto con l’autorità costituita e perfino con i propri sentimenti e con i vecchi legami umani.

Il primato della verità tra tutte le virtù, e in specie sul consenso sociale, fu riaffermato da John Henry Newman, celebre teologo e porporato inglese, nella “Lettera al duca di Norfolk”. Anche nella crisi attuale, l’uomo non ha rinunciato del tutto ad essere “martire” per la verità, il fatto è che, nel frattempo, l’idea di verità è stata sostituita con quella di progresso. Per esempio, si parla di valori etici, ma non della coscienza, un po’ come nella disputa tra Socrate, Platone e i sofisti: i primi avevano fiducia nella possibilità per l’uomo di conoscere la verità, i secondi erano del parere che l’uomo crei da se stesso i criteri per la sua vita. Quel che accade è descritto così da Joseph Ratzinger, in una lezione tenuta all’Università di Siena e riportata nel menzionato libro: “In molti ambienti oggi non ci si chiede più che cosa un uomo pensi. Si ha già pronto un giudizio sul suo pensiero, nella misura in cui lo si può catalogare con una delle corrispondenti etichette formali: conservatore, reazionario, fondamentalista, progressista, rivoluzionario. La catalogazione in uno schema formale basta a rendere superfluo il confronto con i contenuti. La stessa cosa si può vedere, in modo ancor più netto, nell’arte: ciò che un’opera d’arte esprime è del tutto indifferente; essa può esaltare Dio o il diavolo – l’unico criterio è la sua esecuzione tecnico-formale”.

Ma l’uomo è tale solo se si apre alla voce della verità e alle sue esigenze. La ricerca di Socrate e la testimonianza del Battista stanno ad indicare che l’uomo è “nativamente” capace di verità, cosa che costituisce l’argine ad ogni potere, e attesta la creaturale somiglianza divina. Il progresso umano viene proprio dalla testimonianza resa alla verità dai grandi testimoni della coscienza.
La fede dei semplici, anche nell’attuale momento critico, sta mostrando questa capacità di discernimento degli spiriti. E’ infatti in relazione alla coscienza cristiana che si possono comprendere le direttive della gerarchia e lo stesso primato del Papa, come ricorda il celebre “brindisi” di Newman. La memoria concorre in modo decisivo con la coscienza a configurare il culto ragionevole.

Chi ci rende liberi di ascoltare la “voce” della coscienza è la verità in persona, Gesù Cristo, che ne ha reso leggero il giogo (Mt 11,30), venendo nella carne, si è fatto nutrimento nel sacramento, per amore, al fine di guarire il nostro peccato. La coscienza dell’uomo e il culto a Dio costituiscono il nucleo della libertà religiosa, nella coscienza avviene l’alleanza tra l’uomo e Dio, della quale l’uomo ha estremo bisogno.

Fonte Fides

4 commenti:

Luisa ha detto...

La mia coscienza illuminata dalla mia ragione mi suggerisce di riportare qui un commento alla decisione di monsignor Mani di probire il convegno sul Summorum Pontificum.
La mia coscienza mi suggerisce di non passare sotto silenzio una decisione arbitraria, ancor più quando va contro il desiderio di sacerdoti e fedeli di informarsi su un documento di Benedetto XVI e sul Rito Antico.

Benedetto XVI, lettera di presentazione del SP :



Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso.



Dobbiamo dedurre che per Mons. Mani È dannoso che dei fedeli cattolici si riuniscano per studiare un documento della Chiesa e il Rito Antico.


Dalla stessa lettera:



Mi viene in mente una frase della Seconda Lettera ai Corinzi, dove Paolo scrive: "La nostra bocca vi ha parlato francamente, Corinzi, e il nostro cuore si è tutto aperto per voi. Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto… Rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore!" (2 Cor 6,11–13). Paolo lo dice certo in un altro contesto, ma il suo invito può e deve toccare anche noi, proprio in questo tema. Apriamo generosamente il nostro cuore e lasciamo entrare tutto ciò a cui la fede stessa offre spazio.



Dobbiamo amaramente constatare che Monsignor Mani, e con lui tanti suoi confratelli, chiude il suo cuore di fronte ai fedeli legati alla Tradizione, a sacerdoti, seminaristi, che vogliono imparare, informarsi sul Rito Antico.



Ancora Benedetto XVI:



Siamo sempre memori delle parole dell’Apostolo Paolo dirette ai presbiteri di Efeso: "Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come Vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue" (Atti 20,28).



Dobbiamo purtroppo dedurre che per Monsignor Mani, certe pecore non fanno parte del gregge sul quale vegliare e pascere .

El Cid ha detto...

Bedwere dice:
“Cosi‘ inseparabili sono il Sacrificio emd il Memoriale che Bugnini pensò bene di separarli in due definizioni diverse, mentre la Chiesa fino ad allora sempre li aveva uniti nella stessa definizione. Tanto per aggiungere qualche ambiguità e fare l’occhiolino ai protestanti”.
Effettivamente l’intento secolarista, iper-ecumenico e lo strabismo filo-protestante sono innegabili in Bugnini e in molti esponenti della riforma liturgica.
Un esempio per tutti: il carattere sacrificale dell’Eucaristia veniva ribadito SOLO quando doveva essere motivata la soppressione dell’Offertorio.
A onor del vero, questi vizi non sono certo reperibili in Vagaggini che, nell’articolo citato dal padre Augé, si limita ad una neppure tanto accalorata difesa d’ufficio.
Gli scritti precedenti (ancora validissimo è il suo IL SENSO TEOLOGICO DELLA LITURGIA) e successivi lo confermano inoppugnabilmente.
Per notare la differenza tra Vagaggini ed altri, basti vedere i testi originari proposti per l’introduzione delle nuove preghiere eucaristiche e il risultato recepito.
Per quanto le PE 3° e 4° non siano per nulla disprezzabili e manifestino perfetta ortodossia, alcune omissioni sono particolarmente censurabili.
Passi il criterio di non ripetere pedissequamente le formulazioni del Canone romano
(MA ALLORA, PERCHÉ MOLTE P.E. ELABORATE IN ANNI SUCCESSIVI RIPETONO PASSIVAMENTE I TOPOI DELLA P.E. 2°, QUALI L’OFFERTA DEL PANE E DEL CALICE SENZA ALCUNA MENZIONE DEL TERMINE “SACRIFICIO”?),
ma alcune esclusioni vanno ben oltre le semplici formulazioni alternative.
Nella 3° P.E., ad esempio, si dice solo:
“Ipse enim in qua nocte tradebátur”,
mentre nel testo originario vi è:
“Ipse enim pridie quam pateretur hoc magnum novi testamenti mysterium nobis voluit commendare, mirabilium suorum memoriale perpetuum: ut se in cruce misercors oblaturus a nobis quoque, tuis servis exiguis, in Corporis Sanguinisque mysteriis indesinenter offerretur. Et ideo, cum seipsum erat traditurus in mortem …”.
Il testo di Vagaggini era una mirabile ricapitolazione del mistero della “forma sacrificii”; assurda quindi quella mutilazione, lamentata anche dal Bouyer, che oltretutto snervava il significato del verbo TRADERE; tale verbo possiede in quel contesto anche e soprattutto valenza sacrificale (si riallaccia con il QUOD PRO VOBIS TRADETUR della formula consacratoria) e non va tradotto piattamente e banalmente con “tradire”, come purtroppo le traduzioni liturgiche e bibliche continuano in colpevole coerenza a fare.
Oggi è il Gherardini a ricordarcelo inascoltato.
Un altro esempio. Più avanti il testo ufficiale ha:
“offérimus tibi, grátias referéntes, hoc sacrifícium vivum et sanctum”,
mentre Vagaggini proponeva:
“hoc sacrifícium incrumentum, de tuis dona ac datis: Hostiam puram, Hostiam sanctam, immaculatam hanc Hostiam pro saeculi vita”.
L’espressione, per quanto ricalcata dal Canone Romano, aveva il merito di precisare che l’oblazione era innanzitutto quella dell’ “Hostia pro saeculi vita” e non certo il semplice sacrificio esistenziale, potenzialmente non rituale, di cui alla Lettera ai Romani 12, 1, come i commentatori modernisti hanno subito arbitrariamente interpretato.
Certo, non siamo ai livelli preoccupanti della P.E. 2° o 5° etc., ma un’ipotesi di “riforma della riforma” dovrebbe ripartire anche da questo punto, suggerendo utili integrazioni testuali.
El Cid

p.s.:
Aldilà delle tesi qui proposte, per chi interessa: cfr. http://rubricsandritual.blogspot.com/2008/06/eucharistic-prayer-iii-and-vagagginis.html

Anonimo ha detto...

Forse è giunto il momento che alcuni Eccellentissimi smettano di atteggiarsi a " Papi e Re" delle loro Diocesi. Quello di Mons. Mani non è un caso isolato. Non si hanno ancora notizie relative alla reazione del Dicastero preposto dalla Santa Sede dopo la decisione dei Vescovi pugliesi che hanno proibito la Celebrazione secondo il Rito Tradizionale Antico dichiarandolo "fuorilegge"!!! Così per tante altre analoghe situazioni. La Santa Sede è informata circa tali inconvenienti?
Speriamo intervenga al più presto per porre fine a tanti scempi che creano discrepanze all'interno della Chiesa!

mic ha detto...

perché tarda tanto il decreto attuativo del Papa?