lunedì 13 luglio 2009

Padre Pio e le letture sul suo post-concilio.

Dopo aver già affrontato questo argomento altri brani storici disegnano, da prospettive diverse e complementari, la vicenda di Padre Pio di fronte ai cambiamenti conciliari e della riforma liturgica.




Padre Pio era un modello di rispetto e di sottomissione verso i suoi superiori religiosi ed ecclesiastici, specialmente quando era perseguitato. Malgrado ciò, non potè restare silenzioso davanti alle deviazioni che erano funeste alla Chiesa. Prima della fine del Concilio, nel febbraio 1965, qualcuno gli annunciò che presto si sarebbe celebrata la Messa secondo il nuovo rito, ad experimentum, in lingua volgare, rito che era stato composto da una commissione liturgica conciliare al fine di rispondere alle ispirazioni dell'uomo moderno. Padre Pio scrisse immediatamente a Paolo VI, prima ancora di avere visto il testo, per chiedergli di essere dispensato da questa esperienza liturgica e di potere continuare a celebrare la Messa di San Pio V.

Quando il Cardinale Bacci venne a visitarlo per portargli l'autorizzazione richiesta, Padre Pio si lasciò sfuggire un lamento in presenza del messaggero del papa: «Per pietà, mettete fine rapidamente al Concilio». Quello stesso anno, in mezzo all'euforia conciliare che prometteva una nuova primavera della Chiesa, egli confidò ad uno dei suoi figli spirituali: «In questo tempo di tenebre, preghiamo. Facciamo penitenza per gli eletti».

Altre scene della vita del Padre sono molto significative; ad esempio, la sua reazione all'aggiornamento degli ordini religiosi voluta dal Vaticano II. Le seguenti citazioni provengono da un libro che ha avuto l'imprimatur: «Nel 1966, il Padre Generale dei Francescani venne a Roma un po' prima del capitolo speciale che doveva trattare delle costituzioni, al fine di chiedere le sue preghiere e benedizioni a Padre Pio. Incontrò Padre Pio nel chiostro. "Padre, sono venuto per raccomandare alle vostre preghiere il capitolo speciale per le nuove costituzioni....". Aveva appena pronunciato le parole "capitolo speciale" e "nuovi costituzioni" che Padre Pio fece un gesto violento ed esclamò: "Tutto ciò è solamente un nonsenso distruttore". "Ma, Padre, dopo tutto, bisogna tenere conto delle giovani generazioni... i giovani si evolvono secondo le loro mode... ci sono dei bisogni, delle nuove richieste....". "La sola cosa che manca, disse il Padre, sono l'anima e il cuore, sono tutto, intelligenza e amore". E partì per la sua cella, si rigirò e disse, puntando il suo dito: "Non dobbiamo snaturarci, non dobbiamo snaturarci! Al giudizio del Signore, San Francesco non ci riceverà come suoi figli"! Un anno dopo, la stessa scena si ripetè all'epoca dell'aggiornamento dei cappuccini.

Un giorno, alcuni colleghi discutevano col definitore generale, il consigliere vicino al provinciale o al generale di un ordine religioso, i problemi dell'ordine, quando Padre Pio, assumendo un atteggiamento scandalizzato, esclamò, con un sguardo severo nei suoi occhi: «Che cosa volete a Roma? Che cosa intrallazzate? Volete cambiare anche la regola di San Francesco»? Il definitore replicò: «Padre, si vorrebbero proporre dei cambiamenti perché i giovani non vogliono più saperne della tonsura, dell'abito, dei piedi scalzi...». «Cacciateli! Cacciateli! Che cosa bisogna dire? Forse che fanno un favore a San Francesco prendendo l'abito e seguendo la sua regola di vita, o non è piuttosto San Francesco che offre loro questo grande dono?".

Fr. Jean, OFM Cap., Lettre aux Amis de Saint François del Monastero di Morgon, febbraio 1999, fasc. n. 17.

***

«I pareri di Padre Pio sulla riforma liturgica hanno avuto qualche spunto polemico forse anche molto vivace, ma non rivelavano la minima ombra di ribellione.

Anzi proprio a proposito di questa riforma non solo mi edificò per il senso di sottomissione, ma riuscì anche a commuovermi fino alle lacrime per la scrupolosità.

Nel 1966/67 Padre Pio ottenne il permesso della Santa Sede di celebrare seduto e in latino. La Santa Sede però mise due condizioni: celebrare con la faccia rivolta al popolo e, solo nella dossologia della Preghiera Eucaristica, adottare il rito nuovo.

Padre Pio ebbe la notizia della dispensa la sera, prima di andare a letto e, sapute le condizioni, pregò il Superiore d'insegnargli la nuova formula della dossologia. Dopo aver visto come avrebbe dovuto sollevare la patena con l'ostia e il calice, ringraziò il Superiore e si mostrò soddisfatto.

Durante la notte mi chiamò e mi disse: "Fammi un piacere vai a prendere il calice e la patena nella Cappellina e fammi vedere un'altra volta il nuovo rito".

Eseguii tutto. Mi ringraziò e mi fece riportare gli arredi nella Cappellina.
Poco dopo mi richiamò per dirmi: "Non ti seccare. Fammi vedere ancora il nuovo rito". E così feci.

La scena con le sue scuse e i suoi ringraziamenti si ripetette 7 o 8 volte. Non mi ero stancato, ma l'ultima volta non tollerai più la sua scrupolosità e mormorai tra i denti. "Io non capisco perché questa Santa Madre Chiesa deve mettere in croce un sacerdote anziano e malato".

Afferrò il senso della mia espressione e quasi lacrimante disse: "Perché parli contro la Chiesa che mi chiede così poco? Sono io che, volendo eseguire bene il nuovo rito, ti sto dando un pò di fastidio. Mi devi scusare".

E io: "Ma faccia il rito come le pare e piace".

A questo punto ritornò sui toni decisi: "No! Debbo eseguire il rito proprio come vuole la Chiesa"».


Padre Pellegrino Funicelli, Voce di Padre Pio, n. 1 del 1981

Grazie a DDS e Mdeledda di Oriens.

28 commenti:

inoppportuno ha detto...

Non sono un devoto di padre Pio, ma mi pare che l'ultima frase chiarisce bene che non è possibile essere in comunione con Roma, rifiutando il Concilio.
Da questo deriva la negatività del Motu proprio Summ. pont. cura.
Per questi motivi.
1. E’ la chiesa istituzione (non neocatecumenali carismatici modernisti) a avere scelto di rivedere e emendare il rito antiquo, dunque è la chiesa istituzione che si è accorta di limiti ecclesiologici, teologici e strutturali del rito antiquo. Allora come fa la chiesa istituzione ORA a dire che ha scherzato, che deve esistere insieme il rito perfettibile ed il rito migliorato: come un doctor che da medicina giusta e medicina sballata. Allora è esperimento alla Mengele e niente a che fare con stile pastorale. Anzi è quadratura di cerchio: slancio pastorale per voi, chiusura alla pastoralità per tutto il resto del popolo di Dio. No, così non si fa, nemmeno se rito antiquo fosse infinitamente migliore.
2. Tralascio, perché detto da tutti i canonisti seri, la critica dell’opera di ricostruzione olografica del rito antiquo defunto; secondo s. Tommaso dire che c’è una cosa, non significa che effettivamente c’è. Dite voi se c’è davvero o è un movie. La chiesa può vivere metà in un film e metà fuori? Brutta cosa se poi il film esclude vescovi, preti e gran parte del popolo di Dio, lasciando scena a nobili decaduti e piccolissime corti di periferie suburbie, anche se risciacquate in Arno: niente sostanza e solo orpello. Il summ.pont. oggi è vessillo di tutte le resistenze alla forma di chiesa che la chiesa istituzione 40 fa ha scelto di darsi per meglio rifulgere senza macchia e senza ruga. Hai voglia a dire che è nulla di ciò: invece è così.
3. La cosa più importante. Questo voler tornare alla tradizione è fatto con spirito antitradizionale: individualista, intimista, pietista, svirilizzante e post-moderno; cerca il guscio, ma senza sospettare cosa c’è oltre il guscio. Il rito di Paolo 6 è molto più tradizionale, è antico e non antiquo, perché chiede al Signore Gesù la grazia di recuperare una esperienza di vita spirituale cristiana e non una esperienza di pulitura di bacheche di museo. Trapiantare oggi l’antiquo, provocherà il rigetto non solo dell’antiquo ma di tutta la chiesa, istituzione e popolo. Non solo i tradizionalisti si ridurranno a setta, come dice anche Melloni, ma tutta la chiesa corre il rischio medesimo.

Anonimo ha detto...

Mio caro inoppportuno,
il Sommo Pontefice ha detto che ci sono due forme del Rito e, che ti piaccia o no, è così.
Quanto valgano i tuoi verbosi e faziosi discorsi di fronte all'autorità del Papa penso non ci sia bisogno di spiegarlo.

Anonimo ha detto...

Inopportuno sembra aver sposato la causa che potremmo definire "antitradizionale": imperversa ovunque si parli di queste tematiche, ma ciò che è peggio dice ovunque le stesse cose facendo copia-incolla. Scrive un testo e lo sparge ovunque passa. Insomma una sorta di volantinaggio cibernetico.
Lui pensa di fare chissà che cosa, in realtà fa solo capire la recondita paura che lo turba per la svolta tradizionale che il papa sta dando alla Chiesa istituzione, dopo le sbandate postconciliari.

Caro Inopportuno, scrivi qualcosa di sostanzioso, se ci riesci.
Antonello

Anonimo ha detto...

Perché del soggetto sunnominato non si lasciano le sole tre/quattro righe iniziali? Tanto il resto non lo si riesce a leggere.
Un effetto comunque lo fa pure l'incipit: un vero lassativo. Ah! Se t'avessi a tiro mio caro importuno inopportuno!

Piuttosto: il secondo commento sull'atteggiamento di Padre Pio denota che un "adeguamento" poteva andargli pure bene ma non così lo stravolgimento bugniniano-paolino che Padre Pio rifiutò prima di leggere di che cosa si trattasse (e se non fosse un Santo dotato dal Signore di facoltà così speciali si potrebbe credere in una aprioristica preclusione; era solo preveggenza).
Dunque è chiara la posizione di Padre Pio: oggi c'è solo un nuovo ramo dei francescani che vive apertamente con lo stesso spirito del Santo....
E noi spiritualmente non possiamo che rifarci al Frate con le stimmate: lui è vicino a noi, a soffrire dentro la Chiesa per colpa delle persone istruite, sapienti.
W Padre Pio!
Andreas Hofer

Anonimo ha detto...

...dimenticavo: queste condizioni erano un mero esercizio del potere: "...celebrare con la faccia rivolta al popolo e, solo nella dossologia della Preghiera Eucaristica, adottare il rito nuovo."
O no?
A.H.

Anonimo ha detto...

...dimenticavo: queste condizioni erano un mero esercizio del potere: "...celebrare con la faccia rivolta al popolo e, solo nella dossologia della Preghiera Eucaristica, adottare il rito nuovo."
O no?
A.H.

Anonimo ha detto...

Non credo che lo scritto di Padre Pellegrino si riferisca al Novus Ordo, andato in vigore nel 1969.
Io credo che l'articolo sia pertinente alla prima grande riforma del Messale, quella del 1965, effettuata sempre nel solco della tradizione liturgica romana.
Anche le date confermerebbero questa mia ipotesi oltre che l'episodio del nuovo rito della Dossologia, che, giustamente, ha impressionato, in maniera positiva, il Santo.
La liturgia è viva, come viva è la Chiesa : alcune mutazioni del rito, se conformi alla tradizione della Chiesa, possono essere un arricchimento cultuale che giova alla devozione ed alla preghiera.

Anonimo ha detto...

Scusate : io odio l'anonimato ma il precedente intervento delle 12, 21 era mio di Andrea Carradori.

Marco ha detto...

Sono molto colpito dalle parole di Padre Pio, e vorrei che lo fossero in molti.

Anonimo ha detto...

qual è la differenza tra il vecchio e nuovo rito della dossologia? e perché padre Pio ne fu positivamente impressionato?

odo casel ha detto...

Nel VO la dossologia è detta a voce bassa ed è accompagnata da alcuni segni di croce e da una piccola elevazione.
Nel NO è detta a voce alta o cantata ed è accompagnata dalla GRANDE ELEVAZIONE della patena e del calice (contenenti le specie consacrate): gesto appropriatissimo perchè culmina e ricapitola l'intera preghiera eucaristica.
su questo punto la riforma liturgica ha visto giusto.

alumnus ha detto...

Direi che ha visto giusto anche sull'aggiunta dell' "omissione" al Confiteor (cogitatione, verbo, opere et omissione).
Poi non mi vengono in mente altre cose...
Eheh.

zanetto ha detto...

Questioni di lana caprina...

Anonimo ha detto...

Ricordo -come è già stato detto da Carradori- che quando san Pio parla di nuovo rito, si riferisce al messale del 1965, non a quello comunemente detto di Paolo VI che utilizziamo adesso, entrato in vigore quando il padre era già morto. Riccardo

Anonimo ha detto...

Ipse dixit!

Per pietà mettete fine, RAPIDAMENTE, al Concilio!

per quanto riguarda la questione dei due riti:

Roma locuta, quaestio soluta.

Anonimo ha detto...

Mi pare che il giornale Cattolico "Family News" negli Stati Uniti ha studiatio l'asserzioni che dicono padre ha offerta una forma della messa di 1965 e ha scoperto l'asserzioni false.

quindi, non credo questo testimonio di 1981 da Padre Pelligrino.

Anonimo ha detto...

Odo Casel ha scritto " Nel NO è detta a voce alta o cantata ed è accompagnata dalla GRANDE ELEVAZIONE della patena e del calice (contenenti le specie consacrate " Mi spiace dover contraddire ma la Dossologia prevista nel messale del 65, le cui riforme parvero, secondo il biografo, interessare positivamente il Santo di Pietrelcina prevede la grande elevazione del Calice, contenente il Sangue di Cristo, sopra il quale viene posta l'Ostia.
L'uso di elevare il Calice e la patena, con l'Ostia, appartiene al Novus Ordo nel 1969 che il Padre non ebbe modo di conoscere perchè il Signore lo chiamò a se' prima.
Andrea Carradori

Miriam ha detto...

Tornano in libreria due opere capitali della cultura cattolica. E cade definitivamente il tabù su uno dei più grandi intellettuali cristiani del Novecento. La questione da lui messa a fuoco è la stessa al centro del pontificato di Benedetto XVI: quanto e come la Chiesa può cambiare?
Si tratta di Iota Unum e Stat Veritas per i tipi della Lindau di Torino

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1339326

s i l v i o ha detto...

Inopportuno, di nome e di fatto...

odo casel ha detto...

Grazie per la correzione, Andrea.

Anonimo ha detto...

Il tema dell'obbedienza è alla base di tutto.
La Chiesa nel 1970 era composta di sacerdoti e laici formati alla più ferrea obbedienza (certo c'erano germi e tensioni di disobbedienza, ma limitate e marginali); ed in quel momento la Chiesa domandò di aggiornarsi e soprattutto di celebrare il NO. Molti soffrirono ma si adeguarono per ubbidienza. Ma fu vera ubbidienza o non piuttosto servilismo? Paolo VI non abolì l'antico messale (che pertanto restava in giuridicamente in vigore) ma obbligò ad usare quello nuovo.

La situazione tragica che si verificò fu questa: il nuovo messale era reso obbligatorio verbalmente o in altri documenti (nella Costituzione Missale Romanum non c'è traccia di imposizione) ma era obbligatorio pure l'uso dell'antico messale (e questo per disposizioni scritte e vincolanti). Insomma si fece un gran pasticcio. Se il tema dell'ubbidienza e del servilismo fosse stato più approfondito e diffuso, ci sarebbero stati non uno, ma dieci, cento, forse mille Lefebvre, che ubbidì (apparendo disubbidiente) a ciò che era obbligatorio e vincolante (la bolla Quo primum).
Antonio C.

Guardia Svizzera ha detto...

Inopportuno, l'incipit suo tetro:" non sono devoto di San Pio da Pietralcina " , la squalifica da Cattolico. Pertanto, perche' scrive su questo blog?

d. mercenaro ha detto...

Caro fratello che ti fai chiamare guardia svizzera, perchè vuoi escludere le voci contrarie alle tue? Forse Inopportuno voleva solo dire che non apparteneva al popolo dei Gruppi di Preghiera, ma questa è una forma di spiritualità che la chiesa propone e non impone; eppure tu sai quanto poco di San Pio c'è in molti circuiti mediatici che ne portano il nome. Perchè mai, se fides et Forma li critica, non potrebbe criticarli Inopportuno?
Inopportuno ha apprezzato molto la testimonianza di obbedienza del Padre.

Se invece preferisci dire che le domande che pone Inopportuno non sono da ricevere perchè provengono da un non-cattolico (sei proprio sicuro), allora non segui- tu che ti dici cattolico- i dettami del primo Papa, quando dice di rendere ragione della speranza cristiana (1 PT 3,15).

Anonimo ha detto...

Ribadisco caro Mercenaro,che (nomen - omen?)il tuo "inopportuno" non mostra d'esser cattolico vantandosi, con spocchiosa superbia, di non esser devoto di San Pio: che difatti egli chiama semplicemente padre Pio.
Infine, o caro amante dei distinguo sottili ma non sostanziati , esser devoto ad un Santo non significa necessariamente far parte di un Suo gruppo di preghiera, ma spregiare la Devozione ai Santi in generale....
Do You remember "Comunione dei Santi"?

Guardia Svizzera ha detto...

Ribadisco caro Mercenaro,che (nomen - omen?)il tuo "inopportuno" non mostra d'esser cattolico vantandosi, con spocchiosa superbia, di non esser devoto di San Pio: che difatti egli chiama semplicemente padre Pio.
Infine, o caro amante dei distinguo sottili ma non sostanziati , esser devoto ad un Santo non significa necessariamente far parte di un Suo gruppo di preghiera, ma spregiare la Devozione ai Santi in generale....
Do You remember "Comunione dei Santi"?

Giovanna ha detto...

No! Debbo eseguire il rito proprio come vuole la Chiesa"

E' mirabile e commovente la auto-fustigazione che S. Padre Pio si impone per essere obbediente, come Gesù, fino alla morte, e alla morte di "questa croce":
con la ripetizione dei gesti esprimeva la volontà di annientare se stesso e il suo vero desiderio, che sarebbe stato contrario (sicuramente avrebbe preferito evitare il NO!).
Questo è il vero RINNEGAMENTO DI SE' che Gesù chiede a chi vuole seguirlo sul Calvario, e che i Santi, nella storia della Chiesa hanno fatto, fino a mettere in Croce il proprio IO (anche quando avrebbe avuto buone ragioni per disobbedire): perchè sempre ha mostrato, e anche detto espressamente a molti mistici, che la virtù da Lui prediletta è l'obbedienza, quella da Lui stesso praticata nella sua vita terrena, in perfetta conformità alla volontà del Padre Celeste.

Questo il Signore ha chiesto a San Padre Pio, per conformarlo perfettamente alla sua Crocifissione: così come aveva accettato la grande crocifissione della sospensione a divinis - da innocente! - accettò negli ultimi tempi l'estrema crocifissione della rinuncia a ciò che - alla luce della retta ragione - sarebbe stato secondo lui più giusto.
Solo così si spiega la strenua volontà di ripetere la sequenza gestuale: la lotta estrema per piegare l'"io" orgoglioso, anche se animato da una buona causa!

Quando mai più, dopo San Padre Pio,
vedremo in questa Chiesa così impregnata di pensiero individualista e ribellista, sia nel clero che nei laici, che ha reso i suoi frequenti omaggi al "vietato vietare", un simile esempio di abnegazione, di tale eroismo che stentiamo a crederlo praticabile, come se si trattasse di un Santo del MedioEvo, anzichè 20. secolo?

Quando più vedremo, da 40 anni fa al futuro... un sacerdote, un religioso, o un vescovo così
OBBEDIENTE AI SUPERIORI, e, mediante essi, A DIO?
Tale da essere modello luminoso di santità per TUTTI I FEDELI,
COME GESU' E MARIA?
Speriamo che ci siano, anche nascosti, e che non rifiutino più la Via della CROCE, altrimenti come potremmo noi fedeli seguirla, se non ce la mostrano più?

Io penso che ci dovremmo inginocchiare anche al solo pensiero di un uomo che si è reso specchio di Gesù Cristo sino a questo punto, ineguagliabile oggi...
ed è amaro pensare che invece i suoi confratelli si preparano a contraddirne totalmente lo spirito
di umiltà abissale, con lo sfregio del presunto onore di un mausoleo faraonico pressochè pagano!

inopportuno ha detto...

Guardia Svizzera,
bada bene che tutto si può dire del mio commento, meno che fosse contro San Pio da Pietralcina.

Moltissimi fedeli lo chiamano familiarmente Padre Pio, ma no per questo mancano di considerarlo santo.
Io elogiavo lo spirito di obbedienza del Padre e anche questo è il comune sentire di tutti i provetti cristiani.
Il fatto che io no faccia parte dei devoti (stare tra i devoti no equivale ad esserlo davvero) è irrilevante per predire che io manco di credere al dogma della Comunione dei Santi.

Ovviamente altro discorso è quello della mia posizione contro il ritorno della messa tridentina.

Logica vorrebbe che si discutesse quello che Inopportuno dice e no fargli dire cose che no ha detto.
Se si fa altro, si fa processo alle intenzioni, si fa processo staliniano e si dimostra patentemente carenza di argomenti.

Guardia Svizzera ha detto...

Staliniano? Ora gli staliniani saremmo noi , i fedeli alla Chiesa e alla Santa Messa bimillenarie,da 40 anni perseguitati dai neoterici ?
Quanto vorrei poter affermare che vi e' coerenza perfetta del CVII coi precedenti Concilii.....