giovedì 23 luglio 2009

Quaestiones: un'interpretazione liturgica sulle Feste di San Benedetto.

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Gentile Redazione,

le feste dell'11 luglio e del 23 luglio nell'Ufficio in rito antico si devono trasferire alle rispettive feste (21 marzo e 8 ottobre) o si deve seguire il calendario universale?

Grazie!

SMC

I Benedettini, com'è naturale, onorano il loro Patriarca con più feste, di cui le più importanti sono quelle del Patrocinio, che commemora la solenne ricognizione delle sue reliquie (11 luglio), e del Transito (21 marzo). Il calendario romano universale in vigore nel 1962, al quale secondo il motu proprio Summorum Pontificum bisogna attenersi, prevede soltanto quest'ultima col grado di III classe. Quando, nel 1964, Paolo VI proclamò San Benedetto patrono d'Europa, volle inserire nel calendario romano universale, in aggiunta alla festa del Transito (che non fu abolita), anche la festa del Patrocinio, fissandola, in ossequio all'antica tradizione benedettina, l'11 luglio e attribuendole il grado di II classe. Tale festa prevedeva un Ufficio e una Messa con formulario proprio. La riforma liturgica del 1969 ridusse nuovamente le feste in onore di S. Benedetto da due ad una, eliminando la celebrazione del 21 marzo.

È lecito a questo punto domandarsi se, nelle attuali funzioni in forma "straordinaria", debba osservarsi in Europa la festa del Patrocinio di San Benedetto. La risposta, a mio parere, è negativa. Infatti il motu proprio Summorum Pontificum, ordinando di attenersi all'edizione tipica del Messale romano pubblicata nel 1962, proibisce di inserirvi le modifiche introdotte posteriormente, tra cui le variazioni al calendario. Inoltre, nel caso di San Benedetto, Paolo VI non si è limitato a dichiarare un patrocinio (nel qual caso non vi sarebbe alcuna difficoltà ad osservarlo), ma ha introdotto una nuova fattispecie rubricale, quella del "Patrono di continente", non prevista dalle rubriche del Messale del 1962. Che si tratti di una fattispecie diversa è dimostrato dal fatto che la festa fu inserita nel calendario col grado di II classe, mentre le rubriche del Messale del 1962 prevedono sempre, per i Patroni principali, il grado di I classe.

D'altra parte, se si accoglie nel Messale del 1962 una modifica al calendario e alle rubriche avvenuta il 26 ottobre 1964, perché respingere le riforme stabilite dalla Istruzione "Inter oecumenici", che data il 26 settembre dello stesso anno e contiene importanti variazioni al rito della Messa?

Da queste considerazioni appare chiaro che, a mio avviso, le feste degli altri Santi che, successivamente, sono stati proclamati Patroni d'Europa non possono essere né cambiate di posto né innalzate di grado. Perché ciò avvenga, è necessario un esplicito provvedimento della Santa Sede, che mi auguro sia inserito in una più vasta ed organica riforma del calendario tradizionale. (DDS)


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