giovedì 9 luglio 2009

Levada: disposizioni per la nuova Ecclesia Dei.

.
COMUNICATO DELL’EM.MO CARD. WILLIAM JOSEPH LEVADA
IN OCCASIONE DELLA PUBBLICAZIONE DELLA LETTERA MOTU PROPRIO
"ECCLESIAE UNITATEM" DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI



Secondo quanto anticipato nella Lettera del Santo Padre ai Vescovi della Chiesa Cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei quattro vescovi consacrati dall’arcivescovo Lefebvre (10 marzo 2009), viene pubblicata in data odierna la Lettera Motu proprio "Ecclesiae unitatem", con la quale viene ripensata e aggiornata la struttura della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, istituita da Papa Giovanni Paolo II nel 1988.

Con il Motu proprio "Ecclesiae unitatem" viene innanzitutto spiegato il motivo principale di tale ristrutturazione. La remissione della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani è stato un provvedimento nell’ambito della disciplina canonica per liberare le persone dal peso della più grave censura ecclesiastica, pur nella consapevolezza che le questioni dottrinali rimangono e finché non siano chiarite, la "Fraternità sacerdotale S. Pio X" non può godere di uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa. Dato quindi che i problemi sono di natura essenzialmente dottrinale, il Santo Padre ha deciso di ripensare la struttura della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, collegandola in modo stretto con la Congregazione per la Dottrina della Fede.

La Pontificia Commissione Ecclesia Dei, mantiene l’attuale configurazione, con alcune modifiche nella sua struttura, che qui si riassumono:

1) Il Presidente della Commissione è il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
2) La Commissione, con una propria tabella organica, è composta dal Segretario e da Officiali.
3) Compito del Cardinale Presidente, coadiuvato dal Segretario, è di riferire i principali casi e le questioni di carattere dottrinale all’esame e al giudizio delle istanze ordinarie della Congregazione per la Dottrina della Fede (Consulta e Membri della Sessione Ordinaria / Plenaria), e sottometterne le risultanze alle supreme disposizioni del Sommo Pontefice.

Il Cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e ora nominato Presidente della Commissione Ecclesia Dei, ha espresso la sua gratitudine al Santo Padre per la fiducia mostrata con questa decisione, assicurando il Santo Padre, anche a nome degli Officiali della Congregazione per la Dottrina della Fede, dell’impegno per il dialogo dottrinale con la Fraternità Sacerdotale di San Pio X.

Il Santo Padre, con Lettera autografa, ha vivamente ringraziato il Cardinale Darío Castrillón Hoyos, finora Presidente, per la sua grande dedizione al lavoro della Commissione Ecclesia Dei. Ugualmente, il Santo Padre, tramite il Cardinale Segretario di Stato, ha ringraziato Mons. Camille Perl per tanti anni di servizio alla medesima Commissione. A tali ringraziamenti si è unito anche il Cardinale Levada, estendendoli ai Membri ed Esperti della Commissione il cui lavoro sarà ora ripreso dai Membri della Congregazione per la Dottrina della Fede nonché da esperti scelti secondo le necessità per studiare questioni particolari.

Dando il benvenuto alla nomina di Mons. Guido Pozzo a Segretario della Commissione, il Cardinale Levada ha rilevato la preparazione di Mons. Pozzo e il suo particolare interesse per le questioni di competenza della Commissione Ecclesia Dei. Finora, Mons. Pozzo è stato Aiutante di studio dell’Ufficio Dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede e Segretario Aggiunto della Commissione Teologica Internazionale.

Con il Motu proprio oggi pubblicato, il Santo Padre ha voluto mostrare particolare e paterna sollecitudine verso la "Fraternità San Pio X", al fine di superare le difficoltà che ancora permangono per il raggiungimento della piena comunione con la Chiesa.


2 commenti:

s i l v i o ha detto...

Molto bene.
Ora andianmo avanti, però.

El Cid ha detto...

Contrariamente ai troppi commenti positivi, io invece prevedo il rapido declassamento e la limitazione del raggio d'azione di tutto ciò che è "tradizionale".

Con il pontificato di Benedetto 16° sta succedendo come con la "Veterum sapientia": non una rinascita della tradizione,
ma il pretesto per il suo definitivo affossamento.
Il motu proprio SPC (per il quale anch'io ho gioito) e la revoca della scomunica ai lefevriani
si sono dimostrati come il classico caso del proverbio: chi troppo vuole, nulla stringe.
Hanno raggiunto il solo risultato di ricompattare tutti gli avversari, lasciando perplessi molti tutt'altro che progressisti.

Sarebbe stato meglio:
1) stare nella situazione codificata da Wojtyla (d'altra parte anche in epoca tridentina, ci fu un indulto per i riti antichi di oltre due secoli)
2) erodere le resistenze spiritoconciliari, attraverso la "via stretta" dello studio rigoroso e della conseguente pubblicistica non solo divulgativa, ma anche accademica
3) il bene dei fedeli e non lo spirito di rivalsa avrebbe dovuto prevalere: si sarebbe dovuto operare per l'autoriforma della riforma liturgica, in senso più tradizionale, tenendo conto della sproporzione dei numeri e della potenza mediatica e accademica del Golia progressista; da questo punto di vista, la lotta all'ibridismo (visto sempre negli altri e mai in se stessi) è stato quanto di peggiore si sia verificato nell'universo tradizionalista;
4) rafforzare progressivamente e senza strappi l'influenza e la capacità propulsiva e dissuasiva dell'Ecclesia Dei, ora praticamente defunta ed esautorata.

La discutibile gestione del caso Williamson (che visto il suo parlare ad orologeria andrebbe senza dubbio espulso con ignominia) non è stata che la punta dell'iceberg.
Se poi si aggiunge che il SPC sembra scritto da giuristi con l'unico scopo di farlo agevolmente sabotare, il cerchio si chiude.

Mi sa tanto che il rimedio è stato peggiore del male.
Ora l'unica cosa da fare è ricompattare le file, agendo per obiettivi minimi e durevoli, non vittorie di Pirro.
Attendendosi però sempre cattive nuove.