giovedì 30 luglio 2009

Scalese scrive una lettera aperta a Fellay.

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Eccellenza Reverendissima,

Non so se questa "lettera aperta" giungerà mai nelle Sue mani. Io l'affido agli angeli, perché Gliela recapitino personalmente. Già altra volta avevo scritto un articolo avendo in mente la vostra Fraternità; lo pubblicai su questo blog (fu il mio primo post), ed esso giunse miracolosamente a destinazione: fu ripreso dai vostri siti e definito "molto interessante".

Questa volta mi rivolgo a Lei, perché so che sono in corso i preparativi dei colloqui dottrinali con la Santa Sede, da voi a lungo richiesti e finalmente, con la remissione della scomunica, accordati da Papa Benedetto XVI. A quanto mi risulta, Lei è già stato a Roma per prendere i primi contatti con la Congregazione per la Dottrina della Fede.

Personalmente, sono sempre stato del parere che non ci sia bisogno di "colloqui" per la riammissione nella comunione della Chiesa cattolica. L'unica cosa necessaria, a parer mio, dovrebbe essere la professione di fede prevista dai sacri canoni. Una volta che condividiamo la stessa fede, dovremmo essere in piena comunione. Sul resto, che non è compreso in quella professione di fede, ritengo che sia sempre possibile discutere liberamente, ma stando all'interno, non all'esterno della Chiesa. L'accettazione di un Concilio, che si è autodefinito "pastorale", non dovrebbe, secondo me, essere una condizione per la riammissione nella comunione ecclesiastica. Sono d'accordo che sia quanto mai urgente una riflessione sul valore e l'interpretazione del Vaticano II; ma non mi sembra che questo debba essere oggetto di una trattativa fra la Santa Sede e la Fraternità di San Pio X; mi sembra piuttosto un problema che riguarda l'intera Chiesa. È per questo motivo che ho proposto piú volte da questo blog che il prossimo Sinodo dei Vescovi sia dedicato all'interpretazione del Concilio.

Ma tant'è: a quanto pare, sia da parte vostra, sia da parte della Sede Apostolica un chiarimento sul Vaticano II è considerato come una condizione previa a qualsiasi altro tipo di accordo. Di qui la necessità di "colloqui dottrinali". Orbene, visto che tali colloqui dottrinali ci saranno, mi permetta di darLe qualche consiglio. Non perché pretenda di saperne piú di Lei, ma solo per esprimerLe, in spirito di fraterna carità, quel che sento in questo delicato momento.

Innanzi tutto, quando verrà a Roma per discutere con la CDF, non venga nella veste di colui che contesta o, peggio, rifiuta il Concilio. Questo significherebbe il fallimento immediato di qualsiasi dialogo. Venga piuttosto come uno che accetta il Vaticano II per quello che esso ha voluto essere, ed è effettivamente stato, cioè un concilio pastorale. Dica pure al Card. Levada che l'unica cosa che voi rifiutate — e su questo siamo tutti d'accordo — è l'assolutizzazione e l'ideologizzazione del Concilio, non il Concilio in quanto tale. Gli dica pure che voi trovate nei documenti del Vaticano II alcuni testi ambigui. Anche su questo, il Card. Levada dovrebbe convenire con Lei. Lo stesso Paolo VI trovò ambigua la trattazione della collegialità episcopale fatta dalla Lumen gentium, tanto è vero che sentí il bisogno di allegare a quella costituzione una "Nota praevia". Aggiunga che, essendoci delle ambiguità nei testi conciliari, si rende necessaria un'opera di interpretazione. Ma, per favore, non si presenti con la pretesa di essere Lei o la Sua Fraternità gli interpreti autorevoli del Concilio. Chieda piuttosto che sia la Sede Apostolica a dare un'interpretazione autentica dei passi piú oscuri. Qualcosa è stato già fatto (la detta "Nota praevia"; la spiegazione del significato dell'espressione "subsistit in"), ma molto rimane ancora da fare. Il criterio generale di tale interpretazione è stato già indicato da Benedetto XVI nel discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005: l'ermeneutica della riforma in contrapposizione all'ermeneutica della discontinuità e della rottura. E gli dica che voi, su questo, non solo siete pienamente d'accordo col Santo Padre, ma volete mettervi a sua completa disposizione per aiutarlo in quest'opera di rilettura del Concilio nel solco della ininterrotta tradizione della Chiesa.

Eccellenza Reverendissima, sono sicuro che su quanto ho scritto finora Lei si trovi in buona misura d'accordo. Mi pare di percepirlo dal tono dei Suoi ultimi interventi, molto piú concilianti e possibilisti di un tempo. Ma so pure che deve fare i conti, all'interno della Fraternità, con posizioni piú massimaliste, che La mettono in guardia dall'essere troppo arrendevole nei confronti della Santa Sede. A mio modesto parere, dovrebbe far capire a questi Suoi confratelli che non c'è nulla da guadagnare, in questo momento, a irrigidirsi su posizioni intransigenti. Il Santo Padre ha già fatto molti passi verso di voi; ora sta a voi fare qualche passo verso di lui.

Questo non significa cedere sui vostri principi; perché, se veramente avete a cuore le sorti della Chiesa, non c'è luogo migliore, per far valere quei principi, che la Chiesa stessa. Rimanendone fuori, voi lascerete la Chiesa in balia di quelle forze distruttive che la stanno a poco a poco portando alla rovina. Finché voi continuerete a rifiutare il Concilio, queste forze avranno buon gioco a dire: "Vedete? Loro sono fuori della Chiesa, perché rifiutano il Concilio; noi siamo la vera Chiesa, perché accettiamo, difendiamo e attuiamo il Concilio". Se anche voi accettate il Concilio, rimarranno spiazzati; e a quel punto si rivelerà chi è veramente cattolico e chi non lo è; chi interpreta il Concilio alla luce della tradizione e chi lo interpreta ideologicamente, appellandosi a un suo preteso "spirito".

Questo non significa neppure tradire l'eredità dell'Arcivescovo Lefebvre. Lei sa meglio di me che il vostro Fondatore partecipò al Concilio, dando un notevole contributo alle discussioni e all'elaborazione dei suoi documenti, che approvò e firmò nella loro totalità. Come mai? Non si rendeva conto delle ambiguità in essi contenute? Evidentemente sperava che se ne potesse dare un'interpretazione ortodossa. Fu solo quando vide che l'interpretazione e l'applicazione del Concilio era diventata monopolio dei modernisti che irrigidì le sue posizioni. Sono convinto che, se avesse visto che c'era spazio nella Chiesa per continuare le sue battaglie dall'interno, non sarebbe mai giunto a una rottura con la Sede Apostolica. Ora che questo spazio esiste, ed è lo stesso Sommo Pontefice a offrirvelo, mi sembrerebbe sciocco non sfruttare questa occasione irripetibile. Si tratta di scegliere se rimanere nel seno della Chiesa e di lí svolgere un ruolo, certamente difficile, ma prezioso per la salvaguardia della tradizione e la rivitalizzazione della Chiesa stessa; oppure preferire di rimanere ai margini o addirittura fuori della Chiesa, col rischio di trasformarsi nel tralcio separato dalla vite, destinato a seccare.

Eccellenza, mi scusi se mi sono permesso di intervenire su tali delicate questioni. La posso assicurare che, da parte mia, non c'è alcuna pretesa e alcun interesse, c'è solo il desiderio di vedere il ristabilimento della piena comunione nella Chiesa. La Chiesa ha bisogno di voi e voi avete bisogno della Chiesa.

Colgo l'occasione per confermarmi, con sensi di distinto ossequio, dell'Eccellenza Vostra Rev.ma

dev.mo

Giovanni Scalese, CRSP

10 commenti:

Stefano78 ha detto...

Ringrazio Padre Scalese per questa Lettera aperta, che esprime in ogni virgola anche i miei sentimenti e che dunque sottoscrivo.

La Rinascita reale della Chiesa sta proprio nella Tradizione Viva. Quanto essa potrà ri-diffondersi, tanto si potrà Sperare nella Rinascita e nell'eliminazione dell'Ideologia post-conciliare filosoficamente marxista.

Speriamo in Dio e soprattutto facciamo ciò che sono le intenzioni del Santo Padre:
"Rivolgo a tutti un pressante invito a pregare senza sosta il Signore, per l'intercessione della Beata Vergine Maria, "ut unum sint".
- ECCLESIAE UNITATEM

Anonimo ha detto...

Credo sia un uomo nell'intelligenza di sua Eccellenza .saprà sicuramente partecipare agli incontri con spirito di amore per la Santa Chiesa, lavorerà per il bene di Questa.
Affidiamo questi incontri all'intercessione dell'Immacolata e di San giuseppe.

Anonimo ha detto...

Confidiamo nelle capacità e nell'intelligenza delle due parti che si incontreranno. Hanno entrambe la nostra stima.Quello che più ci sta a cuore è la più volte invocata unità dei fratelli nella stessa Chiesa, una, santa cattolica, apostolica. Preghiamo tutti perchè lo Spirito Santo suggerisca le parole giuste al momento giusto. Moltiplichiamo i nostri rosari alla Vergine Maria.Christus vincit! Silvana

Areki ha detto...

Affidiamo all'intercessione di Maria Santissima con la recita di molti rosari l'andamento a buon fine dei colloqui per il bene della Chiesa una e santa.

Uriel ha detto...

La San Pio X ha proposto la

Crociata dei dodici millioni di corone del Rosario dal 1° maggio 2009 al 25 marzo 2010.

Il link e' il seguente:

http://www.sanpiox.it/primapag/ver.html.

Se mi posso permettere.......aderire e' piu' di una lettera.

Cattradrom ha detto...

Un concilio pastorale che partorisce costituzioni dogmatiche?? Qualcosa non va...
forse è il caso di dire "concilio che non ha partorito NUOVI dogmi", no?
Ciao!
Andrea

Areki ha detto...

Anch'io mi unisco alla crociata dei 12 milioni di rosari della San Pio X

Anonimo ha detto...

Ecco vede p.Scalese,come giustamente suggeriscono Uriel e Areki lei farebbe bene anzi meglio se aderisse alla crociata dei 12.000.000 di S. Rosario!!! Non si perda in inutili appelli a che certo ne sa più e meglio di lei!!! Se lei tornasse a pregare come dovrebbe fare un santo sacerdote gioverebbe di più alla Fede Tradizionalista ultimo baluardo di Santa Romana Chiesa!!! renderebbe un servizio alla Chiesa, ai fedeli e a NSGC, lasci stare internet giornali e media vari, torni a fare il "prete"!!! La FSSPX non ha bisogno dei sui appelli ma delle preghiere di tutti!!! Chiaro!!!

p.s. Si faccia un bell'esame di coscienza.

BlaisePacal

Anonimo ha detto...

Mi pare che i colloqui siano già iniziati con Paolo VI e con Giovanni Paolo II, con l'allora Card. Seper, e non abbiano portato a nulla. Mons. Marcel Lefebvre molto più arguto e con alle spalle una conoscenza approfondita del Vaticano, ha sempre sostenuto che alcuni documenti del Vaticano II erano diametralmente contrari al Magistero precedente.
Credo che già l'allora Card. Ratzinger fosse al corrente di tutto questo. Purtroppo si continua ad insistere che i documenti del Vaticano II, devono essere accettati "in toto", come autentica dottrina cattolica. Non vi è alcuna intenzione di recedere.
Già prima di morire Mons. Lefebvre, dopo i colloqui con il Card. Ratzinger, escamava: "Cari amici Roma ha perduto la fede, Roma ha apostatato!". Benedetto XVI essendo troppo "diplomatico" non potrà mai dichiarare che i documenti concliari sono in contrasto con il Magistero precedente.

Anonimo ha detto...

Salve,
ho spedito a Padre Giovanni il testo seguente. Penso che sarebbe bene se fosse letto anche qua
DIO ci benedica
u n commento alla

lettera aperta a Mons. Fellay.

Qui se permettete, vi dovrei dire che, pur apprezzando i motivi che hanno spinto Mons.Fellay in questa direzione, non apprezzo la piega che stanno prendendo gli eventi. Feci notare che NON si doveva chiere il "Ritiro" della scomunica, ma il suo ANNULLAMENTO, unitamente a quello di tutte & singole le altre censure eventualmente annesse, connesse, collegate, correlate, correlabili ad essa scomunica. Tanto quelle cronologicamente successive, quanto quelle precedenti, in primis la sospensione del 1976. ANNULLAMENTO, nello stesso spirito delle sentenze di Rota, ovvero di dichiarazione di nullità. OVVERO, CHE,come QUELLE NOZZE, si fa sapere che in Cielo non le hanno mai registrate, così doveva essere per TUTTE & SINGOLE le censure. Del resto ci sono fior di tesi di laurea, in diritto canonico, che dimostrano come ci siano le scappatoie per tale richiesta. Mi fu risposto che, in primis, una richiesta simile, non sarebbe mai stata accolta (scusate, avete o non avete chiesto l'intervento dela Madonna? Forse DIO non può vincere anche i cuori più ostinati?!?) e poi, il bello e che la richiesta di ritiro della scomunica, (a prescindere che non ci proibisce di continuare ad insegnare che, tale ritiro è stato un atto di GIUSTIZIA e *NON* di misericordia) è ESPLICITAMENTE fatta come dover avvenire senza contropartite. Circa la vostra lettera, debbo dire che si vede che è lo scritto di un amico, di una persona che si sforza di non avere paraocchi. Detto ciò, però, si nota, altresì, che le conoscenze che ha del tradizionalismo cattolico (delle sue tesi ed anche delle diatribe interne), sono paragonabili alle conoscenze di letteratura italiana, di quello straniero, che, tornato in Patria, sosteneva che Dante Alighieri è......un olio d'oliva. Spero di aver contribuito a fare chiarezza. Mi farebbe piacerebbe riceve vostre nuove.
Dio ci benedica
vostro