venerdì 3 luglio 2009

"Un grande atto di giustizia": lettera aperta al Santo Padre.

Sul sito Maranathà è apparsa questa lettera rivolta al Papa. La riportiamo e la facciamo nostra perchè molti di noi non possono che sentirsi vicini ai sentimenti e al disagio espresso molto bene da queste parole dei fratelli Labruschini. Santità, se il Summorum Pontificum ha da crescere nella Chiesa, dovrà farlo ancora col Suo paterno aiuto.



A SUA SANTITA' BENEDETTO XVI
con filiale devozione


Beatissimo Padre,

Le scriviamo, umilmente, con il desiderio di farLe conoscere ciò che sta nel profondo del nostro cuore.

Ci sentiamo anzitutto di rivolgerLe un ringraziamento, per gli insegnamenti che Lei ha profuso nelle Udienze, nelle Omelie, nelle Lettere e nelle Encicliche che da anni, accompagnano la nostra crescita spirituale. Ciò ha assicurato a noi e crediamo bene a tutta la Chiesa, un grande giovamento, proprio in questi tempi di grande “crisi”.

Il Suo insegnamento, rappresenta veramente una liberazione dall'orrore spirituale dei tempi moderni, un rifugio certo e un ristoro sicuro per l'anima dopo essere stati addottrinati da tante false sapienze e interpretazioni personali elevate a falsi dogmi.

Grazie a Lei, sta cominciando a trovare soluzione un malessere spirituale che covava da anni nella Chiesa, e che noi abbiamo percepito con grande dolore. Un malessere dovuto ad una confusione tra il vero e il falso, tra il giusto e l'errore, sempre più difficili da distinguere, e sempre meno nettamente percepiti, anche dagli stessi pastori.

Purtroppo però, le vogliamo comunicare quello che ci sta veramente a cuore, quello che abbiamo sperimentiamo all’indomani del 7 di luglio del 2007 nella semplicità di una ordinarissima vita di parrocchia.

In particolare, desideriamo porre alla Sua conoscenza quello che per noi è stata la nostra vita, così come la vita di molti, a seguito del Motu Proprio Summorum Pontificum.

Grazie ad esso e alla sensibilità liturgica di Vostra Santità, [vicina al cuore di chi, come noi, non vede del “male” nell'espressione liturgica della fede che ha alimentato spiritualmente tanti Santi nei secoli di vita della Chiesa] abbiamo ottenuto, pur con tanti sacrifici, sofferenze ed umiliazioni dal nostro Vescovo, la Celebrazione della Santa Messa di sempre, in un Oratorio esterno alla nostra parrocchia.

La gioia nel riscoprire la Santa Messa, amata dai nostri genitori che credevamo eliminata per sempre, ha coperto la grande delusione nel costatare che questa Sacrosanta Liturgia non ha trovato alcun posto all’interno della nostra amatissima comunità parrocchiale.

Nell’ Art. 5. § 1 del Suo Motu Proprio Summorum Pontificum, Lei Santità, ha fatto un grande dono a tutta la Chiesa, ribadendo l’importanza e la centralità della parrocchia, della comunità parrocchiale unità dalla e per mezzo della Liturgia: quello che la giustizia da anni esigeva che fosse chiarito.

Ha detto con chiarezza che la Tradizione Liturgica di 20 secoli non è stata “scomunicata”, ma che è sempre stata, valida, lecita, legittima e santificante. Il Summorum Pontificum è stato davvero un grande atto di giustizia.

La straordinaria grandezza di questo documento, crediamo, risieda nel fatto che finalmente la Messa di sempre è ritornata nella vita parrocchiale di tutti i giorni e non più relegata solo nelle “mani” di privati ed associazioni, a cui va certamente il plauso di aver conservato questo tesoro.

La tradizione vera non è solo in parole e gesti codificati nell'antichità e tramandati nei secoli dalla Chiesa.

La tradizione è anche il legame del proprio sangue con il proprio suolo. Le radici che affondano nella propria comunità, in cui si sperimenta davvero il senso mistico della tradizione: non una legge o un rito, ma una comunità di spiriti, uniti e vivi, che nemmeno la morte ha avuto il potere di separare.

Nella parrocchia i nostri antenati, i nostri genitori e i nostri posteri, sono tutti uniti spiritualmente a noi, come un solo popolo vivo e radunato di fronte al Sacrificio di Cristo. Questo è il senso che noi facciamo nostro, di “chiesa locale”.

Che tristezza constatare che ci è imposta una tragica scelta: scegliere se mantenere le nostre radici, ma umiliare la nostra sensibilità liturgica, oppure se alimentare questa sensibilità, sradicando il nostro legame con la parrocchia, e obbligandoci a diventare dei fuggiaschi, degli esiliati, relegati in cappelle, senza un parroco, senza una vera e propria cura d'anime.

Spesso queste cappelle sono “centri di messa” che raccolgono persone da più parti, tutti in fuga dalle rispettive parrocchie, che però non hanno modo di santificarsi così, alla stessa maniera che attingendo alla fonte della tradizione nel luogo dove essa ha più senso a manifestarsi.

Questo escludere dalla vita comunitaria e parrocchiale è una vera ghettizzazione, ed è la vera causa di questa divisione non voluta, ma subita!

Quasi come se la tradizione fosse un morbo infettante, da tenere alla larga per evitare il contagio con qualche cattolico ancora indenne. Quanto vorremmo poter partecipare alla Santa Messa di sempre, detta dal nostro Parroco, nella nostra parrocchia, allo stesso modo in cui sentiamo la Santa Messa nella sua Sacrosanta Forma Ordinaria!

Eppure è relegata lontano, quasi come se fosse un sottoprodotto della liturgia cattolica, di dignità inferiore, e degna di essere frequentata solo da cattolici di dignità inferiore!

Senza parlare poi dei tanti problemi che sono iniziati per noi da quando abbiamo messo a disposizione dei sacerdoti di tutto il mondo il Messale Romano del Beato Papa Giovanni XXIII con tutte le spiegazioni e i commenti spirituali legati ad ogni gesto della Santa Messa. Abbiamo avuto molti problemi e sofferenze sia nella nostra comunità parrocchiale che nella Diocesi.

Non si contano le calunnie che quotidianamente ci tocca subire, i dileggi che prima non conoscevamo le ostilità, talvolta reazioni addirittura scomposte e di vera e propria maleducazione da parte dei Sacerdoti o perché assolutamente non disposti a celebrare la Santa Messa, a dir di loro – in fregio a Vostra Santità – in un modo oramai desueto e superato, o perché in Diocesi nessuno è disposto assolutamente ad insegnare loro quest’ars celebrandi.

Quasi come se il nostro amore per la Sacrosanta Liturgia di sempre, [che è stata sempre accostata in modo armonico e mai polemico con la Sacrosanta Liturgia Conciliare] e la nostra obbedienza alla sua legge che ci invita ad attingere ai tesori del culto tradizionali, invece che essere apprezzati dal clero, come manifestazione di spirito cristiano, rappresentassero qualcosa di ignobile, sporco, impuro.

Ci sentiamo, per la nostra fedeltà a Lei e a Cristo, come degli appestati, tenuti a debita distanza e maltrattati!

Ci sono momenti in cui i pastori ci fanno sentire al di fuori della comunità parrocchiale, e addirittura al di fuori della Chiesa, con le loro continue accuse, critiche, calunnie. Se non partecipassimo alla Messa di sempre, queste persone si guarderebbero bene dall'apostrofarci con tanta cattiveria.

Il risultato è che ORA, grazie a queste continue e sottili persecuzioni, ci sentiamo, nostro malgrado, NOI lontani dalla Chiesa. Sentiamo con vivo dolore che la nostra Madre Chiesa, è come se ci avesse cacciato, voltato le spalle, umiliato. Il vuoto che proviamo è terribile!

Ossia il dolore che proviamo nel constatare che molti Sacerdoti e molti Vescovi, interpretano la (nostra) Fede Cattolica, e la (nostra) Divina Liturgia, che di quella fede è espressione finale, non in “continuità” (così come Lei ha spiegato più di una volta con la sua bi-millenaria Tradizione), ma in aperta ed insanabile “rottura”, addirittura facendone di questo, un vessillo da mostrare spavaldamente al mondo.

È Terribile sperimentare tangibilmente, ogni giorno che nella stessa Chiesa è impossibile avere la libertà di aderire pienamente a tutto quanto il Magistero, senza subire mottetti e pernacchie!

Questo è semplicemente assurdo. Noi siamo semplicemente Cattolici, figli della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana, ubbidienti al Vicario di Cristo e alle sue Leggi, fedeli al suo insegnamento e desiderosi di partecipare al medesimo Sacrificio di Cristo, che si realizza tanto nella Forma Ordinaria e moderna che Straordinaria e più antica dell'unica Messa Cattolica.

Ci sentiamo lasciati soli, in balia di gente che ci odia, poiché da quando il Motu Proprio è stato promulgato, la sua attuazione è stata costantemente è dovunque ostacolata, in certi casi anche arbitrariamente impedita, con minacce, prepotenze, calunnie, ritorsioni sia verso di noi laici, sia soprattutto verso quei sacerdoti desiderosi di proporre questa Messa al popolo di Dio.

Non è stato preso alcun provvedimento realmente efficace, affinché nella nostra Chiesa Cattolica sia permessa la pacifica convivenza delle due forme dello stesso Sacrificio, con reciproco arricchimento.

Piuttosto che ricevere questa marea di insulti e di umiliazioni da parte di cristiani e addirittura da parte degli stessi pastori che dovrebbero primeggiare nell'obbedienza a Lei, preferiremmo quasi tornare nelle catacombe, dove però i cristiani erano davvero fratelli, e i nemici al contrario avevano tratti facilmente identificabili. Quella Chiesa umiliata e nascosta, appariva assai più unita e fedele di quella di oggi, dilaniata al suo interno da correnti, fazioni, interpreti religiosi e non, eretici, indipendenti e malevolmente fantasiosi.

Dalle continue testimonianze che il sito registra da mesi, possiamo dire che siamo certi che quella che è la nostra esperienza vissuta, non è un caso isolato.

Abbiamo scelto di rendere pubblica questa nostra accorata lettera, che umilmente abbiamo scelto di rivolgerLe, per radunarvi spiritualmente anche le invocazioni e le sofferenze di molti altri cattolici che si trovano nelle nostre medesime condizioni, ed hanno subito le stesse vessazioni ed umiliazioni.

Desideriamo che Lei conosca la realtà. Allo stesso modo ci preme che anche i fedeli che non conoscono la Tradizione Liturgica della Chiesa, si rendano conto che allo stato attuale, esiste un problema di pacifica convivenza all'interno della cattolicità, e non certo per colpa di chi ama la Tradizione.

Le chiediamo di tutto cuore Santità, di prendere gli opportuni provvedimenti che solo Lei è in grado di attuare, perchè il Motu Proprio Summorum Pontificum venga applicato in ogni parrocchia.

Ci permetta Santità, e ci aiuti ad ottenere di potere attingere a questi frutti di santificazione nella nostra comunità parrocchiale, con naturalezza e semplicità, senza inutili discriminazioni. Permetta davvero ai fedeli di poter scegliere, senza andare incontro a ripercussioni, umiliazioni ed oneri anche gravosi.

Siamo certi che a questa richiesta si uniscono anche i tanti fratelli che in Italia e nel Mondo sperimentano lo stesso dolore, ma che non hanno a volte la voce per poter esprimere il loro disagio. GlieLo chiediamo in nome della STORIA e anche a nome delle future generazioni e in nome della vera unità della Chiesa.

LA SUPPLICHIAMO SANTO PADRE, NON CI LASCI SOLI! Noi pregheremo lo Spirito Santo con l'intercessione della Beata Vergine Maria Immacolata, perchè conservi sempre Vostra Santità nella salute e le dia forza e coraggio per guidare sempre in modo efficace la Chiesa, aiutandoci a celebrare la Liturgia Tradizionale nelle nostre Parrocchie.

Primo di luglio 2009, nella Festa del Preziosissimo Sangue di Cristo, con l'espressione della nostra alta stima e rispetto, rimaniamo di Sua Santità devotissimi in Cristo.

Paolo e Giovanni Gandolfo Lambruschini


***

si unisce la Redazione di Rinascimento Sacro


Fonte Maranathà

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Quant'è vero tutto!
Quanto dolore e quanta umiliazione dobbiamo continuamente subire. E quanto è doloroso che proprio dalla casa che ami e che è tua tu venga messo in malo modo alla porta.
Quant'è crudele che il padre non sia padre e che a una mano tesa si voltino con disprezzo le spalle...
Ma ci conforti la conferma che questa porta è quella stretta e che la nostra obbedienza subisce persecuzioni di cui abbiamo sempre pensato di essere indegni....
A.H.

Anonimo ha detto...

La forza di Maranatha.it risiede nel fatto che dalla preghiera è sorta questa lettera!

Anche se non riesco a condividere tutto, sento dentro di me, dentro la mia coscienza che ciò che è scritto è VERO!

Ma la mia coscienza di sacerdote è oramai troppo influenzata da quelle cosiddette "correnti, fazioni, interpreti religiosi e non, eretici, indipendenti e malevolmente fantasiosi"... ed io sono oramai stanco e malato per rimettermi in discussione!

spero nelle nuove generazioni, ma se non si ri-parte dai seminari (nel luogo dove mi hanno irrimediabilmente influenzato), non c'è nulla da fare!

don Giuseppe

Caterina63 ha detto...

Collegandomi alla riflessione di A.H. voglio incoraggiare don Giuseppe e quanti, sacerdoti e come lui afflitti dalla situazione attuale, a non scoraggiarsi mai....^__^
lo dico da sposa e mamma di due figli in una età difficile dove tutto ciò che di bello hai insegnato loro in questi anni ( intendo di squisitamente CATTOLICO), sembra andare a ramengo a causa dell'aria malsana in cui soggiace questo mondo con le sue non-culture....ma io so che alla fine ciò che di buono abbiamo seminato, emergerà, perchè la certezza che abbiamo è che Cristo ha già vinto la guerra ponendo la parola FINE....noi combattiamo BATTAGLIE, dice l'apostolo e spesso le perdiamo, la scia di martiri , santi e beati conosciuti e non, sono quell'esercito celeste che E' VIVO ed intercede per noi, se non fossi certa di questo, avrei mollato ogni battaglia da molto tempo....^__^

Questo Anno Sacerdotale il più importante in assoluto dopo quello dell'Eucarestia (i due sono strettamente collegati) e con quello del Rosario, saranno la nostra salvezza e il riscveglio DELL'ANIMO SACERDOTALE non soltanto dei preti Ordinati, ma anche del nostro autentico sacerdozio acquisito nel Battesimo per lungo tempo IMBASTARDITO dalla falsa dottrina Protestante sposata da certa elite ecumenica...

Coraggio Sacerdoti!!! NON SIETE SOLI a combattere queste battaglie, questa lettera è scritta da due LAICI, ma è scritta anche a nome vostro, il Signore ascolta e accoglie le suppliche NON le maledizioni ^__^
non si cura degli urli dei malvagi e degli stolti, ma si prende cura del debole e dell'afflitto, di colui che subisce ingiustizia...TREMENDA SARA' LA SUA GIUSTIZIA, ma sempre misericordioso il suo abbraccio...

Prendiamo IL ROSARIO IN MANO, NON ABBANDONIAMOLO MAI...non lasciamo in pace Dio e i Santi fino a quando non ci avranno esaudito
^__^

strappiamo questi miracoli....cari Sacerdoti, Dio vi benedica, vi voglio un mondo di BENE, sono pronta davvero a dare la mia vita per ognuno di voi...SECONDO IL PIACERE DI DIO....^__^

Vi abbraccio di tutto cuore e filialmente, CaterinaLD

(sono in partenza a Dio piacendo ci leggeremo alla fine di luglio...sulla Tomba di san Pietro ed alla Scala Santa, vi porterò UNO AD UNO...)

Anonimo ha detto...

Caro Reverendo don Giuseppe,

sursum corda! Lei non è un prete "da rottamare" sinché la voce della Sua coscienza si farà sentire, anche nel mezzo della burrasca.
Comunque condivido appieno le preoccupazioni da Lei manifestate: occorre, con urgenza, riformare i seminare, le pontificie Università e gli Istituti Superiori di Scienze Religiose, fucine di eresie teoretiche e pratiche.
La strada è ancora lunga, ma la vittoria è nostra!
Summorum

Anonimo ha detto...

ma tutto inizia dalla riforma della nostra vita. Breviario e Santa Messa nel rito di sempre...da oggi. Il coraggio lo dona il Signore se non si baratta la sua verità e la sua Grazia con la comodità mortale di andare bene a tutti (e quindi non a Dio). La lettera commovente è sì rivolta al Papa, ma ,siccome il Motu Proprio era dato ai sacerdoti dal Papa, questa lettera è un grido a noi preti...abbamo tutta la resposabilità di non lasciare denutrite le anime. Messa e apostolato secondo la più sana Tradizione...non aspettiamo più, o saremo complici.
un povero prete

fr. A.R. ha detto...

E' davvero commovente questa testimonianza, quasi uno sfogo, ma lascia trasparire tanto amore per la propria chiesa locale, per la "comunità eucaristica" come si dice nel teologhese di oggi.
Coraggio fratelli Gandolfo Lambruschini: vi basti sapere che anche per le vostre sofferenze causate dal santo apostolato da voi intrapreso, il Signore ha parlato a tanti sacerdoti e fedeli. Bisogna irrigare anche con il sudore e le lacrime il campo di Dio. A lui di far crescere i frutti.

Atanasius ha detto...

Condivido in pieno la forma e lo spirito della lettera e sono convinto che qualcosa si muoverà. Se solo pensiamo alla situazione prima dell'uscita del Motu Proprio, adesso le cose sono già andate parecchio avanti in positivo. Spero tanto che il Santo Padre legga questo accorato e fiduciosa appello. Ai curatori del sito Maranathà dico di andare avanti nel loro preziosissimo lavoro e di non preoccuparsi delle piccole persecuzioni di gente meschina e insulsa. La verità va avanti prima o poi trionfa.
Io dico il breviario del 1962 da circa due mesi e nella mia parrocchia offro ogni tanto la possibilità di partecipare alla Messa di sempre: Il 2 luglio in un'altra parrocchia della mia diocesi durante la festa patronale alle 10 è stata detta la messa Cantata nella forma straordinaria con la chiesa piena... non abbiamo pubblicizzato in internet la cosa per evitare frecciatine ed ironie.... ma la foresta cresce silenziosamente eccome che cresce.
un sacerdote