lunedì 27 luglio 2009

Due anni dopo il Summorum Pontificum: la situazione in Italia.

A due anni dalla liberalizzazione della liturgia voluta dal Papa, si diffonde sempre di più la messa in latino. Guarda la mappa di tutte le parrocchie dove si celebra.*

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Visualizza Gli straordinari frutti della Grazia al tempo di Benedetto XVI
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di Andrea Tornielli


ROMA - Una diffusione a macchia di leopardo, con qualche sorpresa, che vede una attività consistente al Nord e al centro Italia, e meno interesse al Sud. È questa la situazione delle messe secondo l’antico rito tridentino quando manca ormai poco allo scadere dei primi due anni dall’entrata in vigore del motu proprio Summorum Pontificum, con il quale Benedetto XVI nel 2007 decise di liberalizzare la liturgia preconciliare per venire incontro alle istanze delle persone e dei gruppi rimasti legati alla vecchia messa.

Con quel documento, contestato apertamente anche da alcuni vescovi, e la cui accettazione e applicazione è stata più difficile del previsto, Papa Ratzinger intendeva promuovere una vera riconciliazione, ridando piena cittadinanza all’antico rito romano, definito ora «straordinario», accanto al rito romano ordinario scaturito dalla riforma liturgica post-conciliare. Più volte, in questi due anni, sono state segnalate le difficoltà, i veti, i dinieghi, anche da parte di vescovi diocesani che hanno negato la messa antica ai fedeli che gliela chiedevano, nonostante l’autorizzazione del Papa. Quasi mai però si è parlato delle risposte positive, cioè delle città e dei paesi italiani dove, seppure a volte non senza molta fatica, le celebrazioni sono incominciate e in molti casi continuano regolarmente.

Da un primo sguardo all’elenco completo si vede come le messe in italia siano 113. Di queste non tutte hanno cadenza settimanale e in qualche caso sono state celebrate una tantum. «Il Nord sta relativamente bene, il Sud va male - spiega al Giornale Emanuele Fiocchi, 33 anni, esperto di marketing e comunicazione, fedele tradizionalista che coordina il sito www.rinascimentosacro.com - mentre la Toscana è la regione più rigogliosa, che ha un coordinamento regionale intitolato a Benedetto XVI». Nel paziente e aggiornato elenco si trova anche la situazione di altri Paesi europei, come la Spagna, dove le messe antiche sono in numero sensibilmente inferiore a quello italiano. L’Italia, almeno sulla carta, appare quindi un’oasi felice. Ma è davvero così? «Diciamo che si sta meglio che altrove - continua Fiocchi». A Roma le messe sono una decina, tre a Bologna e altrettante a Firenze, due a Genova, due a Milano (dove peraltro vige il rito ambrosiano, non citato dal motu proprio del Papa). Buona la diffusione in Lombardia, con messe anche a Brescia, Bergamo, Legnano, Pavia, Desenzano, Mantova, Varese. Relativamente buona la copertura in Veneto (Venezia, Vicenza, Verona, Padova, Treviso, Belluno, Vittorio Veneto), sostanzialmente gestita dall’associazione «Una Voce - Venetia» e nel Friuli-Venezia Giulia. «Un buco anomalo - spiega il curatore di Rinascimento sacro - c’è in Trentino». Resistenze e situazioni difficili si sono verificate ad esempio a Cremona, Crema, San Remo (in controtendenza con la situazione più rosea della Liguria), mentre difficoltà si registrano in Piemonte.

«La media della frequenza a queste celebrazioni - aggiunge Fiocchi - è di circa trenta persone, con punte che arrivano a 80 e anche a 100, come nel caso di Bergamo». Spesso i gruppi di fedeli tradizionalisti non riescono ad aggregare persone. In più di un caso, vecchie situazioni di scontro con le autorità ecclesiastiche e isolamento, nonché commistioni politiche, hanno creato e continuano a creare problemi. «Ci sono casi di boicottaggio da parte del clero, c’è la difficoltà a trovare sacerdoti in grado di celebrare secondo il rito antico e spesso le messe, quando vengono concesse, non sono inserite in alcun calendario o bollettino diocesano e dunque i fedeli non sanno che ci sono». Una nuova fase attuativa del motu proprio, secondo Fiocchi, dovrebbe portare a garantire la possibilità di celebrare tutti i sacramenti anche se le chiese non sono parrocchiali e chi frequenta arriva da altre parrocchie.

Tra i segnali positivi c’è la nascita di vocazioni: giovani che si sono convertiti incontrando le comunità tradizionaliste e che ora vorrebbero diventare sacerdoti seguendo il vecchio rito.


* a causa dell'alto traffico la mappa potrebbe risultare visualizzata in maniera incompleta.

Fonte Il Giornale, 25 Luglio 2009

18 commenti:

Anonimo ha detto...

L'indirizzo della Messa a Bari è sbagliato. Ci sono due chiese dedicate a San Giuseppe, l'indirizzo che voi avete indicato si riferisce a quella più famosa, ma la Messa antica viene celebrata nella sconosciuta chiesetta di San Giuseppe sita a Bari Vecchia della quale è rettore d. Bux. Purtroppo non ricordo l'indirizzo esatto.

Anonimo ha detto...

Inoltre se non ricordo male, nel mese di agosto in genere rimane chiusa.

Anonimo ha detto...

Sarebbe però anche utile ed interessante avere una mappatura dei luoghi dove la messa antica è stata chiesta e non concessa.

Anonimo ha detto...

Perche':
1. prima la chiesa impegna tutto il suo prestigio sulla riforma liturgica e poi fa mille passi indietro, facendo coesistere il rito "da riformare" e quello "riformato"; dopo 40 anni smentisce se stessa; è logico?
2. è vero o non è vero che come dice s. Tommaso d'Aquino dire che c’è una cosa, non significa che effettivamente c’è? dire -come fa il s.p.c.- che un rito abrogato (per comune dottrina canonistica) non lo è più o non lo è mai stato, vuol dire dare valore quasi sacramentale o performativo al m.p.; non vi sembra troppo?
3. confermo quanto ho già detto: questo voler tornare alla tradizione è fatto con spirito antitradizionale: individualista, intimista, pietista, svirilizzante e post-moderno; l'uomo della tradizione (meglio ancora, il cristiano delle origini) viveva immerso in una esperienza spirituale e capiva al volo i simboli agiti; oggi siamo senza tradizione, come aveva capito Bonhoeffer, quindi riproporre le forme tridentine senza l'esperienza spirituale delle origini vuol dire fare operazione estetistica e individualistica; non è meglio arare con l'aratro dello Spirito (come ha voluto il concilio) per ritrovare una esperienza cristiana comunitaria, non necessariamente ierocratica e clericale?

INOPPORTUNO

s i l v i o ha detto...

1. Non vedo passi indietro: valorizzare le diverse forme dei riti è stato auspicato anche dal Concilio Vaticano II
2. Quanto dice S.Tommaso è vero, quello che dici tu no. Un motu proprio ha il valore di un motu proprio; ma ricordiamoci che il Papa è il Supremo legislatore...
3. Non saprei in quale documento del Concilio Vaticano II si faccia riferimento ad un aratro dello Spirito.

Anonimo ha detto...

ah la chiesa impegna un cosiddetto "prestigio" nella riforma liturgica? Buona questa aahahahaha!!
più che inopportuno, lo definirei inconsistente

Anonimo ha detto...

Una riforma voluta da pochi e imposta a suon di ceffoni e di colpi di genio e prevaricazioni di Bugnini e company.

Questa mente eccelsa, che entrave e usciva a suo piacimento dalle camere di Paolo VI, amletico e indeciso sulla liturgia , ma ostinato e deciso quando voleva (vedi Humanae Vitae e Populorum
Progressio) Bugnini, dunque non fece altro che un colpo di mano sulla riforma liturgica con i risultati che sappiamo e che sono sotto gli occhi di tutti.
Nella riforma , avvenne ciò che i padri conciliari non avevano mai pensato di fare , cioè ridurre la messa a un banchetto metendo in soffitto il sacrificio di Gesù sulla croce.
Se dunque fu auspicabile che la corte pontificia e il cerimoniale papale fosse abolito così da ricondurre l'azione liturgica alla Tradizione dei Padri non è comprensibile però che la messa subì degli sconvolgimenti che andarono a minare i dogmi di fede e lasciano a noi che non abbiamo conosciuto la messa pre conciliare oggì privi di un deposito di 2000 anni che ininterrotto subì un traumatico sconvolgimento grazie alla mente eccelsa di bugnini e all'incapacità di Paolo VI.
Per questo sarei contento se ci fosse una riforma nella riforma che salvaguardando alcune giuste riforme( per essere l'uso della lingua corrente ) riprendesse gesti e preghiere del vecchio rito al fine di far rinascere una liturgia degna a gloria della SS. Trinità.
Ciò porterebbe anche ad un ulteriore avvicinamento con la Chiesa d'Oriente e ad ulteriore apprezzamento dei nostri fratelli anglicani, attenti alla grande opera restauratrice di papa Benedetto mentre pazienza ci staccheremmo finalmente dalle chiese autocefale pentecostali e riformate.

Guy Fawkes ha detto...

..mentre difficoltà si registrano in Piemonte è un dolce eufemismo.
Leggo dal sito Unavox che la messa di Biella è stata soppressa così pure come alcune di quelle nel Verbano; quella di Meana di Susa resiste nella sola I domenica del mese.
Il mio commento resta lo stesso di un anno fa: niente di nuovo ad Ovest del Ticino, solo un enorme buco nero.
Manca solo un anno alla "scadenza" del Motu Proprio, credo ci sia chi non aspetti altro

Anonimo ha detto...

Per quanto concerne la Diocesi di Albenga -Imperia la mappa è incompleta: manca la celebrazione domenicale nella Parrocchia di Artallo delle ore 9.30. La Celebrazione in Dolcedo è domenicale alle ore 18.00 più qualche sporadica celebrazione privata quando in parrocchia sono presenti due sacerdoti. La celebrazione a Villatalla e ad Alassio è quotidiana.

Anonimo ha detto...

nel Verbano non sono state soppresse delle Messe. Resistiamo. A Vocogno e Caddo (sono nell'Ossola) messa quotidiana: a Vocogno oltre la Messa cantata delle 10.30, alla domenica c'è anche la Messa letta alle 18.00. Così Battesimi, Matrimoni, Funerali...Prime comunioni...per le Cresime attendiamo il Vescovo. Chissà.

Anonimo ha detto...

Nella diocesi di Massa Carrara-Pontremoli le SS Messe di Casalina (lunedì ore 18) e del monastero di Offiano (venerdì sera e sabato mattina) non vengono più celebrate. E' rimasta la Messa mensile a Carrara.
Massimo

Anonimo ha detto...

A Milano il Motu Proprio è pienamente valido, come documenta una lettera della Ecclesia Dei.

s i l v i o ha detto...

Su quella lettera lì è meglio che stendiamo un velo pietoso...

Marco ha detto...

Segnalo la Messa a Reggio Emilia, celebrata la prima domenica del mese alle ore 16,30 a partire dal 7 giugno 2009, nella chiesa di S.Silvestro a Mancasale (frazione di Reggio a 5 km dal centro). Il prossimo agosto è sospesa. Celebra mons.Carlo Pasotti, parroco della medesima parrocchia nonchè penitenziere della Cattedrale. Finora (giugno e luglio) chiesa strapiena (130-140 persone). Celebrazione molto curata, proprio una bella Messa, un'esperienza spirituale intensa (che peraltro devo dire ho provato un paio di volte anche con la nuova liturgia, celebrata da due santi preti). Speriamo che in futuro cambi l'orario, venga concessa tutte le domeniche e in una chiesa del centro.

Anonimo ha detto...

A Silvio: perché mai, su una lettera emanata da una Commissione Pontificia, oggi inglibata in una Sacra Congregazione, si dovrebbe stendere un "velo pietoso"? Non è questo atteggiamento in odore di scisma? Non si può prendere da Roma solo quello che fa comodo, ma bisogna tener conto di quella che è la "mens Petri", che, ahimé, per il momento non combacia con la "mens Manganinica". Che piaccia o no la lettera c'è, è chiara, e ha infastidito non poco la curia milanese (o parte di essa). E' triste come molti forum l'abbiano taciuta, e continuino a farlo.

s i l v i o ha detto...

Caro anonimo, il mio pensiero (che però non conta nulla) è che il S.P.C. dovrebbe valere anche per la Diocesi di Milano in quanto è espressa volontà del Santo Padre che la forma extraordinaria del rito ritrovi spazio e i fedeli non siano in balìa delle decisioni dei singoli vescovi (che nel 99% dei casi non favoriscono tale celebrazione).
Detto questo, però, non si può negare che il S.P.C. parla espressamente di Rito Romano e si riferisce al messale del 1962, quindi il messale ambrosiano non c'entra nulla (purtroppo).
E' vero che il Papa, quale Supremo legislatore, poteva imporre di più, ma giustamente non l'ha fatto, in quanto il Capo Rito è il Card. Tettamanzi, al quale spetta la decisione.
Certo, una maggior apertura della diocesi ambrosiana era preferibile; bisogna notare comunque che, oltre alla messa del Gentilino c'è anche Legnano.
Non è una lettera della P.C.E.D. che può cambiare le cose, che, per come mi pare di aver capito, non si configura nemmeno come un atto ufficiale della Commissione ma una risposta privata, seppur di un Eminente Cardinale, al quale comunque va il nostro ringraziamento per aver lavorato tanti anni in difesa della tradizione.

La Redazione ha detto...

Ringraziamo tutti coloro che ci stanno fornendo utili segnalazioni e correzioni sulle celebrazioni nella forma straordinaria riprese dalla mappa. La completezza e la puntualità di quest'opera è un impegno comune a servizio di tutti e i ritardi negli aggiornamenti sono dovuti principalmente alla mancanza di informazioni attendibili.

In particolare cogliamo l'occasione per ringraziare i nostri Collaboratori, il Coordinamento Toscano "Benedetto XVI" e il Sig. Calogero Cammarata di Una Vox per l'ammirevole lavoro che stanno compiendo.

Ambrosiano ha detto...

a milano la situazione è penosa... solo due chiese autorizzate in tutta la diocesi e per di più celebrate con innesti dal "nuovo" lezionario, un delirio liturgico assoluto.

per non parlare del fatto che da anni ci si batte per "convincere" (ancora!!!! ma è un diritto o no?) il vicario di Varese, tale stucchi, a concedere una chiesa dove poter celebrare in rito ambrosiano antico... ovviamente mons. manganini (quello che compare sul tg2 per dire come ci si sbattezza) per non urtare stucchi... lascia perdere... e poi c'è quello panzuto del capo-rito che non pensa ad altro che fare cassa facendo attaccare i manifesti di dolce e gabbano sulle pareti esterne del duomo.... dio mio che schifo!!!