giovedì 23 luglio 2009

La Chiesa oggi, una riflessione.

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La Chiesa del nostro tempo.


Ho atteso diversi anni prima di scrivere queste righe sulla celebrazione del Venerdì Santo a Macerata. Un senso di profondo rispetto, quale cattolico praticante, mi tratteneva dal manifestare per iscritto le mie idee sulla Chiesa attuale che celebra il Venerdì Santo e, perché no, di tutti i giorni, come, per esempio, per quanto riguarda l’Epifania.

Proprio quella processione che si svolge nel giorno della commemorazione della morte di Cristo, è la testimonianza visibile di una Chiesa d’occidente stanca, disordinata, disorientata, che brancola nel buio, in cerca di qualcosa che ha perduto e che non riesce a ritrovare. “Quattro” preti con la giacca a vento, con un cappellaccio in testa, malvestiti, diremmo “in borghese”, al seguito del Sepolcro, vergognosi di mostrare l’abito talare, segno, anch’esso, della fede militante, per la quale, sovente, si muore e per la quale molti preti, frati, suore, hanno perso la vita durante la guerra civile spagnola o le persecuzioni comuniste o per le attuali repressioni in Cina o per le guerre endemiche in Africa. A volte, poi, a causa delle condizioni atmosferiche un po’ perturbate, la processione non percorre neanche via Garibaldi: troppo sacrificio per “quattro preti” in borghese, intimoriti da un tempo un po’ umido, alla sequela di quel Cristo morto, qualche ora prima insultato, sputato, vilipeso, schernito, schiaffeggiato, frustato: c’era fretta di tornarsene a casa!

E per non dire dell’Epifania, diventata per la Chiesa la festa della befana, festa laica, civile. Non si spiega più, perché neanche i preti lo sanno più, che l’Epifania e la manifestazione di Gesù Bambino a tutto il mondo, regnanti, potenti, governanti, popoli tutti che si prostrano al Suo cospetto per adorare la Sua Divinità, da cui tutto discende e a cui tutti sono sottomessi e si sottomettono: è la ricorrenza ancor più importante del Natale, perché è la presentazione di Gesù a tutto l’umanità che afferma di non poterne prescindere. Ed il significato dei doni dei Magi? Perché non si spiega che l’oro, l’incenso la mirra sono la sintesi, teologica, della regalità, della divinità e della umanità di Cristo: oro, perché Re, incenso, perché Dio, mirra, perché Uomo.

Ci si nasconde o ci si vergogna di testimoniare, anche con l’abito sacro, un’appartenenza, un “orgoglio”, un pensiero forte, che è innanzitutto sacrificio ed impegno, di appartenere all’unica vera Chiesa dell’unico vero Dio, santa e apostolica e cioè la Chiesa cattolica. E’ stata trasformata in un’associazione culturale o filantropica o umanitaria o ambientalista o pacifista, consegnandola al perfido messaggio satanico del disimpegno sulle fondamentali tematiche, e dell’accidia. Non c’è più spazio per le significative “parate” di un clero, vescovi e preti, religiosi, frati e suore, affinché testimonino fisicamente, in certi momenti fondamentali della vita sociale religiosa del popolo di Dio, una Chiesa militante docente che “orgogliosamente” testimoni un’appartenenza inconfondibile. Noi e noi soli, Chiesa cattolica, presa da una follia di satanico egualitarismo e modernismo, che è la mortificazione dell’io, che è negazione di tutto ciò che è gerarchia, istituzione, carisma, ci siamo messi sul piede di parità degli altri, per svendere “per trenta denari d’argento” la nostra tradizione cattolica millenaria. Un conto è il dialogo, un altro è il deprecabile assunto che siamo come gli altri. Noi e noi soli, siamo i portatori del messaggio salvifico dell’unico Vero Dio di cui soltanto la Chiesa Cattolica, corpo vivente di Cristo, popolo di Dio, sacramento dell’ultima unione con Cristo e dell’unione con l’umanità, è unica ed irripetibile manifestazione; noi e noi soli siamo gli unici veri portatori e testimoni della Verità, cioè il Verbo incarnato. Tiriamo fuori l’”orgoglio” di essere cristiani in quanto cattolici, rispolverando anche i segni visibili dell’appartenenza, indossando l’abito talare, insegnando il significato dei Sacramenti ed i fondamenti del nostro Credo: la comunione dei Santi, la remissione dei peccati, la resurrezione della carne, la vita eterna. Non è vero che la Chiesa cattolica è più vicina alla gente quando, ossessionata dal modernismo imperante, rinnega se stessa: se fosse così non si capirebbe il numero rilevante degli aborti, dei divorzi, delle convivenze delle coppie.

Grazie a Dio, la Chiesa cattolica è monarchia assoluta perché Istituzione di origine divina, che non tollera e non può tollerare le categorie, politica e giuridica, dell’autonomia locale canonica o del federalismo canonico. Essa è Santa per le sue origini ed è sottoposta all’autorità infallibile del Sommo Pontefice che, con i Vescovi formano una sola comunione.

Dobbiamo rivendicare, urlare e valorizzare questo patrimonio di fede secolare, contro la barbarie di chi crede, all’esterno e, purtroppo anche all’interno dell’unica vera Chiesa di Dio, all’eguaglianza delle fedi. Si tirino fuori i paramenti sacri, le cotte, i piviali, le pianete e perché non, anche il triregno, a testimonianza della Chiesa trionfante, purgante e militante; si precettino i preti, i frati, le suore, perché si dispongano alla sequela del Vescovo diocesano durante le funzioni religiose pubbliche, affinché sia possente il messaggio della Chiesa militante docente; si insegnino ai nuovi sacerdoti le certezze e le verità inconfutabili della Fede nell’unico vero Dio che è Quello della Chiesa cattolica. Il popolo di Dio ha bisogno di dialogo sì, ma inevitabilmente della Verità intramontabile della Grazia, che è partecipazione della vita divina fatta all’uomo. Non dimentichiamoci di insegnare, specie ai più giovani, il canto gregoriano, di celebrare la messa in latino e di trasmettere il valore dei dogmi della Chiesa cattolica: non cediamo alle tentazioni demoniache che ci inducono a credere di essere eguali alle altre religioni.

Pertanto, censuriamo con energia ed in modo inflessibile, chi, appartenente alla Chiesa docente, propugna il pacifismo anziché la pace o chi, parimenti, in modo maldestro, critica pubblicamente e con superficialità la rappresentazione del corpo di Cristo, con l’ostia benedetta, anziché col pane, o chi si fa fotografare ostentando il pugno chiuso in qualche sede di partito: questi figuri disorientano il popolo di Dio e propugnano il maligno.

Si ritorni alla povertà spirituale della Chiesa delle origini e a tutto ciò che di buono, di santo e di bello, Essa ha prodotto nei secoli, anche nelle significative esteriorità che raccolgono, inevitabilmente e necessariamente, la Verità insuperabile. Rivalutiamo la dignità ed il ruolo insostituibile del sacerdote, con una preparazione dottrinale ferrea, pronto e capace di rispondere, in nome dello Spirito Santo, ad ogni domanda del tempo di oggi; nel contempo aiutiamolo a superare le debolezze umane e l’insidia della solitudine. Di qui il ruolo fondamentale del pastore della diocesi, il Vescovo che deve essere, quale Apostolo di Cristo, padre e consigliere.

Vorrei essere testimone di questa metamorfosi spirituale, morale e di costumi della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, romana, soprannaturale, necessaria, infallibile, indefettibile, perfetta, gerarchica: è un po’ andare contro corrente, come insegnava Giovanni Paolo II e come insegna Benedetto XVI.

Non facciamoci tentare dalle insidie del subito e del facile, cercando di imparare che, posti di fronte al bivio della strada corta e rapida e di quella lunga e tortuosa del sacrificio, occorre cristianamente scegliere la seconda, dell’impegno e della disponibilità, come insegnava Papa Paolo VI.

Di fronte al pensiero debole oggi imperante, anche all’interno della Chiesa cattolica, opponiamo un pensiero forte, dominante di una Chiesa militante docente che sia da modello per il popolo di Dio e per il mondo intero, affinché sappiamo rispondere, posti davanti alle tentazioni del maligno che vogliono una Chiesa cattolica disorientata, paurosa e che Le comandano di abdicare alla Sua funzione salvifica, con le medesime parole con le quali il Pontefice Pio VI, si rivolse al generale di Napoleone che Gli ordinava di lasciare il Soglio Pontificio: “Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo”.

Macerata, li 23 luglio 2009.

Dott. Alberto Tombesi
Ex Consigliere comunale di Macerata
Funzionario della Camera di commercio di Macerata


6 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie a Dio pian piano qualcosa sta cambiando!

Anonimo ha detto...

Grazie Dottor Tombesi,
dal profondo del cuore. E' ora che i cattolici dicano con il Papa che non c'e' carita' senza verita'. Anche la proclamazione di principi morali indefettibili come quello della sacralita' della vita e la famiglia fondata sul matrimonio non puo' essere disgiunta dalla proclamazione delle Verita' eterne della Fede cattolica apostolica romana.
FdS

Anonimo ha detto...

Grazie al Dott Tombesi per l'equilibrio e la misura con cui ha espresso ciò che gran parte dei cattolici italiani pensano, e al sito di Rinascimento Sacro che ha veicolato la lettera. La nostra avventura in rete, sicuramente dai toni meno misurati e garbati, parte da esperienze molto simili alle sue e dalle stesse motivazioni.
Chiederemmo sia all'autore che al sito di poter riprodurre la lettera anche sul nostro sito "ALMA PREX".
Vive Cordialità
Mazzarino

Anonimo ha detto...

Quando ci saranno i cambiamenti, doemica scorsa ero a Romano Canavese come Sindaco, c'è stata una liturgia pessima e tutto era pessimo, manco si potuti inchinare al papa.

Anonimo ha detto...

Qualcuno si sarà inchinato a Bertone.

Anonimo ha detto...

.. e mangari è andato a pranzo da lui. Direi che la cosa è stata una Bertonata di pessimo gusto.