mercoledì 8 luglio 2009

Benedetto XVI : motu proprio "Ecclesiae Unitatem"



MOTU PROPRIO DATAE

BENEDICTUS PP. XVI

1. Il compito di custodire l'unità della Chiesa, con la sollecitudine di offrire a tutti gli aiuti per rispondere nei modi opportuni a questa vocazione e grazia divina, spetta in modo particolare al Successore dell'Apostolo Pietro, il quale è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei Vescovi che dei fedeli (1). La priorità suprema e fondamentale della Chiesa, in ogni tempo, di condurre gli uomini verso l’incontro con Dio deve essere favorita mediante l'impegno di giungere alla comune testimonianza di fede di tutti i cristiani.

2. Nella fedeltà a tale mandato, all'indomani dell'atto con cui l'Arcivescovo Marcel Lefebvre, il 30 giugno 1988, conferì illecitamente l'ordinazione episcopale a quattro sacerdoti, il Papa Giovanni Paolo II, di venerata memoria, istituì, il 2 luglio 1988, la Pontificia Commissione Ecclesia Dei "con il compito di collaborare con i Vescovi, con i Dicasteri della Curia Romana e con gli ambienti interessati, allo scopo di facilitare la piena comunione ecclesiale dei sacerdoti, seminaristi, comunità o singoli religiosi e religiose finora in vario modo legati alla Fraternità fondata da Mons. Lefebvre, che desiderino rimanere uniti al Successore di Pietro nella Chiesa Cattolica, conservando le loro tradizioni spirituali e liturgiche, alla luce del Protocollo firmato lo scorso 5 maggio dal Cardinale Ratzinger e da Mons. Lefebvre"(2).

3. In questa linea, aderendo fedelmente al medesimo compito di servire la comunione universale della Chiesa nella sua manifestazione anche visibile e compiendo ogni sforzo perché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell'unità sia reso possibile di rimanervi o di ritrovarla, ho voluto ampliare e aggiornare, con il Motu Proprio Summorum Pontificum, l'indicazione generale già contenuta nel Motu Proprio Ecclesia Dei circa la possibilità di usare il Missale Romanum del 1962, attraverso norme più precise e dettagliate(3).

4. Nello stesso spirito e con il medesimo impegno di favorire il superamento di ogni frattura e divisione nella Chiesa e di guarire una ferita sentita in modo sempre più doloroso nel tessuto ecclesiale, ho voluto rimettere la scomunica ai quattro Vescovi ordinati illecitamente da Mons. Lefebvre. Con tale decisione, ho inteso togliere un impedimento che poteva pregiudicare l’apertura di una porta al dialogo e invitare così i Vescovi e la "Fraternità San Pio X" a ritrovare il cammino verso la piena comunione con la Chiesa. Come ho spiegato nella Lettera ai Vescovi cattolici del 10 marzo scorso, la remissione della scomunica è stata un provvedimento nell'ambito della disciplina ecclesiastica per liberare le persone dal peso di coscienza rappresentato dalla censura ecclesiastica più grave. Ma le questioni dottrinali, ovviamente, rimangono e, finché non saranno chiarite, la Fraternità non ha uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non possono esercitare in modo legittimo alcun ministero.

5. Proprio perché i problemi che devono ora essere trattati con la Fraternità sono di natura essenzialmente dottrinale, ho deciso - a ventuno anni dal Motu Proprio Ecclesia Dei, e conformemente a quanto mi ero riservato di fare (4) - di ripensare la struttura della Commissione Ecclesia Dei, collegandola in modo stretto con la Congregazione per la Dottrina della Fede.

6. La Pontificia Commissione Ecclesia Dei avrà, pertanto, la seguente configurazione:

a) Il Presidente della Commissione è il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

b) La Commissione ha una propria tabella organica composta dal Segretario e da Officiali.

c) Sarà compito del Presidente, coadiuvato dal Segretario, sottoporre i principali casi e le questioni di carattere dottrinale allo studio e al discernimento delle istanze ordinarie della Congregazione per la Dottrina della Fede, nonché sottometterne le risultanze alle superiori disposizioni del Sommo Pontefice.

7. Con questa decisione ho voluto, in particolare, mostrare paterna sollecitudine verso la "Fraternità San Pio X" al fine di ritrovare la piena comunione con la Chiesa. Rivolgo a tutti un pressante invito a pregare senza sosta il Signore, per l'intercessione della Beata Vergine Maria, "ut unum sint".

Dato a Roma, presso San Pietro, il 2 luglio 2009, anno quinto del Nostro Pontificato.

BENEDICTUS PP. XVI

_____________________________

1 Cfr CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen Gentium, 23; CONC. ECUM. VAT. I, Cost. dogm. sulla Chiesa di Cristo Pastor aeternus, cap. 3: DS 3060.

2 GIOVANNI PAOLO II, Litt. Ap. Motu proprio datae Ecclesia Dei (2 luglio 1988), n. 6: AAS 80 (1988), 1498.

3 Cfr BENEDETTO XVI, Litt. Ap. Motu proprio datae Summorum Pontificum (7 luglio 2007): AAS 99 (2007), 777-781.

4 Cfr. ibid. art. 11, 781.

Testo ufficiale in latino

21 commenti:

Athanasius ha detto...

Un altro immenso atto di disponibiltà e di carità (veramente cristiana) di questo grande Papa nei confronti della FSPPX.
Preghiamo lo Spirito Santo affinchè illumini le menti di tutte le persone coinvolte in questo dialogo affinchè si giunga alla "piena" comunione.

Anonimo ha detto...

Adesso però la FSSPX non ha più scuse...

Anonimo ha detto...

"Ma le questioni dottrinali, ovviamente, rimangono e, finché non saranno chiarite, la Fraternità non ha uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non possono esercitare in modo legittimo alcun ministero"

Più chiaro si così.....

mic ha detto...

lo si sta ripetendo in tutti i blgo ma questi "anonimi" fanno orecchie da mercante: se i ministri della Fraternità esercitano in modo (solo canonicamente) illegittimo, il loro Ministero è tuttavia perfettamente VALIDO

Anonimo ha detto...

Mic, non preoccuparti, fra non molto questi anonimi cerca-cavilli saranno messi fuori gioco.

Anonimo ha detto...

Il Papa è un cerca cavilli? La questione dottrinale tocca la Fede.
Era ora che questo fosse chiarito con la Fraternità

Vittorio ha detto...

"Il Papa è un cerca cavilli? La questione dottrinale tocca la Fede."

QUALE fede? Quella della FSSPX o della chiesa psot-conciliare - versante 'rottura' e non continuità con la Tradizione?

Imerio ha detto...

Certamente per la mia pochezza intellettuale,non mi riesce proprio di comprendere il senso (criptico?) del messaggio del collega anonimo delle ore 14,30.

Il Santo Padre, a mio sommesso avviso, altro non ha fatto, se non dare generosamente corso alla richiesta avanzata dalla Fraternità, circa un chiarimento sulla effettiva portata di taluni documenti del CV II.

Se, come ripetutamente ribadito dal Santo Padre (anche nella Sua ultima Enciclica), il criterio interpretativo vincolante di quei documenti è quello della "continuità" rispetto alla millenaria Tradizione della Chiesa,non credo proprio che si potranno riscontrare divergenze con la Fraternita San Pio X e,anzi, a quel punto, i risultati del confronto ben potranno costituire un autorevole parametro, al quale dovranno necessariamente conformarsi anche tutte quelle differenti esegesi di "rottura", tanto care a quelle masse di neoterici che, tanto ingenuamente, credono di poter rinvenire nel CV II una sorta di "costituente della Chiesa".

Quanto alla menzionata "illegittimità" dei Sacramenti impartiti da parte dei membri della Fraternità, come già accennato da qualcuno, ciò non viene a menomamente minorarne la valida sostanza e, quindi, la loro fondamentale natura di "tramiti della Grazia Divina"; tutto il resto, come giustamente rilevato, si traduce in "cavillo".

In questo senso, non vale invocare (del tutto a sproposito) la corretta precisazione del Papa, che si limita a formulare un'ovvia constatazione di carattere "meramente ordinamentale", che assolutamente non si può fraintendere con un esorbitante ed estensivo giudizio circa la sostanza sacramentale: questo, per l'appunto, costituirebbe (questo sì) un "cavillo", ma dell'improvvisato esegenta, non certo del Santo Padre.

Cordialmente.

Anonimo ha detto...

Attenzione però che per la validità di confessioni e nozze si richiede anche la giurisdizione oltre alla potestà d'ordine. Messe, ordinazioni, e tutti gli altri sacramenti celebrati di sacerdoti FSSPX sono validissimi, ma una confessione invalida non è un cavillo...

Giuseppe Bottazzi

Vittorio ha detto...

quando è stata introdotta la giurisdizione per la confessione?

Anonimo ha detto...

Per Vittorio...
Vada a leggersi il Codice di Diritto Canonico e vedrà che per confessare legittimamente e validamente occorre averne la facoltà concessa dall'Ordinario (il Vescovo che legittimanente governa la diocesi per mandato del S. Padre).
L'unica eccezione è il caso di pericolo di morte, per cui in quella situazione finanche un prete sospeso a divinis può impartire l'assoluzione sacramentale.
Don Antonio

Anonimo ha detto...

La confessione rimane valida in ogni caso, vedasi il caso degli ortodossi scismatici, la Santa Sede ha sempre ritenuto valide le loro confessioni e i loro matrimoni

Anonimo ha detto...

Richiamo le parole del nostro amato Pontefice: "...la Fraternità non ha uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non possono esercitare in modo legittimo alcun ministero"
E' inutile che vi affanniate inutilmnete e continuate ad arrampicarvi sugli specchi, a trovare gli aggettivi "illecito, illegittimpo,ma valido " et similia; il Papa ha parlato chiaramente.
Non dicevate sempre " Roma locuta, causa finita"?

Don Marco ha detto...

Hanno voglia di scherzare sulla liceità delle confessioni lefebvriane. D'altronde neanche il Diritto Canonico è mai stato il loro forte.

Observer ha detto...

se Roma locuta causa finita fosse davvero sempre valido, non vedremmo nella chiesa tanti casi di disobbedienza al Papa, a partire dal mancato accoglimento del Summorum Pontificum da parte dei vescovi.

Oggi Roma locuta causa finita è diventato lo slogan preferito da chi è stato formalmente approvato, ma è ben lontano della comunione autentica

Anonimo ha detto...

Sono perfettamente d'accordo sul fatto che molti preti e vescovi "in regola" vivono poi in uno scisma de facto insegnando dottrine arbitrarie e disobbedendo al Papa (il boicottaggio del motuproprio è solo la punta dell'iceberg di una autocefalia di fatto). Ma questo non autorizza la FSSPX ad interpretare arbitariamente il diritto canonico e a fare le pulci al magistero del Papa.
La vera divisione non è tra conservatori e progressisti, ma tra chi segue il Papa e chi no!
Stefano

Areki ha detto...

A tutti vorrei raccomandare di aderire all'invito del Santo Padre di pregare per l'unità della Chiesa e da lasciarci guidare dalla comprensione, dall'amore e dalla misericordia per aiutare i nostri interlocutori (qualsiesi essi siano) a ricevere il dono dell'Unità che viene da Dio.
Oggi c'è molto bisogno dell'unità nella Chiesa Cattolica e questo al di là della questione lefreviana.
Preghiamo....
don Bernardo

Anonimo ha detto...

La Fraternità non ha detto mai che gode giurisdizione ordinaria, ma che la Chiesa supple giurisdizione straordinaria -- un posizione pienamente tradizionale e approbata dalla chiesa per casi straordinarie.

Quindi non promove unità se si attaca loro per essa.

I Santo Padre mostra se stesso generoso e caritevoli, dobbiamo seguire il suo esempio tra noi...

Frà Alessio Bugnolo

Anonimo ha detto...

...Roma locuta, causa soluta.
E soluta è molto più che finita, si può anche tagliar corto ma in questo caso come in tutte le questioni ecclesiali si deve risolvere.
Con quanti invocano una "perquisizione" ferrea delle posizioni della FSSPX concordo anche se con spirito diverso: son sicuro che la fraternità ha molto di buono in sé e alcune cose da correggere ma niente sostanzialmente lontano dalla cattolicità. Una volta adoperata questa striglia (che inciamperà, se si è onesti, in pochi sostanziali nodi dopo il MPSPC) si potrà invocare l'uso del medesimo pettine per tante altre realtà "cattoliche" oggi allegramente vivacchianti: allora sì che i crini si tireranno e sarà doloroso e penoso scioglierli se non addirittura reciderli.
Tutto questo se si ha l'onestà di pretendere un peso ed una misura valida per tutti i cattolici....
Andreas Hofer

Uno che passava di qua... ha detto...

Benedetto XVI ha portato i lefebvriani davanti all'ex Sant'Uffizio perchè vuole purificarli delle "impurità" che si sono annidate negli ultimi 30 anni tra le loro fila. Ma questo perchè vuole loro bene e sa che possono contibuire alla Chiesa. La prelatura è solo il termine fisiologico che sarà raggiunto qaunto prima elimineranno le loro "impurità".

bedwere ha detto...

A me sembra una splendida opportunita` per dare finalmente un'interpretazione autorevole e definitiva alle ambiguita` contenute nei documenti del Concilio Vaticano II.