giovedì 30 luglio 2009

Bux smentisce certe interpretazioni delle sue parole.



COMUNICATO DI RINASCIMENTO SACRO


Dopo aver appreso della sua diffusione sul blog Liturgia Opus Trinitatis del Rev. Padre Matias Augè, per evitare spiacevoli fraintendimenti sulle parole espresse da don Nicola Bux nel recente colloquio telefonico intrattenuto con il sig. Bruno Volpe, confezionato come intervista e ripreso come tale da altri siti internazionali, a tutela del Reverendo Sacerdote siamo stati incaricati di precisare quanto segue:

1) L'espressione "I paragrafi 88 e 94 affermano che non è consentito ai fedeli prendere da sé l'ostia, o passarsi il calice di mano in mano. Credo che la comunione non sia valida. Analizzerò il problema, ma siamo ad un abuso inammissibile da reprimere al più presto" è frutto di una manipolazione indebita del discorso suscitato dall'interlocutore telefonico e relativo ai frequenti abusi liturgici nelle liturgie cattoliche.

Il testo, così come è stato redatto, collega il discorso sull'illiceità a quello sull'invalidità, prestandosi ad un'ambigua equiparazione dei problemi e di fatto induce ad attribuire a don Bux posizioni dottrinali non corrette e che non rendono giustizia alle sue competenze teologico-liturgiche. In quel punto infatti è stato omesso il passaggio in cui don Bux parla e si riferisce alla denuncia di mons. Klaus Gamber contenuta nell'opera "La reforme liturgique en question" relativamente all'aumento di eucarestie invalide nel post-concilio per gravi abusi inerenti al difetto di forma, di materia, di ministro o di intenzione del sacramento.

Solo successivamente il discorso è proseguito sull'illiceità di certi comportamenti arbitrari da parte di alcuni ministri ordinati. I quali, è risaputo, commettono un deprecabile abuso non rispettando le norme contenute nel Messale di Paolo VI.

Don Nicola Bux, pertanto, non ha mai inteso sostenere che la comunione auto-assunta dal fedele o, con altre modalità distribuita, fosse di per se invalida: questi comportamenti possono risultare certamente illeciti liturgici, anche gravi, ma non possono inficiare in alcun modo la validità sacramentale della comunione realmente consacrata. Semmai, di fronte a palesi carenze negli elementi di validità del sacramento, ci si dovrebbe chiedere se l'Ostia è stata realmente consacrata.

2) Quanto alla prassi tradizionale sul modo di distribuire la comunione non potendo entrare ora nel merito della documentazione, si rimanda all'analisi storico-teologica contenuta in "Dominus est" di mons. Athanasius Scheneider.

***

A seguito di alcune ulteriori perplessità su questo nostro intervento volentieri riportiamo le precisazioni che lo stesso don Nicola Bux ha voluto aggiungere al nostro intervento per una definitiva conclusione dello spiacevole fraintendimento.

1. E' evidente che il Rev. Prof. Augè ha ragione. L'intervista di Volpe è frammentaria, perchè ha preso appunti senza registrare - come egli dice, di sicuro per la fretta - omettendo alcuni passaggi o fraintendendo parole e frasi (per es. non mi appartiene l'intento che le donne vadano a far la Comunione col capo coperto, ma penso che a chi lo fa, non lo si può impedire; nè appartiene al mio gergo l'altra espressione: "da reprimere al più presto"). Spero Volpe non l'abbia fatto apposta, perchè non sottopone nè rivede il testo. Mia è la responsabilità d'averla concessa.

2. I par. 88 e 94 sono dell'Istruzione Redemptionis Sacramentum e riguardano abusi di illiceità e non di invalidità. Infatti, prima di "Credo che la Comunione ecc." ricordo di aver fatto un passo indietro, riferendomi all'opinione di Klaus Gamber secondo il quale: "...le nombre de messes véritablement invalides purrait bien avoir considérablement augmenté depuis la réforme liturgique" (p 43).

3. Circa la prassi della comunione in mano, nella frase "...non c'è alcun testo della tradizione" manca "apostolica", come si evince dal passaggio successivo. I testi della tradizione patristica citati da Augè sono noti, sebbene variamente interpretati, secondo Mons.Schneider, "a partire almeno dal 6° secolo, la Chiesa cominciò ad adottare la modalità di distribuire le sacre specie eucaristiche in bocca", che cita Gregorio Magno e il sinodo di Rouen.

don Nicola Bux


2 commenti:

Anonimo ha detto...

Sarebbe più preciso dire che Bux smentisce il testo della sua intervista, dato che le interpretazioni in questione riguardano l'intervista in questione.

Segreteria ha detto...

Le interpretazioni delle sue parole sono esattamente il colloquio telefonico formato intervista che è stato fatto. E che pertanto viene smentito.