lunedì 29 giugno 2009

Papa: nel mondo di oggi l'anima è caduta in discredito.



CdV, 29 giu. - "Nel mondo del linguaggio e del pensiero dell'attuale cristianita', la parola 'anima' e' caduta in discredito". Lo ha rilevato il Papa nell'omelia per la festa dei Santi Pietro e Paolo, protettori delal Chiesa di Roma. "Si dice - ha osservato - che questo porterebbe ad una divisione dell'uomo in spirito e fisico, in anima e corpo, mentre in realta' egli sarebbe un'unita' indivisibile". Inoltre, "la salvezza delle anime come meta della fede sembra indicare un cristianesimo individualistico, una perdita di responsabilita' per il mondo nel suo insieme, nella sua corporeita' e nella sua materialita'". Per Benedetto XVI, invece, non e' cosi': "la fede parla alla ragione e nel confronto dialettico puo' tener testa alla ragione. Non la contraddice, ma va di pari passo con essa e, al contempo, conduce al di la' di essa, introduce nella Ragione piu' grande di Dio, esige la nostra partecipazione razionale, che si approfondisce e si purifica in una condivisione d'amore". Per il Papa "resta vero che l'incuria per le anime, l'immiserirsi dell'uomo interiore non distrugge soltanto il singolo, ma minaccia il destino dell'umanita' nel suo insieme. Senza risanamento delle anime, senza risanamento dell'uomo dal di dentro, non puo' esserci una salvezza per l'umanita'". "La vera malattia delle anime - ha aggiunto Benedetto XVI - San Pietro la qualifica come ignoranza, cioe' come non conoscenza di Dio. Chi non conosce Dio, chi almeno non lo cerca sinceramente, resta fuori della vera vita. E' l'obbedienza alla verita' che rende pura l'anima. Ed e' il convivere con la menzogna che la inquina. L'obbedienza alla verita' comincia con le piccole verita' del quotidiano, che spesso possono essere faticose e dolorose". "Come Pastori del nostro tempo - ha ricordato il Papa teologo ai 34 nuovi arcivescovi presenti oggi nella Basilica di San Pietro per ricevere il pallio, la stola bianca con le croci che testimonia il loro particolare legame con la Santa Sede - abbiamo il compito di comprendere noi per primi la ragione della fede e di riconoscerla come risposta alle nostre domande". E se "fa parte dei nostri doveri penetrare la fede col pensiero per essere in grado di mostrare la ragione della nostra speranza nella disputa del nostro tempo", tuttavia, ha aggiunto l'intellettuale Joseph Ratzinger, "il pensare, da solo, non basta. Cosi' come parlare, da solo, non basta". Nella sua omelia, il Pontefice e' tornato quindi a indicare come modello per la Chiesa di oggi (accanto a San Francesco e Padre Pio, citati come "modelli" per i cristiani del nostro tempo) il Curato d'Ars, San Giovanni Maria Vianney, che, ha concluso, "non era un grande pensatore. Ma egli 'gustava' il Signore. Viveva con Lui fin nelle minuzie del quotidiano oltre che nelle grandi esigenze del ministero pastorale".

Fonte AGI News

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