lunedì 8 giugno 2009

Paolo VI e quel fumo di Satana che entrò nelle fessure del Vaticano.

Tornielli ha completato un libro che ha il coraggio di "rileggere" la controversa figura di Paolo VI. Rinascimento Sacro aspettava da tempo la conclusione di questo lavoro faticoso e documentatissimo, che scava nei tratti inesplorati di un Papa e di un'epoca grazie a nuovi archivi e a nuove testimonianze. Un'opera di cui ringraziamo l'Autore e che consigliamo caldamente a tutti per sapere perchè e quando la Chiesa s'aggrappò alla solenne denuncia di quest'uomo contro satana e la rovina in atto.



Andrea Tornielli

PAOLO VI
L'audacia di un Papa.

Collana Le Scie

Mondadori 2009

28,00 euro

***

di Paolo Rodari


29 giugno 1972.
Omelia nella festa dei santi Pietro e Paolo:
«Ho la sensazione che da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida della Chiesa… Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza… Crediamo in qualche cosa di preternaturale (il Diavolo) venuto nel mondo proprio a turbare, per soffocare, i frutti del Concilio Ecumenico e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno di gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé».

15 novembre 1972. Udienza generale:
«Uno dei bisogni maggiori della Chiesa è la difesa da quel male che chiamiamo Demonio. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa… Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente… È il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero e con proditoria astuzia agisce ancora: è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana».


3 febbraio 1977. Udienza generale:
«Non è meraviglia se la Scrittura acerbamente ci ammonisce che “tutto il mondo giace sotto il potere del Maligno”».

Siamo agli sgoccioli del pontificato di Paolo VI. Papa Giovanni Battista Montini ripete, quasi ossessivamente, un solo concetto: la Chiesa è sotto l’attacco di Satana, il tentatore, un essere oscuro realmente esistente.

Parole, quelle di Montini, ricordate in uno degli ultimi capitoli d’una biografia in uscita per Mondadori (Le Scie) e firmata dal vaticanista del Giornale Andrea Tornielli: Paolo VI. L’audacia di un papa (pp.728, euro 28). Una biografia basata su documenti inediti scovati in archivi ancora non esplorati.

Una biografia che in uno dei suoi punti più avvincenti, proprio di Satana tratta.

O meglio, del perché il successore del popolarissimo Giovanni XXIII e insieme predecessore del grande Giovanni Paolo II, Paolo VI appunto - «Paolo mesto», «Papa amletico», come lo ribattezzarono - si trovò a parlare più volte del Diavolo, avvertendone la presenza nel marasma post conciliare.

Perché questo continuo riferirsi a Satana? Tutto iniziò il 21 maggio 1972. Un episodio grave: un geologo australiano di origini ungheresi, instabile di mente, Laszlo Toth, dopo aver eluso la sorveglianza si arrampica sulla Pietà di Michelangelo e la sfigura con quindici colpi. La Pietà subisce danni seri ma non irreparabili.

Montini, tuttavia, è sconvolto. Percepisce l’attentato come un segno, un presagio. Fu da quel mese di maggio che cominciò a parlare della presenza di Satana nella Chiesa.

Ne parlò anche in colloqui privati. Utili per capire come, al di là dell’episodio della Pietà, quando parlava del demonio Montini pensasse a fatti precisi, a circostanze concrete che la sua Chiesa stava attraversando nel difficilissimo periodo dell’immediato post Concilio.

Anzitutto la crisi dei preti: in molti abbandonavano l’abito:
«Satana agisce - disse al vescovo Bernardo Citterio -. Non è possibile arrivare a tanta malvagità senza l’influsso di una forza prenaturale che insidia l’uomo e lo rovina».

Quindi il problema degli abusi liturgici:
«Parlando di Satana - rivelò il cardinale Virgilio Noè - Montini pensava a tutti quei preti che della santa messa facevano paglia in nome della creatività»: persone «possedute da vanagloria e dalla superbia del Maligno».

Fu alla fine del 1975 che Paolo VI prese una decisione clamorosa.

Rimosse - senza promuoverlo - uno dei protagonisti della riforma liturgica del post Concilio: l’arcivescovo Annibale Bugnini, spostato dalla curia romana direttamente in Iran, come pro nunzio.

Allontanato senza preavviso. Bugnini si convinse che venne spostato a motivo di una vera e propria congiura imbastita su documenti che riportavano una sua presunta appartenenza massonica. Era un momento particolare per la curia romana: lotte sotterranee, combattute a suon di dossier, si sprecavano.

Ma, a conti fatti, Bugnini non comprese il vero motivo dell’allontanamento: non tanto il contenuto del dossier, quanto, come disse l’allora segretario di Stato Jean-Marie Villot, il fatto «che nella riforma liturgica alcune cose vennero nascoste al Papa».

Erano anni difficili.
Il Satana di Montini sembrava davvero presente un po’ ovunque: preti in aperto contrasto con la Chiesa e il Papa. Una riforma liturgica che lo stesso Paolo VI non riuscì a gestire come probabilmente avrebbe voluto. Il referendum abrogativo della legge sul divorzio che lacerò il mondo cattolico: Montini si accorse d’incanto della massiccia secolarizzazione in atto. La rottura con l’arcivescovo tradizionalista Marcel Lefebvre. La sospensione a divinis dell’abate di San Paolo fuori le Mura, Giovanni Franzoni. Le accuse al Papa d’aver avuto una relazione con l’attore teatrale Paolo Carlini mosse dallo scrittore omosessuale francese Roger Peyrefitte.

E poi le voci intorno alle possibili dimissioni proprio del Pontefice. Lo stesso Paolo VI, nel 1976, «meditò seriamente di dimettersi», scrive Tornielli. Non lo fece. E chissà se se ne pentì quando, poco dopo, nel 1978, a pochi mesi dalla morte, dovette attraversare uno dei casi più devastanti nella storia della Repubblica italiana: il rapimento e la morte di Aldo Moro:
«Tra i brigatisti coinvolti nel rapimento - spiega Tornielli - c’era il figlio di un dipendente del Vaticano dal Papa ben conosciuto, del quale aveva celebrato il matrimonio».

Come se non bastasse, un altro pesante macigno sul cuore. In Italia si sta per arrivare all’approvazione della legge sull’aborto. Montini è particolarmente colpito dalle voci di dissenso sull’argomento che si sollevano all’interno della Chiesa: articoli in favore di un ammorbidimento della dottrina cattolica antiabortista vengono pubblicati dalla rivista dei gesuiti francesi Études, mentre in Italia è il gruppo di padre Ernesto Balducci ad affermare che non si può imporre alla donna di generare contro la sua volontà.

Dopo l’introduzione del divorzio in Italia, una scossa che aveva dimostrato come il paese fosse cambiato, la messa in discussione del valore inviolabile della vita nascente amareggia profondamente il Pontefice, le cui condizioni di salute si vanno visibilmente deteriorando. Per Montini è l’inizio della fine. Apparentemente sembra la vittoria del Demonio, di quel Demonio il cui fumo era già precedentemente entrato nel tempio di Dio, attraverso una qualche fessura.


© Copyright Il Riformista, 7 giugno 2009. Si ringrazia Papa Ratzinger Blog.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Non capisco come il Paolo "mesto" abbia potuto affidare la riforma liturgica nelle mani di un solo uomo, Bugnini, che aveva libertà di entrare e uscire dagli appartamenti del pontefice, quasi a voler mostrare al "mondo" chi realmente comandava. Un papa che non seppe fermare una "creatura" di questo genere, dubito che abbia avuto un carattere forte per portare a temine il Concilio. Forse era quello che alcuni cardinali volevano in quel Conclave, e che molti vescovi appoggiavano. portare sulla cattedra di pietro , un uomo amletico, triste, e non dal forte polso, in modo da poter fare ciò che volevano. I risultati sono stati il disordine e i frutti li raccogliamo ancora miseramente oggi.

Anonimo ha detto...

Posso condividere, ma sottolineo che da cattolici dobbiamo pensare che i disegni della Provvidenza sono imperscrutabili ai nostri occhi. Forse serviva una folle caduta perché la Chiesa si rialzasse imprevedibilmente percorsa da un nuovo vigore e da una ritrovata ortodossia. Questa deve essere la nostra speranza e la fatica cui dedicarsi senza risparmio.
A.H.

Praenestinus ha detto...

Condivido l'intervento del primo anonimo. Per quanto mi riguarda fatico a pensare che il disegno della provvidenza fosse quello di una folle caduta. Dio lascia l'uomo libero, anche di sbagliare, ed anche dentro la Chiesa. Per fortuna lo Spirito Santo esiste e in qualche modo pone rimedio agli errori degli uomini e salva la Chiesa affinchè le forze che vogliono dividerla e duistruggerla non prevalgano. Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro, anche più immediato: preghiamo e speriamo.

Filippo Neri ha detto...

A proposito del secondo intervento vorrei osservare che quantunque tutto rientri nei disegni della Provvidenza che scrive dritto anche sulle righe storte, ciò non cancella gli errori gravi che furono commessi da Papa Paolo VI. Anche la morte in croce di Gesù rientrava nei disegni della Provvidenza, ma ciò non toglie la colpevolezza di chi lo ha tradito, venduto per 30 denari, rinnegato, condannato e questo non cancella la responsabilità di tutti quanti furono coinvolti nella sua condanna alla morte di croce.
Mons. Bugnini e la sua scuola sono stati e sono ancora la rovina della Chiesa.
Un sacerdote

Caterina63 ha detto...

....non sta a me giudicare un Pontefice, ma possiamo e dobbiamo fare discernimento e quale pecorella del gregge mi chiedo: perchè il Papa non fece bruciare il catechismo olandese facendolo solo correggere e non scomunicò quei vescovi o non chiese una abiura alle loro eresie?
perchè Paolo VI non agì duramente con la sua Azione Cattolica della quale disse: mi hanno voltato anche loro le spalle! quando aderirono all'aborto e al divorzio?
Perchè permise (tacendo) che il termine BANCHETTO sostituisse anche nei testi della CEI il termine SACRIFICIO per parlare della Messa?

C'è bellissima la Tunica stracciata di Tito Casini:
http://www.latunicastracciata.net/ultimo_scontro/index.htm

già all'epoca l'autore aveva approfondito questa frase del fumo di Satana, ma non fu ascoltato....

Tito Casini difende l'operato di Paolo VI, ma non risparmia il crollo della sana Dottrina a partire proprio dalla Liturgia...
e scriveva profetizzando:

Risorgerà, vi dicevo... [la Santa Messa Tridentina] risorgerà, come rispondo ai tanti che vengono da me a sfogarsi (e lo fanno, a volte, piangendo), e a chi mi chiede com'è che io ne sono certo, rispondo (da «poeta», se volete) conducendolo sulla mia terrazza e indicandogli il sole... Sarà magari sera avanzata e là nella chiesa di San Domenico i frati, a Vespro, canteranno: Iam sol recedit igneus; ma tra qualche ora gli stessi domenicani miei amici canteranno, a Prima: Iam lucis orto sidere e così sarà tutti i giorni. Il sole, voglio dire, risorgerà, tornerà, dopo la notte, a brillare, a rallegrar dal cielo la terra, perché... perché è il sole e Dio ha disposto che così fosse a nostra vita e conforto. Così, aggiungevo, è e sarà della Messa - la Messa «nostra», cattolica, di sempre e di tutti: il nostro sole spirituale, così bello e santo e santificante - contro l'illusione dei pipistrelli, stanati dalla Riforma, che la loro ora, l'ora delle tenebre, non debba finire...

Anonimo ha detto...

lex orandi,lex credendi,...distruggi la lex orandi non c'è piu' niente in cui credere...è questo il punto,la lex orandi della Chiesa Cattolica è stata non solo distrutta ma derisa e derisi noi che l'abbiamo vista negli anni del seminario distruggerla ...che tristezza,adesso ci si ripropone la lex orandi di sempre e quasi quasi non ho piu' voglia di ricominciare perchè ho paura che sia un bel sogno che presto finirà,poi guardo il Papa,la sua fede,la sua devozione,il suo modo di celebrare e dico,no,don, non mollare proprio adesso e mi addormento sereno stassera,un parroco di campagna.Preghiamo tanto.

bedwere ha detto...

Grazie, reverendo! Scalda il cuore!