mercoledì 17 giugno 2009

Melloni: in difesa della «messa bruttina», unica risposta all’inaridimento.

Ecco la prima reazione di Alberto Melloni sul libro di Mosebach, prima parte della collana benedettiana che promette di essere una vera e propria spina nella carne per molti intellettuali. Reazioni, queste, con troppi paragoni indebiti e una mira polemica troppo esplicita, ma che contengono uno spunto interessante: se "il movimento liturgico voleva purificare un rito inaridito dal devozionalismo", come dice Melloni, allora il nuovo movimento liturgico dovrà restituirgli, perlomeno, la Devozione. Unica ricetta anti-aridità per tutta quanta la Liturgia, di qualunque forma e rito.



di Alberto Melloni

Parlar male della messa del postconcilio lo san fare tutti. Anche Martin Mosebach che attacca l’«eresia» della riforma del Vaticano II e la «tirannia» di Paolo VI in un pamphlet annunciato dal Corriere. Quella di Mosebach è una posizione estremista che cerca di attirare Benedetto XVI dalla propria parte fingendo di dar voce alle sue intenzioni. Ma documenta l’esistenza di una storia virtuale della chiesa sulla base della quale si può dire di tutto. In questa storia virtuale c’era una tradizione gregoriana che produceva riti, spiritualità, forma, fede, da secoli. Poi sono arrivati il concilio e il diabolico Montini, che hanno liberato l’orda dei chitarristi per distruggere quel patrimonio.

Finché una provvidenza timida e vendicativa anziché svergognare gli antipapi come voleva Lefebvre ha restituito pizzi e latino a chi ne aveva nostalgia.

A me pare che sia ora di spiegare che il movimento liturgico voleva purificare un rito inaridito dal devozionalismo, che la «partecipazione attiva» era un sogno di Pio X, che Pio XII (nella stagione che non amava von Balthasar) difese le esigenze della riforma, e che nell’eucarestia a self-service ottenuta col campanello c’era qualcosina di pericoloso.

Da ricordare che il Messale Romano promulgato che «si sostituisse all’antico» (Paolo VI, concistoro 26 maggio 1976) è stato accolto da milioni di fedeli non perché si accordava ai propri gusti, ma perché restaurava una esperienza di chiesa: e che l’adesione di tutti i vescovi cattolici a quella ricezione è un fatto, storico e teologico.

Sappiamo tutti che è non difficile sparare sulla «messa bruttina» della domenica: dove non entrerà mai Haydn, dove i ragazzi suonano di tutto e il prete — l’ultimo prete per tante parrocchie — non brilla. Sappiamo che questa messa migliorerà con lavori umili, come quello con cui i vescovi italiani hanno fatto il repertorio dei canti che scriverà nella memoria di una generazione le parole più intime della fede, come fu a suo tempo per i libretti della Ldc o per Chieffo. Ma sappiamo anche che questa messa bruttina è anche l’unica risposta reale alla privatizzazione pentecostale della fede, al pietismo che dice a Gesù «io, io, io» e così facendo scalza quella forma di chiesa che è quella eucaristica, per sua natura comunitaria e ugualmente vera anche nella più radicale deprivazione estetica.


Fonte Corriere della Sera, 16 giugno 2009.

9 commenti:

bedwere ha detto...

Ignoranza o mala fede? Alcuin Reid ha mostrato chiaramente che la maggioranza dei membri del movimento liturgico non intendeva modificare il rito gregoriano o tuttalpiu` voleva apportare modifiche timidissime.
Ed il rapporto Ottaviani-Bacci? Mai esistito?
Un altro fatto storico dimenticato da Melloni e` stato l'abbandono in massa dei fedeli in seguito alla riforma liturgica.

La risposta alla privatizzazione della fede e` la protestantizzazione della Messa? Ma che assurdita` e` questa?

Che mortadella indigesta, Melloni!

hagrid ha detto...

Il famoso dossier di Concilium sulle strategie vaticane (Grillo $ Melloni) + il libro di Melloni e Ruggeri -segnalato anche da Colafemmina su Fides et forma - contengono, lo si voglia o no, le obiezioni del cattolico adulto medio, quello che scrive, pubblica e insegna.
Se non si risponde alla (parziale) verità che queste posizioni contegono, non si andrà avanti per nulla;
al limite ci sarà un bipolarismo alternante, con tanto di spoil system ecclesiastico.
L'argomento del bene degli attuali fedeli, portato avanti da Melloni, fu usato dallo stesso Paolo VI nei discorsi introduttivi alla nuova liturgia.
Ovviamente io sto al 90/100 con Mosebach, ma mi tengo anche come argomento autocritico gli argomenti dei melloniani.
Dovreste poterlo fare anche voi.

Anonimo ha detto...

Ma melloni, non fa nessun cenno "alla primavera mancata" di cui Paolo VI profetizzò la fine.

Che dire poi delle stravaganze, che hanno ridotto tutta la celebrazione Eucaristica, a d un proscenio e dove la "divina liturgia" è stata soppiantata dal protagonismo virulento e violento di preti sessantottini di cui l'Austria è un bell'esempio.

Melloni, farebbe bene a girare in largo e in lungo l'Europa per accorgersi che le chiese e i seminari sono vuote .
Vuole capire lo "status" attuale dei cattolici. basta guardare attentamente il modo come vengono custodite le specie Euicaristiche.

Disma ha detto...

Sono d'accordo con Hagrid: le osservazioni di Melloni sono tutt'altro che infondate, e vanno considerate con attenzione. D'altra parte mi pare che il Movimento Benedettiano auspichi una "riforma della riforma", che prenda il buono e l'utile del rinnovamento conciliare, non una "abolizione della riforma" per tornare allo status quo antea. Inoltre, un rinnovamento liturgico che voglia avere qualche efficacia non potrà prescindere da un serio rinnovamento pastorale, che parta, finalmente, dall'analisi della realtà e dai problemi della vita quotidiana delle persone di oggi.

Anonimo ha detto...

Io sono dell'avviso che la S. Messa secondo il Messale di Paolo VI si possa benissimo celebrare in maniera degna. Il Canto Gregoriano non è stato abolito, tantomento il Latino (lingua nella quale nasce proprio questa Liturgia).
Tantomeno sono state abolite le Pianete o gli Altari Coram Deo.

Il Concilio Vaticano II ci dice che il Canto Gregoriano è il Canto della Chiesa Cattolica e che il Latino va comunque conservato..
Forse se applicassimo il "Concilio Vaticano II" e non il "Concilio Vaticano secondo ... me" non sarebbe male quindi..

Saluti,

Anonimo

La Redazione ha detto...

La reazione di Melloni è più emotiva che razionale perchè mira il bersaglio sbagliato. Vuole quasi dimostrare che tutto questo viene fatto per un anacronistico e sterile amore estetico/psicologico cui contrapporre la "Maturità" del contemporaneo, perfettibile ma ben intenzionato, cui dare tempo per crescere. Così si misconosce la portata della questione che coinvolge letteralemente le colonne della Chiesa intera.
Ma che vuol dire difendere la "messa bruttina"?!
Così come a Mosebach andrebbe chiesto che vuol dire "Paolo VI dittatore"?!
Queste non sono categorie teologiche liturgiche con cui affrontare l'argomento.

Note che non si possono prescindere, nell'animosità del dibattito, chè l'Uomo vive nella Storia, ma che non possono assorbire e risolvere il dibattito.

Qualcuno ha mai parlato di "restaurazione"? Non funzionò neanche quella del Congresso di Vienna...
Hagrid, Disma e l'ultimo anonimo colgono nel segno: qui si parla, volente o nolente di Riforma della Riforma, anzitutto come prospettiva ancor prima che qualcosa di concreto, perchè questo è il pensiero sotteso al SP.
E' uno scenario futuribile, non una realtà vivibile, che andrà compreso col tempo, l'esperienza e la prassi sul campo, nella serena revisione dei passi più recenti senza ricaricare l'orologio alle mitiche ore 12.

Lo sviluppo organico della Chiesa e della sua Liturgia è il cuore della stessa Tradizione, che come atto, come moto di consegna di un'esperienza, è per sua natura un movimento e pertanto deve potersi svolgere nel tempo. La Tradizione non un qualcosa che esiste da fermo, immobile, totalmente comprensibile: è un dinamismo dell'Evento Supremo che come un brivido percorre la schiena del Mondo e da quando per indicibile Grazia è accaduto nella Storia. Fermarlo un solo istante varrebbe a farlo svanire.

Anonimo ha detto...

Il testo di Melloni mi sebra un involontario autogoal.
Quanto all'accenno alla supposta abolizione del messale antico, in questi casi suggerisco sempre ai Melloni di turno l'"amaro" calice della lettura della bolla Quo Primum di S. Pio V e del decreto del Concilio di Trento sul SS. Sacrificio della Messa.
Quanto all'esperienza personale ho assistito a celebrazioni secondo il NOM assolutamente impeccabili. Ma il piu' delle volte, se non a veri e propri abusi liturgici, mi trovo di fronte a una sconfortante banalizzazione ed "incomprensione" del carattere trascendente del sacro Rito.
Ho letto proprio su questo blog che, senza vena di polemiche, il Rito tridentino e' "proprio un'altra cosa".
Da ultimo, mi sento ora di affermare che devo la preservazione della mia fede, sia pure tra molti accidenti, al fatto che nella mia citta' natale ero solito frequentare la S. Messa celebrata ad Deum secondo il NOM da un anziano e degnissimo sacerdote.
Allora non sapevo cosa mi spingeva ad andare li', ora lo so.
FdS

La Redazione ha detto...

FdS, ottima testimonianza.

Grifonio ha detto...

Restituire la Devozione del Sacro è faccenda che riguarda tutta la Liturgia, ordinaria e straordinaria, evidentemente però si pone con urgenza nelle singole celebrazioni del cosiddetto NOM, che sono più numerose e bistrattate dai celebranti, nonostante il Messale. Che poi il VOM sia "proprio un'altra cosa" è comprensibile da chiunque vi partecipi con mente serena e libera da pregiudizi.Dovremmo mandare i preti a formarsi al rito antico per celebrare meglio quello moderno, perchè come mi disse un saggio prete: "Non posso celebrare degnamente senza aver conosciuto le mie radici"