giovedì 4 giugno 2009

La situazione della Puglia.

Don Guglielmo ci segnala questo sua intervista con la quale ha voluto parlare della forma straordinaria nella sua terra e delle ostilità carsiche che pervadono alcune diocesi. Le meritevoli eccezioni di Foggia, Bari e Lecce.


Acaya, Salento.

di Anna Langone


E’ l’unico nell’Arcidiocesi a celebrarla, uno dei pochi in Puglia e punta il dito contro i vescovi che la osteggiano. Lui è don Guglielmo Fichera, parroco di San Luigi, la parrocchia dove si celebra la messa di S. Pio V, cioè secondo il messale romano promulgato da Giovanni XXIII nel 1962 e riportata in auge da Papa Benedetto XVI con il “Motu proprio” del 14 settembre 2007. In Puglia la messa di S. Pio V è fuorilegge: «Così hanno deciso i vescovi - spiega il sacerdote - mi domando se il Santo Padre che verrà a S. Giovanni Rotondo il 21 giugno sa che i vescovi che andranno a baciargli l’anello sono ostili al suo Motu proprio».

Eppure il Vaticano aveva già censurato l’atteggiamento di alcuni presuli: a settembre 2008, mons. Camillo Perl, segretario della Commissione pontificia Ecclesia Dei, aveva dichiarato che erano poche le messe di S. Pio V celebrate in Italia a causa del boicottaggio dei vescovi.

«Da allora - dice don Guglielmo - la situazione è peggiorata. Ora già solo parlarne costituisce una violazione del diritto acquisito sia dei preti che dei fedeli laici. Un atteggiamento di rifiuto a priori, di ostilità preconcetta, che si riversa non solo sul Motu proprio, ma anche sul Papa stesso: se infatti il provvedimento del Papa non fosse importante, perchè il Santo padre avrebbe liberalizzato la messa tradizionale?». L’uso del rito romano, va detto, è facoltativo, ma la messa di S. Pio V è posta come libera scelta, di chi la chiede o di chi desidera parteciparvi, da parte del prete e dei fedeli. Eppure, anche in Puglia «I vescovi hanno raggiunto un qualche accordo per boicottare o addirittura vietare, in molte diocesi - puntualizza don Guglielmo - la celebrazione della messa di S. Pio V. La strategia è quella di non parlare ufficialmente del Motu proprio, per poi parlarne male o boicottarlo ufficiosamente, ritenendo (bonariamente) che il Papa si sia sbagliato, che il suo provvedimento sarebbe addirittura contro il Concilio».

Don Guglielmo va oltre: «Sembra che sempre dietro le quinte i preti vengano scoraggiati, anche solo a proporre di celebrarla, o vengano ricattati con la “prospettiva” di emarginarli dalla pastorale. E poi vengono bocciate richieste di gruppi laici, ignorate le testimonianze di giovani entusiasti di questa messa». Cosa accade in concreto? «Alcuni vescovi - è la risposta - hanno ingiunto di creare difficoltà, del tipo “non c’è il messale, mancano i paramenti, la messa è solo per chi ha studiato il latino”, oppure hanno adottato norme restrittive, come nella Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano. Altri vescovi hanno indicato chiaramente la propria intransigenza, un terzo gruppo è orientato a fare concessioni, ma col contagocce. Soltanto un’esigua e lodevole minoranza, in cui rientrano i vescovi di Foggia Bari e Lecce, ha permesso che sia reso applicativo il Motu proprio». Che fare? «Chi vuole protestare, presenti ricorso alla Commissione Ecclesia Dei, Palazzo del Sant’Ufficio, 00120 Città del Vaticano, al telefono 06/69885213».


Copyright © Gazzetta del Mezzogiorno, 31 Maggio 2009. Si ringrazia Fides et Forma. Photo (CC) 2008 Gojca, some rights reserved.

Nessun commento: