lunedì 22 giugno 2009

“ Il conto è già stato pagato”

.

Ho portato a ritoccare un antico calice dal restauratore più noto, ed onesto, della zona.

Quando sono andato a ritirarlo la cassiera mi ha detto: “ Il conto è stato pagato. Lei ha anche un buono da spendere qui”.

Stupefatto, e, sinceramente, molto contento, ho chiesto invano al titolare il nome dell’anonimo benefattore che avrei voluto almeno ringraziare.

L’unica cosa che il restauratore, di grande fede e devozione, mi ha detto è stato : “ State facendo delle belle iniziative in grande comunione di intenti con il Papa. Siete osteggiati dai Vescovi e da tanti preti… ma va bene così!”

Quel maestro orefice ha pronunciato “ comunione di intenti con il Papa” con tale convinzione ed enfasi che ho trovato in lui tutta la fierezza dei nostri corregionali che seppero testardamente resistere, in varie epoche, alle seduzioni illuministe, liberali, fasciste e marxiste.

“ Il Papa parla per me” era il motto più famoso dei cattolici perseguitati nel passato nelle Marche.

Noi vogliamo, come i nostri corregionali di altre epoche, rimanere fortemente radicati nella “grande comunione di intenti con il Papa” e tutto quello che umilmente riusciamo a fare trova il suo fondamento nel Magistero e nella disciplina giuridica della Chiesa.

Dopo un anno e mezzo di fervida attività liturgica il gruppo di fedeli e di servienti ( musicisti , ministranti , cantori ecc ecc) autoformatosi accanto all’Altare ha cortesemente rifiutato tesseramenti e aggregazioni varie; semmai s'è ritrovato spontaneamente tra i tanti amici che ovunque, silenziosamente, a modo loro, contribuiscono ad un nuovo movimento liturgico legato a questo grande Papa.

Il nostro “tradizionalismo” dal “volto umano” è basato sul buon senso, sull’unità accanto al solo Altare di Cristo e sull’esercizio della carità, convinti che “di tutte le cose, più grande è la carità”. (1Cor 13,13).

Peccato che i nostri Vescovi, condizionati da un loro Confratello, che di fatto sta facendo il “gioco” di coloro che vorrebbero i gruppi legati alla tradizione appannaggio unico di scismatici ed estremisti, non sanno ancora apprezzare quanto stiamo facendo a sola lode di Dio.

Non fa nulla : con il tempo maturano anche le nespole, dicevano i nostri vecchi…
Per ora ci consoliamo con l’affetto della gente normale e devota “in grande comunione di intenti con il Papa” .

Lasciamo, invece, agli eterni dialoganti, con tutto e con tutti, meno che con noi, che siamo i più derelitti, le sempre più intense frequentazioni dei “circoli che contano” dove possono sfoggiare tutta la loro voglia di stare sotto i riflettori.

Noi che aspiriamo di stare, umilmente, con le nostre miserie quotidiane “in grande comunione di intenti con il Papa” desideriamo rimanere “poveri” soprattutto di riflettori perché tutta l’attenzione e tutta la gloria deve essere rivolta alla Croce, da cui venne la nostra salvezza.

“Nella Chiesa c’è posto per tutti” ha detto il nostro amatissimo Papa il 14 settembre 2008 ai Vescovi Francesi riuniti a Lourdes.

Io mi auguro che Coloro che indossano il Sacro Pallio ricordino quanto il Papa ha detto loro nella Liturgia di imposizione : “Sit vobis hoc Pallium symbolum unitatis et cum Apostolica Sede communionis tessera; sit vinculum caritatis et fortitudinis incitamentum, ut die adventus et revelationis magni Dei pastorumque principis Iesu Christi, cum ovibus vobis creditis stola potiamini immortalitatis et gloriæ”.

“Questo Pallio sia per voi simbolo di unità e segno di comunione con la Sede Apostolica; sia vincolo di carità e stimolo di fortezza, affinché nel giorno della venuta e della rivelazione del grande Dio e del principe dei pastori Gesù Cristo, possiate ottenere, con il gregge a voi affidato, la veste dell’immortalità e della gloria”.

Preghiamo la Divina Provvidenza affinchè la linea liturgica “benedettiana” possa essere compresa anche da Coloro che il Signore ha designato come nostri Pastori !

Andrea Carradori



Photo (CC) 2007 Hidden Side, some rights reserved.


1 commento:

Caterina63 ha detto...

Caro Andrea, autore di questa lettera profonda e sofferta, sabato notte è deceduta una mia coetanea da lungo tempo malata, sposata con due figli, lascia loro e il marito in un vuoto doloroso e tremendo...
Persone di Chiesa e lei stessa impegnata nelle attività parrocchiali quando la salute glielo permetteva, si trovava ora e da mesi completamente da sola perchè chi sta nella Chiesa ha troppo da fare e non ha tempo di VEDERE CERTE NECESSITA'...
Il marito, durante le ore di agonia non si dava pace e diceva: "non è giusta questa indifferenza da parte di quelle membra che mia moglie con affetto ha sempre servito...."
la moglie con un filo di voce gli rispondeva: "NON ESSERE INGIUSTO! non amareggiarti, non è forse in questo abbandono e in questa differenza che si è consumato il più grande dei Sacrifici? E il Signore non mi ha concesso molto di più avendo VOI, i miei cari, vicini a me ed uniti a LUI in questa agonia come ebbe i suoi più cari ai piedi della Croce?
Piuttosto mantieni la promessa che mi hai fatto, fammi celebrare le Messe Gregoriane"....

****************

Il "canto" di una Madre in agonia che invita a guardare laddove certe Membra di questo Corpo che è la Chiesa non riescono a guardare è l'augurio che rivolgo a Te, Andrea, e a quanti si stanno prodigando per la riforma benedettiana...
Nessun Atto, nessuna gloria, nessuna sofferenza passa inosservata allo sguardo di Colui che tutto vede e a tutto provvede...

Fraternamente CaterinaLD