giovedì 11 giugno 2009

Di Molfetta: «Messa in latino, da noi non c’è nessuna ostilità»

In risposta all'articolo di don Fichera che abbiamo riportato la scorsa settimana, la Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano puntualizza: "nessuna restrizione". Ma il problema rimane: chi fa conoscere la forma straordinaria e dove si possono formare i preti?



«Fin dalla pubblicazione del Motu proprio del Santo Padre Benedetto XVI Summorum Pontificum sulla “Liturgia romana anteriore alla riforma del 1970” del 7 luglio 2007 e dalla data della sua applicabilità, il 14 settembre successivo, mons. Felice di Molfetta, Vescovo della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano e presidente della Commissione Episcopale per la Liturgia/Cei, in atteggiamento di obbedienza e di pieno rispetto al Santo Padre e alle norme emanate, non ha mai adottato o fatto adottare «norme restrittive»
Così il direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi, Angelo Dibisceglia, a proposito della denuncia (riportata dalla “Gazzetta”) di don Guglielmo Fichera, parroco della chiesa di San Luigi, circa l’ostilità di alcuni vescovi alla messa di S. Pio V, cioè secondo il messale romano promulgato da Giovanni XXIII nel 1962 e riportata in auge da Papa Benedetto XVI con il “Motu proprio” del 14 settembre 2007.
«E’ tra compiti primari dei membri di quest’Ufficio - evidenzia Dibisceglia - esaminare tutti i documenti promulgati dal vescovo all’interno dei diversi settori della pastorale diocesana. Fin dalla pubblicazione del Motu proprio del Santo Padre Benedetto XVI mons. Felice di Molfetta, non ha mai adottato o fatto adottare «norme restrittive», come si legge nell’articolo, nè, tanto meno, da parte dei sacerdoti e/o dei fedeli di questa diocesi, è stata mai avanzata al proprio Vescovo richiesta di autorizzazione a poter celebrare nelle rispettive parrocchie secondo il rito di San Pio V».

Fin qui, in sintesi, la precisazione. L’articolo non voleva fare una “mappa” diocesi per diocesi, di come e dove non è stato accettato il Motu proprio del Papa, ma far emergere la strana mentalità di rifiuto del provvedimento. In quante diocesi il Motu proprio è stato presentato? E fatto conoscere ai fedeli l’esistenza e la possibilità di celebrare la messa in latino? Quali uffici liturgici formano i sacerdoti per celebrarla?


Copyright La Gazzetta del Mezzogiorno - Foggia. Si ringrazia Fides et Forma

4 commenti:

Caterina63 ha detto...

Ok. il vescovo di Molfetta ha risposto...

Eccellenza Rev.ma se il problema riguarda la "formazione" dei sacerdoti, mi chiedo, come laica, a cosa sono stati preparati questi sacerdoti, l'intoppo mi impensierisce molto.
Io non sono cresciuta con la Messa antica, l'ho conosciuta dopo il MP del Pontefice e sono due anni che ne studio le fondamenta e la prassi.
Il problema potrebbe essere il latino (davvero vergognoso che "qualcuno" abbia vietato ai seminaristi in questi 40 anni di studiare almeno un poco di latino), ma con un pò di esercizio ce la si può fare...

Il problema, Eccellenza, non parte dalla formazione in sè alla forma antica, oramai sappiamo che molti sacerdoti non sono preparati neppure per il NOM correttamente inteso, ma sta nella volontà di voler davvero ripristinare l'ordine e la disciplina nella Chiesa!
Non basta il "rispetto" verso ciò che scrive il Santo Padre, ci vuole l'applicazione a quanto chiede, ci vuole obbedienza.
Il Papa ha ripristinato l'inginocchiatoio per dare l'opportunità, ai fedeli che lo desiderano, di prendere la Santa Comunione nel modo adorante, ma nelle Chiese è addirittua vietato.
I Vescovi non reagiscono, nè hanno emesso un comunicato che inviti i sacerdoti a ridare questa opportunità.

Come vede Eccellenza, non si tratta di formazione alla forma antica, quanto proprio di formazione litugica in via più generale, di riforma vera, di amore e di passione per le Norme che tutelano il Deposito della Fede e i fedeli che sono confusi non certo dal MP del Pontefice, ma dalla non applicazione a ciò che con mitezza chiede.

Oggi Festa del Corpus Domini è un anno che il Papa è tronato a dare la Comunione alla bocca in modo stabile, quanti vescovi lo hanno imitato? Nessuno!
Quante Parrocchie hanno riportato Gesù sull'Altare anche con il crocefisso?, Nessuno, neppure nelle Messe dei Vescovi...

Non sarebbe arrivato il momento di agire e di non trovare più giustificazioni per non fare?

Devotamente e con filiale com-passione, CaterinaLD

Anonimo ha detto...

La precisazione del vescovo è buona, ma in ambito ecclesiastico si deve distinguere tra "norme restrittive" adottate o fatte adottare e pressioni verbali o in qualsiasi altro modo adottate. Ho notizia certa di altri vescovi che per iscritto han tessuto gli elogi più belli del rito antico e della necessità di concederlo a chi lo chiede e poi verbalmente hanno steso una cappa talmente spessa e pesante che in qwuella diocesi nessuno s'è azzardato a usare ilmessale antico. L'unico sacerdote che lo ha fatto una volta è stato talmente rimproverato dal vescovo(si, propio così: è stato rimproverato aspramente) che non ha più celebrato.
Quindi ci son vescovi che agiscono in perfetta e voluta malafede.
E' triste doverlo dire ma questa è la realtà molto diffusa.
Quindi il vescovo Di Molfetta se propio vuole ubbidire al papa metta a disposizione di tutti il tesoro del rito antico. Se non lo fa non può giustificare il suo immobilismo.
Il papa dice che il rito antico fa bene a tutti. Se fa bene perché giustificare il propio non fare?

Anonimo ha detto...

E' statisticamente provato: che dove si offre ai fedeli la possibilità di aver la messa antica (in orari e chiese facilmente fruibili e dandone la dovuta pubblicità) molti fedeli ci vanno.
Così come è provato che molti fedeli hanno paura di chiedere la messa antica.

Se non sono i vescovi che vengono incontro ai fedeli offrendo degne celebrazioni della messa antica chi deve farlo?

Nelle poche parrocchie dove i parroci "offrono" ai fedeli una messa domenicale anche in rito antico, con la dovuta catechesi, una buona fetta di fedeli preferisce andare alla messa "in latno" pittosto che non a quella "in taliano".
Forse è questa "emorragia" dal novus ordo che non si vuole e di cui sotto sotto s'ha paura.

Anonimo ha detto...

Prendo atto delle precisazioni di mons. Di Molfetta secondo le quali lui non sarebbe contro il motu propio, ma l'idea che "sottobanco" lui sia fortemente contrario ala lessa antica, come la maggioranza dei suoi colleghi vescovi. Ci siamo forse già dimenticati che mons. Di Molfetta, prima ancora della pubblicazione del motu propio, aveva approvato e condiviso una lettera di un gruppo di liturgisti italiani che chiedevano al papa di non pubblicare il motu propio?
Ci siamo dimenticati che mons. Di Molfetta diceva che la messa antica esprime una ecclesiologia contraria a quella "conciliare"
No, non ce ne siamo dimenticati propio per nulla.

Nicodimo