sabato 23 maggio 2009

Nel mese di Maggio Bartolucci offre alla Madonna il suo omaggio musicale.

Domenica 10 Maggio scorso c'è stato un concerto a Santa Maria delle Nazioni in Sant’Eugenio a Palermo. Un appuntamento speciale che sarà replicato Domenica 24 Maggio nella Cattedrale di Segni.



di Simone Baiocchi

PALERMO – Domenica 10 maggio, nell’ambito della III settimana europea organizzata dalla parrocchia Santa Maria delle Nazioni in Sant Eugenio, si è tenuto il concerto del coro della “Fondazione Domenico Bartolucci”, alla presenza di Sua Eminenza il cardinal Sergio Sebastiani e del numeroso pubblico intervenuto. Il novantaduenne Maestro Bartolucci, direttore della Cappella Sistina ha diretto un intenso programma dedicato nella prima parte a Giovanni Pierluigi da Palestrina composto dai mottetti “Exaltabo te, Domine” a 5 voci (dal libro “Offertoria totius anni" Roma 1593), a cui sono seguiti, sempre a 5 voci, “Veni dilecte mi”,“Tota pulchra es, amica mea”, “Duo ubera” (dalla “Cantica”). Le parole sono inadeguate a descrivere le emozioni scaturite dall’ascolto e dalla percezione dell’equilibrio e del fascino impressi all’esecuzione da parte del maestro Bartolucci, unico rappresentante di una tradizione originalissima e tutta romana che è sopravissuta e rimasta fruibile ai più sino alla sua permanenza alla guida della Cappella Musicale Pontificia. Il gesto ora fluido, ora fatto di brevi lampi ritmici ha guidato con suprema arte ed indiscussa autorevolezza tutto il dipanarsi delle varie melodie affidate alle solide e belle voci dei cantori. Ma il momento culmine si è avuto con l’ultimo brano palestriniano che è un capolavoro assoluto della musica di tutti i tempi: lo “Stabat mater” a 8 voci in doppio coro. Si tratta di una pagina corale immensa, di un tesoro unico della fede scaturito dalle parole di Jacopone da Todi che con rara arte descrive il dolore della Madre di Cristo ai piedi della croce. La musica del Pierluigi, con un rispetto, una passione ed una perfezione che oltrepassano i secoli, sublima il testo latino in ciò che di più alto e grande possiede l’arte dei suoni: il canto sacro. Il rispondersi dei due cori non è mai scontato o meccanico come talvolta accade in certa letteratura a “cori battenti” ma vive in funzione della parola. La successione armonica dei primi accordi, nobilissima e modernissima al tempo stesso, proietta l’incipit in un contesto atemporale che giunge all’orecchio di ogni generazione sempre fresco e nuovo. L’andamento processionale lo rende lungo e solenne, contornato di accenti mesti e riflessivi. Questa pagina impressionò per secoli i più grandi musicisti, sin da quando Palestrina la affidò per la prima volta alle voci dei cantori del Papa. Tra tutti Richard Wagner (1813 – 1883), ascoltandolo a Roma, arrivò a stenderne una sua revisione tentando di mettere per iscritto la quantità innumerevole di sfumature vocali che nella tradizione romana donano quell’espressione tutta unica a questa composizione come alle altre del genere. Fece ciò usando forcelle, segni espressivi vari, indicazioni agogiche. Il risultato, maldestro e limitante, scaturì più che altro dal desiderio di fissare quella particolarissima prassi esecutiva in un epoca in cui ancora non esistevano i moderni mezzi di registrazione. Ma per questa prassi non esiste altra via che apprendere dalle voci dei cantori che da sempre tengono vivo il repertorio e dall’autorevole guida di un vero maestro quale è Mons. Domenico Bartolucci, poiché ogni segno grafico è limitante e rischia di essere frainteso. Dunque una miniera infinita di colori vocali hanno dato vita alle strofe dello “Stabat”: sonori gemiti dolorosi (“O quam tristis et afflicta”), accenti di cristiana compassione (“Pro peccatis suae gentis”), pietoso desiderio di vicinanza alla Madre di Dio addolorata (“Juxta crucem tecum stare”) sino a dare compimento al poema con il sobrio ed intenso “Quando corpus morietur”, che si chiude con quella gemma di dolcissimo dolore affidata ai tenori del secondo coro che al “paradisi gloria” emergono chiosando a note ribattute sulla parola “gloria”. Il riposo su cui giunge il lungo brano ha suscitato la commozione in molti, maestro compreso.

Nella seconda parte alcune famose composizioni del direttore “sistino”: “Attende Domine” a 5 voci e soprano solista, “Exultate justi” a 5 voci, “Neve non tocca” su testo di Leone XIII a 4 voci e soprano solista, “Ave Maria dolcissima” a 4 voci, per concludere con “Omnia habemus in Christo” per coro a 6 voci e soprano solista, su testo di S. Ambrogio. Si è trattato di brani con caratteri stilistici differenti che hanno rivelato aspetti diversi della creatività corale di Bartolucci. Le due laudi mariane incastonate al centro della seconda parte sono diventate poesia orante che ha trovato particolare accoglienza nel popolo palermitano tanto devoto alla Madre del Signore. Purtroppo l’architettura moderna della chiesa, le suppellettili e gli arredi non aiutavano lo sguardo dell’ascoltatore che disturbato da tanta confusione visiva cercava di posare disperatamente lo sguardo su qualche elemento che aiutasse la preghiera e la devozione, che facesse percepire il senso di sacro a cui anela colui che entra in chiesa. Per fortuna la forza di tanta musica ha vinto ed ha toccato il cuore dei presenti, grazie anche ad una acustica che, pur non essendo ottima era almeno vivibile.

Il programma sarà replicato domenica 24 maggio alle ore 19,30 presso la Cattedrale di Segni (RM): occasione più unica che rara per vivere una serata di arte e preghiera.


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3 commenti:

Anonimo ha detto...

Bartolucci a Palermo? Mah.........
chissa cosa ne pensa Liberto ..... che lo ha sostituito dopo la sua epurazione avvenuta durante la gestione Marini

Anonimo ha detto...

Beh..io al concerto c'ero...e Bartolucci era imbalsamato...'na mummia! e le voci..stridenti e oppressive..delle "vociacce" urlanti soprattutto quelle virili...non capisco come mai si continui a voler tirar fuori dalla naftalina mons. Bartolucci che, con tutto rispetto, ha fatto un'0epoca di Chiesa purtroppo ormai abbondantemente superata...almeno lasciatelo in pace in un dolce ricordo ...perpetuum! Sic...

Anonimo ha detto...

c'eri al concerto??...e quale preparazione musicale avresti per commentare??chi sei? se neanche hai il coraggio di scrivere il tuo nome...!ah si...sarai uno di quelli che gode nel vedere nelle chiese le chitarre elettriche!!..prima di commentare la vera musica,passa la tua vita a studiare! le voci che hai sentito il quella basilica,sono le migliori del panorama musicale romano!..vincitori di conocorsi prestigiosi!solisti di una preparazione unica!artisti veri!! e tu??..organista rimediato in qualche chiesetta di provincia??...ne ho sentite di stupidaggini sulla musica...ma il tuo commento e' davvero fuori luogo! ti vorrei davanti al coro a dire queste cose!!dopo aver sentito un ad uno i cantanti! e magari fatto due chiacchere con IL maestro BARTOLUCCI!!...AHAHA....CHE RIDERE...E CHE PENA MI FAI...!