giovedì 14 maggio 2009

NAS/Tradizionali, sperimentati, durevoli.

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Parrocchia di N.S. della Misericordia - Baranzate di Bollate (Milano)

di L.C.

“Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8).

E le chiese di cemento a vista, le troverà ancora?

Perché oggigiorno ci saranno anche miscele innovative, ma le facciate in cemento edificate negli anni ‘70 sono per lo più sbecchettate e da restaurare. Del resto la “Nota sulla costruzione della nuove chiese – 1993″ ricorda: … si scelgano materiali tradizionali, sperimentati, durevoli, noti per le loro caratteristiche, evitando sperimentazioni e tecniche inedite che comportano rilevanti spese di manutenzione nel breve periodo. In proposito, si ricorda che il cemento armato a vista crea seri problemi se non viene eseguito con particolare cura.

In ogni caso, sicuramente il Figlio dell’uomo non troverà i fogli di polistirolo nella Chiesa di Vetro progettata da Mangiarotti-Morassutti a Baranzate.


Fonte Del Visibile

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Dio e gli Architetti

Festa con polemiche alla chiesa di vetro. Sabato (1 Novembre 2008) a Baranzate le celebrazioni per i 50 anni di un capolavoro che mostra tutti i segni del degrado. Ma il progetto di restauro non convince la parrocchia.


di Armando Besio

Chissà che cosa ne direbbe oggi, vedendola ridotta così male, la buonanima del cardinale Montini, arcivescovo di Milano e futuro papa Paolo VI, che il 7 novembre del 1958, inaugurando la Chiesa di Vetro - così venne subito ribattezzata la nuova parrocchia di Nostra Signora della Misercordia di Baranzate, allora frazione di Bollate in prepotente espansione edilizia - ne lodava la bellezza architettonica e il simbolismo mistico, paragonando l´emozionante luminosità dell´edificio alla luce divina che accende e scalda l´anima umana.

Ben altro, soffocante calore impone oggi ai fedeli la chiesa: «una sauna d´estate e un frigorifero d´inverno» sintetizza una pia donna all´uscita della messa feriale mattutina, dando voce ai sentimenti di una comunità che si appresta a festeggiare, sabato sera, il cinquantenario della chiesa con più di un motivo di malumore, avendo ormai esaurito le scorte della cristiana rassegnazione.

Il motivo del malumore è il progetto di restauro dell´edificio, che oppone da anni un pool di architetti e il parroco, sostenuto dalla sua gente. Tutti d´accordo che qualcosa s´ha da fare, ma nettamente divisi sul che cosa.

La chiesa, figlia del clima di sperimentazione tecnologica, estetica e liturgica che precedette e ispirò il Concilio Vaticano II, fu progettata da due architetti illustri, Angelo Mangiarotti e Bruno Morassutti, coadiuvati dall´ingegner Aldo Favini. Colonne e copertura sono di cemento armato precompresso, le pareti di vetro, realizzate con una serie di pannelli a doppio strato, con all´interno sottili fogli di polistirolo bianchi.

Negli anni Ottanta la chiesa fu devastata da un attentato incendiario (una banda di spacciatori che ce l´aveva col parroco, così si disse) e dovette subire un primo restauro, affidato ai progettisti ma, a giudizio dei fedeli, realizzato male.

Secondo gli architetti di tutto il mondo la Chiesa di Vetro è un monumento da proteggere, secondo la comunità di Baranzate è un edificio pensato bene ma costruito male, comunque non più adatto ai tempi, e perciò va radicalmente ristrutturato. I fogli di polistirolo sono marciti, con un effetto anche estetico deprimente. La parrocchia è cresciuta - mille fedeli nel '58, ottomila oggi - e ha bisogno di nuovi spazi. Senza parlare delle insopportabili escursioni termiche, che impongono una robusta rivoluzione impiantistica.

Cinque anni fa, il ministero dei Beni culturali ha vincolato l´edificio in base alla legge sul diritto d´autore, che obbliga i proprietari di un monumento - in questo caso la parrocchia - ad affidare il restauro a un architetto di fiducia scelto dai progettisti originari, o dai loro eredi. Da allora, un pool guidato da Giulio Barazzetta, allievo di Morassutti, studia una soluzione capace di coniugare le esigenze di tutti, ma finora senza risultato. Dice Barazzetta: «La Chiesa di Vetro è un capolavoro dell´architettura contemporanea che va conservato al meglio, ma stiamo lavorando per assicurare un nuovo comfort».

Replica il parroco, don Carlo Chiesa: «Sì, ma noi ci viviamo dentro, e saremo noi che dovremo pagare i restauri, tra l´altro assai costosi. Prevediamo di dover recuperare ben due milioni di euro. O ci presentano una soluzione adeguata, oppure potremmo anche decidere di lasciare la chiesa e trasferirci altrove. A noi non serve un´opera d´arte da guardare, ma una chiesa da vivere».


Fonte Ordine degli Architetti

9 commenti:

Anonimo ha detto...

ma cos'è quello SCHIFO che appare nelle foto?

Mario ha detto...

Potrebbe essere la cappella privata della famiglia ADDAMS!!

Anonimo ha detto...

Ma quella nella slide è la sagra degli orrori architettonici??

Anonimo ha detto...

non so se la domenica i fedeli troveranno ancora il Sacramento nel Tabernacolo (ammesso che ci sia un tabernacolo!!!) o se magari se nè scappato già prima!!! aiutooooooooooooooooo.... assomiglia all'orribile fabrica a cui si sono ispirati i Pink Floyd nel loro video!!!!

Anonimo ha detto...

C'è poco da commentare: c'è da piangere e sperare che tale scempio liturgico - parlo da cattolico - non venga ripetuto altrove, e tale sfregio alla bellezza - parlo da architetto - non venga più concesso. Ma d'altronde allora ci dicevano: la comunità ha il parroco che si merita. Allora io aggiungo: il parroco ha la chiesa (edificio) che si è voluto... A volte un intervento naturale potrebbe essere risolutivo... A noi spero bastino tali esempi per meditare sul futuro.

Caterina63 ha detto...

Mammamia....sembra un cimitero!!!!
con tutto il rispetto per il Cimitero!

Certe chiese rispecchiano molto la nostra interiorità del momento...
Le Cattedrali e le grandi Basiliche, così anche le piccole Chiese del passato ci rammentano così che l'interiorità dell'uomo era ancora SANA...era ancora alimentata dal senso del sacro, alimentata dalla cratività fondata SULLA PREGHIERA DEI SANTI per i quali Cattedrali, Basile e Chiesette ne rispecchiavano le invocazioni, l'idea stessa di un luogo che unisse cielo e terra, luoghi nei quali l'uomo potesse incontrarsi con il soprannaturale...

Le Chiese di oggi rispecchiano semplicemente la confusione che regna sovrana nel nostro cuore...
le immagini descrivono bene questi vuoti...l'idea di spazio è rimasta, ma privata totalmente della COMUNIONE DEI SANTI i quali esprimono IL BELLO, il senso del Sacro, il senso del CORO DEGLI ANGELI che cantano CON noi durante la Messa quando l'Alter Christi compie i divini Misteri...

tutto questo scompare in queste moderne costruzioni semplicemente perchè ciò è scomparso dal cuore di queste persone...e la creatività non fa altro che far diventare materia(le) il vuoto di sacro che anima molte comunità compresi gli animi di certi pastori che le approvano...

La fede in Gesù Cristo a mio parere c'è, non è ancora venuta meno, il problema è a quale IMMAGINE di Cristo si fa riferimento... ciò che testimoniano queste Chiese è che si costruisce in base ad una fede verso un Cristo IMMAGINARIO e non reale...non al Dio vivo e vero nella Comunione dei Santi trasmesso dalla Santa Chiesa...
Immagini di un Dio CUPO E TRISTE, con ampi spazi si, MA VUOTI, TERRIBILMENTE VUOTI ed arredati con la stessa DEPRESSIONE che purtroppo è anche un segno di questo secolo tormentato nello SPIRITO...

Fraternamente CaterinaLD

Anonimo ha detto...

"A noi non serve un´opera d´arte da guardare, ma una chiesa da vivere"
Ottima sintesi del problema.

Anonimo ha detto...

Sono Sandro, ho 30 anni, un diploma di geometra, un buon gusto estetico e una passione smodata per il Romanico, il Gotico (soprattutto d'oltralpe) e i vari stili sino al Barocco, ma soprattutto per i primi due.
Suono l'Organo in chiesa da 19 anni e ho un'allergia per gli abusi liturgici e per gli scempi architettonici ecllesiastici. Credo che questo sia un inno al cattivo gusto, ad una Fede finita senza più speranza e che fa veramente accapponare la pelle. Scusate la schiettezza tipicamente romagnola, ma davanti a certe cose una persona o si incavola o resta disarmata: io mi incavolo!!! Io, se fossi il cardinale di Milano la farei abbattere immediatamente facendola riedificare con criteri sensati. In questo caso è decisamente meglio anche solo un capannone prefabbircato di tipo industriale...!
S.

Anonimo ha detto...

Praticamente una serra. Molto più adatta per i pomodori e le fragole che non per la liturgia.
Che Iddio e la Vergine abbiano misericordia di quegli architetti (e di quei committenti!)
Lesa.