martedì 19 maggio 2009

Benedetto XVI: "l'unità dei Vescovi è un perfezionamento incessante che deve mostrare il vero volto della Chiesa".

Il discorso del Papa ai presuli del Perú in visita «ad limina» ricevuti Lunedì 18 Maggio.



Signor Cardinale,
Cari Fratelli nell'Episcopato,

1. Con il cuore pieno della gioia pasquale, dono del Signore Risorto, e come Successore di Pietro, vi porgo il mio cordiale benvenuto, mentre "rendo grazie continuamente al mio Dio per voi" (1 Cor 1, 4). Ringrazio Monsignor Héctor Miguel Cabrejos Vidarte, Arcivescovo di Trujillo e Presidente della Conferenza Episcopale Peruviana, per le deferenti parole che mi ha rivolto a nome di tutti. In esse riconosco la carità e la dedizione con cui pascete le vostre Chiese particolari.

2. La visita ad limina Apostolorum è un'occasione significativa per rafforzare i vincoli di comunione con il Romano Pontefice e fra di voi, sapendo che tra le vostre preoccupazioni pastorali deve essere sempre presente l'unità di tutta la Chiesa, affinché le vostre comunità, come pietre vive, contribuiscano all'edificazione di tutto il Popolo di Dio (cfr. 1 Pt 2, 4-5). Di fatto, "i vescovi, come legittimi successori degli apostoli e membri del collegio episcopale, sappiano essere sempre tra loro uniti e dimostrarsi solleciti di tutte le Chiese" (Christus Dominus, n. 6). L'esperienza tuttavia ci dice che questa unità non viene mai definitivamente raggiunta e si deve costruire e perfezionare incessantemente, senza arrendersi dinanzi alle difficoltà obiettive e soggettive, con il proposito di mostrare il vero volto della Chiesa cattolica, una e unica.


Anche oggi, come nel corso di tutta la storia della Chiesa, è indispensabile coltivare lo spirito di comunione, valorizzando le qualità di ognuno dei fratelli che la divina Provvidenza ha voluto porre al nostro fianco. In tal modo, le diverse membra del Corpo di Cristo riescono ad aiutarsi reciprocamente per portare avanti l'attività quotidiana (cfr. 1 Cor 12, 24-26; Fil 2, 1-4; Gal 6, 2-3).
Perciò è necessario che i Vescovi sentano il costante bisogno di mantenere vivo e tradurre concretamente in pratica l'affetto collegiale, poiché "costituisce un validissimo sostegno per leggere con attenzione i segni dei temi e discernere con chiarezza quello che lo Spirito dice alle Chiese" (Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica, Pastores gregis, n. 73).

3. L'unità autentica nella Chiesa è sempre fonte inesauribile di spirito evangelizzatore. A tale riguardo, so che state accogliendo, nei vostri programmi pastorali, l'impulso missionario promosso dalla V Conferenza Generale dell'Episcopato dell'America Latina e dei Caraibi, tenutasi ad Aparecida, e soprattutto la "Missione continentale", affinché ogni fedele aspiri alla santità in un rapporto personale con il Signore Gesù, amandolo con perseveranza e conformando la propria vita ai criteri evangelici, di modo che si creino comunità ecclesiali d'intensa vita cristiana. Certamente, una Chiesa in missione relativizza i propri problemi interni e guarda con speranza ed entusiasmo al futuro. Si tratta di rilanciare lo spirito missionario, non per timore del futuro, ma perché la Chiesa è una realtà dinamica e il vero discepolo di Gesù Cristo prova piacere nel trasmettere gratuitamente agli altri la sua divina Parola e nel condividere con loro l'amore che sgorga dal costato trafitto sulla croce (cfr. Mt 10, 8; Gv 13, 34-35; 19, 33-34; 1 Cor 9, 16). In effetti, quando la bellezza e la verità di Cristo conquistano i nostri cuori, sperimentiamo la gioia di essere suoi discepoli e assumiamo in modo convinto la missione di proclamare il suo messaggio redentore. A tale proposito, vi esorto a invitare tutte le forze vive delle vostre Diocesi a camminare partendo da Cristo e irradiando sempre la luce del suo volto, in particolare per i fratelli che, forse perché si sentono poco valorizzati o non sufficientemente assistiti nei loro bisogni spirituali e materiali, cercano in altre esperienze religiose risposte alle loro inquietudini.

4. Voi stessi, cari Fratelli nell'Episcopato, seguendo l'insigne esempio di santo Toribio di Mogrovejo e di tanti altri santi Pastori, siete chiamati a vivere come audaci discepoli e missionari del Signore. Le visite pastorali assidue alle comunità ecclesiali - anche alle più lontane e umili -, la preghiera prolungata, l'accurata preparazione della predicazione, la paterna attenzione per i sacerdoti, le famiglie, i giovani, i catechisti e gli altri agenti di pastorale, sono il modo migliore per suscitare in tutti l'ardente desiderio di essere messaggeri della Buona Novella della salvezza, aprendovi allo stesso tempo le porte del cuore di quanti vi circondano, soprattutto dei malati e dei più bisognosi.

5. La Chiesa nella vostra Nazione ha potuto contare fin dal suo avvento sulla benefica presenza di generosi membri della vita consacrata. È di grande importanza che continuiate ad accompagnare e incoraggiare fraternamente i religiosi e le religiose presenti nelle vostre Chiese particolari, affinché, vivendo con fedeltà i consigli evangelici secondo il proprio carisma, continuino a rendere una vigorosa testimonianza di amore a Dio, di adesione irremovibile al Magistero della Chiesa e di collaborazione sollecita con i piani pastorali diocesani.

6. Penso ora, in particolare, ai peruviani che non hanno un lavoro e adeguati servizi educativi e sanitari, o a quelli che vivono nelle periferie delle grandi città e in zone isolate. Penso, parimenti, a quanti sono caduti nelle mani della tossicodipendenza o della violenza. Non possiamo disinteressarci di questi nostri fratelli più deboli e amati da Dio, tenendo sempre presente che la carità di Cristo ci spinge (cfr. 2 Cor 5, 14; Rom 12, 9; 13, 8; 15, 1-3).

7. Nel concludere questo sentito incontro, chiedo al Signore Gesù di illuminarvi nel vostro servizio pastorale al Popolo di Dio. A volte vi assalirà lo sconforto, ma le parole di Cristo a san Paolo vi devono confortare nell'esercizio della vostra responsabilità: "Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza" (2 Cor 12, 9).

Con questa viva speranza, vi chiedo di trasmettere il mio affettuoso saluto ai Vescovi emeriti, ai sacerdoti, ai diaconi e ai seminaristi, alle comunità religiose e ai fedeli del Perú.

Che Maria Santissima, Nostra Signora dell'Evangelizzazione, vi protegga sempre con il suo amore di Madre! Mentre invoco la sua intercessione, e quella di tutti i santi e le sante venerati specialmente fra voi, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica.


©L'Osservatore Romano - 18-19 maggio 2009

10 commenti:

anonimo che insiste ha detto...

gentile Rinascimento Sacro,
mi vedo costretto a ribadire l'urgenza (per voi!) di leggere attentamente e commentare questo esplosivo dossier di Concilium: là ci sono tutte le questioni che tutta la Chiesa del futuro dovrà affrontare; la cosa è attinente anche alla vostra sopravvivenza quando papa Ratzinger non ci sarà più. Quindi, meno livore e più studio. Avete con voi fior di teologi e liturgisti, rispondete punto per punto agli articoli del dossier!

CONCILIUM 2/2009:
Forum teologico: Strategie vaticane in discussione

1. Un bilancio del motu proprio “Summorum pontificum”. Quattro paradossi e una intenzione dimenticata (Andrea Grillo)
2. Et pro Iudæis. Il discusso oremus di Benedetto XVI (Alberto Melloni)
3. Proposta per il Venerdì santo: “ricordarsi degli ebrei”, anziché pregare per loro (Ansgar Ahlbrecht)
4. Rivedere l’antigiudaismo della teologia femminista. Una risposta a Maria Clara Bingemer (Katharina Von Kellenbach)
5. Sguardi prospettici sulla seconda assemblea speciale per l’Africa del sinodo dei vescovi (Ignace Ndongala Maduku)
6. La remissione della scomunica alla Fraternità sacerdotale San Pio X. Documentazione delle reazioni teologiche (Erik Borgman)

Anonimo ha detto...

Caro anonimo, sei semplicemente privo di fede.

Pensi evidentemente che questa esigenza della liturgia degnamente celebrata sia solo un problema di capricci d'uomini: non ti viene neanche in mente che magari è suscitato dallo Spirito Santo.

Quando papa Ratzinger non ci sarà più, che ne sai di cosa accadra'?

Un Papa, qualunque esso sia, si rende conto da solo "dove" deve andare: non è da solo che egli guida la Santa Chiesa.

Un cordiale saluto ed abbi fede!
R.

P.S.
Personalmente credo che entro la questione liturgica, qualunque papa ci sarà, sarà risolta nel giro di 3 decenni con un unico rito, un unico calendario (credo che questo sia la reale "pietra d'inciampo") con "una riforma della riforma" che riguarderà proprio il NO.
P.P.S.
Non sono tradizionalista per età e storia ma da quando ho scoperto la Messa VO solo due anni fa quando posso ci vado perchè effettivamente è proprio un'altra cosa.

Anonimo ha detto...

Aggiungo un'altra cosa.

Questo è il periodo della Chiesa che assomiglia molto a quello della cattività avignonese del XIV secolo: per vari motivi la sede papale, per circa 70 anni, non fu più Roma ma Avignone.

Ci volle l'opera di una Santa come Caterina da Siena per convincere il papa a ritornare a Roma: ma non fu facile e accadde dopo molti ripensamenti.

Questo è, in analogia, per me il periodo della "cattività liturgica"; non perchè il rito NO sia invalido (è "certificato" da papa Paolo VI) ma è come se fosse qualcosa d'artificioso, di non naturale: è stata infatti "costruito a tavolino", fatto mai accaduto nella storia liturgica cattolica.

Il VO invece è dovuto ad uno sviluppo storico armonioso e graduale: "è" il Rito proprio di Santa Chiesa Romana.

Sono passati circa 40 anni dalla riforma liturgica: se tanto mi da tanto, fra una trentina d'anni avremo questo ritorno dalla cattività liturgica al VO, ovviamente riformato secondo i principi della "Sacrosanctum Concilium".

Chi vivrà vedrà, basta avere fede in Cristo Signore e nel Suo Spirito.

R.

Anonimo ha detto...

Andate a leggere il "gustoso e appetibile" articolo di Carlo Maria Martini e don Verzè sul Corriere. Capirete secondo loro signori dove sta andando la Chiesa.

un povero cristiano normale ha detto...

Siccome non ho mai acquistato Concilium, vorrei sapere dal primo anonimo se è stampata su carta ruvida o su carta morbida.
Grazie

daniele g. ha detto...

Per rispondere alla tua domanda, povero cristiano, mi recherò dalle paoline per constatare di persona la rugosità e la consistenza della carta su cui è stampato concilium... ti saprò dire...

Caterina63 ha detto...

...è l'anonimo che interviene in tutti i blog benedettiani con lo stesso sponsor....sembra come alcuni sacerdoti che attendono il cambio petrino con la speranza di ritornare nel caos ^___^

detto questo sottolinerei le parole del Papa quando dice:

Di fatto, "i vescovi, come legittimi successori degli apostoli e membri del collegio episcopale, sappiano essere sempre tra loro uniti e dimostrarsi solleciti di tutte le Chiese" (Christus Dominus, n. 6). L'esperienza tuttavia ci dice che questa unità non viene mai definitivamente raggiunta e si deve costruire e perfezionare incessantemente, senza arrendersi dinanzi alle difficoltà obiettive e soggettive, con il proposito di mostrare il vero volto della Chiesa cattolica, una e unica.

(..)

È di grande importanza che continuiate ad accompagnare e incoraggiare fraternamente i religiosi e le religiose presenti nelle vostre Chiese particolari, affinché, vivendo con fedeltà i consigli evangelici secondo il proprio carisma, continuino a rendere una vigorosa testimonianza di amore a Dio, di adesione irremovibile al Magistero della Chiesa e di collaborazione sollecita con i piani pastorali diocesani.



^__^

Anonimo ha detto...

Ringrazio il primo anonimo che "si vede costretto...". Sta fornendo l'occasione a molti (io purtroppo, da peccatore quale sono, non ne ho forse apprifittato appieno) di esercitare la sesta opera di misericordia spirituale (ahi, a qualcun altro magari scatta l'orticaria nel setir parlare ancora di queste cose... pazienza).
M

Laus ha detto...

Vorrei dire anch'io la mia all'Anonimo.... "rompi". Caro fratello noi preghiamo per te affinchè il Signore ti illumini. Vedi anch'io che scrivo tempo fa pensavo che tutto è stato ben fatto nella riforma post conciliare, poi per grazia di Dio mi si sono aperti gli occhi e ho imparato e tuttora molto imparo dalla Tradizione.
Perciò ti dico stai attento a scherzare con Gesù... potrebbe accaderti quello che capito a San Paolo da acerrimo persecutore a paladino della vera fede.
Ti auguro ogni bene, se sei in buona fede certamente il Signore ti aiuterà. Io concludo dicendo Viva Papa Benedetto, Viva il Latino, Viva il Gregoriano e la Santa Messa Romana di sempre.
Un sacerdote

Anonimo ha detto...

Penso che come sempre la migliore risposta l'abbia data S.S. Benedetto XVI indicendo per il prossimo 19 giugno l'anno sacerdotale sotto la protezione del Curato d'Ars.
In primis, la fede dei custodi della Fede.
F.d.S.