giovedì 30 aprile 2009

Bux: "la vera riforma mira a dare a Dio il posto che gli spetta"

Riprendiamo questa intervista in esclusiva concessa a Fides et Forma da don Nicola Bux.



di Francesco Colafemmina

A due anni dalla pubblicazione del Motu Proprio “Summorum Pontificum” si può parlare di un vero e proprio fervore liturgico, teso alla riscoperta dei tesori millenari del culto cattolico. Don Nicola Bux, professore della Facoltà Teologica Pugliese, nonché Consultore dell’Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice è un testimone eccellente di questo fervore. Il suo recente saggio dal titolo rivelatore “La Riforma di Benedetto XVI” edito in Italia per i tipi della Piemme è già alla seconda edizione e nuove edizioni in varie lingue sono in corso di pubblicazione.

Don Bux, come spiega questo successo della “riforma” di Papa Benedetto, come lei stesso l’ha autorevolmente definita? E perché questo termine: “riforma”?

Il Santo Padre spiegando nella Lettera ai vescovi perché ha ritenuto una “priorità” la remissione della scomunica, scrive: “Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio”. Ora, un canto attribuito a san Paolino da Nola dice: Ubi charitas et amor Deus ibi est. Non dovremo quindi dilatare gli spazi dell’amore perché Dio sia presente nel mondo? Questo il senso del gesto del Pontefice. Ma egli aggiunge che si deve aprire l’accesso “Non ad un qualsiasi dio, ma a quel dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore spinto sino alla fine(cfr Gv 13,1) – in Gesù Cristo crocifisso e risorto”. Ora, non è questo il senso vero della Liturgia? Far incontrare la presenza di Dio all’uomo che cerca la Verità, il suo Mistero presente che precede sempre la nostra esistenza nel mondo? Il Concilio approvò per primo la Costituzione liturgica anche per questa ragione: la Chiesa deve parlar di Dio all’uomo, farglielo incontrare. L’uomo cerca la Bellezza “Veritatis splendor”: la “riforma” se non servisse a ciò sarebbe inutile maquillage per esibire meglio noi stessi. Ma la vera riforma mira a dare a Dio il posto che gli spetta prima di tutto e al centro di tutto. In realtà riforma significa ri-forma (“ritorno alla bellezza”), senza passatismi inutili o idee di restaurazione.

Tradizione e innovazione sono dunque espressioni da dimenticare?

Tutt’altro. La migliore definizione della tradizione l’ha data san Paolo:”Ho ricevuto dal Signore quanto vi ho anche trasmesso”(1 Cor 11,23).L’Apostolo si riferisce alla fractio panis, l’eucaristia che è il centro della sacra liturgia. Per questo la liturgia si riceve dalla Tradizione che è fonte della Rivelazione insieme alla Scrittura. Ora, traditio viene da tradere, un verbo di movimento che, per essere tale, implica cambiamento e vita, trasporto di cose antiche e nuove, perché Egli, il Verbo eterno, fa nuove tutte le cose (Ap 21..). Qui la tradizione diventa innovazione che non è una cosa diversa che viene dal mondo, da fuori, ma da dentro, perciò in-novazione, da Colui che è il Vivente. Mons. Piero Marini ha recentemente affermato in una conferenza che sulla tradizione c’è molta confusione. Gli do ragione, anzi, mi piacerebbe che un giorno potessimo colloquiare su questo proprio per contribuire a pacificare gli spiriti, con verità e amore. Noi sacerdoti che serviamo nel Corpo mistico di Gesù Cristo siamo chiamati a dare l’esempio, soprattutto praticando la riconciliazione.


Negli ultimi mesi le celebrazioni della Messa nella forma straordinaria sembrano essersi diffuse e non sono più riservate a pochi appassionati, bensì promosse da personalità di alto profilo. Solo nelle scorse settimane abbiamo avuto gli splendidi esempi del Card. Canizares Llovera e del Card. Zen che hanno voluto rimarcare la forza liturgica del rito antico. Dunque davvero, come affermava l’allora Cardinal Ratzinger, “Nel rapporto con la liturgia si decide il destino della fede e della Chiesa”?

La ragione d’essere dell’episcopato è nell’essere uno col Capo del collegio, il Santo Padre. Un vescovo che disobbedisce – come un prete che facesse altrettanto col vescovo – è come un membro disarticolato dal corpo e reca scandalo ai fedeli. Quindi, il Prefetto del Culto divino, - al quale va in queste ore in cui è ricoverato al Policlinico Gemelli il mio pensiero e la mia costante preghiera - e gli altri ecclesiastici non fanno altro che il proprio dovere dando l’esempio. Per edificare il Regno e la Chiesa, è più importante l’obbedienza umile o la mia opinione fosse anche teologicamente attrezzata? Il fatto che il Santo Padre non abbia imposto, ma proposto la ripresa della Messa gregoriana – così amo chiamarla con Martin Mosebach perché risale a Gregorio Magno – sta avendo e avrà un effetto trainante ancora più grande. Perché i vescovi temono di tornare indietro? Non voleva la riforma liturgica ripristinare anche l’antico? Cosa di più venerabile della Messa di san Gregorio? Non dovremmo imitare lo scriba evangelico che trae dal tesoro cose nuove e antiche? Abbiamo incentivato musei diocesani ove ammirare le bellezze che prima erano nelle chiese e i concerti per ascoltare le musiche sacre che prima si eseguivano nei riti. Nei musei e ai concerti vanno solo gli appassionati, mentre alla liturgia vanno tutti. Ha senso privare il popolo di ciò che gli spetta, favorendo quasi una Chiesa d’èlite? Piuttosto, vescovi e clero, guardiamo il grande movimento di giovani che si è creato intorno alla messa gregoriana, in crescendo continuo –basta andare su internet- già sono i giovani e non nostalgici. Far finta di non vedere è grave per chi per definizione deve episcopein, osservare attorno, monitorare. Lo rifiuteremo solo perché non è nato da me o non corrisponde alla mia sensibilità? Chi mi conosce, sa che da giovane laico e poi chierico sono stato tra i promotori in diocesi e oltre della riforma liturgica: questa ora continua mettendo insieme nuovo e antico, agganciandosi meglio al dogma: è noto il rapporto di dipendenza tra liturgia e regola di fede. Non a caso un aspetto quasi sempre tralasciato nella polemica è quello relativo alle messe private. Il Motu Proprio infatti contempla l’uso del messale del Beato Giovanni XXIII anche per le messe “senza il popolo”, ovvero quelle che i sacerdoti celebrano privatamente. Ciò dimostra che l’uso del messale antico non è solo collegato ad un discutibile amore per i formalismi e l’aspetto esteriore della celebrazione, bensì ripristina la comunione del singolo sacerdote con tutti i cristiani nello spazio e nel tempo, mettendolo in comunicazione con il passato, con i Santi e con i martiri. Di qui ad esempio la decisione del Card. Zen di celebrare l’ultimo pontificale da Arcivescovo di Honk Hong secondo il rito straordinario. E’ un’esigenza profondamente spirituale. D’altra parte l’universalità della lingua latina dovrebbe essere di stimolo in un mondo globalizzato, affinché la Chiesa, almeno nel rito, si esprima con una sola lingua.

Sono ancora in molti però a leggere in questa promozione del rito antico una sorta di tradimento dello spirito del Concilio. Crede che il dialogo sia una strada percorribile per sanare le fratture e le reciproche diffidenze?

Siccome lo spirito del Concilio non può essere diverso dallo Spirito Santo - se lo fosse sarebbe spirito di errore e non di verità, come scrive la 1 Lettera di Giovanni – non si può pensare alcuna frattura e discontinuità tra la messa celebrata in quell’assise e quella poi aggiornata da Paolo VI. Dunque nessun tradimento ma tutta tradizione. Sebbene, se si va a studiare, non tutto quello che Paolo VI aveva prescritto è stato attuato, e quindi attende di esserlo per portare a compimento la riforma liturgica.Per esempio, egli aveva stabilito che i messali nazionali recassero sempre il testo latino a fronte: questo per impedire le traduzioni libere che hanno prodotto e producono non poco sconcerto. A chi si preoccupa e vede in questa riforma un tentativo di erosione del Concilio bisognerebbe ricordare il monumentale discorso del Papa alla Curia Romana del dicembre 2005 che ha superato fermamente questa contrapposizione introducendo l’ermeneutica della continuità . Ad ogni modo è sempre bene ricordare che nella Chiesa c’è libertà di critica se fatta con verità e amore, purché non si voglia censurare o demonizzare chi non la pensa come me. Per questo il Papa ha mostrato ancora una volta la sua lungimiranza, per dimostrare che “nessuno è di troppo nella Chiesa”. Io auspico sempre un confronto sereno e un approfondito e rispettoso dibattito. Pax et concordia sit convivio nostro, dice sant’Agostino.

Lei ha affermato: “L’uso della lingua parlata non è necessariamente sinonimo di comprensione. Oltre l’intelligenza e il cuore, per entrare in essa ci vuole anche immaginazione, memoria, e tutti i cinque sensi.” Crede che la riscoperta del rito antico possa aiutare a vivere con maggiore partecipazione anche la Messa celebrata nella forma ordinaria?

Per intenderci, la Sacra Liturgia è l’attrattiva della Bellezza che a sua volta è il percorso ragionevole alla Verità. La Bellezza è lo splendore della Verità. Come ho già detto in altra sede, proviamo con un sillogismo: siccome la sacra e divina liturgia – che include arte e musica sacra – è Bellezza, senza Verità non c’è liturgia, culto a Dio. E’ proprio Gesù che lo ricorda nel vangelo di san Giovanni: “I veri adoratori, adoreranno il Padre in spirito e verità”. Ma per trovare la Verità bisogna conoscere le creature. Questo solo cambia la vita mia e sua. L’ho constatato ancora in tanta gente che ha partecipato con me alle celebrazioni pasquali. Che il rito sia antico o nuovo deve guardare nell’unica direzione possibile, deve essere rivolto al Signore, interiormente ed esteriormente. Se oggi i sacerdoti quando concelebrano si orientano in direzione dell’ambone per ascoltare il Vangelo, perché non potrebbero farlo verso l’altare e la Croce per offrire l’eucaristia? Fare questo aiuta a convertirsi. Seguendo la sacra liturgia, ad un certo punto i riti e i simboli spariranno, svelando il significato; il Mistero penetrerà allora in tutte le direzioni: sarà il cielo sulla terra, la rappresentazione del Paradiso - Copyright © Fidesetforma.blogspot.com

Fonte Fides et Forma.

13 commenti:

Caterina63 ha detto...

ripetere giova ergo riporto dall'intervista preziosa due passi della prima risposta di mons. Bux:

Il Concilio approvò per primo la Costituzione liturgica anche per questa ragione: la Chiesa deve parlar di Dio all’uomo, farglielo incontrare. L’uomo cerca la Bellezza “Veritatis splendor”: la “riforma” se non servisse a ciò sarebbe inutile maquillage per esibire meglio noi stessi..

......

In realtà riforma significa ri-forma (“ritorno alla bellezza”), senza passatismi inutili o idee di restaurazione.

.....

appare evidente che:

1) non pochi furono coloro che usarono tale riforma del Concilio PER ESIBIRE IL PERSONALE PROGETTO ARTISTICO E CATECHETICO;

2) molti gruppi e movimenti, con la compiacenza di vescovi e l'ignoranza di molti sacerdoti ai quali, nel frattempo NON si insegnava più nei seminari la Liturgia di sempre, ma si innovava continuamente (e via anche il latino!) NON hanno capito cosa significa RIFORMA...^__^ hanno confuso, hanno pensato AD UNA CHIESA DA RICOSTRUIRE COME VOLEVANO LORO...

RE-FORMA indubbiamente parte dall'etimologia RE=di nuovo, ADDIETRO; e FORMARE=da forma....dunque RIDARE FORMA A QUALCOSA DI GIA' ESISTENTE ^__^
vuol dire poi, nell'uso ECCLESIALE (REFORMARE) CORREGGERE per ridare, RESTITUIRE ad una tal cosa LA SUA REALE ED ORIGINALE MOTIVAZIONE...

va da se che TUTTI coloro che hanno usato il Concilio usando questi termini impropriamente, hanno deviato dalle reali intenzioni del Concilio stesso ^__^
altrimenti, per altro, sarebbe inspiegabile il lavoro che sta portando avanti Benedetto XVI...

Fraternamente CaterinaLD

Anonimo ha detto...

Mons. Piero Marini afferma giustamente che sulla Tradizione c'è molta confusione. Non di rado si confonde la Tradizione con le tradizioni... Il dono della Tradizione deve rimanere integro per sempre; s'inserisce comunque in un processo storico che ne garantisce il progresso (Dei Verbum 7-8). Applicando questi principi alla liturgia, molte delle questioni dibattute vengono ridimensionate.
M.A.

Caterina63 ha detto...

caro M.A. il sig. vescovo mons. Piero Marini....è quello che per la sua innovazione ha fatto celebrare la Messa al Papa (in Austria) vestito da pagliaccio...identico stile del mago Otelma...e per carità al vescovo non aggiungo altro...

forse è uno che predicava bene ma razzolava molto male tanto da far criticare oggi, da non pochi sacerdoti, le scelte AL DECORO LITURGICO optate da Benedetto XVI..(che nessuno sta imitando, vescovi compresi specialmente sul rimettere la Croce sull'altare)..le quali è evidente che non sono comprese...ergo se non si comprende cosa sta facendo il Papa oggi, il primo a dare testimonianza di confusione è stato proprio lui che avrebbe dovuto far mantenere al Pontefice la dignità e il decoro delle Liturgie pontificie......

proprio oggi un frate mi ha detto: "CHE BRUTTA LA MESSA DI PASQUA!!! il Papa LONTANO non più seduto davanti all'altare a parlare fraternamente con la gente, ma sul trono riesumato A VOLER FARE IL MAESTRO....per non dire dell'altare NON SI VEDE COSA FA CON QUEL CROCEFISSO DAVANTI...PRIMA POTEVAMO VEDERE ANCHE L'ESPRESSIONE DEL PONTEFICE...."

gli ho risposto:
"scusi padre...ma lei alla Messa crede di stare al teatro e crede che il Papa sia l'attore? cosa gli hanno insegnato? si ristudi la LITURGIA...e non insegni queste sue impressioni devastanti e non corrispondenti alla dottrina litrugica"...

a RS se sarà necessario farò nome e cognome e parrocchia di questa persona...

ci aiuti mons. Bux....AIUTATECI!!!
che qui la barca resterà e resta pure a galla, ma molti fedeli affogano...

Fraternamente CaterinaLD

bedwere ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
bedwere ha detto...

Come al solito concordo con Caterina. Ce li faccia vedere, p. M.A., questi progressi nelle "tradizioni" che piacciono tanto a lei ed a mons. Piero Marini. Dove sono le foto, i filmati, le registrazioni dei canti? Se no finiamo per pensare che il processo storico post-conciliare abbia portato solo i frutti nella colonna di destra:

http://www.unavox.it/FruttiPostconcilio/LiturgiaComparata/LiturgiaComparata01.htm

Anonimo ha detto...

Non mi dedico a fare fotografie o filmati... Sarebbe facile però documentare che oltre agli abusi che giustamente condanniamo (ma ricordate che chi fruga [nei cassettoni] trova sempre sporcizia), c'è una maggioranza di eucaristie celebrate secondo il NO in modo dignitoso. Mi ha chiamato l'attenzione l'anno scorso (presente a Buenos Aires per un Congresso di liturgia) una parrocchia dove ero ospite (del "Obispado de San Isidro"): messe con molti giovani, celebrate con devozione, alcuni giorni vespri prima della messa della sera, molte confessioni, molti in adorazione nella cappella del Smo. Sacramento. Forse basta guardare la metà del bicchiere piena...
M.A.

bedwere ha detto...

Non nego che il Novus Ordo si possa celebrare in modo dignitoso, come fanno all'Oratorio di Londra o ad Heiligenkreuz. Ma questi sono il fondo del bicchiere, altro che mezzo pieno!
Inoltre celebrano bene perche' si richiamano coscientemente a quella tradizione da cui e` scaturito il messale di s. Pio V. Quanti anni dovremmo aspettare perche' questa diventi la norma in ogni parrocchia? 40? 80?

Inoltre non le chiedo di diventare un provetto fotografo o cineamatore, solo di mostrare i lavori di altri che mostrino i magnifici risultati ottenuti dall'aggiornamento. Forse la metto in difficolta` perche' questi sono rari come i denti delle galline?

Anonimo ha detto...

Vedo che Caterina se la prende con Mons. Piero Marini... Ma, guardi che non stiamo parlando dell'operato di Marini, ma di una sua affermazione, e sulla quale Bux gradirebbe poter dialogare. Non mi dire che si tratta di una questione teorica: chiarire cosa si intende per tradizione è fondamentale. La mia impressione è che c'è un'aggressività contro le persone e poco raggionamento sulle cose che esse dicono.
M. A.

bedwere ha detto...

Si puo` essere aggressivi anche con i guanti bianchi, come fanno quelli che continuano a negare la legittimita` della Messa tridentina (mai abrogata).

Caterina63 ha detto...

Anonimo ha detto...
Vedo che Caterina se la prende con Mons. Piero Marini... Ma, guardi che non stiamo parlando dell'operato di Marini, ma di una sua affermazione, e sulla quale Bux gradirebbe poter dialogare.

M. A.

**********************

no mi perdoni, io NON me la prendo con nessuno tuttalpiù me la prendo con chi NON obbedisce alle NORME CHIARE DELLA CHIESA ed alla sua Tradizione che se ben applicata non può portare alla divisione, cito solo le persone in quei momenti COINVOLTE...
vede, se i miei figli sbagliano o a scuola fanno qualche danno, non vanno a chiamare gli zii o i nonni, ma vengono a chiamare a me o al padre ^__^ ognuno di noi è responsabile DELL'INCARICO E DEL RUOLO CHE RICOPRE, tutto qui...
come un preside non potrebbe prendersela con me con un danno fatto dai miei figli, tuttavia mi chiederebbe di pagare i danni, la stessa cosa deve essere OVUNQUE...chi è responsabile paga anche se non è direttamente il devastatore...^__^

lei si sente toccato per una aggressivita che francamente non ravvedo, e se ne sono stata colpevole io, le faccio le mie scuse sia a lei quanto a mons. Piero Marini, ma come vede si finisce sui PERSONALISMI e si dimentica il vero, la vera protagonista:
LA LITURGIA, l'unica davvero ad essere stata lesa e ferita, dileggiata e massacrata, dimenticata, invasata e quant'altro
...

lei giustamente dice:

c'è una maggioranza di eucaristie celebrate secondo il NO in modo dignitoso.

e ancora:
Forse basta guardare la metà del bicchiere piena...

***

verissime considerazioni entrambe...se non avessi trovato il NOM dignitoso anche quando è pieno di abusi, non ci sarei più andata^__^ tuttavia quando è il momento per denunciare il NOM NON dignitoso e rasente la blasfemia?
quando segnalare la metà del bicchiere VUOTO ?

^__^ sono sicura che avrà compreso le mie buone intenzioni come credo fossero e siano le sue...

Fraternamente CaterinaLD

P.S.
il mio usare il grassetto e maiuscolo non intendono urlare nè essere aggressiva, mi piace semplicemente far risaltare alcuni spunti che ritengo utili ad una immediata riflessione atta a comprendere anche, correttamente, la motivazione dei miei interventi
^__^
Grazie!

Caterina63 ha detto...

P.S. per M.A. che dice:


c'è una maggioranza di eucaristie celebrate secondo il NO in modo dignitoso.

**************

riflettevo: e da quando in qua il nostro primo pensiero deve essere ad una Liturgia DIGNITOSA?
E' sufficiente che una Liturgia sia SEMPLICEMENTE "dignitosa"?
Comprende la gravità della sua definizione?

Lei ha visto il NOM celebrato dignitosamente....mi chiedo tuttavia: quando vedermo allora NORMALMENTE il NOM nella sua PIENA E LEGITTIMA SACRALITA'?

La Liturgia è oggetto e soggetto della SACRALITA' non dell'essere dignitosa...
comprende?

altrimenti ci rifugiamo tutti NELL'ESTERIORITA' affinchè sia dignitosa, dimenticando o peggio oscurando il senso che rende vera una Liturgia: la sacralità offuscata proprio dal darle il senso dignitoso...

Fraternamente CaterinaLD

Anonimo ha detto...

Dato che Caterina si inoltra in questioni terminologiche, noto che i testi liturgici antichi e attuali adoperano frequentemente espressioni come "celebrare degnamente" o "trattare i santi misteri degnamente". Ora in questo momento mi è più facile rimandare a qualche esempio dell'antico Sacramentario Veronese (Herder, Roma 1956): "...sollemnia digne celebrare possimus" (n. 704); "Da nobis, quaesumus, Domine, tua digne tractare mysteria..." (n. 475). Se vuole può trovare esempi simili nel Messale Romano ultima edizione (cf. sito "Liturgia.it"). Dignitoso è ciò che si esprime con dignità ed è perciò degno del Signore: "Vere dignum et iustum est..." Quindi opporre dignitoso a sacro non ha senso.
M. A.

Caterina63 ha detto...

Ma caro M.A. non ho OPPOSTO io i due termini, lo ha fatto lei ^__^ forse non se ne è reso conto...
io infatti ho scritto:

Lei ha visto il NOM celebrato dignitosamente....mi chiedo tuttavia: quando vedermo allora NORMALMENTE il NOM nella sua PIENA E LEGITTIMA SACRALITA'?

non in opposizione alla dignità, ma per sottolineare che il concetto di sacro viene sostituito dalla SOLA DIGNITA', ossia, può bastare che una Messa NOM sia SOLO dignitosa?
^__^

Infatti lei dovrebbe sapere meglio di me che termini quali:
espressioni come "celebrare degnamente" o "trattare i santi misteri degnamente".
da lei riportati ci conducono a quale concetto di dignità?
AD UNA DIGNITA' SPIRITUALE, ossia degnamente celebrare ANCHE nel concetto di confessati, purificati, preparati per accostarci al Divino Sacrificio, non dunque una dignità esclusivamente esteriore...

Sacro e dignità sono due facce della stessa medaglia, se teniamo solo una facciata rischiamo un tradizionalismo che con la scusa del sacro alimenta invece un museo liturgico...così se teniamo solo la facciata della dignità, si rischia di INVENTARSI la Liturgia a seconda delle sensibilità di ognuno...
Questo è il problema...non le pare?

Fraternamente CaterinaLD